Se Bondeno piange…

Comacchio non ride:

http://www.piuweb.net/regioni/emilia/comacchioriorganizzazione-ospedale-san-camillo-il-sindaco-e-una-farsa/

In realtà la mia opinione personale è che sia proprio perché la popolazione si dimostra più interessata a fiere,  sagre e mercati,  che a problemi quali sanità, occupazione ecc., che i vertici amministrativi si possono permettere di ignorarne tranquillamente le esigenze ( non manifeste).

L’unico modo di manifestare oggi è astenersi da questo genere di manifestazioni.

La ripresa degli economisti

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Negli Stati Uniti sono in tanti a dire che la recessione è finita l’estate scorsa. Ma da allora il paese ha perso un milione di posti di lavoro, che si aggiunge ai sette milioni soppressi prima. Il tasso di disoccupazione sembra quindi destinato a rimanere al 9% per un bel pezzo.
In questi giorni, però, si registra una lieve ripresa di cui il governo attuale potrà avvalersi a titolo politico nelle elezioni di medio termine il novembre prossimo. E Obama ne ha bisogno, visto che le concessioni all’opposizione nella riforma sanitaria non l’hanno reso affatto popolare a destra (non c’è presidente americano che voglia inimicarsi i conservatori) quanto piuttosto vulnerabile.

I repubblicani si stanno preparando per tornare all’attacco e già si vede da ora che faranno perno proprio sulla classe operaia americana che, senza sindacati veri e senza coscienza di parte, vota a destra da trent’anni.

La ripresa è nelle cifre, che registrano un certo aumento proprio a marzo nelle assunzioni e nella produttività. Ma mancano di dire che molte di queste assunzioni sono temporanee: è in corso un grande censimento nazionale e c’è bisogno di impiegati, che però verranno dimessi alla fine dell’estate.

E poi, nella stretta della recessione le aziende si sono abituate a produrre con meno personale e quindi a non assumere. I giovani escono dall’università e rischiano, se non la disoccupazione, molto probabilmente l’occupazione part-time e con stipendi insufficienti.

Chi ha un lavoro è costretto a ritmi intensissimi e a una produttività forsennata con lo spettro del licenziamento (e quindi della scadenza del mutuo immobiliare e degli altri debiti contratti); ed è già tanto così, quindi non conviene protestare.

Tutto ciò dopo il pacchetto stimoli alle grandi finanziarie che hanno distrutto l’economia prima e sono le prime a salvarsi poi; che era il colpo di coda di Bush, ma la responsabilità ricade (ad arte, beninteso) su Obama.
Una cosa è certa: gli economisti e gli esperti in statistica gongolano. Possono provare che l’economia è in ripresa e quindi riscuotere la parcella richiesta per elaborare le cifre. Perché, altrimenti, a che servirebbe l’economia?