Femminismo totalitario

di Marco Acernese

Per Laura Boldrini la crisi economica si combatte declinando al femminile il sostantivo “direttore”. Il genocidio palestinese si ferma con due “avvocatessa”.  L’immigrazione si regola con tre “ministra”. Il delirio radical chic ha varcato i confini della psichiatria e ora oscilla tra il mistico e l’onirico. La matrona dell’ipocrita burlesque sinistrorso, autentica donna immagine del monoteismo ultra femminista, emana precise direttive: bisogna declinare anche al femminile ogni sostantivo, indicante persona, fino ad ora esistente solo in versione maschile. I risultati del diktat primeggiano per cacofonia e ricordano quelle imposizioni del fascismo sull’italianità delle parole, peraltro in larga parte mai realmente radicatesi.

Genere sessuale e genere grammaticale sono entità separate. In alcune lingue, come latino e tedesco, esiste il neutro, e caratterizza non di rado sostantivi che si riferiscono a persone, quindi a maschi o femmine. Quando cesserà dunque la distrazione scientifica, l’intrattenimento, il rimbecillimento, il disinnescare ad arte gli intelletti dei tanti alla base della piramide dell’informazione, degli ipnotizzati consumatori finali nell’industria dell’indottrinamento? Probabilmente mai, data la vastità dell’apparato: varie fonti affermano che la “Presidenta” abbia assoldato addirittura Gad Lerner come consulente per la propria immagine e spin doctor. Come un brindisi nel bel mezzo di un funerale Schermata 2014-07-18 a 10.54.29poi, spunta fuori la lamentela di una deputata del PD, Michela Marzano. Relatrice di una legge che, recependo una direttiva europea, abolisce l’obbligo del cognome paterno per i nuovi nati, si lamenta del fatto che la discussione di tale norma sia stata rinviata per cedere il posto a provvedimenti più urgenti.

E, in effetti, a essere più urgente di un puro formalismo, non ci vuole tanto. La “parlamentara” etichetta poi come maschilisti i suoi compagni di partito. I quali, conservando un minimo di onestà intellettuale, hanno avuto l’ardire di opporsi alla discussione immediata della legge (magari per votare qualche altra aberrazione, ma si tralasci ciò). La fallacia dicotomica però incombe: o con me o contro di me. Chi non è femminista è maschilista. Chi non è antifascista è fascista. Chi non è sionista è antisemita. E deve essere pubblicamente condannato, così che non si opponga più al Pensiero Unico.

fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/femminismo-totalitario/