Fotografia europea

Reggio Emilia
Man Ray 1931

Info:
Palazzo Casotti
Piazza Casotti 1/C – Reggio Emilia
tel. 0522 451152, 0522 456249, 0522 456635, 0522 456448
Biglietto unico per accedere a tutte le mostre: 10 €. Riduzione: 7 €

Orari:
Inaugurazione: venerdì 7 maggio 2010 alle 19.00
Aperto il 7 maggio dalle 19.00 alle 24.00; sabato 8 e domenica 9 maggio dalle 10.00 alle 23.00.
Dal 10 maggio al 13 giugno aperto da martedì a venerdì dalle 20.00 alle 23.00; sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 23.00. Chiuso lunedì.
Aperto la mattina su richiesta per le scuole.

Da venerdì 7 a domenica 9 maggio si inaugura a Reggio Emilia
la quinta edizione di Fotografia Europea: conferenze, incontri, workshop, reading, proiezioni, installazioni video e spettacoli affiancano la consueta offerta espositiva dislocata in oltre 200 tra sedi istituzionali e altri luoghi cittadini.
Cuore della rassegna, che quest’anno ha scelto come tema chiave l’Incanto,
l’omaggio al grande fotografo Man Ray.
Le mostre proseguono fino a domenica 13 giugno

LE ESPOSIZIONI

Omaggi, mostre personali, produzioni e progetti sono i quattro filoni in cui si articolano anche le esposizioni del 2010, visitabili fino a domenica 13 giugno nei luoghi d’arte e cultura più suggestivi della città (Musei Civici, Chiostri di San Domenico, Galleria Parmeggiani, Palazzo Casotti, Spazio Gerra, Sinagoga, Museo dei Cappuccini). Alle mostre istituzionali si affianca anche quest’anno il Circuito Off, la sezione libera, indipendente e autonoma di Fotografia Europea che registra una significativa crescita toccando la cifra record di più di 200 mostre (rispetto alle 150 del 2009), con numerosi interventi collaterali: l’immagine fotografica, di autori affermati e non, si integra con gli spazi cittadini grazie ad allestimenti realizzati nelle gallerie d’arte, nei bar, nei ristoranti, nelle librerie, in appartamenti  e negli spazi commerciali della città.

Omaggio a Man Ray
Evento di spicco della quinta edizione di Fotografia Europea è l’omaggio al grande fotografo dada e surrealista Man Ray (Filadelfia 1890 – Parigi 1976), realizzato in collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano. La retrospettiva copre l’intero arco del percorso creativo dell’artista, dagli anni Venti agli anni Cinquanta, celebrando il suo sguardo visionario e ipnotico, in grado di trasfigurare tutto ciò su cui si posava, spaziando da una forma d’espressione all’altra, dalla pittura, alla creazione di oggetti alla regia d’avanguardia.

Altre info e programma nel sito www.fotografiaeuropea.it

Transitions la pittura alla fine dell'arte

Reggio Emilia, 24 maggio – 31 ottobre 2009

La Collezione Maramotti inaugura il proprio spazio espositivo temporaneo con una mostra collettiva costituita da opere della propria collezione, acquisite recentemente. Trenta lavori di ventuno artisti che, indipendentemente dalla loro nazionalità, operano nel contesto newyorkese. Trenta lavori che hanno in comune non soltanto lo spazio temporale in cui sono stati prodotti (dal 2001 al 2008), ma soprattutto la disponibilità dimostrata a espandere in altri ambiti gli strumenti concettuali e formali con cui investigare la pittura, nel momento storico in cui la tecnologia sollecita lo spettatore con novità sensoriali e percettive sempre più lontane dalla storia umanistica della visualità. Con l’inizio della globalizzazione, per operare in un territorio linguistico internazionale, anche la pittura si è trasformata ponendosi in dialogo con – o in scarto da – la propria storia, ma anche con consapevolezza rispetto all’evoluzione dei nuovi media. Le strategie pittoriche messe in atto da quel momento sono tante quante gli artisti. Nessuna opera in Transitions si consuma nel discorso sul metodo; il metodo è costantemente medium di un discorso iconografico. La resistenza della pittura avviene dunque a un doppio livello. Nella costruzione del quadro l’artista non esita ad appropriarsi di strumenti che l’universo tecnologico e industriale gli suggeriscono, articolando forme e superfici che sono fisicamente aderenti ad una percettività esaltata dai prodotti/sentimenti di massa e anche dall’immaginario tecnologico: dal detrito naturale, all’oggetto trovato fino a photoshop. Alcuni degli artisti (Perez, Rich, Domburg, Cotton, Craven, Ruyter, Gonzales, Loeb) appropriano le loro immagini da fotografie o da altri media (ritagli di giornali, cartoline postali, libri, fotogrammi cinematografici, elaborazioni digitali, etc.) che precostituiscono il soggetto della rappresentazione – operando pertanto su un evento emerso dal reale anziché dall’ideale – ognuno con modalità e obiettivi diversi. Henricksen, Jackson, Stockholder, Walker ricorrono a superfici che hanno in comune con il tradizionale olio/acrilico su tela soltanto l’aspirazione a riconvocare le ambizioni storiche della pittura per un ruolo visuale più avanzato fino a presentare la pittura in allusione (Walker). Per alcuni (Perez, Rich, Domburg) l’immagine architettonica è un veicolo privilegiato di inscrizione della storia, con connotazioni politiche, allegoriche dello spazio sociale, afferenti alla ritualità della società di massa, ma non è mai un puro atto di esaltazione della superficie pittorica. L’aspetto processuale ha un’importanza centrale per molti degli artisti presenti in mostra (Perez, Zucker, Rich, Cotton, Ruyter, Gonzales, Barbeito). Nei dipinti di Schutz, Barbeito, Degen, Koether la figurazione che appare, o scompare, costituisce l’evidente ritorno di un archetipo. Oggi un’immagine è spesso tanto più nuova quanto più presenta un ritorno rinvigorito e riattualizzato di un archetipo costantemente oggetto di rielaborazioni e interrogazioni della nostra coscienza. Le modalità “astratta” e “rappresentazionale”, considerate divergenti fino agli anni Sessanta, spesso coesistono nell’operato di ogni singolo artista. De Balincourt lavora su entrambi i binari, oggettivo/non-oggettivo, che sono le due facce con cui presenta il proprio soggettivo. L’apparente minimalismo delle serie di figure geometriche concentriche di Walsh, allude più all’iscrizione magica del graffito che non ad una superficie razionalizzata. I vasti spazi monocromi ancorati da geometrie elementari di Tremblay, vedono come forma dominante la figura archetipica dell’ovoide, agglutinata sulla tela come cellula organica in proliferazione. Nei dipinti di Lalla Essaydi è evidente la critica al falso realismo e alla inautenticità esperienziale di un’intera fase della pittura occidentale; il soggetto dell’opera diviene il ribaltamento critico della visione “coloniale” presente nella struttura dei quadri orientalisti. Un analogo uso iconografico di habitat interni, non descrittivi, ma portatori di un progetto di pittura, definisce il lavoro di Zucker in cui le architetture alludono a uno spazio sociale, ma non lo inscrivono; proiettano una realtà mentale alternativa, più vicina ai paesaggi interiori. Opere di Pedro Barbeito, Will Cotton, Ann Craven, Jules de Balincourt, Benjamin Degen, Bart Domburg, Lalla Essaydi, Wayne Gonzales, Kent Henricksen, Matthew Day Jackson, Jutta Koether, Damian Loeb, Enoc Perez, Daniel Rich, Lisa Ruyter, Dana Schutz, Jessica Stockholder, John Tremblay, Kelley Walker, Dan Walsh, Kevin Zucker La mostra, ad ingresso libero, è visitabile dal 24 marzo al 31 ottobre negli orari di apertura della collezione permanente: giovedì e venerdì 14,30 – 18,30; sabato e domenica 9,30 – 12,30 e 15,00 – 18,00. Chiusura: dall’1 al 25 agosto 2009. Collezione Maramotti via fratelli cervi 66 – reggio emilia tel. +39 0522 382484 info@collezionemaramotti.org