Minibot e botte da orbi

Proprio perché i minibot italiani sono un segnale di ribellione la parte eurista del Parlamento farà in modo di impedire la loro nascita effettiva dopo averla votata, semplicemente perché non aveva compreso di cosa si trattava, visto tra l’altro che l’intelligenza non è cosa necessaria e men che meno gradita ai poteri continentali: del resto già Tria e Conte hanno fatto sapere di essere dalla stessa parte di Draghi, riuscendo fin da subito a fare in modo che i minibot non possano essere usati nemmeno come strumento di pressione per resistere alla letterina di Bruxelles che di fatto chiede un nuovo grande massacro sociale .

Il simplicissimus

mini-bot-4Come ci si poteva ampiamente immaginare a Bruxelles è scattato l’allarme rosso minibot: l’approvazione di questo strumento, in sé quasi banale, da parte del Parlamento italiano è stato come un pugno sul naso per l’oligarchia eurista che in esso vede il declino in primo luogo del suo potere di ricatto. Il meccanismo è semplice ed è peraltro già stato proposto da anni in varie forme, soprattutto a sinistra:  lo Stato trasforma in titoli di credito gli enormi debiti che ha verso le aziende e queste ultime li utilizzano per pagare allo Stato tasse, contributi o quant’altro. Dunque non è affatto nuovo debito come si è affrettato a dire Draghi, né è di per sé una moneta parallela ma è solo un espediente, si spera efficace, per immettere liquidità nel circuito economico, liberando risorse . Come si vede si tratta di uno strumento puramente interno che non viola alcun trattato e…

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Quale cultura?

Fino a pochi anni fa di ogni fenomeno politico nascente e vincente si cercava e si trovava la corrispettiva matrice culturale e i suoi ispiratori. Si indicavano autori, filoni, opere e intellettuali che fossero il prologo in cielo di quel che stava avvenendo sul terreno politico. L’ultima volta che accadde fu al seguito della cosiddetta seconda repubblica e riguardò la nuova destra e la nuova sinistra, i neoliberali e il berlusconismo, di cui si ritrovarono non solo autori ed esponenti provenienti dal mondo intellettuale, ma anche cospicue tracce di un’egemonia sottoculturale nel regno della tv e dei costumi. Perfino il leader considerato più ruspante e più allergico a una matrice culturale, Bossi, ebbe al fianco della Lega alcuni intellettuali di spessore, a partire da Gianfranco Miglio. Ma Renzi, ma Grillo, ma Salvini, a che cultura civile, se non politica, attengono, quali intellettuali di riferimento, quali idee o perlomeno di quale egemonia sottoculturale sono espressione? L’impressione è che siano autoreferenziali in assoluto, personaggi televisivi prima che politici, cresciuti nel deserto delle idee e che la loro leadership nasca dalla rottura di ogni vaso comunicante, dal dissolversi di ogni ispirazione culturale o anche sottoculturale. Non c’è una nuova post-sinistra dietro Renzi, non c’è un pensiero radicale dietro Grillo, non c’è neanche mezzo Miglio dietro Salvini, almeno in partenza. E questa mancanza di retroterra non produce nei leader e nei loro proseliti alcun disagio, come se fosse inutile, ridondante, ingombrante, del tutto superfluo. Anche i tecnici, pur provenendo da ambiti accademici, non erano peculiare espressione di una corrispettiva cultura, ma sancivano l’autonomia assoluta e sovrana della tecnica e della finanza rispetto a ogni matrice e a ogni idea. Del resto, i filoni delle culture politiche sono esausti ormai da tempo e non alimentano alcun progetto di società e politica né alcuna formazione di leader.

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