Negazionismo

Un deputato di Italia Viva nega che ci siano stati tagli alla sanità negli ultimi 10 anni; non possiamo che rimandarlo all’articolo (che ho pubblicato anche su FB http://appelloalpopolo.it/?p=56535) e a quello che segue

Fonte: Andrea Zhok

Comunque, persino per un euroscettico, la prova che sta dando di sé l’Unione Europea è inferiore alle più pessimistiche aspettative.
Rispetto all’emergenza sanitaria ogni paese agisce in ordine rigorosamente sparso, ciascuno cerca di ottenere qualche piccolo vantaggio per sé e di guadagnare un po’ di tempo, sperando di capitalizzare questi vantaggi comparativi a crisi passata. (La situazione emergenziale viene peraltro sfruttata come fattore di distrazione per cercar di far passare iniziative letali come il MES 2).
Una volta di più il motto dell’Unione si dimostra essere “mors tua vita mea”.
Il tentativo di addossare la “colpa” al vicino e di mostrarsi più affidabile (ai ‘mercati’) è praticato sistematicamente (qui il gioco giocato dalla Germania è oramai scoperto: ad oggi con 670 infetti ufficiali il sistema tedesco non ha dichiarato alcun decesso. A occhio e croce o i malati gravi vengono giustiziati un po’ prima del decesso, oppure le autorità mentono come se non ci fosse un domani).
Neppure la gestione di cose banali come il materiale sanitario necessario per il contenimento, come le mascherine, è minimamente coordinata e ciò palesa plasticamente a tutti (tranne al nostro ceto politico) che esiste solo l’interesse nazionale.
Nel frattempo, i problemi relativi agli spostamenti migratori vengono trattati secondo un format oramai classico: accusando di inumanità chi regge l’urto, e stanziando un po’ di fondi sottobanco per continuare a reggere l’urto esattamente come prima. L’essenziale è che il casino e la sporcizia restino lontani dagli occhi della borghesia benpensante centroeuropea, consentendole di continuare a sentirsi moralmente superiore.
Lo specifico caso della Grecia, peraltro, grida vendetta al cielo.

Leggi tutto su https://www.ariannaeditrice.it/articoli/persino-per-un-euroscettico-la-prova-che-sta-dando-l-unione-europea-e-inferiore-alle-piu-pessimistiche-aspettative

Calpesti e derisi

Poche parole bastano: nella votazione UE, abbiamo dimostrato davanti a tutti i nemici quel che cantiamo nell’inno anti-nazionale: che”non siam popolo, siamo divisi e perciò saremo “calpesti e derisi”.  I 5 Stelle non hanno alcuna capacità  di formulare un concetto qualunque di “Interesse nazionale”: sono la Lega Sud particolarista,  più vogliosa di assestare una pugnalata al cosiddetto “alleato  di governo” che mostrare unità.  Ovviamente ne subiremo le conseguenze per anni.

Perché  vediamo al confronto i tedeschi. Non hanno solo la giovane dura, fanatica anti-sovranista VonDer Leyen  al posto del senile ubriacone Juncker.

I tedeschi già occupano una serqua di presidenti indipendenti dal Parlamento:

la Banca Europea d’Investimento (BEI) – Werner Hoyer

  • La Corte dei Conti europea – Klaus-Heiner Lehne
  • Meccanismo Europeo di Stabilità – Klaus Regling –
  • insomma le casse e i soldi

Occupano tre segretariati generali su quattro:

  • Quello della Commissione
  • Del Servizio Europeo di Azione Estera
  • Quello del Parlamento Europeo

Quest’ultimo è occupato da Klaus Welle, uomo di partito (Merkel)  inchiodato a  quel posto da dieci anni, è lui  che guida  tutta l’amministrazione  dell’assemblea e dei suoi 8 mila (diconsi ottomila) funzionari e quindi dispone di tutto l’apparato burocratico che è  il vero motore anti-sovranist, capace di tutto dietro le quinte.

Ancora tedesche sono le tre presidenze più importanti: affari esteri, commercio internazionale, agricoltura.  Persino i francesi  sono stati espulsi dai posti che veramente contano:  hanno la Lagarde alla BCE, di cosa debbono lamentarsi? Il resto se lo accaparrano i germanici e i germanofoni, gli anseatico-finlandesi.  Gli stati di 5 milioni di abitanti  che,   come è noto e comprovato,  sono i cani da guardia di Berlino e i  custodi  delle sue imposizioni economiche al Sud.

Infine, scrive Coralie Delaume, “molti tedeschi si spartiscono i posti di coordinatori di commissione, poco visibili  al pubblico ma cruciali  perché sono  loro che ripartiscono il lavoro parlamentare.  Otto coordinatori di commissione del Parlamento sono germanici contro un solo francese. Sei coordinatori Verdi sono tedeschi contro un solo francese.

Ora, credete che  questi tedeschi, ancorché di vari partiti e provenienze, si divideranno su qualche tema, in Europa? No. Saranno un blocco unitario impenetrabile da divisioni e distinguo:  nella UE,  agiscono da “tedeschi” non da verdi, socialisti, CDU.

E a noi è stato dato al posto di Tajani il presidente del Parlamento: David Sassoli, una mezza figura, poco intelligente  e passivo poco lavoratore,  scelto perché possa dimostrare tutto il suo odio virulento verso il governo del paese da cui viene, e favorire la sua fazione contro l’interesse nazionale. Vorrà dimostrare ogni volta che potrà, quanto lui odia Salvini,  e come desideri stangare “i populisti” italiani. Sarà il più utile alleato dei germanici, essendo il suo scopo rimettere al governo dell’Italia il Partito che ci ha dato la mafia nigeria, ci ha dato gli affidi rieducativi dell’Emilia  alle lesbiche, ci ha dato Mario Monti e sostenuto la sua politica di rovina economica – e  continua ad essere votato dal 20 per cento degli italiani.  Ed ora può sperare di tornare al governo con la Lega Sud grillino-arretrata.

Leggete i suoi tweet e capirete.

E’ storia antica che si ripete. Tanto ripetitiva che non vale la pena  di spenderci altre parole. Saremo calpesti e derisi dagli stranieri  –  perché ce lo siamo voluto.

L’articolo UE. I TEDESCHI HANNO TUTTI POSTI. (Noi, un anti-italiano) proviene da Blondet & Friends.

Il giubilo degli oligarchi

Le oligarchie di Bruxelles e i tecno burocrati delle Istituzioni Europee sono in tripudio in questi giorni, dopo avere autocelebrato la loro giornata di trionfo con la nomina dei presidenti e componenti delle Istituzioni eurocratiche.

L’obiettivo dei tecno burocrati era quello di estromettere dai vertici del Parlamento i movimenti e partiti che, in Italia, come in Francia ed in altri paesi hanno vinto le elezioni e sono emersi come i partiti più votati dagli elettori, è il caso della Lega in Italia e del partito della Le Pen in Francia. I metodi sono sempre gli stessi: quelli meschini ed antidemocratici degli escamotage formali e degli accordi fra esponenti di peso a Bruxelles per escludere i candidati che potrebbero rappresentare un disturbo rispetto alla linea europeista, globalista e progressista in Europa.

Come ha dichiarato la eurparlamentare leghista Mara Bizzotto ““Oggi l’Europa ha dimostrato in maniera evidente la distanza che esiste tra l’arroganza del potere e la voglia di cambiamento espressa dal popolo . Questi falsi democratici che comandano i palazzi della UE continuino pure a prendersi gioco della volontà popolare: gli italiani non dimenticheranno i colpevoli di questo affronto e molto presto il nostro popolo li spazzerà via”, ha concluso la Bizzotto e come non dargli ragione.

LE SCELTE DELL’UE PER I POSTI DI VERTICE RIFLETTONO LE POLITICHE CHE HANNO PORTATO AL SUO ATTUALE PASTICCIO

Nonostante tutto quello che è accaduto nell’UE negli ultimi cinque anni, i suoi stati membri sono riusciti a selezionare in primo luogo quattro politici che incarnano una totale continuità con tutte le politiche che hanno portato l’Unione europea in questo pasticcio.
Nessuna delle recenti calamità ha convinto il blocco degli oligarchi europei a modificare leggermente il suo corso. Non l’ascesa dei partiti anti-sistema in Italia, Germania, Francia, Finlandia e altrove. Non l’ascesa delle forze patriottiche in Polonia e Ungheria. E tanto meno la Brexit, che, in termini economici equivale alla perdita di uno Stato membro tranne 20, e che distruggerà le attuali disposizioni del bilancio dell’UE.
Al contrario, tecnoburocrati della UE si sono “autocelebrati” e hanno alzato i “cordoni sanitari” contro i partiti populisti.

L’annuncio più eclatante è ovviamente quello del miglior posto di vertice, così il ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen è stata designata come presidente della Commissione.
Poiché è noto che la Commissione ha il monopolio dell’intero processo legislativo ed esecutivo nelle istituzioni dell’UE, questo organismo è il vero motore che guida l’intera macchina eurocrate.. Il Parlamento Europeo, al confronto, è impotente. Il fatto che la Germania abbia ora acquisito il controllo della più importante istituzione europea è notevole, anche perché è la prima volta che un tedesco ha ricoperto questo incarico dal primo presidente della Commissione, Walter Hallstein, che ha avuto il lavoro tra il 1958 e il 1967. Nei decenni successivi, e in particolare dal 1990, la Germania è emersa come potenza egemonica nell’UE e nulla viene deciso a Bruxelles senza l’accordo di Berlino.

Il contributo specifico di Ursula von Leyen, a parte la sua nazionalità e il suo status di stretto alleato di Angela Merkel, è che lei è una sostenitrice impegnata non solo del concetto di Europa federale ma anche di un esercito europeo. Come ministro della difesa, in precedenza aveva annunciato l’intenzione di investire 130 miliardi di euro in un corpo militare tedesco in 15 anni e un aumento del 10% nel 2019 per portarlo a 50 miliardi di euro l’anno. Se questa ri-militarizzazione è vestita con abiti “europei”, le tensioni della Guerra Fredda nel continente europeo non potranno che aumentare, cosa che la onorevole von der Leyen chiaramente vuole: la stessa è nota per essere uno dei peggiori falchi anti-russi in Germania e Europa.

Charles Michel, il nuovo presidente del Consiglio europeo, è il secondo belga ad occupare questo posto essenzialmente onorifico: Herman van Rompuy è stato nominato primo presidente nel 2009. (Il secondo è stato Donald Tusk, Michel è il terzo). spesso si dice del Belgio che ha sette parlamenti ma nessuno stato: ora Michel avrà 27 governi ma ancora nessuno stato.
Sarebbe difficile immaginare un politico più conformista di Charles Michel: questo liberale nato non ha mai pronunciato una parola originale nella sua vita. Inoltre, come Ursula von der Leyen, ha una politica europea nel suo sangue. Come Ernst Albrecht, padre di Ursula von der Leyen, che era un alto funzionario della Commissione europea prima di diventare ministro della Bassa Sassonia (Ursula era nato a Bruxelles e si era trasferito alla Scuola europea), il padre di Charles Michel, Louis, era un ministro degli esteri belga e commissario europeo. Due delle quattro nomine di ieri sono quindi dinastiche, sottolineando la classe politica europea simile a una casta, alla quale si dovrebbe forse aggiungere Josep Borrell, ex presidente del Parlamento europeo e ex presidente dell’Istituto universitario europeo di Firenze.

In breve, nessuno dei quattro brilla come personalità, mentre molti di loro sono stati coinvolti in scandali finanziari – Borrell per non aver dichiarato un lavoro di consulenza di € 300.000 all’anno nel 2012 e Lagarde per l’approvazione di un pagamento statale ad un amico di Nicolas Sarkozy. Leyen è stata spesso accusata di incompetenza come ministro, più preoccupata della sua pettinatura perfetta che dell’esecuzione dell’esercito tedesco. Tutti e quattro sono sopravvissuti in politica, nella maggior parte dei casi per decenni, proprio perché non hanno mai deviato dalla linea di partito e hanno invece ottenuto l’appoggio delle oligarchie in quello stanno facendo, come si mormora negli ambienti informati.

In breve, di fronte a una crisi esistenziale e ad una grave mancanza di credibilità, il messaggio dell’UE ai suoi elettori e al mondo è: Business as usual.

Fonte: News Front

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/i-tecnoburocrati-della-ue-si-autocelebrano-e-alzano-cordoni-sanitari-contro-i-partiti-populisti/


L’Islanda: fuori dall’Ue stiamo meglio e potremmo anche uscire dalla Nato

L’Islanda: fuori dall’Ue stiamo meglio e potremmo anche uscire dalla Nato

„Il Paese ha rinunciato all’ingresso nel 2015, e l’attuale primo ministro chiude ad ogni ripensamento e apre anche alla possibilità di dire addio all’Alleanza Atlantica“; che non fosse più tempo di volare a nozze tra Islanda e Unione europea si era capito da tempo, quando nel marzo del 2015 il governo di Reykjavik decise unilateralmente di abbandonare il processo negoziale di adesione rinunciando ad ogni pretesa di ingresso nell’Ue. Adesso l’attuale esecutivo dell’isola ribadisce che il ‘no’ resta un ‘no’. “Penso che non dovremmo aderire all’Ue”, dice il primo ministro Katrin Jakobsdottir in un’intervista a Euobserver. “Non credo ci sia una ragione per cui dovremmo farlo”.

Non piace la governance economica

A rendere inquieti gli islandesi l’impianto della governance economica. La premier ammette di essere “critica” nei confronti dell’area euro, “priva di nessuna politica centralizzata reale su tassazione e finanza pubblica”. Quanto fatto ha finito per innescare crisi interne ed esistenziali, aggiunge ancora la 42enne Jakobsdotti che è diventata la seconda donna in assoluto a guidare l’Islanda lo scorso anno quando il suo partito, il Movimento Sinistra Verde, formò una coalizione con i liberali del Partito Progressista e con quello di centrodestra dell’Indipendenza. “Le politiche economiche dell’Unione europea sono state lontane dai cittadini”, e hanno finito per “creare divisioni che non servono”. A questo si aggiunge poi la Banca centrale europea, ritenuta “davvero forte senza essere veramente democratica”. Insomma, per volere davvero bene all’Europa, occorre che quest’ultima cambi, e non poco. Meglio stare da soli che con questa Europa, dunque.

L’Islanda si tiene stretta però l’appartenenza all’area economica europea (Eea), che permette libero scambio con i Ventotto. La popolazione è comunque divisa sull’argomento. Secondo recenti sondaggi, il 60% degli islandesi è a favore della non appartenenza all’Ue, mentre il 40% vorrebbe invece le dodici stelle. Dipendesse dall’attuale primo ministro l’Islanda uscirebbe anche dall’Alleanza atlantica. “La posizione del mio partito è sfavorevole alla partecipazione alla Nato, ma è l’unica formazione in Parlamento a pensarla così”.

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  1. https://bondenocom.wordpress.com/2018/03/29/islanda-un-monito-un-esempio/
  2. https://bondenocom.wordpress.com/2013/11/06/dallislanda-allitalia/
  3. https://bondenocom.wordpress.com/2011/08/13/nessuna-notizia-dallislanda/
  4. https://bondenocom.wordpress.com/2017/06/03/ue4/
  5. https://bondenocom.wordpress.com/2016/03/10/per-i-vostri-figli/

Nervi saldi!

insomma visto che Bruxelles, la BCE e i nostri nemici interni “continuano ad inviare ammonimenti al Governo di Roma e a sollecitare la discesa in campo dei mercati finanziari”, e allora “ l’esplosione dello spread appare possibile” anche se “l’Italia non è sull’orlo del baratro” (Henry Peter), mi sono detto: compriamo un po’ di questo debito.
“Mi compri 5 mila di BTP”, dico dunque. La faccia delle gestrice assume involontariamente un’aria in cui allo stupore per l’enormità della cosa, si coniuga un filo di disprezzo per l’analfabeta funzionale che non sa quello che chiede. “BTP? Proprio ora? Non rendono niente…” quasi soffocando di indignazione e incredulità.
“Lo so”, rispondo. “Lo faccio perché voglio aiutare il governo”. Il volto diventa terreo, poi esplode: “Ci porta fuori dall’euro! E dove andiamo, senza l’Europa?”. Eccetera eccetera.
Le argomento: signora, siccome tutti si allarmano per gli interessi in crescita mostruosa che dovremo pagare sul nostro debito, ebbene, io voglio appunto lucrare sugli interessi superiori che i BTP pagano in confronto ai Bund…è una speculazione per guadagnare. Chissà quanto rendono, adesso che lo spread è a 300.
La mia nuova veste di assetato di interessi usurari a danno del Paese, in qualche modo la rabbonisce. Ma non del tutto. Si mette a smanettare con rabbia alla ricerca di BTP (un mercato che palesemente non frequenta) con lo stato d’animo di una persona pulita che deve rimestare nello sterco. “io faccio quel che chiede il cliente, anche se non approvo”. Con la bocca appuntita di virtù, come se l’avessi costretta a comprare una partita i bambole gonfiabili da bordello.
Poi, cercando sul computer: “Quale BTP, poi? Per un minimo rendimento, deve andare sul decennale: dà il 3,4% – ah, ma (sorpresa lei stessa), lo si compra a 106, 109..”. Vuol dire che è molto attrattivo per i mercati, faccio notare. Tanto attrattivo, che i “mercati” sono disposti a pagare 107 un titolo che, a scadenza, gli sarà restituito a 100 – ma certo, nel decennio si assicurano un bell’interesse…”
Ma a me, il decennale no, ho 74 anni… “Allora ci sarebbe cosa? Un quinquennale. Ma dà solo  l’1,6” . C’è scritto il 2,45. “Ma lordi”, già, si deve pagare la tassa sui titoli di Stato, fatta apposta per scoraggiare i risparmiatori italiani. Tuttavia, provoco: “Mi pare comunque un buon interesse…”.

“Buon interesse?!” fa lei storcendo la bocca. “Non vorrà mica smobilizzare i suoi investimenti nei nostri fondi per metterli in BTP!”.

A proposito, quanto ho guadagnato dai vostri fondi? Lei guarda sullo schermo: “meno 631 euro sul Top Select Speculative Shit, meno 819 sull’Equilibrato Multimarket Bokkon”.
Ammetto di essere piuttosto irritato: sono gli investimenti che mi ha consigliato la gestrice . “Insomma ci sto perdendo”…”Ma li ha presi solo da due mesi! Deve darsi un orizzonte temporale ampio! Questi scadono nel 2023!”.
Anche i BTP quinquennali scadono nel 2023.
E poi, tranquilla signora,  non smobilito: prelevo i 5 mila euro dal mio conto corrente. Dove hanno rendimenti negativi. “ Abbiamo delle spese”, protesta lei. Lo capisco, dico io. Ma se tolgo 5000 euro dal conto, dove non solo non ricevo interessi ma perdo – quanto? – meno 1? Meno 2? E li metto in BTP all’1,65, lucro un bel rendimento, non le pare? Vogliamo dire un 2.5, 3%?
Oltretutto ho comprato il BTP quinquennale a 97,84, il che significa un altro piccolo guadagno, perché a scadenza lo Stato mi rimborserà 100.

Ambrose Evans Pritchard sviluppa la stessa tesi:
“…chi ha davvero il coltello dalla parte del manico? L’Italia non assomiglia alla Grecia, dove il gruppo dirigente pro-Syriza voleva strenuamente rimanere nell’euro. La Lega e i Cinque Stelle affondano le loro radici nell’euroscetticismo. Il loro piano di riserva per una valuta parallela – i “minibot” – è inserito nel contratto di governo dell’alleanza. Se gli spread delle obbligazioni salgono a livelli che soffocano il sistema bancario, il governo può in qualsiasi momento emettere carta sostitutiva come una liquidità alternativa a fini fiscali e contrattuali, sovvertendo l’unione monetaria dall’interno.”

Aggiungo di mio che l’Italia è ancora la settima grande potenza industriale. Che è leader nella robotica che in questo settore cresce più di Germania, Usa e Giappone, e se avesse una moneta svalutata sarebbe invincibile. Proprio in questi giorni alla Fiera di Milano-Rho si tiene la fiera di questo settore di cui non sappiamo nulla – perché la tv non ne parla mai, facendoci credere che il nostro destino come italiani sia quello dei pizzaioli, e cuochi.
Quindi perché l’Italia dovrebbe fallire? Ci ho puntato i miei 5 mila euro – e accetto di perderli (ho perso già tanto con gli “Investimenti” della banca) vorrà dire che ho dato l’oro alla Patria.

https://www.maurizioblondet.it/come-ho-imparato-ad-amare-i-btp-e-smettere-di-preoccuparmi/

I vostri risparmi

E’ vero proprio questa è la posta in gioco, solo che la soluzione non è certo Cottarelli, già ministro del governo Letta; dovrete scoprirlo da soli (leggendo un vecchio articolo di bondeno.com).

Tenete presente che, nel frattempo, la Gran Bretagna è uscita dall’ Euro (nonostante lei avesse tenuto la sua moneta e il controllo della sua banca centrale)

https://bondenocom.wordpress.com/2016/03/10/per-i-vostri-figli/

UE#9

BRUXELLES, 23 GIU – L’Ue estenderà di sei mesi, a partire da Luglio, le sanzioni economiche contro la Russia per il conflitto in Ucraina. Lo aveva annunciato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, via Twitter, già mentre era ancora in corso la sessione del vertice Ue dedicata alla politica estera. “D’accordo. L’Ue estenderà le sanzioni economiche contro la Russia per la mancata attuazione degli accordi di Minsk”. La decisione fa seguito alla presentazione ai 28 della valutazione della situazione da parte della cancelliera tedesca, Angela Merkel, e del presidente francese, Emmanuel Macron, i quali naturalmente, decidono tutto loro e gli altri si accodano. Il pretesto delle sanzioni? Le presunte violazioni degli accordi di Minsk da parte della Russia, ove non si considera che la Russia è uno dei garanti dell’accordo ed il Governo di Kiev è in realtà il primo ad aver violato in modo palese gli accordi (come hanno verificato gli osservatori sul campo) ma questo non è stato neanche preso in considerazione dai funzionari della UE e dai rappresentanti dei governi europei che sono concordi ad accusare sempre e comunque la Russia.

http://www.controinformazione.info/si-chiude-il-vertice-della-ue-con-la-merkel-e-macron-che-tutto-decidono-e-accusano-i-paesi-dellest-di-non-conformarsi-ai-valori-europei/