Lascio la Lega

Dopo una lunghissima e approfondita riflessione, sono giunta alla sofferta decisione di uscire dal partito nel quale sono stata eletta.
La mia scelta è maturata dopo mesi in cui i valori in cui credo fermamente – quelli dell’uguaglianza, della libertà individuale e della dignità umana – sono stati sempre più calpestati dai provvedimenti presi dal governo nazionale, di cui la Lega fa parte. Nonostante le rassicurazioni e le battaglie interne del nostro leader, sono passati decreti liberticidi e discriminatori che – a mio avviso – sono incompatibili con i principi fondamentali del nostro ordinamento.

Preso atto della scelta del Segretario di permanere in questo governo qualunque atto esso compia, assunta anche in considerazione della volontà in tal senso prevalente dei ministri e governatori della Lega, ritengo che sia oggi un fatto di coerenza con i miei valori e di rispetto per i miei elettori ma anche per i miei colleghi di partito, fare un passo indietro e smettere di farne parte.

Non intendo infatti creare ulteriori imbarazzi o problemi al Segretario federale o ad altri con le mie dichiarazioni o iniziative dissonanti rispetto alla linea indicata dal vertice.

Ringrazio Matteo Salvini per le battaglie che continua a combattere nel suo delicato e difficile ruolo, nonché per lo spazio concessomi, senza mai censurare le mie personali opinioni. Restano immutate la mia stima ed affetto per lui e per tutti i miei colleghi, con i quali continuerò a lavorare da esterna, ove possibile, con lo stesso spirito di collaborazione e lealtà, pur nel rispetto prioritario dei parametri etici che la mia coscienza mi impone.

Ringrazio anche il Segretario Regionale siciliano On. Nino Minardo, galantuomo con cui ho sempre avuto rapporti di reciproca stima e lealtà.
Resterò membro del gruppo Identità e Democrazia al Parlamento Europeo, ma rimarrò fuori da altre collocazioni partitiche per poter svolgere nella massima indipendenza e sotto la mia personale responsabilità il mio ruolo politico in difesa della minoranza degli Italiani oggi etichettati come “no-vax”, gravemente discriminati e attaccati nel nostro Paese, e di tutti coloro che credono ancora nei valori della nostra Costituzione repubblicana, che pongono al centro il rispetto dei diritti umani per tutti i cittadini.

https://www.francescadonato.eu/lascio-la-lega/

Virus fascista

A chi abbia un occhio abituato al senso dei numeri una cosa appare chiara : non abbiamo alcuna possibilità di comparare seriamente i rischi per la salute posti dal Covid e le gravi conseguenze sociali delle misure prescritte dall’altro, possiamo solo dire che queste ultime sono state attuate in modo caotico, opaco se non truffaldino e autoritario. Tutte le decisioni sono state prese aggirando la separazione dei poteri ed eliminando ogni istanza democratica e quindi ogni controllo democratico e responsabilità democratici. Dunque visto che le misure di contenimento ribadite e fallite in continuazione non sono servite a nulla, mentre l’obiettivo di distruzione della democrazia è riuscito pienamente si direbbe che siamo in presenza di un virus fascista. Il quale ha anche dettato una misura del tutto inedita nella storia conosciuta: ovvero il divieto di cura.

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2021/09/15/il-virus-della-regressione/

A difesa del diritto alla salute

di NINO DI CICCO (RI Roma)Vedendo molti gioire alle proposte di negare le cure a chi non si vaccina, temo non sia abbastanza chiara una cosa. Qui non si tratta dei vaccini. E non si tratta nemmeno del Covid.Si tratta di un attacco frontale a uno dei pilastri fondanti della nostra società e della nostra Costituzione: la salute come diritto universale. Si tratta della spallata finale (preparata con vent’anni di tagli) al Sistema Sanitario Nazionale, verso una sanità privata in cui chi ha i soldi si cura e chi non li ha crepa.Un giorno sarà chiaro a tutti. Quel giorno venite a cercarci, ci troverete dove siamo sempre stati: a difesa del diritto universale alla salute, che può essere garantito solo da un sistema sanitario pubblico e gratuito. Per tutti.

Perseverare è diabolico

Le Hawaii sono un buon esempio di un luogo dove tutto quello che si poteva fare di sbagliato è stato fatto: vaccinazioni di massa, severe misure di isolamento, obbligo di mascherina dovunque, persino sulle spiagge – in breve, tutto ciò che i politici pensano di dover fare e poiché non funziona, viene fatto ancora e ancora. Secondo una diffusa vox populi, Einstein avrebbe detto che “la follia consiste nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi” ed è questa la situazione perfetta in cui il sistema esprime la sua vacuità e mostra  come la pura stupidità coincida perfettamente con il puro cinismo di chi mistifica per obiettivi molto diversi da quelli dichiarati.

Così le celebri isole dove addirittura  l’86% degli adulti ha ricevuto almeno una dose di vaccino e dove l’obbligo di mascherina è in vigore continuativamente da 479 giorni affronta un aumento dei contagi mai registratosi prima delle delle vaccinazioni ( lo si vede dal diagramma qui a fianco che mostra graficamente il disastro vaccinale, per ingrandirlo basta semplicemente cliccarci su ) e così non si è riusciti a pensare altro che un ritorno alle solite misure che non hanno mai funzionato prima ovvero blocchi segregazioni, distanziamenti sociali in una coazione a ripetere gli errori che ha persino del diabolico nel misto di ignoranza e menzogna che rappresenta. Lascio a voi indovinare a quale partito o per meglio dire fazione politica appartenga il governatore David Ige, perché si tratta di una risposta politica automatica e robottesca non sanitaria: dovrebbe essere ovvio ormai che i vaccini non aiuteranno, le mascherine  non fermeranno la diffusione dei virus trasmessi dagli aerosol, i blocchi non aiuteranno e così via. Però il ceto politico subalterno è riluttante ad uscire dalla parte che si è costruito pensando di acquisire maggior potere. 

Ma il fatto che non si riesca ad uscire dagli schemi o non si voglia farlo anche se questi non funzionano o addirittura sono peggiori del male, dimostra che dalla pandemia si verrà fuori solo quando un numero sufficiente di persone sceglierà di ignorare le mene, le idiozie e i retro-pensieri del potere.

https://ilsimplicissimus2.com/2021/08/12/hawaii-vaccini-154046

La resilienza ha cancellato la resistenza

Sembra proprio che l’accezione positiva di “resilienza”, il termine più abusato del decennio, sia nata per descrivere precisamente ciò che stiamo vivendo oggi. Etimologicamente la parola origina dal latino resilire, che significa “saltare indietro”, “ritornare”, “rimbalzare”, “ritirarsi”, “rinunciare”. Il resiliente, come ci suggerisce l’etimo, è un buon incassatore, uno che si abitua a subire. Non è ostinato, il resiliente: se deve sbattere la testa, piuttosto “si ritira”, “rinuncia”. Il resiliente non è pervicace: davanti all’ostacolo rimbalza e torna indietro.

Nulla di così positivo, se ci pensate bene, eppure è un carattere evolutivo che ha reso l’homo sapiens sapiens una specie dominante. In natura basta una microscopica variazione di temperatura di un ecosistema per far sparire migliaia di specie vegetali e animali in un battito di ciglia. L’uomo, invece, resiste ed è resistito a tutto. Persino a sé stesso, nonostante le guerre di conquista, gli etnocidi e i genocidi.

Oggi la progressiva rinuncia alle libertà fondamentali, somministrata a piccoli bocconi, viene accolta da una parte della popolazione con una accettazione che non è rassegnata, ma per certi versi giubilante. Ci si abitua a tutto, anche a rinunciare a ciò che un attimo prima era irrinunciabile.

C’è chi sogna un futuro cinese, chi plaude alla schedatura di ogni individuo per accedere a qualsivoglia servizio, chi auspica l’introduzione della cittadinanza a punti, il divieto di assembramento esteso ad libitum e l’introduzione di misure di controllo sociale sempre più pervasive e vessatorie. Anche i sindacati ormai sono “resilienti”, anche loro nel senso più propriamente etimologico del termine: saltano indietro, si ritirano, rinunciano.

È normale, tutto è normale, tutto si può accettare. Anche di tornare indietro di un secolo rispetto alle conquiste dei diritti ottenuti con il sangue dei lavoratori. Studiando la storia contemporanea avevo imparato che la libertà va conquistata ogni giorno. Questo era il monito dei patrioti della Resistenza, che per ultimi avevano dovuto sacrificare la vita per affermare il valore supremo della libertà. E invece no, oggi, per sopravvivere, per “tirare avanti”, al mito della Resistenza abbiamo sostituito il valore della resilienza.

di GIANLUCA BALDINI (RI Pescara)

Chi non vuole sentire

Che vi è dunque di strano e di controcorrente nelle parole del giornalista Sorgi? Egli semplicemente e conseguentemente sviluppa fino in fondo il discorso, con lucido rigore e con disincantato realismo: ci troviamo ormai dinanzi a una svolta autoritaria che, fondata sullo stato d’emergenza epidemico, utilizza la categoria di vita da proteggere come fondamento di una nuova razionalità politica, di un nuovo paradigma di governo delle cose e delle persone. Siamo rapidamente passati dal totalitarismo permissivo del mercato, come lo appellava Augusto Del Noce, al nuovo totalitarismo non più permissivo del Leviatano tecnosanitario, fase suprema di un capitalismo che deve darsi una riorganizzazione autoritaria per mettere in quarantena i popoli potenzialmente ostili alla globalizzazione mercatista e per neutralizzare con l’ausilio del discorso medico-scientifico ogni possibile contestazione del sempre più asimmetrico e disordinato ordine del fanatismo economico senza frontiere. Insomma, lo dico al di là di ogni possibile retorica: le parole di Sorgi vanno apprezzate per onestà e realismo, dacché non fanno altro che dire apertamente ciò che finora nessuno aveva avuto il coraggio di esprimere in modo tanto palese: siamo ormai in una situazione di evidente deriva autoritaria e postdemocratica, giustificata in nome di un’emergenza pensata ad hoc per essere infinita. Se l’emergenza permette di sospendere le libertà e la democrazia, non è ormai fuori luogo immaginare che essa venga appositamente evocata, narrata e magari anche all’occorrenza in futuro creata con questo scopo preciso: quello di scassinare la democrazia fingendo di rispettarne le forme, dicendo che Costituzione, libertà e diritti sono sospesi ma solo in relazione alla durata della emergenza; emergenza che poi però con tutta evidenza persiste e si cristallizza in una nuova normalità, con la conseguenza che nuova normalità di viene anche la sospensione dei diritti, delle libertà e della Costituzione. Attendiamo dunque che l’onesta e sobria profezia di Marcello Sorgi si realizzi, aspettiamo che arrivi un governo militare: del resto, ce lo ripetono fin dall’inizio, siamo in guerra; e se siamo in guerra occorre affidarsi ai militari, perché nel tempo dell’emergenza e del conflitto la democrazia e le lungaggini parlamentari sono nefaste. Ci vuole la scelta autoritaria immediata nell’hic et nunc. Anche in ciò sta l’essenza della crisi come metodo di governo, secondo quanto intuito perfettamente da Foucault. Ma i più non vogliono capire, e si ostinano a rimanere sulla superficie del discorso medicoscientifico, senza voler prendere coscienza del fatto che la questione è anzitutto politica, sociale ed economica.

Diego Fusaro

Sorpresa!

Sorpresa: adesso l’influenza appare dieci volte più pericolosa del Covid, mentre le nuovi varianti del coronavirus diventano sempre più deboli e meno pericolose.

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2021/07/20/influenza-covid-153177/

N.d.R. La cosa sconvolgente è che la vulgata televisiva sta cercando di far passare l’idea che la colpa dei contagi sia dei non vaccinati!

Lo smentisce la Casa Bianca ( Leggi il commento sotto)

Sopravvivenza

Claudio Romiti09 luglio 2021La strategia politica dei chiusuristi

Sebbene si stia vivendo un lungo, estenuante paradosso di uno stato d’emergenza senza emergenza, i paladini delle chiusure difficilmente ci lasceranno vivere tranquilli nella prossima stagione fredda. Lo dimostra un recente intervento del ministro della Salute, Roberto Speranza, nel corso dei lavori della conferenza programmatica del Partito Socialista italiano.

“Il nostro Paese attraversa una fase diversa, la campagna di vaccinazione prosegue in modo positivo e ora la situazione è cambiata favorevolmente” ha detto Speranza, aggiungendo però che “non dobbiamo assolutamente considerare vinta la sfida” contro il Coronavirus. Pertanto serve la “massima attenzione, anche alla luce di una presenza di nuove varianti che non ci fanno stare tranquilli. La partita è ancora tutta da giocare: l’epidemia non è chiusa”.

Quindi, malgrado la presenza dei vaccini e un lento ma inarrestabile processo di coadattamento tra il Sars-Cov-2 e l’essere umano, così come avviene per tutti i virus da millenni, ancora una volta uno dei più impresentabili membri dell’attuale Governo ci ricorda con voce melliflua che dobbiamo morire se non di Covid-19 sicuramente di rabbia repressa nel continuare a subire le conseguenze sociali, psicologiche ed economiche di una emergenza infinita senza emergenza.

Personalmente continuo a pensare che Speranza, al pari di tanti altri geni che stanno cavalcando la pandemia dal primo momento, stia portando avanti una strategia politica abbastanza semplice, direi quasi elementare. In soldoni, dopo essere riusciti a trasformare il contrasto a un virus a relativa bassa letalità in una sorta di Terza guerra mondiale – così definita persino dal presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo – i fautori di un regime sanitario di stampo orwelliano, i quali hanno imposto una sospensione senza precedenti delle garanzie costituzionali, la tireranno ancora per le lunghe prima di mollare l’osso delle nostre libertà. Probabilmente cercheranno di resistere con la tragica pagliacciata delle restrizioni fino a ridosso delle prossime elezioni parlamentari, così da potersi rivendere la loro grande vittoria contro un nemico ancora più letale dell’Armata Rossa.

Ed è per questo motivo, a mio parere, che il prode Speranza si porta avanti con il lavoro, attaccandosi in modo vergognosamente strumentale al tema delle varianti. Varianti che, vorrei ricordare, costituiscono una evoluzione normale per i virus in generale e per i Coronavirus in particolare, con la tendenza a selezionare i ceppi più “bravi” a replicarsi e anche meno letali proprio per adattarsi meglio all’ospite. Così sembra andare avanti il rapporto tra queste invisibili entità biologiche e l’uomo da millenni ma, a quanto pare, Speranza e i suoi soci del terrore diffuso ancora non lo sanno o fingono di non saperlo.

Nel frattempo non resta che goderci l’estate, in attesa della prossima campagna invernale di una insensata guerra sanitaria. Una guerra che oramai sul fronte delle cure e della profilassi sappiamo affrontare assai bene, ma non su quello delle necessarie scelte politiche. Scelte sciagurate che, nel caso di un terzo, insensato lockdown, risulterebbero catastrofiche.

http://www.opinione.it/editoriali/2021/07/09/claudio-romiti_strategia-politica-chiusuristi-speranza-emergenza-terrore-sanitario/

La nuova scuola

Il ruolo principale della scuola secondo le autorità europee non è più quello di trasmettere saperi “socratici” basati sul dialogo e sul senso critico ma, spiega la Commissione Europea, di “dare la priorità allo sviluppo delle competenze professionali e sociali, per un miglior adattamento dei lavoratori al- le evoluzioni del mercato del lavoro”. Al Summit di Lisbona del 2000 si invocano le nuove competenze di base relative alle tecnologie dell’informazione, alla comunicazione nella lingua madre e nelle lingue straniere, a una cultura tecnologica, allo spirito d’impresa e alle attitudini sociali; ove si precisa che non si tratta di discipline come le abbiamo conosciute a scuola, bensì di “vasti domini di conoscenze e di competenze, tutti interdisciplina- ri”. Lo stesso documento chiarisce quali siano le competenze sociali (“fidu- cia in sé stessi, indipendenza, attitudine ad assumersi rischi”) e le compe- tenze imprenditoriali (“capacità dell’individuo di superarsi nel campo pro- fessionale”, “attitudine a diversificare le attività d’impresa”, formazione permanente). …
Poiché ciascun individuo è destinato a cambiare più volte la sua attività la- vorativa nel corso dell’esistenza, la scuola non deve più pretendere di con- segnare saperi, abilità e capacità definitive. Deve invece puntare sullo sviluppo di requisiti quali la capacità di apprendere, di scegliere, di cooperare, di risolvere problemi.
Il sistema dell’istruzione va allora disarticolato, privato del suo caratteristi- co impianto piramidale (nel quale ogni ciclo di studio aveva funzione propedeutica rispetto ai cicli successivi), per assumere una struttura modulare, fluida, finalizzata a favorire la crescita di autonomie individuali capaci di “riconversione professionale e di apertura alle evoluzioni dei saperi nel corso dell’intera vita” (Quadro di riferimento e linee guida della riforma, Luigi Berlinguer, 14 gennaio 1997): sembra di leggere un copia-incolla dai documenti della ERT e della Commissione Europea. …
Nel precedente sistema nazionale di Istruzione Pubblica i singoli istituti sco- lastici erano articolazioni settoriali e locali che venivano dirette per disci- pline, contenuti e finalità dall’organismo centrale. La modernizzazione dell’Italia, condotta a tutto campo dal ceto politico della sinistra di gover- no, significa per la scuola la sostituzione di quel sistema con un modello in cui ogni singolo istituto scolastico progetta sé stesso. …
Fino a quando è esistito il sistema della scuola pubblica nazionale, gli inse- gnanti venivano selezionati in base a titoli di studio uguali per tutti, diplomi con valore legale e concorsi nazionali. Dopo lo smantellamento del sistema pubblico, è evidente che se ogni istituto si dà un POF (Piano Offerta Formativa) si deve dotare degli insegnanti funzionali a quel POF: quindi ogni scuola pubblica si comporta come quelle private, dovendo reperire finanzia- menti e scegliere insegnanti da proporre agli studenti-utenti.

Con la riforma i presidi diventano di colpo Dirigenti Scolastici: loro compito è quello di assicurare la gestione unitaria dell’istituzione, delle risorse stru- mentali e finanziarie e dei risultati del servizio. Ai DS vengono assegnati po- teri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane, sono titolari delle relazioni sindacali, possono avvalersi di docenti da loro individuati a cui delegare specifici compiti. Viene assegnato loro anche “l’esercizio della libertà di scelta educativa delle famiglie”,(sic) mentre la scuola viene adeguata alle logiche di risparmio aziendale. …
Secondo le intenzioni dei riformatori come Berlinguer, e di Confindustria che li sostiene, la scuola deve preparare ai voleri dell’impresa neoliberale educando alla sottomissione e all’accettazione dell’esistente …
In quanto “responsabile delle scelte didattiche, formative, della valorizza- zione delle risorse umane e del merito dei docenti” (art. 7), il Dirigente elabora il PTOF Piano triennale dell’offerta formativa) “con l’eventuale coinvolgimento dei principali attori economici, sociali e culturali del territo- rio” (art.2), sceglie a sua discrezione i docenti dell’organico dell’autono- mia, valuta i docenti in prova (che ha facoltà di licenziare), stabilisce l’atti- vazione di eventuali insegnamenti opzionali e anche in base al rendimento dei loro studenti decide quali insegnanti premiare (il 5% del corpo docente in ogni scuola).
La “Buona Scuola” prevede inoltre l’alternanza scuola-lavoro (400 ore per il triennio degli istituti tecnici e professionali e 200 per quello dei licei) e, fin dal secondo anno di tutti gli indirizzi, la possibilità di accedere a una formazione aziendale tramite i contratti di apprendistato.

Fonte: Riconquistare l’Italia

Così mentre noi guardavamo da un’altra parte (ma noi lo facciamo sempre) in Europa ci hanno cambiato le regole del gioco…

Piano nazionale di Ripresa e Resilienza

E difatti nell’ambito  del Piano nazionale di  Ripresa e Resilienza sia nella Missione 5 che nella Missione 6 gli amanuensi incaricati di descrivere le magnifiche sorti che ci attendono e che anche in questo caso denunciano la sovrana indifferenza di chi sa astrarsi da legami affettivi, dalla conoscenza della realtà intorno, dalla manutenzione di vincoli e dal rispetto di patti generazioni – e che non ha mai visto Umberto D, hanno messo a punto strumenti e misure atte a “intercettare e supportare situazioni di fragilità sociale ed economica”, dedicando specifiche linee d’intervento alle persone con disabilità e agli anziani, a partire dai non autosufficienti.

Esse prevedono, si legge nel Piano,  “un rilevante investimento infrastrutturale, finalizzato alla prevenzione dell’istituzionalizzazione attraverso soluzioni alloggiative e dotazioni strumentali innovative che permettano di conseguire e mantenere la massima autonomia, con la garanzia di servizi accessori, in particolare legati alla domiciliarità, che assicurino la continuità dell’assistenza, secondo un modello di presa in carico socio-sanitaria coordinato con il parallelo progetto di rafforzamento dell’assistenza sanitaria e della rete sanitaria territoriale previsto attraverso l’attuazione del  progetto di Riforma dei servizi sanitari di prossimità e il progetto Investimento Casa come primo luogo di cura”.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2021/05/27/151471/

Considerando che io e il presidente del consiglio in carica abbiamo la stessa età, rinuncio ai toni critici dell’articolista e aspetto con fiducia di vedere in pratica le misure del piano