Future Film Festival


Che cosa possiamo consigliare per il week-end, all’interno del programma, per uno spettatore adulto? Per la giornata di oggi, sabato 13, sicuramente la consueta rassegna di corti (rigorosamente in 2D) alle 14 alla sala Mastroianni; poi, alle 20, stessa sala, il documentario A Liar’s Autobiography: The Untrue Story of Monty Python’s Graham Chapman .

Realizzato con un mix di diversi stili di animazione ed inframmezzato da materiali d’archivio live action, il film adatta con la libertà tipica del gruppo l’autobiografia di Chapman, più conosciuto come “il Monty Python morto”.

Per farla breve, “Graham Chapman è nato, è andato a Cambridge e ha incontrato John Cleese, ha fumato la pipa, è diventato dottore, è diventato un Python, ha deciso di essere gay (al 70%, secondo una diagnosi fatta su se stesso), si è ubriacato un bel po’, ha smesso di essere ubriaco,  ha fatto qualche film, ha fatto un po’ di sesso (un bel po’, a dire il vero), e si è trasferito a Los Angeles. Infine, è stato rapito dagli alieni e portato nello spazio (uhm, questo forse è successo in un film).

Tutti i Monty Python doppiano se stessi più altri personaggi: in particolare Michael Palin interpreta la Regina Madre e Terry Gilliam Aleister Crowley. Guest star Cameron Diaz nella parte di Sigmund Freud.

Per la giornata di domani, in omaggio alle tematiche Cyberfest, imperdibile, alle 12, 009 Re: Cyborg, e, alle 20, Consuming Spirits.

Tutti i fim citati saranno proiettati al Cinema Lumière, in via Azzo Gardino 65, Bologna

Magic Mirror

Magic Mirror

Magic Mirror
Luisa Menazzi Moretti

presso
Tedofra ArtGallery
Via Belle Arti 50
Bologna (BO)

vernissage
12 aprile ore 18

orari
Dalle 10 alle 18 dal lunedì al sabato

biglietti
ingresso libero

12-22 Aprile 2013

Venerdì 12 aprile ore 18
inaugurazione mostra

Interviene assieme alla fotografa
Denis Curti

Orari apertura mostra – ingresso libero
Dalle 10 alle 18 dal lunedì al sabato

Tedofra ArtGallery – in Via Bellearti 50 a Bologna, dal 12 al 22 aprile – ospita “Macic Mirror”, mostra fotografica di Luisa Menazzi Moretti.
L’esposizione, che sarà inaugurata venerdì 12 aprile alle ore 18, approda ora a Bologna dopo essere stata presentata alla Fabbrica delle Arti di Napoli, a Le Stanze Bianche di Palermo.
Nella serata assieme all’artista interviene Denis Curti.
Luisa Menazzi Moretti, friulana di nascita, ha coltivato la sua passione per la fotografia negli anni giovanili trascorsi in Texas.
Le opere esposte – una quarantina – segnano i suoi primi passi, sono giocate tra uno sfumato reale fatto di particolari colti in paesaggi, oggetti, architetture che assumono nuova realtà, giocata dall’artista con attenzione per il colore, per la forma e talvolta per le ombre, offrendole allo spettatore con un delicato gusto estetico.
Sono immagini di grande impatto visivo ed emotivo, l’artista crea raffinate texture così materiche che vien voglia di toccare con le dita tanto sembrano pittoriche.
Denis Curti – curatore del catalogo – definisce gli scatti di Luisa Menazzi Moretti “come una riflessione, un fermo immagine sul complesso divenire del mezzo fotografico…In queste immagini è il punto di vista che genera lo sfaldamento con la realtà, giungendo fino all’astrazione della forma e del pensiero”.
Nel mese di maggio, Luisa Menazzi Moretti, sarà impegnata al Mia Fair a Milano (importante fiera internazionale di fotografia e video) dove esporrà – presso la con-Temporary Art Gallery di Paola Sosio – una selezione di opere tratte dal suo nuovo lavoro “Words”.

Nata a Udine nel 1964, a tredici anni Luisa Menazzi Moretti lascia l’Italia per trasferirsi con la famiglia a College Station, in Texas, dove frequenta la High School per poi proseguire a Houston parte degli studi universitari. Lì inizia la sua passione per la fotografia e frequenta alcuni corsi prediligendo la stampa in bianco e nero. Ritornata a vivere in Europa, lavora a Londra per trasferirsi nuovamente, dopo tre anni, in Italia. Ha vissuto a Udine, Bologna, Roma, Napoli e Venezia.
http://www.luisamenazzimoretti.it
Tedofra ArtGallery
http://www.tedofra.it
Via Belle Arti 50 – Bologna
Tel 334.7266681

Museo del patrimonio industriale

Domenica 7 aprile 2013 alle ore 16:00, il Museo del Patrimonio Industriale propone una visita guidata su prenotazione alla mostra Giordani: costruire giocattoli.

Per cinque generazioni, dal 1875 al 1984, la famiglia Giordani ha dato vita, con impegno e passione, ad una ditta che, dall’originaria lavorazione del ferro, si è specializzata nella produzione di giocattoli sportivi e carrozzine. Questa “fabbrica della felicità” al servizio delle famiglie e dei bambini ha lasciato un segno indelebile nel loro immaginario ed una fama che ancora sopravvive, tanto da rendere oggi quegli oggetti particolarmente ambiti nel mercato del modernariato e del collezionismo.
Gli anni compresi tra la stampa del primo catalogo, nel 1915, ed il trasferimento dell’Azienda da Bologna al nuovo stabilimento di Casalecchio di Reno, nel 1961, dove regnerà la produzione in plastica, hanno rappresentato l’epoca pionieristica del giocattolo, costruito all’inizio in ferro e legno e poi in lamiera stampata, durante la quale il marchio Giordani si è accreditato dapprima in Italia, quindi in ambito internazionale.
L’apporto dei collezionisti del settore ha reso disponibili 37 giocattoli tra i più rappresentativi della produzione Giordani, alcuni dei quali rari o particolari, costruiti in ferro, legno e lamiera stampata: tricicli, biciclette con e senza ruotine, ciclo side-car, automobili a pedali, automobile elettrica, reattore, autoareoplano, ciclopattino, carrettino, carrozzine per bambino e per bambola.
Oltre 400 immagini di Cataloghi e foto d’epoca sono visibili in 5 visori ed una videoproiezione.

La visita guidata è gratuita mentre l’ingresso al Museo è a pagamento secondo il tariffario dell’Istituzione Bologna Musei .
Per informazioni e prenotazione (obbligatoria e da effettuarsi entro venerdì 5 aprile alle ore 13:00): telefono 051.6356611.
Il sito Internet del Museo è: sito web

Quando

7 Aprile 2013

Informazioni

Museo del Patrimonio Industriale

Via della Beverara 123 Bologna

tel. 051 6356611

Pasqua per musei

Aperture, visite guidate e attività didattiche

Sabato 30, domenica 31 marzo e lunedì 1 aprile il Museo di Palazzo Poggi sarà aperto con il seguente orario: 10.30 – 13.30 e 14.30 – 17.30

ATTIVITÀ:

Visite guidate: sabato, domenica e lunedì alle ore 11.00 e alle ore 15.00 (le visite sono gratuite previo pagamento del biglietto di ingresso al Museo);

Visita guidata animata “A mucchi di talpa. Il paesaggio nella cartografia”: domenica 31 marzo, ore 11.00 (attività gratuita, previo pagamento del biglietto di ingresso al Museo). Tempo: 1 ora e 1/2; età: dai 12 anni …

Laboratorio didattico “C’era una volta la cera”: lunedì 1 aprile ore 11.00 (costo 5 €, età 6-8 anni). Tempo: 2 ore. Per la durata del laboratorio è prevista, per genitori e accompagnatori, una visita guidata gratuita alle collezioni del Museo. Prenotazione obbligatoria: tel. 051.2099610 – museopoggi.info@unibo.it.

Museo di Palazzo Poggi
Via Zamboni, 33
40126 Bologna, Italy
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APPUNTAMENTI AL MAR

Nelle giornata di Pasqua domenica 31 marzo e di Pasquetta lunedì 1 aprile la mostra Borderline. Artisti tra normalità e follia. Da Bosch a Dalì, dall’Art Brut a Basquiat, promossa dal Comune di Ravenna, dall’Assessorato alla Cultura e dal Museo d’Arte della città, con il generoso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, è aperta dalle 9 alle 19 (al biglietteria

chiude un’ora prima)

appuntamenti di visita guidata

sabato 30, domenica 31 marzo e lunedì 1 aprile

alle 11.00 e alle 16.30

euro 12

su prenotazione

Genitori & Bambini

Sabato 30 marzo alle 16

tariffa bambini euro 3, tariffa adulti euro 7

su prenotazione

Serata aperitivo

dal 5 aprile al 15 giugno 2012

Ingresso venerdì sera con aperitivo e visita guidata euro 14

su prenotazione

Un tuffo nella Belle Epoque

mercoledì 3 aprile

ore 16

sala multimediale

conferenza di Adrea Speziali

Presiederanno l’incontro

Claudia Bassi Angelini, capo delegazione FAI

Claudio Spadoni, direttore artistico del MAR

ingresso libero

BORDERLINE – CONVERSAZIONI

venerdì 5 aprile ore 17

Arte e Follia
Le frontiere mobili dell’immaginario

Giorgio Bedoni
Psichiatra, psicoterapeuta, docente Accademia di Brera

Un viaggio lungo il crinale incerto che muove dal disagio e si libera nella creatività attraverso le storie, i linguaggi, gli autori presenti in mostra. Storie di Art Brut, fuori dalla “norma”, nate nell’ombra e lontane dai circuiti artistici ufficiali ma capaci di gettare sguardi sulla natura intima dell’uomo.

venerdì 12 aprile ore 17

Ai margini della coscienza, sul bordo
dell’incoscienza

Claudio Widmann
Psicoanalista junghiano

Come la psicoanalisi, ma prima della psicoanalisi, l’arte si interessò alle strutture formali che accomunano lo psichismo naïf dei bambini, dei primitivi e dei folli, rintracciando affinità eclatanti e differenze non meno significative. La psicologia analitica chiamò “inconscio collettivo” il bacino comune e originario da cui affiorano le immagini e indagò l’emergere – proprio grazie alle immagini – di una terraferma chiamata coscienza dall’oceano dell’inconscietà. Da allora, è sempre più diffusa la convinzione che l’uomo proceda sul bagnasciuga tra inconscio e coscienza, lungo un’incerta linea di confine popolata da immagini primordiali.

venerdì 19 aprile ore 17

Un sogno, guarire con l’arte
La vicenda di Carlo Zinelli (1916 – 1974)

Alessandro Zinelli
Presidente della Fondazione Carlo Zinelli, e nipote dell’autore

Un uomo semplice, artista “nascosto”, travolto dagli eventi della storia. «Il significato dell’opera di Carlo – scrive Sergio Marinelli – resta blindato per le sue stesse premesse e sono ridicole ed esilaranti tutte le pretese chiavi di decifrazione globale. Lui non ha mai parlato e non esiste possibilità di conferma testimoniale o documentaria di qualsiasi anche brillante ipotesi sulle sue pretese intenzioni artistiche. Questa sfida impossibile garantisce il fascino perenne della sua invenzione.»

venerdì 10 maggio ore 17

Amabilis insania e ansiosa normalità
Il racconto di una mostra

Claudio Spadoni
Direttore scientifico del Mar

Quando l’arte incontra la psicoanalisi e insieme si interrogano sul fattore “X”, sulla sorgente della creatività, in un faccia a faccia senza ipocrisie, senza infingimenti dove celebrati protagonisti dell’arte contemporanea manifestano sorprendenti interessi per gli esiti creativi degli atelier di ospedali psichiatrici, e similmente, nei confronti dell’arte primitiva e infantile.

ingresso libero

Informazioni e prenotazioni:

tel. 0544 482487

Ingresso mostra:

intero euro 9, ridotto 7

visita guidata sabato e domenica euro 12
genitori & bambini tariffa bambini euro 3, tariffa adulti euro 7

Ingresso venerdì sera con aperitivo e visita guidata euro 14

Negli appuntamenti su prenotazione non sono valide riduzioni e convenzioni

(in caso di mancato ranggiungimento del numero minimo di partecipanti la direzione si riserva di annullare la visita)

ingresso conferenze libero

http://www.museocitta.ra.it

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PASQUA E PASQUETTA CON NAM JUNE PAIK ALLA GALLERIA CIVICA DI MODENA
Palazzo Santa Margherita, Palazzina dei Giardini, corso Canalgrande
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Domenica 31 marzo, giorno di Pasqua e lunedì 1 aprile, lunedì dell’Angelo, sarà aperta al pubblico dalle 10.30 alle 19.30 la mostra “Nam June Paik in Italia”, allestita a Palazzo Santa Margherita e alla Palazzina dei Giardini fino al prossimo 2 giugno.

Curata da Silvia Ferrari, Serena Goldoni e Marco Pierini, organizzata e coprodotta dalla Galleria civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e realizzata in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti di Parma, la mostra riflette sulla presenza e sull’influenza dell’artista coreano in Italia a vent’anni esatti dalla vittoria del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1993.
Il percorso espositivo presenta una significativa selezione di opere
– oltre cento lavori provenienti da importanti collezioni italiane e si propone di ricostruire il rapporto dell’artista con il nostro Paese di cui è stato ospite assiduo, dagli anni Settanta a tutti gli anni Novanta, da solo o con altri artisti della galassia Fluxus,  impegnato in performance, mostre, scambi e dialoghi con critici, collezionisti, istituzioni.
Oltre ai numerosi lavori appartenuti ad Antonina Zaru, che con l’artista coreano ha intrattenuto un rapporto duraturo e fecondo sono esposti documenti e testimonianze fotografiche e filmate scaturite da un’ampia ricognizione condotta sul territorio emiliano, dove Paik ha trovato molta attenzione da parte di galleristi appassionati come Rosanna Chiessi e Carlo Cattelani e di accorti collezionisti.
L’ingresso è gratuito.

Note biografiche
Nam June Paik nasce a Seul (Corea) nel 1932. Compositore, performer, videoartista e grande sperimentatore mediatico, è stato uno dei protagonisti di spicco del movimento Fluxus.
Diplomatosi alla Tokyo University con una tesi su Arnold Schöenberg, continua i suoi studi in Germania alle Università di Monaco di Baviera e di Colonia e al Conservatorio di Musica di Friburgo. Dal 1958 al 1963 lavora con Karl-Heinz Stockhausen presso gli studi WRD di musica elettronica di Colonia. In questi anni conosce John Cage e comincia a partecipare ai festival Fluxus a seguito dell’incontro, nel 1961, con George Maciunas. Nel 1963 inaugura la sua prima mostra personale alla Galleria Parnass di Wuppertall, un’installazione di 13 video-monitor le cui immagini venivano distorte attraverso l’uso di magneti. Nel 1964 si trasferisce a New York dove inizia la collaborazione con la violoncellista Charlotte Moormann. Nel 1965 filma il traffico newyorkese durante la visita di Paolo VI con la prima telecamera amatoriale appena lanciata sul mercato dalla Sony, filmato che presenterà lo stesso giorno delle riprese con il titolo “Café Gogo”, opera sancita come il primo video d’arte della storia. Nel 1970 costruisce con Shuya Abe il sintetizzatore video colori, un dispositivo che permette di creare immagini autonome senza referenze nella realtà, e nel 1971 lavora al WNET’s TV lab di New York.
Nel 1974 espone all’Everson Museum of Art a Syracuse (New York) e nel 1976 e al Kilnischer Kunstverein di Colonia. Nel 1982 il Whithney Museum of American Art di New York gli dedica un’importante retrospettiva.
Nel 1984 lavora a “Good Morning, Mr. Orwell”, una trasmissione intercontinentale in diretta televisiva realizzata via satellite, il giorno di capodanno, dal Centre Pompidou, Parigi e dal Museum of Modern Art di New York che vede coinvolti personaggi come Laurie Anderson, Peter Gabriel, John Cage, Merce Cunningham, Salvador Dalí e Joseph Beuys. Nel 1987 viene eletto membro dell’Akademie der Kunste di Berlino e nel 1988 realizza “The More the Better”, una “torre dei media” per i giochi Olimpici di Seul costituita con 1003 monitor.
Nel 1990 tiene una personale a Reggio Emilia ai Chiostri di San Domenico.
Nel 1993 è ospite con Hans Haacke del Padiglione Tedesco alla XLV Biennale di Venezia, padiglione premiato con il Leone d’Oro.
Nel 1995 il Kunstmuseum di Wolfsburg gli dedica una personale, a cui seguono quelle del Solomon R. Guggenheim di New York, nel 2000 e di Bilbao, nel 2001. Muore a Miami il 29 gennaio 2006.

Nella foto: One for Violin, by Nam June Paik performed by Charlotte Moorman 01/05/1989, parti di legno di violino in scatola di plexiglass. Collezione privata

Mostra
Nam June Paik in Italia


Sede
Galleria civica di Modena, Palazzo Santa Margherita, Palazzina dei Giardini, corso Canalgrande

Periodo
16 febbraio-2 giugno 2013

Organizzazione e Produzione
Galleria civica di Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
in collaborazione con Fondazione Solares di Parma

Orari
dal 16 febbraio al 29 marzo
mercoledì-venerdì 10.30-13.00; 15.00-18.00
sabato, domenica e festivi 10.30-18.30
lunedì e martedì chiuso
dal 30 marzo al 2 giugno
mercoledì-venerdì
10.30-13.00; 16.00-19.30
sabato, domenica e festivi 10.30-19.30
lunedì e martedì chiuso

lunedì 1 aprile, Pasquetta, apertura straordinaria con orario festivo

Ingresso gratuito

Pasqua ai Diamanti
Domenica 31 marzo e lunedì 1 aprile la mostra rimarrà aperta dalle 10 alle 19
Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti
a Palazzo dei Diamanti fino al 9 giugno 2013
Informazioni e prenotazioni Mostre e Musei
Tel. 0532 244949 diamanti@comune.fe.it
Attivo anche il servizio di prenotazione online: www.palazzodiamanti.it


La Pompei di fine '800 nella pittura di Luigi Bazzani

Davvero!

La Pompei di fine ‘800 nella pittura di Luigi Bazzani

Fondazione del Monte
Via delle Donzelle 2, Bologna

Dal 29 marzo al 26 maggio 2013
Inaugurazione giovedì 28 marzo 2013, ore 18.00

Comunicato stampa

La Fondazione del Monte presenta, in collaborazione con l’Università di Bologna – Dipartimento di Storia Culture Civiltà, Sezione di Archeologia, un inedito progetto espositivo dedicato alla straordinaria figura dello scenografo e vedutista bolognese Luigi Bazzani (Bologna 1836 – Roma 1927), le cui opere sono conservate in molte prestigiose gallerie in Italia e all’estero: nel Museo Archeologico Nazionale e nella Galleria di Capodimonte a Napoli, nella Galleria di Arte Moderna a Roma, ma anche nel Victoria and Albert Museum di Londra, che acquistò dall’artista oltre cento acquerelli.

La mostra, realizzata con il contributo dell’Istituto Banco di Napoli – Fondazione e con la collaborazione della Soprintendenza dei beni Archeologici di Napoli e Pompei, sarà ospitata presso la sede bolognese della Fondazione del Monte dal 29 marzo al 26 maggio 2013.

Il progetto, tappa finale di un percorso di ricerca pluriennale condotto dall’Università di Bologna, ripercorre, attraverso un ricco apparato iconografico composto dalle opere di  Bazzani e da una serie di scatti che documentano l’attuale realtà pompeiana, l’eccezionale produzione del pittore bolognese, soffermandosi in particolare sullo straordinario contributo che i suoi acquerelli, caratterizzati da una grande qualità artistica e da una prodigiosa abilità tecnica, rappresentano ancora oggi per lo studio di Pompei e della sua storia.

L’esposizione intende, quindi, presentare al pubblico l’immenso patrimonio costituito dalle opere di questo artista – che operò a Pompei per circa un trentennio tra il 1880 e il 1910 circa – e composto da centinaia di acquerelli e disegni, in gran parte sconosciuti al pubblico e agli stessi archeologi, che restituiscono con assoluta precisione edifici e pitture oggi gravemente danneggiati o scomparsi.

Il percorso espositivo, articolato in sei differenti sezioni, inquadra la figura di Luigi Bazzani muovendo dagli inizi bolognesi – dove l’artista si distinse già in giovane età per l’abilità tecnica nella composizione di scene prospettiche e architettoniche che lo portò anche a collaborare agli allestimenti scenografici del Teatro Comunale della città – fino al momento del suo trasferimento a Roma nel 1861. Se da un lato l’attività di scenografo proseguì nei primi anni dal suo arrivo nella capitale, è pur vero che fu senz’altro questa l’occasione dei primi contatti con i monumenti dell’antichità classica, le cui rovine divennero la sua principale fonte di ispirazione.

Le sezioni successive propongono un vero e proprio viaggio nella Pompei della seconda metà dell’Ottocento, esplorando di volta in volta differenti momenti del periodo in cui Luigi Bazzani operò nella città campana: il complesso rapporto tra la pittura e la fotografia, tecnica innovativa che andava affermandosi proprio in quegli anni, la corrente “neopompeiana” di ispirazione storica, alla quale lo stesso Bazzani aderì per qualche tempo, l’evoluzione definitiva del suo lavoro verso il vedutismo, il cui intento era quello di far rivivere nell’osservatore il fascino e l’emozione di una visita alla città antica. Un’ulteriore sezione è poi dedicata alle opere in cui Bazzani si cimentò con le tecniche del rilievo architettonico, un aspetto finora poco noto ma di grande interesse per la ricerca archeologica.

L’ultima parte del percorso, di carattere più tecnico, è, invece, dedicata alle metodologie oggi impiegate per la documentazione degli apparati decorativi nei progetti di ricerca e di formazione dell’Ateneo bolognese, dal rilievo fotogrammetrico alla ricostruzione tridimensionale, senza trascurare tecniche tradizionali come la tempera e l’acquerello per la ricostruzione della policromia originale delle pareti.

Il progetto espositivo viene, inoltre, arricchito da un importante “servizio permanente” a disposizione degli studiosi e del pubblico: un sito internet realizzato in collaborazione col CINECA, in cui saranno disponibili tutte le opere pompeiane di Bazzani, localizzate nella città antica e corredate di scheda illustrativa e confronto fotografico con la situazione attuale.

Con la mostra “Davvero! La Pompei di fine ‘800 nella pittura di Luigi Bazzani”, riparte, infine, il progetto di didattica “Un’aula in Fondazione”. Attraverso i tre percorsi modulati per ogni fascia d’età – La storia, Il mito e Il Colore – la proposta educativa si rivolge direttamente alle scuole della città offrendo la visita guidata alla mostra e il laboratorio di didattica dell’arte, ideati e realizzati entrambi per promuovere l’educazione allo sguardo, per comprendere e interpretare le immagini e le suggestioni artistiche di Luigi Bazzani in particolare e, più in generale, dell’arte.

In occasione della mostra verrà realizzato un ampio catalogo riccamente illustrato, con contributi di specialisti di archeologia, storia dell’arte e restauro.

Dopo la tappa bolognese, la mostra proseguirà a Napoli presso il Museo Archeologico Nazionale, a partire dal 4 luglio 2013.

Mostra Manzù

Nell’ambito delle manifestazioni per la ricorrenza del 50° anniversario di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II (ottobre 1962) la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro di Bologna dedica una mostra al grande scultore Giacomo Manzù, in considerazione anche del rapporto intercorso tra l’artista e il cardinale Giacomo Lercaro, uno dei quattro moderatori del Vaticano II.

La mostra – a cura di Andrea Dall’Asta S.I., Francesco Buranelli, Marcella Cossu, Giulia Manzù, Francesca Passerini, Elena Pontiggia – comprende una cinquantina di opere realizzate tra il 1929 e il 1988, molte delle quali – sculture, disegni, incisioni e pitture – provengono dalla Raccolta Manzù di Ardea collegata alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma. Altre, dalle collezioni della Fondazione Manzù di Ardea e della Raccolta Lercaro di Bologna.
Sono inoltre esposte fotografie dell’epoca e parte di una corrispondenza epistolare intercorsa tra Manzù e alcuni significativi protagonisti del periodo, in particolare il cardinale Giacomo Lercaro.
L’intento è quello di ripercorrere le tappe principali del cammino umano e creativo dell’artista, nel desiderio di far emergere i tratti che lo hanno reso, insieme alle sue opere, uno tra i più significativi protagonisti del dialogo arte-fede nel XX secolo.
Un particolare riferimento, quindi, è riservato al periodo compreso tra la vincita del primo concorso per le porte della basilica di San Pietro in Vaticano sul tema “Il Trionfo della Chiesa” (1947-48), le successive elaborazioni, specchio di una vicenda complessa segnata da tribolazioni interiori (1949-60), e l’approdo alla realizzazione dell’opera universalmente conosciuta, la “Porta della Morte” (1961-64).
Attraverso lo snodo delle diverse sezioni emergono i temi fondamentali che hanno caratterizzato il percorso di Manzù: dal rapporto con don Giuseppe De Luca, caro amico, consigliere e spesso intermediario tra l’artista e il mondo ecclesiastico vaticano, a quello più conosciuto e maggiormente indagato con papa Giovanni XXIII. Emerge soprattutto l’urgenza di accordare i grandi temi della tradizione cristiana con una spiritualità che affonda le proprie radici nella realtà dell’uomo contemporaneo, drammaticamente segnata dalla guerra e dall’ingiustizia. Solo radicandosi nell’opacità della realtà umana è possibile intraprendere cammini di liberazione e di riconciliazione.

Quando

Dal 15 Marzo al 7 Luglio 2013
inaugurazione venerdì 15 marzo, ore 18, alla presenza di Antonio Paolucci
dal 16 marzo:
dal martedì alla domenica: 11-18.30
Chiuso il lunedì (feriali) e il giorno di Pasqua (31 marzo)
Aperto il lunedì dell’Angelo (1 aprile), 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno

Informazioni

Galleria d’Arte Moderna Raccolta Lercaro

Via Riva Reno 57, Bologna

Allegorie cinquecentesche

L’ICONOLOGIA DI CESARE RIPA
E L’ALLEGORIA DEL CINQUECENTO
conferenza di Sonia Maffei; introduce Sonia Cavicchioli

mercoledì 6 marzo  2013, ore 17
Aula Magna di S. Cristina, p.tta G.Morandi 2, Bologna

ingresso libero

Prosegue la rassegna “I Mercoledì di S. Cristina – incontri con l’arte 2013” organizzata dal Dipartimento delle Arti (DARvipem) dell’Università di Bologna. Le conferenze si svolgono nell’Aula Magna del Complesso di S. Cristina in piazzetta G. Morandi, 2 a Bologna, ad ingresso libero.

mercoledì  6 marzo  2013, ore 17
L’Iconologia di Cesare Ripa e l’allegoria del Cinquecento conferenza di Sonia Maffei (Università di Bergamo); introduce Sonia Cavicchioli (Dipartimento delle Arti – Università di Bologna).

L’Iconologia di Cesare Ripa, edita per la prima volta nel 1593, offre il più vasto repertorio delle immagini allegoriche adottate dalle arti figurative. La grande fortuna di quest’opera consacra il successo e l’interesse moderno per il mondo dei simboli e delle immagini che, unite alla parola dei letterati, diventano a tutti gli effetti un nuovo linguaggio. Prodotto corale di un’epoca, l’opera rappresenta l’insieme stratificato e composito di fonti diverse nello spirito enciclopedico che aveva preso campo in tutta Europa a partire dal Cinquecento. Il suo successo europeo contribuisce alla creazione di un linguaggio figurativo allegorico omogeneo e universale, che progressivamente diventa il punto di riferimento di artisti di epoche e paesi diversi. Tuttavia Ripa non è interessato al fatto artistico nella sua tecnica e  materialità, quello che gli interessa è il rapporto mentale tra idee e figure e il potere comunicativo straordinario delle immagini, capaci di offrire un’alternativa universale e espressiva alla parola.
Può essere interessante oggi rianalizzare quest’opera che, con il suo atteggiamento protosemiotico, ha saputo attraversare lingue e culture diverse, e con incredibile longevità sa ispirare ancora l’arte contemporanea. Le incisioni sono la forza dell’opera di Ripa, l’hanno resa per tre secoli manuale per gli artisti e gli eruditi di tutta Europa.

SONIA MAFFEI
È professore associato di Storia della critica d’arte presso l’Università di Bergamo dove si occupa di letteratura artistica del Cinquecento con particolare attenzione al lessico delle arti e alle fonti del linguaggio figurativo allegorico e simbolico. Si è formata all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore dove ha curato progetti di informatica applicata ai beni culturali. Ha pubblicato, tra l’altro: Luciano di Samosata. Descrizioni di opere d’arte, Torino 1994; La fama di Laocoonte nei testi del Cinquecento, in S. Settis, Laocoonte, Fama e stile, Roma 1999; Le radici antiche dei simboli. Studi sull’Iconologia di Cesare Ripa e i suoi rapporti con l’Antico, Napoli 2009; e curato il volume A.F. Doni, Le Nuove Pitture del Doni Fiorentino, Napoli 2007.

per informazioni al pubblico: dott.ssa Elena Cocchi tel. 051.20972 74 – elena.cocchi@unibo.it
Dipartimento delle Arti – Complesso di Santa Cristina tel. 051.20972 60 – http://www.dar.unibo.it

Prossimo appuntamento della rassegna “I mercoledì di S. Cristina”: mercoledì 20 marzo, ore 17
Aldèbaran; dialogo fra culture artistiche
conferenza di Sergio Marinelli (Università di Venezia); introduce Marinella Pigozzi (DARvipem)

Opera lirica e balletto

Fedele d’Amico: FORMA DIVINA. SAGGI SULL’OPERA LIRICA E SUL BALLETTO
due volumi a cura di Nicola Badolato e Lorenzo Bianconi
presentano L. Bianconi, E. Cervellati, J. Pellegrini, G. Pestelli, con esecuzioni musicali

giovedì 21 febbraio 2013, ore 16.30
nel salone di palazzo Marescotti, via Barberia 4 – Bologna

ingresso libero fino esaurimento posti

Si apre con il primo dei quattro incontri in programma, il progetto della sezione Musica del Centro La Soffitta – Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna: “IL DISCORSO MUSICALE. Presentazioni di libri insieme agli autori, con esecuzioni musicali” a cura di Carla Cuomo, Maurizio Giani, Cesarino Ruini, inserito nella XXV rassegna LA SOFFITTA 2013.

Giovedì 21 febbraio 2013, ore 16.30 in Salone Marescotti (ingresso libero):
Fedele d’Amico “FORMA DIVINA. SAGGI SULL’OPERA LIRICA E SUL BALLETTO” opera in due volumi a cura di Nicola Badolato e Lorenzo Bianconi, prefazione di Giorgio Pestelli (Leo S. Olschki editore, Firenze 2012). Presentano: Lorenzo Bianconi, Elena Cervellati, Jacopo Pellegrini e Giorgio Pestelli.
Esempi musicali dal vivo con: Patrizia Biccirè, soprano; Maurizio Leoni, baritono; Paola Del Verme, pianista. Eseguiranno: G. Rossini, “Guillaume Tell” atto II scena II; G. Verdi “Il trovatore” parte IV scena II; P.I. Čajkovskij “Evgenij Onegin” atto I, quadro III, scena II; G. Puccini, “Turandot” atto I; G.F. Malipiero “Sette canzoni” n.1: I vagabondi.

Forma divina raccoglie, in due tomi, ottanta saggi che il critico musicale Fedele d’Amico concepì come programmi di sala per opere e balletti rappresentati nei principali teatri italiani tra il 1950 e il 1988. Come in un vademecum da leggere e meditare prima o dopo lo spettacolo, il lettore potrà affrontare singole opere; ma potrà anche ripercorrere il sentiero cronologico-storico del melodramma e del balletto dal Settecento ad oggi, da Gluck e Mozart a Stravinskij e Berio, passando per Rossini, Verdi, Bizet, Puccini e i grandi russi.

Fedele d’Amico (Roma, 1912-90), chiamato familiarmente Lele, figlio del critico teatrale Silvio, dopo la laurea in giurisprudenza studia musica; inizia a collaborare come critico musicale a “Il Tevere”; fu direttore negli anni 1943-44 del giornale “Voce operaia”. Nel 1938 sposò Suso Cecchi ed ebbe tre figli: Masolino Silvia e Caterina. Al termine della guerra, d’Amico riprese l’attività di critico musicale collaborando a varie riviste e come consulente musicale della RAI. Dal 1967 all’89 fu critico musicale de “l’Espresso” e dal 1963 fu professore di Storia della Musica all’Università La Sapienza di Roma.

Patrizia Biccirè soprano
Dopo il debutto al Rossini Opera Festival di Pesaro ha avviato una carriera che l’ha condotta sulle maggiori scene internazionali. In aprile sarà Adalgisa nella Norma di Bellini al Comunale di Bologna.

Maurizio Leoni baritono
Artista versatile, di formazione sia lirica sia cameristica, ha al suo attivo esperienze nella musica contemporanea, nell’operetta, nel teatro di prosa e nella regìa operistica (Il convitato di pietra di Vincenzo Righini al Belcanto Festival di Dordrecht).

Paola Del Verme pianista
Pianista di grande esperienza come maestro collaboratore, svolge attività concertistica con cantanti lirici e in formazioni da camera e collabora con diversi cori (ha fondato e dirige da alcuni anni la Corale “Quadrivium – Città di Medicina”).

Informazioni al pubblico: CENTRO LA SOFFITTA tel. 051.2092000 – http://www.dar.unibo.it

L'invenzione del Rinascimento

I MERCOLEDÌ DI S. CRISTINA  INCONTRI CON L’ARTE – 2013

PIETRO BEMBO E L’INVENZIONE DEL RINASCIMENTO
Ragioni e progetto di una mostra

mercoledì 20 febbraio 2013, ore 17
Aula Magna di S. Cristina, p.tta G.Morandi 2, Bologna

ingresso libero

Prosegue la rassegna “I Mercoledì di S. Cristina – incontri con l’arte 2013” organizzata dal Dipartimento delle Arti (DARvipem) dell’Università di Bologna. Le conferenze si svolgono nell’Aula Magna del Complesso di S. Cristina in piazzetta G. Morandi, 2 a Bologna, ad ingresso libero.

mercoledì  20 febbraio 2013, ore 17
PIETRO BEMBO E L’INVENZIONE DEL RINASCIMENTO. Ragioni e progetto di una mostra conferenza di Davide Gasparotto (direttore della Galleria Estense di Modena); introduce Andrea Bacchi  (DARvipem).

Presentazione del progetto e delle motivazioni alla base della mostra “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento” in corso fino al 19 maggio 2013 a Padova, nel Palazzo del Monte di Pietà (in piazza Duomo, 14. Info:www.mostrabembo.it). Dopo cinque secoli tornano a Padova i capolavori della collezione che l’intellettuale veneto, poi divenuto cardinale, aveva riunito nella propria casa, ancora esistente nell’attuale via Altinate. La mostra, curata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Adolfo Tura, incude opere da Mategna a Raffaello, da Giovanni Bellini a Tiziano, che Bembo collezionò o che vide creare, spesso contribuendo alla loro ideazione. Pietro Bembo è una figura poliedrica del Cinquecento, fu poeta, storiografo della Repubblica Veneta e letterato che influenzò in modo determinante la letteratura rinascimentale.

Spiega il curatore dell’incontro:”Perché organizzare una mostra d’arte intorno alla figura di un letterato? Se questo è Pietro Bembo (Venezia, 1470 – Roma, 1547) ci sono almeno due motivazioni fondamentali: da un lato Bembo mise insieme a Padova una collezione d’arte che pur non potendo rivaleggiare in quantità e sfarzo con altre illustri raccolte del tempo, s’impose come un modello agli occhi dei contemporanei; dall’altra egli manifestò un’acuta consapevolezza che l’operazione di unificazione linguistica cui egli aspirava in campo letterario si stava in quello stesso momento attuando sul terreno dell’arte figurativa. Sono gli artisti della Roma di Leone X i primi a raggiungere, anticipando i letterati, il traguardo di una lingua dell’arte che ha la forza di imporsi in maniera autorevole come un modello comune in tutta la Penisola e poco dopo in tutta Europa. Nel proemio al terzo libro delle Prose della volgar lingua (1525) Bembo manifesta chiaramente questa consapevolezza, individuando senza esitazione i due campioni di questa rivoluzione linguistica in Raffaello e Michelangelo. La ricostruzione della collezione, i rapporti di Bembo con gli artisti (da Bellini a Raffaello a Tiziano), la svolta cruciale della “maniera moderna” sono il fulcro attorno a cui si è organizzato il progetto della mostra.”

Davide Gasparotto, nato a Bassano del Grappa nel 1965, ha lavorato per molti anni alla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Parma e Piacenza, e attualmente è direttore della Galleria Estense di Modena. Pur occupandosi attivamente di tutela territoriale (Il Collegio Alberoni di Piacenza. Guida alle collezioni, Milano 2003; La Maestà del Duomo di Piacenza. Il restauro, Piacenza 2004), non ha mai cessato di coltivare i suoi primari interessi di ricerca, che vertono in modo particolare sulla scultura, la glittica, la medaglistica e in generale le arti decorative del Rinascimento italiano (Valerio Belli Vicentino, con H. Burns e M. Collareta, Vicenza 2000; Giambologna, Roma 2005; Bonacolsi l’Antico, con Filippo Trevisani, Milano 2008). Fra 2011 e 2012 è stato Andrew W. Mellon Fellow presso il Metropolitan Museum of Art di New York.

per informazioni al pubblico: dott.ssa Elena Cocchi tel. 051.20972 74 – elena.cocchi@unibo.it
Dipartimento delle Arti – Complesso di Santa Cristina tel. 051.20972 60 – http://www.dar.unibo.it

Prossimo appuntamento della rassegna “I mercoledì di S. Cristina”: mercoledì 6 marzo, ore 17
L’iconologia di Cesare Ripa e l’allegoria del Cinquecento
conferenza di Sonia Maffei (Università di Bergamo); introduce Sonia Cavicchioli (DARvipem)

Il Giardino delle storie

Di Gianni Brunoro, febbraio 11th, 2013

È indubbio merito dei graphic novel avere imposto per il fumetto una visuale decisamente nuova, il fatto cioè che questo tipo di storie sono decisamente letteratura. Ma anche prima che il graphic novel si imponesse, diventando una specie di moda, oltre che, beninteso, una importante dimensione innovativa del fumetto stesso, c’erano autori – e non rari – le cui opere erano, quali più quali meno, intrise di un’aura letteraria. Se non altro nel senso che esse evidenziavano legami non fatui con questa o quella corrente letteraria oppure avevano contenuti riconducibili a dignitose parafrasi di un qualche momento della Storia, proprio quella con la maiuscola. Fra gli autori di questo genere, Vittorio Giardino è senza dubbio uno dei più significativi.

La sua è una “letterarietà” evidenziata fin dall’esordio, 1979, con il personaggio Sam Pezzo: che è un tipico investigatore privato da hard-boiled school, con le caratteristiche di non-eroe, ironico e amaro. E dalle cui storie traspare con evidenza il debito di ispirazione di Giardino verso un raffinato autore letterario di “genere” quale fu Raymond Chandler, creatore del “romantico” investigatore Philip Marlowe. Solo che Giardino è ormai – quarant’anni dopo – un fumettistico Chandler più smagato, che ha perso l’innocenza. E Sam Pezzo è un personaggio più incarognito di Philip Marlowe, investigatore in una città anonima, che è peraltro una riconoscibile Bologna. Dove si dipanano non tanto degli arzigogolati mistery, quanto dei violenti racconti d’azione, veri noir, quindi gialli metropolitani capaci di dipingere una città dura, come poteva essere la Milano di Giorgio Scerbanenco o di Piero Colaprico. E come avviene in letteratura – dove una parte di ciò che un tempo era “genere” è ormai da una ventina d’anni acquisito al livello di letteratura tout court – così anche il serial Sam Pezzo, visto e valutato oggi in un’ottica più aggiornata, si può ritenere un valido esempio di graphic novel, intesa appunto come un fumetto letterariamente valido.

Sono considerazioni che valgono ancora di più per la successiva creatura di Giardino, Max Fridman (1982), una serie di spionaggio ambientata, all’inizio, negli anni Quaranta fra Balcani e Medio Oriente. Quindi, ancora, un riferimento letterario abbastanza tipico. Fridman sembra essere un personaggio uscito dalla fantasia di Eric Ambler, il grande scrittore che praticamente inventò la spy story moderna, autore di capolavori quali La maschera di Dimitrios, Una sporca storia, o Topkapi, di ambiente balcanico. Ma anche di altri romanzi sullo sfondo di altre zone calde del mondo, nelle quali l’autore seppe sempre essere sorprendentemente profetico sulle vicende dei paesi trattati nelle sue narrazioni.
Max Fridman è un insolito agente segreto francese al servizio della “Ditta”, uno specialista in disastri internazionali. Il suo è un esordio canonico: dentro al Grande Gioco c’è già stato – è cioè appartenuto ai Servizi Segreti – ma ne è uscito. Solo che, pena un ricatto, viene costretto a rientrarvi una tantum per una questione di emergenza. Da come si presenta, da come agisce, non è un esibizionistico James Bond, “bello e impossibile”, donnaiolo e capace di qualunque impresa. Al contrario, Fridman sembra un “uomo senza qualità”, ma è soltanto apparenza. Quanto sia azzeccata, quanto realistica la messa a punto di un personaggio secondo tale parametro, lo evidenzia un fatto drammatico che ha coinvolto proprio l’Italia nel 2005: quando alla liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, rapita dai terroristi della Jihad islamica mentre si trovava a Baghdad, provvide un “ometto” anonimo e ignoto, Nicola Calipari. Il quale, in quella specifica circostanza, dovette invece uscire allo scoperto, rivelandosi per quel che era, un prezioso agente dei servizi di sicurezza italiani, insomma una spia dai canonici requisiti dei romanzi del settore. E autentico eroe, che purtroppo nell’impresa perse la vita.

In effetti, è proprio questa la realistica entità di Max Fridman: nelle sue vicende si rivelerà capace di sfuggire a micidiali trappole. All’occorrenza, che nervi d’acciaio sa sfoderare! E che prontezza di riflessi! Lanciare lontano una borsa, per la fulminea intuizione che esploderà dopo un istante. Gettarsi provvidenzialmente a terra, una frazione di secondo prima dello sparo che lo colpirebbe, perché con la coda dell’occhio – sempre sul chi vive! – ha intercettato un movimento sospetto. Saltare dall’auto in corsa, non appena intravede la possibilità di seminare gli inseguitori, balzando sull’autobus che sta giusto per partire… Senza qualità? Forse ne ha fin troppe, tanto da lasciare intuire talvolta d’essere un po’ anti-eroe, che è la maniera altra di essere “eroe”. Max Fridman è davvero un non-eroe: uno coi piedi per terra, solido realista, senza ideologie inculcate ma con certe proprie idee ben chiare, e ben radicato sullo sfondo concreto della storia. Nelle pagine di Rapsodia Ungherese e di La porta d’Oriente, le prime due splendide spy-story di cui Max Fridman è protagonista, si respira tutta la passione dell’autore per il cinema e la letteratura, i filtri colti tramite i quali egli propone la storia. E le vicende sono scandite da un grande ritmo nell’azione.

Giardino ricostruisce con segno raffinato le atmosfere di Budapest come di Istanbul, ricreando il clima degli anni Trenta, dove Max Fridman si aggira apparentemente indifeso. Non lasciamoci ingannare: Max è in grado, grazie al suo cervello analitico, di districarsi dalle trappole più insidiose, da vero “gentiluomo di ventura” prigioniero di un’epoca che non ha più eroi. Per cui nelle pagine di quei racconti, Max Fridman conduce il lettore in quel momento storico di un’Europa tutta complotti e intrighi, dove le tensioni politiche stanno per fare esplodere la Seconda guerra mondiale. Ma non sarà diversamente per il racconto successivo, che vede Max Fridman impegnato sul fronte della guerra civile spagnola; episodio che, nel corso della sua creazione, si è andato dilatando a dismisura – da uno a tre volumi – fra le mani dell’autore, proprio grazie al suo coinvolgimento per la storia della Spagna di quel periodo. Come, per esempio, ne era stato coinvolto Ernest Hemingway, che vi ambientò poi il suo celebre Per chi suona la campana, diventato popolare anche per la trasposizione cinematografica interpretata da Gary Cooper e Ingrid Bergman; come ne era stato affascinato André Malraux, autore a sua volta di un’opera ambientata in quel conflitto fratricida, come La speranza; o come ne era stato trascinato Georges Bernanos, autore della altrettanto famosa requisitoria contro il franchismo I grandi cimiteri sotto la luna; e come vi era stato attratto Robert Capa, uno dei più celebrati fotoreporter mondiali, il quale fra l’altro vi scattò quella istantanea del miliziano che cade colpito a morte, diventata una delle più discusse immagini della storia della fotografia, autentica icona della Storia tout court.

Ecco dunque alcuni esempi di come anche Vittorio Giardino opera nel contesto di una fitta interdipendenza e di un vivido dialogo interculturale tra il fumetto – l’arte espressiva da lui praticata – e la letteratura, il cinema, la fotografia, ossia altri media che caratterizzano la nostra società. Senza contare che in realtà tutta la sua opera è impregnata di questo spirito. Dalla serie Jonas Fink, tuttora non conclusa, che si svolge nella Praga degli anni Cinquanta sullo sfondo delle purghe staliniane, alla nutrita serie di racconti brevi, che nell’insieme costituiscono una finestra aperta sulla società e il costume dei nostri tempi. È come dire: un fumettaro dai cui lavori traspare lo spirito di uno storico e di un sociologo, che sa esprimersi a livello di un autore solidamente letterario.

DURANTE IL FESTIVAL:

inaugurazione con l’autore 21 febbraio • H 19
incontri con l’autore:
19 Febbraio • H 18 – CINEMA LUMIÈRE
21 Febbraio • H 15  – SCUOLA DI LETTERE E BENI CULTURALI – AULA 3
23 Febbraio • H 18  – CINEMA LUMIÈRE
dediche:
22 Febbraio • H 16 – LIBRERIA COOP AMBASCIATORI

http://www.bilbolbul.net/blog/?p=3333