RAI servizio pubblico?

La questione RAI è un problema politico e di democrazia di prima grandezza.

Dimostra come i cittadini siano presi in giro, e per di più con i loro soldi del canone, ricevendo invece di un pubblico servizio, l’arroganza della casta politica che esercita un potere assoluto, spartitorio, omissivo, diventato disinformazione di massa, estremamente simile alle televisioni private.

Questo sistema è irriformabile e solo una diversa visione del problema può portare ad un cambiamento radicale, che è vitale per la nostra democrazia che non possiede un contrappeso dalla parte dei cittadini, una “public company” televisiva, senza pubblicità, finanziata solo dal canone, dove i cittadini che lo pagano, siano i soli azionisti con il potere di eleggere il presidente (con tutti i poteri e responsabilità ), in regolari elezioni da abbinare alle politiche (canone pagato alla mano), tra personaggi indipendenti da economia, politica, religioni. Dura in carica 5 anni ed è rieleggibile una sola volta.

E’ necessario che sia dichiarato solennemente, chiaramente e giuridicamente, che la RAI è proprietà dei cittadini che autogestiscono, fuori dai partiti, una informazione che sia all’altezza di proteggerli da tutti gli inganni e imbrogli che il potere economico e politico tramano a loro danno, soprattutto per ciò che riguarda la salute, l’ambiente, l’alimentazione, l’economia e le banche.

Una televisione che ci parli della realtà e non sia portavoce delle ignobili balle che raccontano i politici e della pubblicità che ormai è il fattore dominante del pensiero unico edonista e consumista.

E’ vero che internet ha rotto il monopolio dei media e dato la possibilità a molti di far circolare il proprio pensiero, ma vi sono milioni di persone che si affidano solo alla televisione, e questi milioni sono decisivi per vincere le elezioni senza che mai sia offerto loro un punto di vista serio, documentato, indipendente.

Una testimonianza di grande maturità democratica sarebbe quella di abolire l’obbligatorietà del pagamento del canone, lasciando i cittadini liberi di decidere se sostenere o meno una informazione seria e indipendente, senza pubblicità di cui hanno diritto, come azionisti effettivi, di eleggere il presidente.

Sempre in nome di una democrazia più matura, sarebbe corretto che nessun soggetto, nè privato né pubblico, possedesse più di una rete nazionale, smantellando in parte il monopolio di Rai e Mediaset.

Paolo De Gregorio

Identità paesana

Tutti ormai avranno una copia dei “Quaderni di Bondeno” presentato il 10 maggio al Centro 2000 e avranno avuto modo di valutarla; qui riporto solo due notazioni che mi hanno subito colpito.

La prima a pag.56 dove si legge: “Negli anni della contestazione e delle agitazioni sindacali, Bondeno entra nello spazio nazionale della cronaca quando la Società Eridania Z.N.,subentrata alla Società Saccarifera Lombarda nella direzione del locale zuccherificio alla fine della campagna 1968 decide il ridimensionamento del personale e la chiusura dello stabilimento.

A difesa dei lavoratori e degli agricoltori si pose l’Amministrazione comunale che il 5 dicembre 1968, a firma del sindaco Enzo Borsari, ordinò la requisizione del complesso notificandolo alla società ed assumendo di fatto il controllo dell’intero impianto industriale, sottoposto al controllo della polizia municipale ed al personale della società stessa.

Dopo diverse settimane la società decise di recedere dai suoi propositi, la situazione si normalizzò e vide la completa ristrutturazione dello stabilimento, portato alla potenzialità di 200.000 q.li/giorno di prodotto lavorato”.

Questo episodio non può che far rilevare la differenza d’epoca con la seconda, più recente e definitiva,  chiusura e demolizione.

La seconda notazione è la consueta rimozione del “ventennio”, dove qualcosa sarà pure successo…

L'elogio della carta straccia

di Antonio Serena

Esaurito il repertorio degli scemi che fanno politica, è il momento dei giullari che insegnano storia. Lunedì 17 dicembre, in diretta su Rai Uno alle 21.10 dal Teatro 5 di Cinecittà, riaperto e ristrutturato dopo l’incendio di qualche mese fa, l’attore Roberto Benigni, colui che iniziò la sua carriera nel 1977 con il film “Berlinguer ti voglio bene”, ci ha spiegato in diretta la Costituzione italiana nello spettacolo “La più bella del mondo”.

Dopo un’ ora di satire cotte e stracotte contro Berlusconi (ahimè, cosa farà il comico quando il cavaliere non ci sarà più: lo elogerà come ha fatto stasera con Fanfani dopo averlo preso per il culo da vivo?) il nostro è passato a parlar di storia. Partendo ovviamente dalla Resistenza che ha dato a tutti la libertà e ci ha liberato da Hitler per portarci questo mondo radioso dove un giovane su tre è disoccupato e la gente senza lavoro si spara. Quant’è bella la libertà!

Allora i giovani – ha sentenziato il comico-professore – per darci questa libertà andarono in montagna a combattere, a fare i partigiani, ma non perché obbligati o per evitare di far la guerra (pochini sia al nord contro i tedeschi che al Sud con gli americani), ma perché volevano liberare il paese dalla dittatura, sostituendola con la libertà, quella “liberista” che stiamo vivendo attualmente o, se andava diversamente, con quella comunista che, almeno fino a poco tempo fa, piaceva al Benigni.

Furono loro e soltanto loro, i potenti partigiani, a liberare l’Italia, non gli angloamericani: e qui deve aver letto i libri del suo collega del “Corriere della Sera” Aldo Cazzullo (potenza dei nomi), perché solo lui al mondo è arrivato ad esprimere tanta comicità in materia.

Ecco allora che noi oggi, finalmente, nonostante la parentesi del recente “medioevo Berlusconiano”, siamo un popolo unito e – udite, udite!!!- Sovrano. Dove, non il re o il dittatore, scrivono le leggi, ma il popolo, i cittadini. Magari non proprio direttamente, ma attraverso quel veicolo di saggezza e probità che sono i partiti. Siamo noi che decidiamo il nostro presente ed il nostro futuro; noi che nominiamo chi ci deve comandare attraverso libere elezioni (magari con liste preconfezionate e senza poter dare preferenze); noi che, attraverso i nostri delegati, votiamo il Premier (che poi la Grande finanza usuraia provvede a sostituire con un cameriere di suo gradimento); noi che decidiamo a stragrande maggioranza attraverso i referendum di non finanziare più i partiti (che nonostante ciò continuano a percepire le stesse somme in misura quadruplicata); noi che stabiliamo dove mandare i nostri mercenari a fare le guerre ospitando le basi militari degli occupanti (pardon, Alleati) sul nostro territorio e sciogliendo i nostri migliori Corpi militari per sostituirli con dei droni; noi che abbiamo un Presidente della Repubblica talmente “libero” da inneggiare al massacro degli insorti da parte dei carri armati sovietici ai tempi della rivolta d’Ungheria; noi, sovrani anche in finanza, che facciamo emettere il nostro danaro da una Banca d’ Italia che, come ci ha spiegato la Cassazione “non è una società per azioni di diritto privato, bensì un istituto di diritto pubblico… “, i cui azionisti però sono banche private.

Il furbetto passato dal seminario giovanile al Partito comunista (quei “dittatori” che ora rinnega), strizzando l’occhio ai Potenti del mondo con un film che gli è valso due Oscar, ma dimenticandosi di coloro che in Palestina soffrono cacciati dalle loro terre occupate, si è ben guardato dal nominare Mussolini, altrimenti qualcuno avrebbe potuto ricordargli certe leggi istituite molti anni prima di quella Sacra Carta Costituzionale, “La più bella del mondo”, che però è rimasta un libro dei sogni. A differenza delle realizzazioni del “bieco dittatore” che sostituì partiti e conventicole massoniche con un partito unico che diede agli italiani: Assicurazione contro la disoccupazione, Leggi a tutela del di donne e fanciulli, Assistenza illegittimi e abbandonati, Assistenza obbligatoria contro la TBC, Esenzione tributaria per le famiglie numerose, Assicurazione invalidità e vecchiaia, Assicurazione contro la disoccupazione, Assistenza ospedaliera ai poveri, Tutela del lavoro di donne e fanciulli, Opera nazionale maternità ed infanzia (O.N.M.I.), Assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, Opera nazionale orfani di guerra, Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), Settimana lavorativa di 40 ore, Istituto Nazionale per l’ Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (I.N.A.I.L.), Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.), Assegni familiari, Istituto per l’Assistenza malattia ai lavoratori (I.N.A.M.), Istituto Autonomo Case Popolari, Riforma della scuola, Opera Nazionale Dopolavoro (nel 1935 disponeva di 771 cinema, 1227 teatri, 2066 filodrammatiche, 2130 orchestre, 3787 bande, 1032 associazioni professionali e culturali, 6427 biblioteche,994 scuole corali, 11159 sezioni sportive, 4427 di sport agonistico), Lotta alla Mafia con emigrazione di “Cosa nostra” negli Stati Uniti, Carta del lavoro, Patti Lateranensi, Lotta contro l’analfabetismo (eravamo tra i primi in Europa: dal 1923 al 1936 siamo passati dai 3.981.000 a 5.187.000 alunni, studenti medi da 326.604 a 674.546, universitari da 43.235a71.512), Doposcuola per il completamento degli alunni, Lotta contro la malaria, colonie marine e montane gratuite per i non abbienti, Refezione scolastica, Obbligo scolastico fino ai 14 anni, Scuole professionali, Magistratura del Lavoro, Istituzione Parchi nazionali (Gran Paradiso, Stelvio, Abruzzo. Circeo, ecc.) …Fermiamoci qui.

Vicino a me, a seguire l’esibizione del comico nominato Cavaliere di Gran Croce dal venerato maestro Ciampi (il Presidente-economista famoso per aver bruciato in due giorni 60 mila miliardi di lire – 30 miliardi di euro – per controllare il cambio lira/marco), c’era mio figlio, che alla fine si è alzato ed è uscito per andare al lavoro. Tornerà domattina all’alba, dopo aver fatto la notte e aver guadagnato 35 euro.

Com’è bello in questa repubblica che la Costituzione vuole “sovrana” e “fondata sul lavoro”, poter dire ciò che vuoi, camminando per le strade senza una lira in tasca e pensando in tutta libertà a cosa non mettere in tavola domani.

E tu, Benigni, per due ore di spettacolo, quanto hai incassato? Dai, spara, raccontaci “La più bella del mondo”, facci ridere ancora.

link: Libera Opinione