Io non mi sento Italiano

Dopo più d’un anno di questa farsa grottesca, la domanda sorge spontanea. Che cos’è mai un “italiano”? Un “italiano medio”, o “l’italiano vero” di Toto Cutugno. È un essere che, primariamente, non ha alcuna nozione della libertà. Non conosce i suoi diritti, e scambia per doveri le imposizioni, una più assurda dell’altra, che gli piovono da quella che individua come “autorità”. Pensa pure d’esser furbo, sempre più furbo degli altri, e se a ciò si aggiunge un moralismo crescente si ha il risultato di uno che si mette sul piedistallo del Bene da solo. L’italiano “medio” o “vero” poi è d’una ignoranza abissale. Non gl’interessa capire, conoscere… No, s’adegua, come una manica a vento, alla maggioranza che il sistema politico-mediatico e culturale dominante gli fa credere esser tale. È, insomma, un mediocre conformista. Come se tutto questo non bastasse, questo simulacro d’uomo è pure vigliacco: se pure ha mangiato la foglia, in pubblico dà mostra di essere perfettamente inquadrato, e se pure vedesse lapidare un giusto che afferma la verità farebbe finta di non conoscerlo, aggiungendoci pure qualche applauso. E mi fermo qui. Il che è quanto basta per farmi affermare che io NON mi sento affatto “italiano”. Io, semmai, mi dichiaro Italico, di un’italianità che vien prima di questa buffoneria risorgimentale raccogliticcia messa su per motivi che i più nemmeno sospettano. Enrico Galoppini

Che fare?

Si domandava Lenin nel 1902. Cercando di analizzare ancora una volta la situazione mettiamo insieme due articoli (in estratto per necessità di legare il discorso):

Il caso greco e quello italiano dimostrano in pieno tutta la “nullità inesorabile” delle elezioni liberaldemocratiche. I risultati – espressione, su un piano teorico, della cosiddetta volontà popolare – non contano nulla, possono essere ribaltati, si può agire dietro le quinte agevolmente per tornare alle urne. Così in Grecia, a giochi già fatti. O si può agire per negare a talento il voto politico, tenendo in piedi un governo “nominato”. Così in Italia, paese in cui il processo di rischiavizzazione del lavoro, di distruzione del sociale e di privatizzazione (“le riforme che il paese aspetta”) deve essere portato a compimento nel breve-medio periodo .

Allora, se il programma è sempre quello della troika, ispirato dai mercati finanziari e dagli investitori, se i capi di governo si scelgono nei “salotti buoni” del neocapitalismo, incuranti del verdetto delle urne, ai popoli dominati non resterebbe che l’anelito rivoluzionario, per rovesciare il sistema e cambiare radicalmente le politiche di governo, nonché le alleanze internazionali dei paesi liberati.

Si fa un gran parlare dell’urgenza del ritorno alla sovranità, monetaria e politica, degli stati che l’hanno “devoluta” al sopranazionale, per impostare politiche sociali e industriali che arrestino la caduta della vecchia Europa, e in particolare di paesi malridotti come l’Italia. Questo è certo un tema cruciale, anzi, per alcuni è addirittura il vero e il solo vulnus. Per riappropriarsi sovranità e moneta, visto che elezioni non servono a niente, ritualizzate come sono e incapaci di modificare lo status quo, ci vorrebbe una bella Rivoluzione, che incida sui rapporti sociali, sugli assetti politici e sul sistema di alleanze internazionali.(1)

L’interconnessione globale rende impossibile una rivoluzione proletaria in tutto l’Occidente. Spero che i miei lettori non ridano se parto da qui. Questo punto di partenza è indispensabile per due ragioni: la prima riguarda l’ideologia internazionalista che è parte del DNA radicale; l’invettiva finale del Manifesto del partito comunista, scritto nel 1847-48 da Marx, recita “Proletari di tutti i paesi, unitevi!”. Di tutti i paesi; quella di Marx fu la più lucida e radicale intuizione della necessità di un’azione politica non sporadica, non legata a un singolo paese, ma globale, solidale, interconnessa; le conseguenze, col mutare delle idee marxiane nello snaturamento leninista, sono state tragiche per un bel pezzo di Europa e non solo. La seconda ragione non ha a che fare con l’ideologia ma semplicemente con una constatazione che ritengo indiscutibile anche se non mi soffermerò ad argomentarla: a livello che neppure Marx avrebbe mai potuto immaginare, oggi l’interconnessione globale delle economie (specialmente questo), delle culture, delle regole, degli eserciti perfino, è talmente ampia e pervasiva che i margini di libertà per una singola nazione occidentale sono molto più limitati di un tempo: non possiamo decidere di battere moneta perché siamo nell’Euro, non possiamo andare a pacificare la Libia perché siamo nella Nato, ma semplicemente non possiamo operare nella borsa di Milano senza tenere d’occhio quella di Shanghai. Chi non vede alcun lato buono nella globalizzazione parla criticamente di “perdita di sovranità” come di una diminuzione, di una lesa maestà. Comunque la vediate è piuttosto difficile che questa interconnessione consenta all’Italia con Fassina, o alla Gran Bretagna con Corbyn, di imboccare la strada del socialismo, della (ri-)nazionalizzazione delle società strategiche, dell’egualitarismo dei redditi e così via. L’estensore di questa nota non pensa che il capitalismo monopolistico finanziario globale sia bello, o buono, o giusto. Né irreversibile. L’estensore di questa nota pensa che sia inevitabile cercare di migliorare le condizioni dei cittadini a partire dal dato di realtà: siamo in questo sistema economico globale; non saranno Fassina e Civati a sconfiggerlo.

Lavorare per migliorare economia e società dall’interno di questo sistema globale è ciò che si chiama ‘riformismo’; ovviamente se non accettate la premessa precedente e ritenete che il sistema, semplicemente, si abbatta (in qualche modo) potete evitare di andare avanti nella lettura di questo post. Adesso il tema, da teorico, diventa pratico: si dovrebbe discutere di quale riformismo, o meglio: quali riforme? Realizzate come, a beneficio di chi… (2)

1)  http://pauperclass.myblog.it/2015/08/21/ne-le-elezioni-ne-la-rivoluzione-ci-salveranno-eugenio-orso/

2) http://ilsaltodirodi.com/2015/09/23/la-continua-ricerca-di-una-stella-al-crepuscolo/
Concludendo:

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7 Responses to “Che fare?”

  1. Si immagini ad esempio un modo di produzione globalizzato, come quello attuale, nel quale le differenti culture etniche e nazionali sono appiattite da un’ideologia che travalica i confini territoriali, sostenuta dalla forza militare del capitalismo più forte e dallo strapotere finanziario delle istituzioni globali di natura tecnocratica. Sarà evidente a questo punto dove risieda la funzione normativa della Natura Umana. Se l’uomo è animale comunitario, e se l’alienazione dell’essere sociale proviene dalla globalizzazione dei capitali e dall’attacco alle frontiere politiche ed ideali degli Stati nazionali, la reazione dell’essere sociale dovrà essere indirizzata alla difesa di quelle frontiere, attraverso una serie di norme che dall’universale (il controllo dei movimenti di capitali in entrata e in uscita, la riappropriazione della potestà monetaria…) si trasferiscano anche al particolare (la salvaguardia legislativa della lingua nazionale e dei dialetti, gli investimenti nell’istruzione e nella sanità pubblica, la tutela del patrimonio pubblico, in particolare di natura storica e artistica…)
    Costanzo Preve in
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=14349

    #1350
  2. Intanto che gli intellettuali si interrogano, i politici fanno, eccome se fanno!
    Ricordo quando nei primissimi anni ‘90 dentro un Pci in totale confusione e ormai in via di arrendersi alle prime avvisaglie di riforma delle pensioni, girava la battuta : alla riforma previdenziale ci penserà la riforma sanitaria. Ci hanno visto lungo in questo, anche senza immaginare che l’età pensionabile sarebbe salita all’impossibile, le pensioni stesse ridotte a un pourboire e che ci sarebbe stato anche il massacro della sanità pubblica con le tutte le conseguenze del caso. E senza immaginare che sarebbero stati proprio i loro presunti eredi a farlo.
    https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2015/09/24/insanita/

    #1351
    • Nel frattempo, meglio imparare a farlo da soli:
      EDUCARE AL PRIMO SOCCORSO: Come e quando chiamare il 118. Incontro Pubblico. LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2015 alle 17 la ”lezione” della Rete Emergenza-Urgenza 118 sezione di Copparo

      Sala Riunioni al Piano Terra Casa della Salute. “La Casa della Salute incontra…” al 68° Settembre Copparese. Continua il programma per i cittadini

      Ferrara, 25 Settembre 2015 “La Casa della Salute incontra…”, in questi mesi ha intrapreso un percorso di informazione per la salute e la promozione di corretti stili di vita e di comportamento, in una prospettiva culturale di cittadinanza attiva fondata su coesione e responsabilità sociale.

      Il delicato e vitale tema della capacità d’interazione nelle situazioni d’urgenza sanitaria di ogni persona con il 118 e la rete dell’Emergenza ha bisogno di essere adeguatamente diffuso tra la popolazione con strumenti di informazione e corretta educazione a comportamenti pratici, essenziali e sicuri.

      L’Azienda USL di Ferrara ha, quindi, il piacere d’invitare tutti i cittadini a partecipare al 68° Settembre Copparese che ospita LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2015 alle ore 17 la ”lezione” dalla Rete Emergenza-Urgenza 118 sezione di Copparo su “come e quando chiamare il 118”; quali “strategie d’intervento” adottare; come si effettua una “rianimazione cardiopolmonare con dimostrazione (BLS)”.

      PROGRAMMA

      LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2015, dalle ore 17.00 alle ore 19.00 presso la Sala Riunioni al Piano Terra della Casa della Salute via Roma 18 – Copparo

      Azienda USL di Ferrara e Rete Emergenza – Urgenza 118, sezione distaccata di Copparo, organizzano un incontro Pubblico sul tema: EDUCARE AL PRIMO SOCCORSO.

      Gli operatori del 118 incontreranno i cittadini con sessioni teorico-descrittive delle situazioni di emergenza e dimostrazioni pratiche per interventi corretti. Questi gli argomenti che saranno trattati:

      – Come e quando chiamare il 118

      – Strategie d’intervento

      – Rianimazione cardiopolmonare con dimostrazione (BLS)

      L’Azienda USL di Ferrara nella Casa della Salute Terre e Fiumi di Copparo, in accordo con i sindaci dell’Unione dei Comuni, ha avviato, infatti, sin dall’apertura della Casa, un articolato e differenziato programma di iniziative orientate ai cittadini perché assumano stili di vita ”attivi” e consapevoli con la collaborazione del Comitato Consuntivo Misto, dei sindacati e le associazioni di volontariato locali. Questi progetti di sviluppo del benessere della Comunità hanno rafforzato occasioni di dialogo, cultura e senso di appartenenza al territorio.

      #1352
  3. Una massa obnubilata e sinistroide – alimentata a forza con i “diritti umani” evanescenti e la “tutela delle minoranze” gay – continua a preferire l’ipotesi liberal-liberista del “sogno europeo”, cioè il dominio del sovranazionale in cui si muovono a proprio agio le élite finanziarie, alla sovranità nazionale, ostracizzata perché “di destra”, e all’ipotesi di una nuova Europa in cui abbia un ruolo anche la Russia, sospettando “populismo”, addirittura razzismo e fascismo, scarsa “accoglienza” e poco Melting Pot. Le espressioni virgolettate rivelano che è l’imbecillità massiva a sostenere la liberaldemocrazia, in altri termini l’assolutismo elitista mascherato, garantendo in Italia il successo del piddì e dei gruppuscoli suoi accoliti.
    Eugenio Orso in
    http://pauperclass.myblog.it/2015/09/27/alchimie-politiche-liberaldemocratiche-italia-piddi-forever-eugenio-orso/

Bando di concorso ''Giorgio Gaber – Parole per pensare''

Pubblicato il bando per partecipare alla terza edizione del concorso “Giorgio Gaber – Parole per pensare”. L’iniziativa è parte del “Progetto Gaber”, nato dalla collaborazione triennale con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Termine invio iscrizioni: 30 maggio 2011. Termine invio elaborati:30 settembre 2011.

Concorso per gli studenti delle scuole primarie, secondarie di I e II grado statali e paritarie

“GIORGIO GABER, PAROLE PER PENSARE”
III EDIZIONE

Regolamento
Art. 1

Finalità

In ragione del grande successo in termini di partecipazione e di qualità dei lavori inviati dalle scuole durante le scorse edizioni la Fondazione Giorgio Gaber e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, al fine di promuovere la figura e il percorso dell’artista nelle nuove generazioni, indicono il concorso “Giorgio Gaber, parole per pensare – III edizione” rivolto a tutte le scuole primarie, secondarie di I e II grado statali e paritarie. Scopo dell’iniziativa è stimolare il coinvolgimento delle studentesse e degli studenti in un processo creativo di riflessione e rielaborazione delle tematiche sottese ad alcuni tra i momenti più significativi dell’opera dell’artista.

Art. 2

Destinatari

Possono partecipare al concorso singoli studenti, classi o gruppi di studenti di classi diverse. Saranno premiati i primi tre elaborati per ogni ordine di scuola.

Art. 3

Tipologia di elaborati ammessi al concorso

Le opere in concorso, prendendo spunto da uno o più brani presenti nell’elenco dell’allegata scheda tecnica e reperibili in formato testo, audio e video sul sito della Fondazione Giorgio Gaber all’indirizzo: www.giorgiogaber.it, dovranno interpretare, analizzare e rielaborarne i significati.
Saranno candidati al premio finale le studentesse e gli studenti partecipanti al concorso che avranno affrontato in maniera originale, creativa e significativa i temi oggetto dei brani.

Sono ammessi elaborati artistici di qualunque forma (solo a titolo esemplificativo: elaborati scritti, disegni, canzoni, cortometraggi, documentari, parodie, videoclip, animazione..)

Art. 4

Iscrizione e termine di consegna degli elaborati

I gruppi o le classi che intendono partecipare al concorso dovranno inviare via mail l’allegata scheda di iscrizione all’indirizzo progettogaber@giorgiogaber.it entro il 30 maggio 2011. La Fondazione provvederà a dare comunicazione dell’avvenuta iscrizione.

Gli elaborati dovranno essere inviati alla sede della Fondazione in originale o in formato file su supporto Cd o Dvd con l’allegata scheda dell’opera compilata in ogni sua parte, entro e non oltre il 30 settembre 2011 all’indirizzo:

Fondazione Giorgio Gaber
Piazza Aspromonte 26
20131 Milano

Art. 5

Valutazione e premiazione

Tra tutti i lavori pervenuti alla Fondazione Giorgio Gaber una commissione, composta ai sensi del seguente Art. 6, sceglierà, a suo insindacabile giudizio, i tre migliori elaborati per ogni ordine di scuola.
La premiazione avverrà entro il mese di dicembre 2011. In caso di vincitori neodiplomati gli stessi saranno contattati personalmente.
Gli elaborati premiati verranno altresì pubblicati sul sito del Ministero e della Fondazione.
La Fondazione e il Ministero si riservano il diritto di pubblicare tali opere anche in seguito e con altre modalità (pubblicazioni cartacee, cataloghi, cd rom…etc).
Tutti gli elaborati consegnati non verranno restituiti.

Art. 6

Commissione esaminatrice

La Commissione verrà nominata dal Presidente della Fondazione Giorgio Gaber e sarà composta, oltre che dallo stesso Presidente e da due rappresentanti del MIUR, da non più di cinque componenti scelti tra persone di comprovata esperienza professionale nei settori dell’informazione, dell’educazione e dello spettacolo.
Il giudizio della Commissione è insindacabile.

CONCORSO “GIORGIO GABER, PAROLE PER PENSARE – III EDIZIONE”

SCHEDA TECNICA

Nel corso della sua lunga carriera soprattutto teatrale, Giorgio Gaber ha creato una forma inedita di analisi della realtà tramite l’arte della prosa e delle canzoni.

Il suo Teatro Canzone aveva lo scopo di affrontare quanto accade in ogni ambito della vita attraverso un linguaggio immediato e diretto, per facilitare al massimo la comprensione e fornire spunti e stimoli alle nostre riflessioni con lucidità, coraggio, onestà intellettuale e senza temere di toccare temi scomodi, argomenti rimossi, nervi scoperti.

La sua opera oggi testimonia quanto Gaber, con il suo coautore Sandro Luporini, abbia saputo affrontare le problematiche fondamentali dell’esistenza e centrare temi decisivi della storia del nostro Paese con esplicite finalità etiche, rivolte a quella costante e libera ricerca che può condurre ogni uomo a capire meglio se stesso e gli altri, al di fuori di prese di rigide posizioni intellettuali, religiose, ideologiche. Ricerca che fa parte del percorso di crescita di ogni giovane uomo o donna che inizia ad affrontare, anche grazie alla scuola, i temi fondanti della propria esistenza.

Per questa evidente vicinanza tra le aspirazioni gaberiane e gli slanci che animano i giovani di ogni tempo, si è voluta proporre ai ragazzi di oggi una rilettura di alcuni dei momenti più significativi dell’opera di Gaber.
Parole che dal palcoscenico erano sempre in grado di emozionare scuotendo le coscienze e costringendo gli spettatori a pensare ognuno con la propria testa. Parole che rilette oggi, e discusse con i docenti, sono ancora strumento di stimolo e di arricchimento etico e culturale.

Dallo sterminato repertorio del “Signor G” sono stati scelti cinque brani per le scuole primarie e dieci brani per le scuole secondarie, disponibili sul sito www.giorgiogaber.it, come oggetto di una nuova appropriazione da parte delle giovani generazioni delle parole di Gaber nell’ambito del concorso “Giorgio Gaber, parole per pensare”

Di seguito, l’elenco dei brani proposti e una sintetica sottolineatura del loro contenuto.

BRANI  PER LE SCUOLE PRIMARIE

LA LIBERTÀ (1972)
Uno dei valori fondanti della civiltà visto come possibilità per ciascuno di noi di poter lasciare, a livello collettivo, un segno tangibile della propria individualità.

SUONA CHITARRA (1968)
Cosa significa essere un artista? Far divertire o far pensare? Gaber canta il coraggio di non sacrificare le proprie esigenze ideali per inseguire la chimera del successo.

IO MI CHIAMO G (1970)
Due bambini a confronto: intuiscono di essere uguali, ma la condizione sociale dei loro genitori è opposta. E questo condiziona fin da subito la loro corretta percezione di sé.

E ALLORA DAI (1967)
L’amicizia, l’uguaglianza, la pace, il senso della vita. Temi decisivi, su cui siamo tutti d’accordo: in teoria. Ma la teoria per avere un senso va messa in pratica.

NON INSEGNATE AI BAMBINI (2003)
Quando un adulto ha a che fare con un bambino vorrebbe trasmettergli esperienze, passioni, conoscenze. Eppure basterebbe dimostrargli un’adesione concreta ai valori ideali del vivere. Il resto verrebbe di conseguenza.

BRANI PER LE SCUOLE SECONDARIE DI I E II GRADO

IO NON MI SENTO ITALIANO (2003)
Cos’è l’Italia? Luoghi comuni o valori condivisi? Retorica ed errori o una storia e una cultura uniche al mondo? Forse tutt’e due le cose: e “sentirsi italiani” deve tenerne conto.

SPETTACOLO PURO (1997)
Nel momento in cui vengono spettacolarizzate, persino la vita e la morte perdono valore. Gaber qui osserva i meccanismi della comunicazione di oggi, evidenziando con amaro sarcasmo un profondo dramma dell’uomo moderno.

QUANDO SARÒ CAPACE D’AMARE (1994)
Non è facile vivere davvero una storia d’amore, senza banalizzarla o farla divenire routine. Ma bisogna provarci: nel rispetto di noi stessi e del mistero dell’altro cui vogliamo bene.

UN’IDEA (1972)
Se non ci si sporca le mani con la vita, diceva Gaber, anche gli ideali più belli resteranno inutili astrazioni. Se ci crediamo davvero, dobbiamo metterli in gioco: nella concretezza della vita d’ogni giorno.
LA LIBERTÀ (1972)
Uno dei valori fondanti della civiltà visto come possibilità per ciascuno di noi di poter lasciare, a livello collettivo, un segno tangibile della propria individualità.
CERCO UN GESTO, UN GESTO NATURALE (1973)
Quando gli altri ci apprezzeranno sul serio? Quando saremo noi stessi. Ma non è facile accorgersene se la società e le nostre stesse paure ci spingono, continuamente, ad indossare delle maschere per sentirci accettati.

IO COME PERSONA (1994)
In un mondo sempre più degradato, pericoloso, vuoto, resta comunque qualcosa su cui possiamo contare ancora. Noi stessi. Noi come individui, noi come persone: per ripartire.

SI PUÒ (1976)
Quando la libertà non ha confini diventa il suo opposto. Ed oggi che possiamo fare tutto siamo davvero sicuri di aver conservato pure la necessaria libertà di dire no, la decisiva libertà di dare una coerenza al nostro agire?

Allegato: Bando concorso Gaber – III edizione.pdf