Perché distruggere la scuola pubblica?

La vicenda della scuola pubblica italiana va inserita nella vicenda della repubblica: l’Italia è uno Stato non ancora emancipato dalla sconfitta nella seconda guerra mondiale, dunque a sovranità più o meno strettamente limitata dalle potenze vincitrici, cioè dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Negli anni ’90 la sua classe dirigente, abituata a un’ampiezza di movimento non più compatibile con i progetti neoconservatori statunitensi di impero globale, è stata liquidata e sostituita da avventizi alle dirette dipendenze dei poteri globali, che hanno occupato tutti i posti di gestione, dallo Stato alle banche, dai partiti ai sindacati, dai giornali ai pulpiti. Compito di questi proconsoli era la rinuncia a ogni sovranità dello Stato e l’attuazione di politiche economiche neoliberali; di qui l’adesione cieca alle più folli geopolitiche anglo-americane e la partecipazione autolesionistica al progetto europeo. Nel nome delle regole europee è stata smantellata l’economia mista; le imprese pubbliche che avevano portato l’Italia a diventare una delle maggiore potenze industriali sono state privatizzate; è stata ridotta la spesa pubblica; i servizi offerti dallo Stato sono diventati sempre più inefficienti e costosi per i cittadini; le pensioni così ridimensionate da dover essere integrate con la previdenza privata, le file d’attesa agli ospedali così lunghe da costringere a ricorrere alla sanità privata oppure a rinunciare a curarsi, la scuola pubblica così dequalificata da aprire la prospettiva di un’offerta di istruzione privata.

Lo Stato minimo implica la scuola minima. La scuola minima è quella che include, diverte, nonistruisce. Se istruisse non ci sarebbe spazio per la scuola privata e questo offende il primo articolo di fede dell’ideologia neoliberale: la superiore efficienza dell’impresa privata rispetto all’impresa pubblica. Modello delle politiche scolastiche europee è diventato così il sistema educativo anglosassone che combina una scuola pubblica gratuita, ma degradata al punto da dover disporre i ‘metal detector’ per arginare le violenze, con una scuola privata, che promette facile accesso al mondo del lavoro, ma costosa, per frequentare la quale ci si può indebitare per tutta la vita – un sistema fallimentare a parere unanime, denunciato ultimamente dal primo ministro May e dal presidente Trump; un sistema che non può funzionare perché la scuola privata su cui poggia trasforma in cliente l’alunno, gli dà dunque una prevalenza sull’insegnante che rende improponibile la severità e la fatica dell’imparare; un sistema che però consente un imponente giro d’affari: solo se la scuola pubblica diventa un ospizio, può nascere una domanda solvente di istruzione qualificata, cioè genitori disposti a pagarla per i loro figli; solo questa domanda può sostenere un’offerta di istruzione qualificata, cioè una scuola privata che non sia più soltanto confessionale o parassitaria della scuola pubblica, ma che costituisca il centro nevralgico del sistema di istruzione.
di Paolo Di Remigio – 10/02/2017

Egregio Ministro Poletti

fate bene ad umiliare costantemente noi insegnanti. Ce lo meritiamo. Negli ultimi decenni abbiamo accettato tutto supinamente: blocco salariale, classi pollaio, precarietà, aumento dell’orario di lavoro, edifici insicuri, finanziamento alle scuole private, cattedre spezzatino e concorsi truffa. Ed ora, sprezzanti ma con il sorriso sulle labbra, state realizzando la privatizzazione della scuola e la sua trasformazione in un’azienda senza che il corpo docente italiano dia un sussulto di vitalità.

Tra chi aspetta la pensione e chi pensa che un salario fisso anche se basso è meglio che niente, tra chi è stanco di lottare e chi si considera intellettuale, tra chi “tanto mio marito è un dirigente o libero professionista” e chi è solo e disperato, tra chi “o si blocca il paese per settimane o uno sciopero non serve a nulla” e chi ” ora servirebbe la rivoluzione”, gli insegnanti stanno assistendo inerti e rassegnati alla lenta morte della scuola pubblica, democratica e costituzionale.

Matteo Saudino estratto da http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=117672&typeb=0

Il capirissimo

Ogni tanto (anche qui e qui),  a fronte di comportamenti apparentemente incomprensibili della gente di Bondeno, non viene in mente altra spiegazione; nella fattispecie l’episodio di questo articolo riguarda le iscrizioni al liceo di Bondeno.

Dopo una costante attività di pubblicizzazione da parte della scuola nei confronti degli alunni delle medie dei paesi limitrofi e l’istituzione di apposite linee di trasporto per servire gli studenti iscritti, quest’anno c’è stato anche un buono scuola di 150 euro per l’acquisto di libri di testo istituito dall’assessorato del Comune di Bondeno.

Risultato: 32 iscritti, appena sufficienti per la sopravvivenza, contro i 390 consentiti allo stesso indirizzo del Roiti di Ferrara, tanto che è stato chiesto ad alcuni di questi soprannumerari, residenti a Bondeno, se non preferivano iscriversi qui.

La loro  risposta è stata quella di cambiare indirizzo pur di rimanere a Ferrara.

Potete confrontare qui e qui i rispettivi Piani di Offerta Formativa e giudicare se vale la pena sobbarcarsi gli oneri e la fatica del viaggio tutte le mattine.

Considerando che a Bondeno tutti rimpiangono (a parole) la mancanza del cinema, del teatro del ballo o di qualsiasi altra istituzione (che si guardavano poi bene dal frequentare) ci si chiede se non ci si trovi di fronte a un caso analogo; così,  dopo la scomparsa dello zuccherificio e dell’ospedale, ci si appresti a salutare tranquillamente anche la scuola superiore.

Approfondimenti:

http://www.bondeno.com/2014/12/02/la-buona-scuola/

http://www.bondeno.com/2014/09/05/in-memoria-di-michele-perfetti/

http://www.bondeno.com/2012/11/29/scuole-superiori-bondeno/

http://www.bondeno.com/2011/11/24/nuove-tecnologie-al-liceo-di-bondeno/

La buona scuola

Grande soddisfazione della D.S. Licia Piva e dei docenti del Liceo Scientifico di Bondeno per il risultato che emerge dal sito www.Eduscopio.it il portale creato della Fondazione Agnelli per aiutare le famiglie a scegliere la  scuola secondaria superiore per i propri figli.
Eduscopio è un sito web che permette di confrontare le scuole italiane, a partire dal modo in cui hanno preparato i loro diplomati per il percorso universitario. In altre parole, la fondazione ha preso come indicatore di qualità dei singoli istituti le performance universitarie in tre diversi anni accademici: il 2009/2010; il 2010/2011 e il 2011/2012.
Il liceo Scientifico di Bondeno è risultata essere la migliore scuola ad indirizzo scientifico in un raggio di 30 km da Ferrara superando nell’ordine il Liceo Scientifico Paleocapa di Rovigo, il Liceo Scientifico Roiti di Ferrara, il Liceo Ariosto di Ferrara, il Liceo Celio Roccati di Rovigo, il Bassi-Burgatti di Cento, il Liceo Morandi di Finale Emilia (Mo) e il Liceo Balzan di Badia Polesine (Ro).
Questo riconoscimento va ad aggiungersi agli ottimi risultati che da sempre gli studenti del Liceo ottengono nelle prove INVALSI.

Primo giorno di scuola

Il greco è ormai dimenticato…

Βατραχος τις εν λειμωνι συν τεκνοις καθ’ ησυχιαν υπνωσσει, χαιρων τη καλλιστη ημερα. Και βους τις ερχεται παρα τον λειμωνα και εγγυς του βατραχου βοσκεται. Ο βατραχος βλεπει συν μεγιστω θαυμασμω τον βουν και, φθονερος τω μεγεθει του ζωου, ερρωμενεστατα αναπνει τεινων το δερμα΄ επειτα τα τεκνα ερωτα΄. Τα τεκνα αποκρινονται΄. Ο βατραχος αναπνει πολυ ισχυποτερως και παλιν τα βατραχιδια ερωτα περι του μεγεθους, αλλα τα τεχνα αποκρινονται΄. Αφρων τη οργη ο βατραχος, ως μαλιστα δυναται, παλιν εμφυσα τους πνευμονας αλλα, της μεγιστης αναπνοης ενεκα, το σωμα διαρρηγνυται.

il latino e la filosofia sono in via di rottamazione…

Inops, potentem dum vult imitari, perit.

In prato quondam rana conspexit bovem

et tacta invidia tantae magnitudinis

rugosam inflavit pellem: tum natos suos

interrogavit, an bove esset latior.

Illi negarunt. Rursus intendit cutem

maiore nisu et simili quaesivit modo,

quis maior esset. Illi dixerunt bovem.

Novissime indignata dum vult validius

inflare sese, rupto iacuit corpore.

il mondo è in mano ad avventurieri ignoranti…

In una tiepida mattina di primavera , una rana e i suoi ranocchi stavano sulle tranquille acque di uno stagno .
D’improvviso arrivò un enorme bue che tranquillo brucava l’erba ai bordi dello stagno.
I ranocchi stupiti cominciarono a lodare la enormità di quell’animale.E a dir tutta la verità anche la stessa rana era molto meravigliata; tanto che le nacque in petto una certa invidia.
Pensava che forse avrebbe potuto diventare enorme come lui.
Così disse ai suoi piccini:- Voglio diventare enorme come lui, mi gonfierò d’ aria!!!
E la rana cominciò a gonfiarsi e a gonfiarsi così tanto, che tutta la pelle le tirava.
Chiedeva ai suoi ranocchi: – Sono grossa come il bue?
I Ranocchietti rispondevano. – No, mamma.
La rana raccolse tutte le sue forza e continuò a gonfiarsi.
Si gonfiò così tanto che finì per scoppiare.

de iis fabula narratur.

http://blog.edidablog.it/files/Image/maestrairrequietafoto%20/rana%20e%20bue018.jpg

Diritto allo studio

di Federica Forte

Probabilmente di laureati ce ne sono già troppi. Ingegneri, medici, filosofi non è quello di cui necessita l’impero di 400 mila anime, né l’Italia. Più che menti, servono braccia a cui non è richiesta una preparazione eccellente, bensì che sappiano leggere e comunicare ed agire conformemente all’interno di un gruppo organizzato (l’azienda, la comunità di riferimento). All’Unione Europea, ai nostri politici e probabilmente anche a coloro che lavorano nel campo della formazione non importa affatto della piena realizzazione dei cittadini. L’istruzione, in quanto tale, è un peso per qualunque Stato che si trovi a governare una massa di persone e personalità, ognuna con le proprie aspirazioni, obiettivi, valori. La società non deve contemplare al suo interno un’elevata percentuale di menti brillanti, di gente capace, arguta, sensibile perché così organizzata si presenterebbe inevitabilmente un problema di ordine sociale: gente come questa alla lunga risulterebbe ingovernabile.

Le parole di Marco Della Luna chiariscono meglio il ruolo della scuola nella società odierna: “La scuola ha assunto la funzione di preparare cittadini con una cultura abbastanza uniforme e con limitate capacità critiche. Oggi l’insegnamento ordinario, inoltre, è volutamente incompleto e distorto. Conformemente, il nostro sistema universitario e post-universitario è organizzato in guisa tale che gli studenti non acquisiscono la visione d’insieme (…) così che imparino a essere essenzialmente professionisti esecutori e specialisti di settore”[3].

[3]Marco della Luna, Paolo Cioni “Neuroschiavi” pag.48

estratto da http://www.lintellettualedissidente.it/lotteria-studente/

I dati Ocse: «Due terzi di ita­liani semi-analfabeti»

Per con­fron­tare lo scarto tra le parole del governo e la realtà basta scor­rere la sin­tesi dell’importante rap­porto Bes (Benes­sere equo soste­ni­bile) pub­bli­cato da Cnel e Istat lo scorso giu­gno: nel 2013 il 58,2% dei 25-64enni pos­siede almeno il diploma supe­riore, con­tro un valore medio euro­peo del 74,9%; i lau­reati tra i 30 e i 34 anni sono appena il 22,4%, men­tre la media euro­pea è del 40%. Un gio­vane su quat­tro (il 26%) non stu­dia e non lavora (i «Neet»). Al Sud è più di uno su tre. Ancora: «I dati dell’Ocse trac­ciano un qua­dro cri­tico indi­cando che solo un terzo degli ita­liani tra i 16 e i 65 anni rag­giunge un livello accet­ta­bile di com­pe­tenza alfa­be­tica men­tre un altro terzo è a un livello così basso che non è in grado di sin­te­tiz­zare un’informazione scritta».

fonte: http://ilmanifesto.info/scuola-gli-annunci-del-governo-e-la-realta-dei-fatti/

Lettera di una professoressa

I governanti sanno benissimo come vogliono la scuola e  la vanno definendo. Stanno attuando quanto chiesto ed ottenuto dai veri decisori: ERT ( European Round Table of Industrialist), dal ministro tedesco Hartz (autore  della legge sui mini jobs che tanto profitto ha portato alla Germania) e prima ancora, nel 1995,  dal braintrust globale che decise (sotto l’egida della Fondazione Gorbaciov) con il risolutivo Zbigniew Brzezinski, che solo il 20% dei cittadini servivano per mandare avanti questo modello di società. (grassetto nostro).

Per l’80% di “popolazione eccedente”  (surplus people) e senza classe media ,  fu  previsto di ” assumerli con il computer, di farli lavorare con il computer, di  cacciarli con il computer” . Con lo scavalcamento completo di ogni legge a tutela del lavoro.   I mezzi usati per far accettare questa società sarebbero stati   “tittytainment and entertainment” (panem et circenses), e a coloro  a cui non fossero bastati avrebbero offerto volontariato e associazioni sportive con “modesta retribuzione per promuovere l’autostima di milioni di cittadini”.(corsivo nostro)

Del resto il numero esorbitante  dei cittadini “massa eccedente” non li preoccupava perché ” a breve nei Paesi Occidentali vi sarà una nuova richiesta di lavori precedentemente rifiutati: pulizia strade, collaborazioni domestiche….”   Sarebbe bastato questo a tenere a bada milioni o miliardi di persone?

Concordarono che occorreva “iniziare a colpevolizzare questa massa: non lavora abbastanza (che strana coincidenza con il caso oggi della scuola!), guadagna troppo, la produttività è bassa ( che strano, lo dicono da quei tempi infatti per tutti gli Italiani), le pensioni vengono erogate troppo presto, sono troppo elevate, si è malati per troppo tempo, troppo assenteismo, la maternità, viviamo al di sopra delle nostre possibilità, servono sacrifici, troppe vacanze, troppi servizi gratuiti, vi è troppo spreco, devono essere prese ad esempio le società asiatiche della rinuncia…..”   Vi ricorda qualcosa?

In questo modello di società la scuola deve costare meno e deve preparare dei cittadini ad essere buoni consumatori soprattutto a livello tecnologico. Buoni consumatori, NON creatori di scienza e tecnologia. Per questi ultimi vi saranno poche scuole speciali e private, a cui accederà chi lo potrà del 20 % necessario all’uopo.

Anna Biancalani

http://www.appelloalpopolo.it/?p=11641#comment-115872

Ma c’è un liceo a Bondeno?

Clicca il link di seguito per rassegna fotografica:https://flic.kr/s/aHsjYryttZ

Quando nel 1978 girammo un film sul liceo il tormentone era chiedere alla gente se sapeva dell’esistenza di un liceo a Bondeno e la risposta che ricevevamo era invariabilmente quella del titolo.

Da allora si spera sia entrato nella consuetudine di Bondeno  e dei paesi limitrofi, visto che per il prossimo anno ci saranno due classi al liceo e una all‘IPSGE.

Nel frattempo, dopo il terremoto, sono stati fatti molti lavori e rinnovati e messi in sicurezza gli ambienti (lo potete vedere nel servizio fotografico).

C’è anche un servizio navetta dedicato per il trasporto degli alunni residenti nei comuni di Vigarano, Mirabello, Sant’Agostino,Casumaro; il pullman di linea per Burana e Pilastri; il treno (con navetta dalla stazione) della linea Suzzara-Ferrara.

Nel dicembre 2014 il liceo di Bondeno ha ottenuto un importante riconoscimento di cui parliamo nell’articolo : http://www.bondeno.online/2014/12/02/la-buona-scuola/

Polo scolastico superiore (ex-scuole medie) Via Manzoni, 2

44012 BONDENO (FE)
Tel.0532/893919
Fax.0532/893934

 

Vuoti a rendere

Alla vigilia delle elezioni europee, sembra opportuno ricordare il pensiero di Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell’idea di Europa:

Nel “Manifesto di Ventotene per una Europa libera e unita” (1941) ,  Altiero Spinelli scriveva :
“I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi…

Con la Gelmini si è esteso l’obbligo scolastico fino ai 18 anni di età, ma, di fatto, si è eliminato ogni tipo di selezione e/o differenziazione nel percorso: in un gruppo che deve forzatamente marciare compatto l’andatura la fa il più lento; gli altri si adeguano ma non imparano nulla.

Gli “aiuti”, come suggeriva lo stesso Spinelli, andrebbero dati dopo:

…La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori”.

http://apoforeti.wordpress.com/2013/12/07/vuoti-a-rendere/