Sorpresa!

Sorpresa: adesso l’influenza appare dieci volte più pericolosa del Covid, mentre le nuovi varianti del coronavirus diventano sempre più deboli e meno pericolose.

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N.d.R. La cosa sconvolgente è che la vulgata televisiva sta cercando di far passare l’idea che la colpa dei contagi sia dei non vaccinati!

Lo smentisce la Casa Bianca ( Leggi il commento sotto)

Propaganda di guerra

Nel  1928 Arthur Ponsonby, diplomatico, politico e attivista per la pace britannico, pubblicò il libro Falsehood in War-Time ovvero falsità in guerra in cui documenta la propaganda britannica, francese, tedesca, italiana e americana durante la prima guerra mondiale mettendo in luce alcune tecniche di comunicazione che ancora oggi fanno di quel libro un classico. Molti anni dopo, in questo secolo,  Anne Morelli, docente di critica delle fonti storiche presso l’università di Bruxelles ha ripreso gli scritti di Ponsonby e ne ha distillato i principi della propaganda di guerra in un libro omonimo pubblicato in tedesco per la prima volta nel 2004: Morelli mostra che le tecniche di propaganda  identificate da Ponsonby nel 1928 non hanno perso nulla della loro validità e rilevanza, e vengono ampiamente usate nelle guerre calde e fredde nel 20 ° e all’inizio del 21 °. Il modello Ponsonby-Morelli comprende i seguenti dieci principi della propaganda di guerra:

  1. Non vogliamo una guerra
  2. Il campo nemico è l’unico responsabile della guerra
  3. Il nemico ha tratti demoniaci
  4. Combattiamo per una buona causa e non per fini egoistici
  5. Il nemico commette crudeltà di proposito; con noi è un incidente
  6. Il nemico usa armi illecite
  7. Le nostre perdite sono piccole, ma quelle dell’avversario sono enormi
  8. La nostra causa è sostenuta da artisti e intellettuali
  9. La nostra missione è sacra
  10. Chiunque dubiti della nostra segnalazione è un traditore

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2021/03/29/propaganda-di-guerra/

Epidemia mediatica

. Basti pensare al parlamentare tedesco Heinrich Fiechtner, ematologo e oncologo il quale in pieno Bundestag ha denunciato la situazione in maniera esplicita il 30 dicembre scorso:

” Signora Presidente, onorevoli colleghi: ieri sera alle 22, in prima serata televisiva, nel talk show condotto da Anne Will abbiamo assistito a una discussione sul lockdown imminente, con personaggi “illustri” fra cui il professor Uwe Janssens, presidente dell’ Associazione interdisciplinare tedesca per la terapia Intensiva e la medicina d’urgenza.
Il professor Uwe ha fatto una lunga ed emotiva arringa sull’importanza delle misure drastiche che stanno per essere imposte alla popolazione tedesca. Ha spiegato che le unità di terapia intensiva stanno per essere sopraffatte dal numero di pazienti, causando una situazione a malapena gestibile.

Intorno alle 22:13 ho chiamato la  terapia Intensiva del suo ospedale, ho chiesto di parlare con il medico responsabile di turno, e gli ho chiesto: “Quanti pazienti Covid sono ricoverati nel tuo reparto?” Quel reparto ha 19 posti letto e ieri non c’era un solo paziente!” 

Siamo dunque arrivati a questi livelli di non ritorno e chi li accetta si dovrà attendere qualunque cosa eccetto la salvezza.

TV spazzatura

Fonte: Accademia nuova Italia

La gente è arrabbiata. La constatazione è ovvia, la sua espressione verbale è alquanto edulcorata. La gente non è semplicemente arrabbiata: è indignata, esasperata, depressa, frastornata, incredula, avvilita, umiliata, fremente, invelenita, sconfortata, e soprattutto terrorizzata. Questi sentimenti e stati d’animo sono il risultato dell’emergenza sanitaria che la dittatura del governo Conte Bis ha instaurato de facto, nel più assordante silenzio da parte di chi avrebbe dovuto, e dovrebbe tuttora, vigilare sul rispetto della Costituzione e degl’inviolabili diritti che la legge riconosce ai cittadini della Repubblica. E tuttavia sono anche il risultato di molti anni, anzi di parecchi decenni di pressione psicologica, di totalitarismo massmediatico, d’istupidimento programmatico e scientifico della popolazione da parte di una classe dominante infingarda e venale, pronta a vendersi a qualunque potere, preferibilmente straniero (non sia mai che un politico italiano riconosca a un suo connazionale il diritto a esercitare una qualunque autorità!), pur di assicurarsi poltrone e privilegi, e una permanenza al potere che sia la più lunga possibile, allo scopo di sistemare se stessi e gli amici, i parenti e i galoppini, per un bel po’ di tempo, con pensioni e vitalizi che assicurino loro una lunga e serena vecchiaia. L’istupidimento è stato condotto principalmente attraverso i mass-media, e in particolare la televisione. Gli italiani non sono, rispetto ad altri popoli europei, grandi lettori di giornali, però sono telespettatori accaniti: e la qualità media delle trasmissioni, sia d’informazione che d’intrattenimento e spettacolo, è scesa gradualmente, a partire dagli anni ’70, fino a toccare livelli addirittura infimi.

Ora, questi consumatori accaniti di tv spazzatura hanno subito lentamente, inarrestabilmente, un vero e proprio processo di mutazione antropologica: poco alla volta si sono abituati ad accettare e a considerare come normali, se non perfino gradite, cose che, qualche decennio fa, li disgustavano o li facevano rabbrividire. Chi detiene la proprietà delle reti televisive conosce bene il potere della finestra di Overton e se n’è servito per attuare una strategia di graduale colonizzazione dell’immaginario e delle menti della popolazione. Il segreto consiste nell’esercitare il monopolio sul prodotto televisivo, ciò che di fatto è avvenuto con la spartizione fra le tre reti statali e le tre maggiori reti private nelle mani dello stesso soggetto: il quale per giunta, qualche anno dopo, si è presentato, in qualità di leader politico, a capo dello schieramento politico di alternativa rispetto al governo. A partire da quel momento, ogni limite di decenza è stato oltrepassato e tutto ciò che le televisioni, pubbliche e private, hanno somministrato al pubblico, è stato un prodotto di qualità sub-umana, una specie di pastone per maiali, nonché un contenitore appena camuffato per la distribuzione incessante dei messaggi pubblicitari (fino a un centinaio di spot nell’arco di un film in prima serata, senza contare la pubblicità indiretta) e, nello stesso tempo, uno strumento per modificare, secondo un piano prestabilito, i costumi, le idee, i modi di sentire della gente comune, alterandoli fino a renderli irriconoscibili. Che altro direbbero i nostri nonni, infatti, se tornassero fra noi per qualche giorno e osservassero il nostro sistema di vita, materiale e spirituale, se non che siamo diventati completamente pazzi?

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Inutilità

Tentare di informare oggi è impossibile:

Poi invece è accaduto proprio questo e con la velocità  del lampo ed ecco che il Fatto e il Manifesto  sono diventati accaniti difensori del governo Conte, prima contro un presunto ” pericolo fascista” di Salvini utilizzato per mettere assieme i due contendenti che giuravano di essere come l’acqua e l’olio e poi affratellati da una finzione epidemica che li rende testimonial della ineffabile bontà del governo salvavita, cantori del virus,  dell’Europa e addirittura dei miliardi a fondo perduto che non ci sono come è detto a chiare lettere nelle dichiarazioni ufficiali e insomma degli inganni prodotti durante il fermo del Paese e di quelli che vanno  sotto il capitolo ripartenza: la minaccia di  prolungamento dell’emergenza  fino al prossimo anno,  del tutto inutile e in ogni caso controproducente per una qualunque ripresa, è stato concepito proprio per controllare la situazione quando finalmente i cittadini capiranno di essere stati fregati e sacrificati al grande capitale. Ma la formazione del giornale unico non è che l’effetto finale di un lungo cammino che dapprima ha visto la concentrazione delle testate direttamente o per vie traverse  in capo a un numero ristrettissimo di giganteschi soggetti economici e comunque ad aggregazioni di potere contigue a quelle: le ultime, residue resistenze sono state abbattute dalla favola del virus che non ha consentito di  conservare distinzioni apprezzabili ad occhio nudo se non quelle  dovute agli stilemi narrativi e alle formattazioni che sono ormai le distinzioni cui si aggrappano gli ultimi fedeli.

D’altronde in questa occasione niente era più necessario e imperativo  che compattare l’informazione intorno alla tesi della pestilenza, la quale  in primo luogo è stata una grande prova del potere persuasivo della comunicazione centralizzata nella quale si è anche messa a fuoco la convergenza di una scienza prostituita e dei governi di espressione politico – finanziaria: dunque non era possibile tollerare diserzioni di sorta di fronte al copione generale, già c’era il web non ancora interamente domato e occupato dalle voci ufficiali  per il quale sono stati istituiti tribunali inquisitori dal momento che niente come la menzogna ha bisogno di proclamarsi come verità. Non so immaginare se e quando potremo riavere un’informazione libera, visto che di emergenza in emergenza, di impoverimento in impoverimento, di stato di eccezione in stato di eccezione la situazione attuale verrà conservata e ribadita molto a lungo o addirittura rischi di diventare la normalità delle forme di governance, ma di certo ci sarà bisogno di un ricambio generazionale. Non so nemmeno se alla maggioranza delle persone importi poi molto della libertà di parola o se la ripetizione acritica e puramente assertiva non abbia preso il posto della socialità e della politica, (sottolineatura nostra) ma se per Hegel la lettura dei giornali era la preghiera mattutina, di certo oggi è la bestemmia quotidiana.

estratto da http://ilsimplicissimus2.com/2020/05/21/la-bestemmia-quotidiana/

Ci mancava!

Annunciata ufficialmente dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, Andrea Martella (altro fenomeno dell’improvvisazione dadaista che, alla faccia dell’ideologia meritocratica della Leopolda, sostituisce egregiamente esperienza e competenza), è stata finalmente istituita l’Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news relative al COVID-19 sul web e sui social network.

Era un passaggio doveroso, ha dichiarato il “capitato per caso” sia sui temi della comunicazione, non vantando nemmeno uno status da pubblicista, che su quelli sanitari,  a fronte della massiccia, crescente diffusione di disinformazione e fake news relative all’emergenza COVID-19”.

Il nuovo organismo avrà vari compiti: dall’analisi delle modalità e delle fonti che generano e diffondono le fake news, al coinvolgimento di cittadini ed utenti social per rafforzare la rete di individuazione, al lavoro di sensibilizzazione attraverso campagne di comunicazione.” A conferma dell’impegno del governo nel fornire una risposta all’insidia della disinformazione che indebolisce lo sforzo di contenimento del contagio“,  ha aggiunto  compiaciuto il Martella che non ha mancato di rivolgere, nel segno della leale collaborazione con l’opposizione,  uno speciale ringraziamento a tal Antonio Palmieri, un deputato di Forza Italia, che aveva lanciato un appello social all’Esecutivo affinché intervenisse a tutela della collettività  esposta al contagio della menzogna.

Nasce il bugiardino del Governo

Disinformazione

Da decenni, la Sinistra ha abbandonato le lotte in difesa dei lavoratori, della loro sicurezza e dignità, dello stato sociale, per dedicarsi a sostenere i diritti degli omosessuali, dei gruppi LGBT, degli immigrati perdendo in tal modo seguito e consensi ed ha quindi bisogno di individuare sempre un nemico, prima Berlusconi oggi Salvini e la Meloni per costituire ogni volta un fronte comune da egemonizzare.

Le sardine sono naturalmente tutte antifasciste, il loro inno “Bella ciao”; gli idoli Karola Rackete, Greta Thunberg, e sono coccolati da tutti i mezzi di informazione. Questi ragazzi, completamente ignoranti di politica, sono fortemente condizionati dalla stampa, dai social ma soprattutto dagli insegnanti. L’egemonia della Sinistra nel corpo docente è fortissima ed i ragazzi assorbono come spugne certi messaggi pseudo buonisti subendo un indottrinamento senza neanche accorgersene, nel completo disinteresse dei genitori, spesso assento o distanti. Facendo leva su concetti come il razzismo, l’accoglienza, la tolleranza e criminalizzando nel contempo valori come Patria, Nazione, Comunità, si costituisce una solida base di “utili idioti” da utilizzare nelle piazze. Al tempo di Berlusconi si facevano i “girotondo”, oggi è il momento delle “sardine” e grazie alla straordinaria copertura mediatica di cui godono, proprio le sardine al momento rubano la scena.

Sorvolando sulla singolarità di promuovere manifestazioni filogovernative, eventi che raramente si verificano in paesi democratici essendo prerogative di regimi dittatoriali, l’aspetto più sconcertante di questo movimento riguarda il sostegno che le sardine concedono a questo governo, il più antinazionale e antipopolare di sempre. Un governo che ha sottoscritto il trattato del Mes, tenendo il Parlamento all’oscuro di tutto, che impegna l’Italia per 125 miliardi di euro, soldi dei risparmiatori italiani che saranno probabilmente utilizzati per il salvataggio delle banche tedesche drammaticamente esposte sul piano dei derivati in vista della Brexit. Un governo che nella legge di bilancio, con la scusa della lotta all’evasione fiscale, ha abbassato la soglia del contante favorendo in tal modo le banche e nella stessa legge autorizza l’Agenzia delle Entrate a pignorare i conti correnti anche per una multa o una bolletta non pagata. Senza contanti e con i conti pignorati nei prossimi mesi potremmo avere un’infinità di povera gente che non potrà letteralmente sopravvivere.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/elogio-funebre-delle-sardine

Tribalismo

I membri del gruppo hanno un’istintiva inclinazione alla conformazione, accettando come plausibile qualsiasi informazione che avvalora l’identità del gruppo e ne giustifica la difesa. Come già insegnava il sociologo francese G. Le Bon oltre un secolo fa, nel suo celebre saggio Psicologia delle folle, perché un messaggio sia efficace e faccia presa sul grande pubblico occorre che sia semplice e diretto, senza troppi giri di parole. Niente di più indovinato che un tweet di 280 caratteri.

La veridicità del contenuto non è fondamentale, poiché:

“Le folle non hanno mai avuto sete di verità. Dinanzi alle evidenze che a loro dispiacciono, si voltano da un’altra parte, preferendo deificare l’errore, se questo le seduce. Chi sa illuderle, può facilmente diventare loro padrone, chi tenta di disilluderle è sempre loro vittima”.

Gustave Le Bon (1841-1931)

Nella folla, intesa da Le Bon dal punto di vista psicologico e non come mero aggregato di persone, il soggetto perde le proprie caratteristiche distintive e diviene come un essere nuovo, con un’anima diversa, collettiva. Rispondendo a tale dinamica ogni individuo, anche il più colto, reagisce per istinto all’interno di essa. La massa viene completamente governata dall’inconscio, che inibisce i meccanismi di controllo e di conseguenza lascia affiorare i comportamenti umani più primitivi.

L’assenza dell’aspetto cosciente priva le folle di capacità critica, spingendole ad accettare giudizi imposti e incontestati. Se, al suo interno, una singola persona può maturare nel proprio conscio un atteggiamento critico nei confronti dell’evento cui sta assistendo, baderà bene a tenerselo per sé e a reprimerlo, poiché la maggioranza dei presenti non si muove controcorrente come suggerirebbe la logica individuale.

Il singolo acquista, sostenuto dal numero, un sentimento di potenza invincibile e cede a istinti che, in solitudine, avrebbe necessariamente tenuto a freno: essendo la folla anonima, scompare anche il senso di responsabilità. Insomma, emerge la parte più istintiva e primordiale, vince la logica tribale.
L’identikit degli elettori

A seguito dei recenti risultati elettorali in Ungheria e Polonia è stata condotta una ricerca sugli elettori (Beyond populism – tribalism in Poland and Hungary, Political Capital, 2018): a smentita delle aspettative è stato riscontrato come coloro che avevano votato per i partiti populisti non condividevano necessariamente atteggiamenti populisti né nutrivano avversione per le cosiddette élite.

Alla base delle loro scelte non c’era l’adesione alla “retorica populista”, ma una forte attrazione per le narrazioni semplicistiche che dipingono la scena politica come una lotta tra due parti, una buona e una cattiva, e una predisposizione spontanea ad accordare fiducia a un leader percepito come forte.

L’elettorato presenta, dunque, le caratteristiche di una tribù che si coalizza intorno al suo capo, pronta a combattere contro quella avversaria.

Pertanto, i fiumi di parole spesi sulla disinformazione e sull’ignoranza dell’elettorato non servono a spiegare la polarizzazione e la radicalizzazione dell’attuale scena politica.

Non si tratta di populismo, ma di qualcosa di congenito e atavico, il tribalismo appunto, che nei media attuali trova l’humus ideale.
Fonte: Ilaria Bifarini

https://www.controinformazione.info/dal-populismo-al-tribalismo-la-nuova-frontiera-del-consenso-politico/

Sovranisti

Per quanto mi riguarda, credo che se la manifestazione del 12 ottobre servirà a promuovere una frazione dell’alleanza sovranista sarà stata utile, altrimenti sarà stata una passeggiata di 1000-1500 persone, passeggiata che gli organizzatori hanno voluto, insensatamente, interdire ai “noi” sovranisti già esistenti.

Ci era stato detto e scritto che “le masse” non amano i partiti, i quali le spaventano. Avevamo replicato che le masse non avrebbero partecipato e che il 12 ottobre poteva essere l’occasione buona per far incontrare i vari “io” sovranisti con i “noi” sovranisti che già esistono. Ma gli organizzatori hanno voluto riservare la manifestazione agli “io” sovranisti, pensando che si sarebbe trattato di “masse”. Sotto questo profilo hanno indubbiamente fatto cilecca.

Adesso buon lavoro agli organizzatori, se decideranno di tentare il difficile compito di costruire la frazione.
Basta con sacerdoti, scienziati, tecnici, giornalisti, agitatori, e divulgatori sovranisti. Chi è incapace di far parte di un noi, non serve a niente, né al movimento sovranista né a se stesso.

STEFANO D’ANDREA (Presidente del FSI)

Notizie da un altro pianeta

Fonte: Pierluigi Fagan

La NASA ha pubblicato su Nature uno studio incredibile. Tramite osservazione satellitare, si sono accorti che il pianeta Terra è più verde di venti anni fa. Se ne sono accorti dopo un po’ dall’inizio del monitoraggio appunto venti anni fa, ed avevano pensato che questa ripresa del verde planetario fosse un prodotto inaspettato dell’esubero di CO2, una sorta di effetto benefico collaterale all’effetto ritenuto malefico dell’eccesso di emissioni, una applicazione della logica Zichichi, un maitre à penser che ultimamente ha molto seguito qui da noi.

Col tempo però, comparando le rilevazioni su mappe, hanno scoperto che tutto il rinverdimento planetario era concentrato in due zone di questo strano altro pianeta, le zone dette “Cina” ed “India”. Caramba, che sorpresa! Hanno poi scoperto che gli abitanti di questo strano altro mondo, i cinesi, usano quello che chiamano “Esercito Popolare” per piantare alberi che contrastino l’avanzata dei deserti interni ed anzi, pare che questi strani esseri si siano messi in testa di rubare spazio al deserto stesso, piantando alberi a ripetizione. Un esercito di vangatori, che buffa idea, no? Mettete dei fiori nei vostri cannoni, diceva una antica canzone … . Si sono anche detti sorpresi del fatto che, alla stessa NASA, avevano letto i giornali che mostravano quanto pazzi fossero questi cinesi che si auto-soffocavano con l’emissione di CO2 a causa della dissennata idea di far avanzare il loro sviluppo. Ma allora non erano così pazzi se il satellite dotato addirittura di un Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer, o Modis (un po’ di auto-pubblicità su gli effetti meravigliosi degli investimenti in tecnologia ci vuole sempre, no?), mostrava questa massiccia avanzata del bosco cinese.

Quanto a quegli altri alieni degli indiani, alla NASA hanno scoperto che a furia di fare figli che chiedevano di mangiare, si sono messi a coltivare sempre più spazio con culture multiple. Insomma, i bizzarri indiani continuando pervicacemente a volersi nutrire con i vegetali, con l’agricoltura invece che le manipolazioni molecolari driven by biotecnologie di società quotate in borsa (creazione di valore dogma centrale della nostra forma di civiltà avanzata), piantano cose che poi crescono aumentando il verde. Che buffo, no?