Bonaccini intanto…

Si può capire che probabilmente mentre era a Roma a unire i progressisti intorno alle parole d’ordine dell’ambientalismo non sia stata informata che il suo presidente (Bonaccini n.d.r) ha sollecitato un incontro con il governo per contrastare  la  proroga dello stop all’attività estrattiva, che  “non porta con sé alcuna soluzione concreta e strutturale, aggravando le difficoltà e lasciando in una pericolosa incertezza l’intero comparto ravennate”,  replicando così il già visto a Taranto e in altri siti industriali nazionali, nei quali viene imposta come inderogabile l’infame alternativa ricattatoria tra occupazione o ambiente, salute o salario.

Adesso direte che non ci va mai bene niente. Ed è vero perché niente va bene nella resa al capitale e al mercato e alle loro regole ormai assunte a leggi naturali, alla constatazione che dovrebbe suscitare rabbia  e ribellione che al momento destra e sinistra “tradizionale” sono come giano, due facce del liberismo, che il riformismo, che raccoglie consenso negli strati più elevati in termini di reddito e di educazione delle classi medie ha svenduto i suoi valori dimostrando che le sue riforme non erano aggiustamenti per addomesticare la bestia feroce del capitalismo, ma al contrario medicine per tenerlo in vita senza critica, opposizione e reazione delle classi più penalizzate, anestetizzate dal bisogno e criminalizzate anche moralmente in quanto ignoranti, rozze, viscerali, perché se non sappiamo immaginare una salvezza di tutti, allora ci si adopera per il “si salvi chi può”, ognuno a modo suo e per i proprio miserabili interessi. Sicché la supposta contrapposizione destra e sinistra si riduce a quella tra compassione e cinismo, modernità e passatismo.

E niente va bene nella trasformazione del solidarismo comunitario in individualismo e leaderismo, dell’internazionalismo proletario in cosmopolitismo borghese, nell’egualitarismo in meritocrazia, nella interpretazione della sovranità di popolo convertita in trogloditico sovranismo e arcaico populismo. O nella riduzione del riscatto di genere in rivendicazione di parità perché se sfruttamento e repressione, lavoro di cura, rigida divisione di compiti e ruoli non verrebbero superati con la morte del “capitalismo”, meno che mai si aggirano con la sostituzione nei posti chiave di femmine al posto dei maschi, di sopraffazioni femminili su maschi e pure su donne che non possono aspirare all’appartenenza e all’affrancamento appannaggio di un ceto privilegiato.

Niente va bene nello sperare di addolcire la pressione del totalitarismo come si configura oggi, si rabbonirlo entrando al suo interno, di cambiarlo dall’interno come volevano persuaderci di poter fare quelli come Ely che non sappiamo quanto in buona fede promettono un’altra Europa grazie alla loro augusta presenza nelle segrete e nelle intendenze della fortezza, se ormai Sanders, Podemos, soggetti isolati che una volta  sarebbero stati l’incarnazione di un pacifico e inoffensivo riformismo nemmeno “strutturale” oggi paiono antagonisti e insurrezionalisti a fronte di certe piccole, grandi slealtà.

Ely Shining

Alan Fabbri al 30%

dal sito Facebook

FABBRI AL SEGGIO DI BURANA: “TRANQUILLI E FIDUCIOSI”

BURANA (Bondeno, Fe), 23 NOV – Il candidato alla presidenza della Regione Alan Fabbri ha votato oggi alle 9,45 al seggio di Burana, sezione elettorale 10. A seguire spuntino in azienda agricola con gli amici, visita a Stellata, per controllare il livello del Po, quindi pranzo al “Calesse” di Zerbinate. Questo pomeriggio tappa a Burana, per il derby Burana-Scortichino. E proprio a Scortichino, questa sera, Fabbri attenderà il risultato elettorale. Appuntamento al bar “Dal Mister”, dalle 20. Nell’occasione ‘maccheronata’ con amici. “Sono tranquillo e fiducioso. Abbiamo fatto una campagna elettorale coraggiosa e tostissima, ringrazio tutti: è stata un’esperienza magnifica. 17mila chilometri in tre settimane: rifarei tutto domani mattina”.

Così la ripartizione dei seggi del consiglio regionale:

PD 30;  SEL 2; LEGA 9; FI 2; AN 1; M5S 5; L’Altra Emilia Romagna 1.

Archeopolis

Si celebrano i 2200 anni dalla fondazione di Bononia: la città di oggi diviene teatro del progetto Archeopolis, voluto dal Museo Civico Archeologico e articolato su diverse iniziative di valorizzazione delle più antiche testimonianze della storia di Bologna. Si comincia dal 22 al 25 settembre 2011 con una kermesse densa di eventi dedicati all’archeologia, avvicinata in modo divertente, interessante, stimolante.

Per l’occasione, con l’apporto fondamentale dei musei del sistema regionale, l’Istituto Beni Culturali promuove fra settembre e dicembre “Sotto il segno di Roma”, un programma di iniziative incentrate sull’eredità culturale della civiltà romana. Lo scopo è incentivare la conoscenza delle importanti realtà museali emiliano-romagnole e offrire a tutti l’opportunità di apprezzarne le collezioni e le attività, permettendo così ad ogni cittadino di entrare in contatto con il ricco patrimonio archeologico regionale.

Quasi sessanta musei disseminati nei grandi e nei piccoli centri, addentro le ridenti vallate appenniniche, come lungo l’antica via consolare, trafficata allora quanto oggi, e nella pianura antistante fino al corso del Po. Una vasta gamma di proposte sparse sul territorio e destinate ad un pubblico di varie età: aperture straordinarie e visite guidate, presentazioni e incontri con gli studiosi, mostre e laboratori, conferenze, dibattiti, percorsi e itinerari attendono chi voglia esplorare il passato con gli occhi curiosi della contemporaneità.

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