Meglio fuori

E udite udite il seguito: “Ciò significa lottare contro la bruciante ingiustizia del fatto che se siete nato povero, morirete in media nove anni prima degli altri. Se siete nero, sarete trattato dal sistema penale  più duramente che se siete bianco. Se siete un ragazzo bianco della classe operaia,  avete meno possibilità di chiunque nel paese di andare all’università. Se siete in una scuola di Stato, avete minori possibilità di entrare nelle migliori professioni che se foste stato istruito dalla scuola privata. Se  siete donna, guadagnerete meno di un uomo. Se  avete problemi mentali, non avrete abbastanza aiuto. Se siete giovane, troverete più difficile che mai avere la vostra casa”.

Sono frasi – dice giustamente Sapir – che avrebbe non potuto, ma dovuto dire il capo dei Laboristi  Jeremy Corbin. Il quale invece ha fatto una triste e conformista prapoganda per il “Remain” – restiamo sotto Merkel e Juncker, proletari! – a dispetto del fatto che il 70% delle circoscrizioni che avevano eletto un deputato laburista (cioè i suoi elettori) ha votato “Brexit”.  Le aree che hanno subito la deindustrializzazione  han capito meglio della dirigenza. Theresa May deve  aver  tenuto ben conto anche di questo dato sociale e politico.

L'ideologia non è più quella.
L’ideologia non è più quella.

Ma attenzione: quando  la signora elenca le “brucianti ingiustizie”, non  sta dicendo che  cercherà di rimediarvi per spirito assistenziale o buonismo francescano; quel che denuncia sono  le inefficienze del sistema ultra-liberista  e globalizzatore.  Troppe aree  e settori  produttivi, troppe risorse  umane, restano “non sfruttate” e ciò non consente di profittare appieno delle “opportunità offerte  dal Brexit”.

Londra: la nuova Thatcher sta seppellendo la vecchia. Cambia il paradigma?

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