La sinistra ha perso il popolo, la destra ha perso

Ernesto Galli della Loggia è l’intellettuale cui va il merito di aver teorizzato la “morte della Patria” italiana a seguito delle vicende della guerra civile, della sconfitta militare spacciata per vittoria politica, della spaccatura mai ricomposta, anzi imposta come mito fondante della Repubblica, con l’egemonia di forze nemiche della nazione, quelle di ispirazione cattolico democratica non meno di quelle marxiste.  Per questo va ascoltato con grande attenzione quando afferma che la destra italiana non è soltanto priva di un progetto politico, ma non ha neppure un programma di governo. E’ una triste verità, che sta alla base della perentoria enunciazione del presente elaborato: la destra ha perso e non esiste un “popolo della destra” con un comune sentire sorretto da un’idea di società. Peggio ancora, tutto sommato un sostrato unitario c’ è, ma solo in negativo, ed è l’ostilità al vasto mondo che ancora si definisce sinistra. Galli della Loggia prende atto che gli unici due punti programmatici su cui sembra esistere identità di vedute, nella mucillagine che chiamiamo destra, sono l’ostilità verso gli immigrati e il fastidio per l’eccessivo carico fiscale.

Persino su questi due unici punti, tuttavia, non tutti la pensano allo stesso modo: il professore pecca di ottimismo. Il berlusconismo terminale e le sue propaggini, infatti, non hanno mai dimostrato un vero interesse a politiche di contenimento dell’immigrazione, che conviene assai alla piccola e media impresa che fa profitti non con la qualità ma con il risparmio salariale. Del pari, mai il suo orizzonte culturale ha oltrepassato i confini dell’economia liberista ortodossa (Martino, Marzano, Brunetta). Eccetto i tentativi editoriali di Marcello Dell’Utri, personaggio controverso da tempo in carcere, Forza Italia si è attestata sull’imbarazzante subcultura pop della televisione commerciale.

Sul tema fiscale, a parte qualche giornata improvvidamente battezzata “no tax day” (la destra liberale ha in comune con gli omologhi di sinistra l’uggia snobistica contro le lingue nazionali, entrambi si esprimono in anglo economichese) se qualcuno cavalca la dubbia chimera dell’aliquota unica, altri sono più preoccupati del debito, mentre settori importanti della destra sociale pensano all’intervento pubblico. Insomma, confusione e ricette incompatibili tra loro. Lo stesso mitizzato popolo delle partite IVA, che costituirebbe il nerbo del blocco sociale avverso alla sinistra, sembra più un costrutto di bassa sociologia che una realtà. Piccola, piccolissima e media impresa possono benissimo convivere con una sinistra riformista che tenga a bada gli istinti animali della foresta fiscale e burocratica della sua ala radicale. In concreto, nulla sappiamo delle intenzioni – se ce ne sono – rispetto all’atteggiamento da tenere verso le grandi piattaforme informatiche (Uber, Airbnb ecc.), delle fondazioni, soprattutto delle gigantesche imprese canaglia del digitale (Facebook, Google, ecc.) che riescono a sfuggire quasi del tutto al fisco con una girandola di scatole cinesi e paradisi fiscali.

Roberto Pecchioli

estratto da http://www.maurizioblondet.it/la-sinistra-perso-popolo-la-destra-perso/