Regionalismo

Come scriveva, più di novanta anni fa,  sul tema del regionalismo, Gioacchino Volpe, grande storico di scuola nazionale “qualsiasi rimaneggiamento istituzionale è utile solo in quanto abbia dietro di sé una più salda trama di forze sociali, più alta educazione politica di collettività e di gruppi dirigenti, senso più robusto dell’interesse generale, maggiore voglia di lavorare e disposizione o rassegnazione a confermare il proprio tenore di vita a certe condizioni generali dell’economia nazionale e internazionale”.

Il rischio, oggi, di fronte alle grandi trasformazioni innescate dall’autonomia differenziata è che l’opinione pubblica rimanga ai margini, considerando il processo in atto come un esercizio di ingegneria costituzionale o , peggio, per alcune aree del Paese, come uno scotto politico da pagare ad un partito, la Lega Nord.

Sarebbe  insomma un errore considerare la nuova stagione del regionalismo come un  passaggio di routine. Per dare concretezza all’iniziativa federalista occorre piuttosto  trasformarla in un’occasione di mobilitazione politica e sociale, espressione – per dirla con Volpe – di una più salda trama di forze sociali e di un senso più robusto dell’interesse nazionale.

Il richiamo ad una gestione attenta e parsimoniosa delle risorse pubbliche, l’integrazione tra sussidiarietà verticale (impegnata a fissare la distribuzione di competenze amministrative tra diversi livelli di governo territoriali) e sussidiarietà orizzontale, una più ampia visione del riformismo costituzionale sono elementi essenziali per fare sì che la nuova fase federalista possa essere non solo “fiscale” ma anche partecipativa e solidale e dunque autenticamente “nazionale”. Il rischio altrimenti è che si indebolisca l’unità nazionale e si frantumi la coesione sociale. Con gravi conseguenze per il Nord ed il Sud del Paese. Senza distinzioni.

http://www.barbadillo.it/80899-focus-se-lautonomia-differenziata-diventa-federalismo-zoppo/