Il Leviatano

di Lorenzo Maria Pacini

Ci troviamo nel bel mezzo di una riorganizzazione verticistica ed autoritaria del sistema globalista, il quale aveva cominciato a perdere consenso presso le masse riplebeizzate e sofferenti, che con i loro guaiti, come diceva Giulietto Chiesa, cercano una rivendicazione attraverso il sovranismo, il populismo, forme spesso incoerenti ma indice del palese disagio della post-modernità globalista. Ebbene, questa sterzata autoritaria serve a far sì che la classe dominante mantenga il dominio, riconfermando lo status quo senza il consenso del popolo.

La nuova configurazione di regime sanitario e terapeutico si lascia inquadrare nel modello proposto da un classico della letteratura filosofica politica della modernità, il Leviatano di Thomas Hobbes, nel quale possiamo rintracciare degli spunti utili per comprendere il nostro tempo. Stiamo passando da un sistema capital-globalista permissivo e consumistico ad uno autoritario, nel quale il controllo totale dei sudditi è il leit motiv ricorrente, che deve mettere fuori legge qualsiasi forma persino del precedente modello, fatto di narcisismo edonista e consumo sfrenato nell’annichilimento della persona.

Il modello cessa di essere quello del consumatore anarchico per divenire quello del suddito descritto da Hobbes, che rinuncia cioè a tutto pur di veder garantite la sua salute e la sua sicurezza. Affinché possa prevalere questo modello hobbesiano, occorre riproporre una condizione analoga a quella descritta nel libro del filosofo inglese: la pandemia del covid-19. Nello stato di natura, ciascuno è un potenziale lupo pronto a mangiare il prossimo (homo homini lupus, diceva Hobbes); trasponendo nelle recenti vicende, ogni individuo è un potenziale untore diffusore del virus (homo homini virus, diremmo oggi); si ha di fatto un regresso allo stato di vita precedente alla politica, nel quale vige il caos, e per uscirne risulta necessario garantire una soluzione.

Controllo mentale

Quando la vita è la posta in palio accade che gli uomini siano disposti a cedere tutte le libertà pur di vedere salva la vita stessa. Ed è proprio su questa paura che sorge dagli abissi dei mari il Leviatano, diabolico mostro pronto a divorare chiunque non osi sottostare ai suoi comandi. Perché il nuovo mostro sanitario possa, quindi, operare a pieno regime – e regime è la parola più adatta – la paura è necessaria e deve stabilirsi quale regola di tutta la vita sociale. L’altro, il mio prossimo, torna ad essere visto come un nemico, un virus appunto (anche se non dimostra di essere tale), dal quale fuggire via o peggio ancora verso il quale combattere, disintegrando così gli elementi fondanti della vita comunitaria; egualmente viene imposto l’isolamento del singolo per evitare il contagio dell’altro, di ciò che l’altro ha in sé, o meglio di chi è in sé. La mascherina, oltre a essere il marchio del nuovo docile suddito, è anche la spia che ci ricorda in ogni istante che noi stessi e chi ci sta intorno siamo potenziali contagiati e contagiatori, “asintomatici” portatori del male.

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La cura del dottor Goebbels

Analisi perfetta

Il simplicissimus

esercito-coronavirusSe non puoi più promettere il paradiso, spalanca le porte dell’inferno. Mi piacerebbe poter dire che si tratta di una antica perla di saggezza è invece è una considerazione talmente innestata nel presente da parere inattuale: è quasi una costante che quando le grandi illusioni falliscono il potere costituito non  passa ad obiettivi più modesti, ma al loro esatto contrario. Una ritirata progressiva porterebbe alla crisi di paradigma e alla contestazione degli assetti di potere, mentre il ribaltamento improvviso delle prospettive è talmente scioccante da annichilire ogni reazione. Situazioni simili sono studiate in psicologia sperimentale, ma anche al di fuori della provetta ce ne sono parecchi esempi  e forse il più vicino nel tempo è quello della battaglia di Stalingrado e il successivo celebre discorso  di Goebbels sulla guerra totale: il regime hitleriano avrebbe potuto minimizzare la disfatta, ma ben presto lo stesso avvicendamento delle truppe al fronte avrebbe spalancato…

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Marcia sulle rovine

gibbon

In nome del doveroso rispetto delle regole, da più di vent’anni l’Italia ha smesso di crescere,  di creare e assicurare  lavoro stabile per i propri figli, di  salvaguardare l’accesso ai servizi sociali, di tutelare la salute, di dare istruzione e cultura, di esercitare la regolare manutenzione del territorio.

Ogni giorno la grande stampa auspica la promozione a più alto incarico del ministro Franceschini, impegnato in prima persona a battersi in quella che qualcuno ha chiamato la “guerra delle briciole”, per far riconoscere agli italiani il ruolo di baristi,  osti, portieri, locandieri, facchini, autisti, marmittoni.

Come è giusto esigere da un paese retrocesso a terzo mondo interno dell’Occidente, che è obbligato a prestarsi a un futuro servile, terra di giacimenti culturali troppo poco sfruttati, di paesaggi non abbastanza  degradati, di musei non sufficientemente abili a fare cassa, a aree archeologiche non sufficientemente predisposte a ospitare sfilate di mutande, a gallerie poco pronte a esibire mostre farlocche a beneficio dei critici/manager, delle multinazionali dei cataloghi e dei gadget, delle assicurazioni e dei “servizi aggiuntivi”: edizioni di scadenti sussidiari, ristorazione, merchandising.

Il destino è segnato, si riaprono i cantieri, la gleba torna  ai solchi bagnati di servo sudor e le città d’arte devono riaprirsi come prima e peggio di prima all’arrivo desiderato e promosso di turisti. Peggio di prima, si, perché dobbiamo scontare il danno alla reputazione di essere in testa ai paesi contagiati, con record di morti che gettano ombre sulla nostra ospitalità ed efficienza,  avanguardia tra gli accattoni del Mes .

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/05/27/marcia-sulle-rovine-ditalia/

Inutilità

Tentare di informare oggi è impossibile:

Poi invece è accaduto proprio questo e con la velocità  del lampo ed ecco che il Fatto e il Manifesto  sono diventati accaniti difensori del governo Conte, prima contro un presunto ” pericolo fascista” di Salvini utilizzato per mettere assieme i due contendenti che giuravano di essere come l’acqua e l’olio e poi affratellati da una finzione epidemica che li rende testimonial della ineffabile bontà del governo salvavita, cantori del virus,  dell’Europa e addirittura dei miliardi a fondo perduto che non ci sono come è detto a chiare lettere nelle dichiarazioni ufficiali e insomma degli inganni prodotti durante il fermo del Paese e di quelli che vanno  sotto il capitolo ripartenza: la minaccia di  prolungamento dell’emergenza  fino al prossimo anno,  del tutto inutile e in ogni caso controproducente per una qualunque ripresa, è stato concepito proprio per controllare la situazione quando finalmente i cittadini capiranno di essere stati fregati e sacrificati al grande capitale. Ma la formazione del giornale unico non è che l’effetto finale di un lungo cammino che dapprima ha visto la concentrazione delle testate direttamente o per vie traverse  in capo a un numero ristrettissimo di giganteschi soggetti economici e comunque ad aggregazioni di potere contigue a quelle: le ultime, residue resistenze sono state abbattute dalla favola del virus che non ha consentito di  conservare distinzioni apprezzabili ad occhio nudo se non quelle  dovute agli stilemi narrativi e alle formattazioni che sono ormai le distinzioni cui si aggrappano gli ultimi fedeli.

D’altronde in questa occasione niente era più necessario e imperativo  che compattare l’informazione intorno alla tesi della pestilenza, la quale  in primo luogo è stata una grande prova del potere persuasivo della comunicazione centralizzata nella quale si è anche messa a fuoco la convergenza di una scienza prostituita e dei governi di espressione politico – finanziaria: dunque non era possibile tollerare diserzioni di sorta di fronte al copione generale, già c’era il web non ancora interamente domato e occupato dalle voci ufficiali  per il quale sono stati istituiti tribunali inquisitori dal momento che niente come la menzogna ha bisogno di proclamarsi come verità. Non so immaginare se e quando potremo riavere un’informazione libera, visto che di emergenza in emergenza, di impoverimento in impoverimento, di stato di eccezione in stato di eccezione la situazione attuale verrà conservata e ribadita molto a lungo o addirittura rischi di diventare la normalità delle forme di governance, ma di certo ci sarà bisogno di un ricambio generazionale. Non so nemmeno se alla maggioranza delle persone importi poi molto della libertà di parola o se la ripetizione acritica e puramente assertiva non abbia preso il posto della socialità e della politica, (sottolineatura nostra) ma se per Hegel la lettura dei giornali era la preghiera mattutina, di certo oggi è la bestemmia quotidiana.

estratto da http://ilsimplicissimus2.com/2020/05/21/la-bestemmia-quotidiana/

Sedotti e abbandonati

C’è stato nei giorni scorsi un timido tentativo di ribellione alla segregazione e alle ridicole misure della cosiddetta fase due da parte  dei commercianti e dei lavoratori autonomi messi in condizione di non poter più lavorare e di dover chiudere letteralmente bottega. Tentativo timido, presto risoltosi con le solite multe,  perché effettuato da persone allergiche alla piazza e anzi solida base delle maggioranze silenziose, ma soprattutto perché portato avanti da gente frastornata e incredula, convinta che sarebbe stata appoggiata e supportata dalle opposizioni nel triste percorso di un’epidemia puramente narrativa, mentre si è accorta che ormai piccolo è brutto, che le misure andavano a favorire senza alcuna ragione sostanziale, le grandi organizzazioni di distribuzione, sia fisica che di rete, le grandi aziende e persino il latifondo con i suoi schiavi immigrati la cui ressa contraddice in assoluto le stesse premesse della segregazione; che insomma loro erano ormai fuori dal trionfante cammino del neoliberismo che avevano appoggiato con entusiasmo illudendosi di esserne i protagonisti.

In Italia si arriverà tranquillamente  fino al 2023, determinando la moria di almeno i tre quarti delle piccole e microaziende italiane pur di evitare le elezioni e far arrivare i parlamentari a fine legislatura. Con Conte o con qualcun altro, ha poca importanza. Nessuno che sia al potere rinuncerà alla dittatura della precauzione anche se essa è puramente narrativa, a meno che non vi sia una vera rivolta popolare di cui tuttavia non si scorge nemmeno un indizio.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/05/14/sedotti-e-abbandonati/

Riepilogando

Fonte: Italicum

Dal crollo della cosiddetta Prima Repubblica, avvenuta per via giudiziaria, l’Italia ha subito l’attacco alla propria indipendenza economica dopo aver perso quella politica l’8 Settembre 1943. Fino al 1992, la nostra era la quinta potenza industriale del mondo e le aziende italiane, sia pubbliche che private, erano presenti e molto competitive su tutti i mercati internazionali. Le inchieste della magistratura hanno spazzato via buona parte della vecchia classe politica lasciando fuori dai processi i dirigenti del P.C.I., destinati evidentemente a subentrare alla guida del paese, a dimostrazione di come ci fosse una strategia ben precisa dietro queste azione giudiziaria. I comunisti hanno sempre nutrito un odio profondo verso la nazione per cui fornivano ampie garanzie di procedere con determinazione all’azione di smantellamento dell’economia italiana. Da questo momento è iniziata la svendita delle nostri migliori aziende e la distruzione sistematica della nostro tessuto economico e sociale. Neanche l’imprevisto, rappresentato da Berlusconi, ha potuto impedire che si perseguisse questo obiettivo. Lo scopo del Cavaliere, infatti, era quello di tutelare le proprie aziende e le inchieste della magistratura lo hanno reso malleabile, convincendolo a sostenere il governo Monti, ad accordarsi con Renzi, ad approvare il MES, cedendo a veri e propri ricatti ma salvando Mediaset. Sorge perfino il dubbio che una figura come la sua, ricattabile e non proprio limpida, abbia fatto molto comodo per disinnescare i voti di quegli elettori che mai avrebbero votato a sinistra.

Con l’avvento della Seconda Repubblica l’Italia ha dovuto subire l’attacco alla lira da parte di Soros, gestito in modo pessimo da Ciampi, che ha fruttato allo speculatore enormi guadagni oltre la laurea “honoris causa“ incredibilmente conferita dall’università di Bologna per volere di Prodi. Quest’ultimo, poi, da presidente dell’IRI ha letteralmente regalato le nostre aziende di settori strategici a compratori esteri. L’accoppiata, Ciampi-Prodi, ha inferto poi un altro durissimo colpo alla nostra economia, in occasione dell’adozione dell’Euro, accettando un cambio che ci ha penalizzato enormemente e le cui conseguenze paghiamo ancora oggi. Il giudizio sulla loro azione, risultata devastante per la nostra economia, può essere valutata solo ed esclusivamente come frutto di incompetenza o corruzione, tertium non datur!

Da venticinque anni la volontà popolare è stata sistematicamente disattesa. Ogni volta che il centro–destra è uscito vincitore dalle elezioni, agenti esterni hanno impedito che governasse: la prima volta con l’avviso di garanzia a Berlusconi notificato mentre presiedeva il G8 a Napoli, la seconda con l’attacco finanziario portato per mezzo dello spread. Dall’ultimo decennio del secolo scorso l’Italia è stata governata dalla Sinistra o da governi cosiddetti tecnici, con presidenti del consiglio mai eletti: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, lo stesso Conte, non hanno avuto l’investitura popolare, ma sono arrivati a formare dei governi soltanto grazie a intrighi di palazzo.

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Patrimoniale

“l’esistenza di un piano del governo tedesco per indurre l’Italia ad applicare una tassa sui patrimoni del 14% sulla base di un semplice calcolo aritmetico: la ricchezza degli Italiani, immobili compresi, si aggira intorno ai 9.900 miliardi di euro, e da una simile imposta straordinaria si genererebbe un ricavo di circa 1.400 miliardi che andrebbe ad abbattere il debito pubblico fino a circa il limite di Maastricht del 60% del PIL. Una simile manovra consentirebbe all’Italia di assumere senza problemi di conseguenze sui suoi conti pubblici, altro debito sufficiente per fare fronte all’emergenza coronavirus. Alla base di questa ipotesi, c’è un ragionamento semplice:la ricchezza privata degli Italiani è la più alta in Europa a fronte di un debito pubblico che è egualmente il più alto nella comunità.* Per gli autori della proposta l’equazione è che gli Italiani hanno risparmiato i soldi che non hanno pagato in tasse, e quindi devono in qualche modo restituirli.

estratto da https://domenicodesimone.blog/2020/05/02/il-partito-trasversale-della-patrimoniale-e-la-strana-alleanza-tra-tedeschi-e-italiani/

* Perché sul debito pubblico e la sua dimensione reale la verità è un’altra e quella che ci viene propinata è una falsa rappresentazione. Il nostro debito effettivo, infatti è solo il 57% del Pil, mentre il debito effettivo della Germania è il 149% del Pil. quello della Francia arriva al 291% e la Spagna al 592%. E questo lo dice la Confindustria, e non il partito di pizza e fichi. Però gli scialacquatori e quelli che ipotecano il futuro dei figli siamo noi e non gli altri paesi con un debito implicito mostruoso. E quindi siamo inaffidabili ed è giusto che paghiamo tanti interessi.

Viva l’amore

E’ la classica situazione in cui si dovrebbe dire con Flaiano che la situazione è gravissima ma non seria. Conte, l’uomo che rimane a Palazzo Chigi solo grazie a un virus mediatico, rappresentando egli stesso la vera patologia italiana fatta di barbarie, cinismo e paura, ci prende allegramente in giro con scaltre battute da sacrestia: ora chiede alla banche ” un atto di amore”. Dopo aver annunciato  una valanga di 400 miliardi per soccorrere un’economia distrutta dalle misure in assoluto più severe e peraltro inutili  contro il coronavirus, si è scoperto che ne aveva stanziato in realtà uno e mezzo, che il resto era solo denaro virtuale, una garanzia di firma  dello stato per i prestiti delle banche ai cittadini e alle aziende  in difficoltà. Una volta  fatta l’amara scoperta che non si trattava di denari a fondo perduto, ha fatto credere che almeno i prestiti sarebbero stati praticamente incondizionati e invece le banche non hanno affatto aperto così facilmente i cordoni della borsa, hanno chiesto chiedono garanzie esattamente come prima, anzi forse peggio perché per i nuovi prestiti a persone che hanno avuto delle perdite secche, hanno richiesto il rientro dai prestiti precedenti prima di emettere i nuovi con la garanzia statale. Insomma non hanno poi tanta voglia di mettere denaro in mano ai cittadini sia  perché hanno modi più profittevoli per impiegarlo, sia perché la gran parte dei prestiti al posto di conferimento incondizionato di denaro, non porterà che a fallimenti a catena, soprattutto se si continuerà nella segregazione ad oltranza per l’influenza.

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Espulsa dal M5S

Oggi all’ordine del giorno presentato da Giorgia Meloni che chiedeva al governo di “non utilizzare in alcun caso il MES per far fronte all’insieme delle misure volte a contrastare l’attuale emergenza, sia con riferimento alle spese di potenziamento del servizio sanitario nazionale, sia a quelle a sostegno del lavoro, della liquidità delle banche, delle famiglie e delle imprese e ad ogni ulteriore spesa utile a tale fine” solo 7 grillini hanno votato contro il diktat del partito, che ovviamente ha ingannato tutto il suo popolo facendogli credere, sin dalla risoluzione farlocca di novembre scorso, che erano assolutamente contrari al MES.

Adesso, forse, rischiano l’espulsione per avere votato coerentemente con quanto proclamato da mesi, a parole. I deputati sono Pino Cabras, Antonio Lombardo, Alvise Maniero, Dalila Nesci, Raphael Raduzzi, e Giovanni Vianello) mentre uno si è astenuto (Valentina Corneli). Troppo pochi, naturalmente.

https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2020/04/25/giornata-di-ordinaria-follia-in-tempi-di-emergenza-straordinaria/

State a casa

Fonte: Accademia nuova Italia

Verrebbe da dire che la misura è colma, ma neppure di questo siamo sicuri: ogni giorno che passa vede una più tangibile rassegnazione da parte della gente e, per converso, una più marcata arroganza da parte del governo, per cui sembra sempre che sia giunti al punto di rottura, e invece la corda si tende ancor più, come se non dovesse mai spezzarsi. I cittadini italiani si rendono conto, più o meno oscuramente, di essere stati non solo abbandonati, ma scientemente traditi dai due poteri sui quali si era fondata sinora la loro vita: lo Stato sul piano materiale e la Chiesa cattolica sul piano spirituale. In questo mese di aprile la cosa è diventata così evidente che bisognava essere proprio ciechi per non vederla. Da una parte lo Stato abolisce di fatto la costituzione, impone una dittatura sanitaria, esautora il Parlamento, consegna agli arresti domiciliari un popolo di sessanta milioni; e soprattutto ordina alla gente di non andar più a lavorare, di chiudere i negozi, ma non scuce il becco d’un quattrino per permettere loro di vivere, di pagare affitti, bollette e tasse, o semplicemente per fare la spesa quotidiana. Il governo fa annunci, proclami, promesse, ma nessuno ha ancora visto un centesimo: e sono ormai due mesi che l’intera popolazione è segregata in casa propria. Un governo che, senza l’emergenza attuale, sarebbe riuscito a tirare avanti solo poche settimane, un paio di mesi al massimo, ora si permette di fare ciò che nessun governo della Repubblica ha mai osato fare, neppure se sostenuto da una massiccia maggioranza parlamentare e, quel che più conta, da un forte consenso nel Paese reale: congelare le libertà democratiche più elementari, iniziando da quella di uscir di casa o di portare al parco i bambini; fermare la produzione, bloccare l’economia, uccidere il turismo – la voce primaria del nostro P.I.L. -, bypassare il Parlamento e presentarsi al vertice dell’UE onde impegnare l’Italia a chiedere un prestito al MES che impone automaticamente il commissariamento del Paese da parte di quei signori. Il tutto mentre i clandestini continuano ad essere liberi, liberissimi di arrivare, di sbarcare e di andare su e giù per l’Italia, a spese nostre, anzi vedendo riconosciuto un aumento della cifra destinata ai centri di accoglienza, cifra che l’ex ministro Salvini aveva ridotto a suo tempo.

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