Uscire dalla crisi

di Luciano Lago

Quando un fatto epocale come una pandemia determina un cambio radicale dell’ordine costituito si può vaticinare quanto tempo possa ancora durare lo stato preesistente prima che questo si avvii fatalmente verso il suo crollo definitivo.

Può essere una agonia che si protrae per qualche mese o poco meno ma alla fine è fatale che il sistema crolli e si porti con sè tutto l’armamentario di scorie e di zavorre che questo sorreggeva.
Tale si presenta la situazione dell’ordine economico e politico della Repubblica Italiana in questo fragente storico.
Le drastiche misure adottate dal governo Conte/Gualtieri/Speranza, con il conseguente blocco dellla maggior parte del sistema produttivo su cui si basava l’economia italiana, con la consegna forzata al proprio domicilio delle stragrande maggioranza dei cittadini, sospingono il paese verso un inevitabile collasso.
A questo contribuisce il rinvio dei provvedimenti necessari che il governo (qualsiasi governo) dovrebbe adottare con urgenza in una situazione di tipo bellico, come l’emissione di moneta circolante o buoni credito per consentire di immettere liquidità nel sistema, evitando la paralisi completa delle attività economiche e le rivolte sociali.

I governi italiani, già specialisti nella tecnica del rinvio, questa volta si creano l’alibi dell’Europa che non decide, giustificando la loro inerzia e delegando a un potere superiore e transnazionale quei provvedimenti che sono invece di stretta competenza dello Stato.
Fatalmente il tempo lavora contro e la situazione di stallo penalizza le imprese, che vedono sfumare la possibilità di commesse, contratti e fatturazione per i prossimi mesi e getta nella disperazione tutti quei cittadini e quelle famiglie che non possiedono risparmi e non sono in grado di aspettare per acquistare i beni di prima necessità.
In una crisi come questa non si fa credito a nessuno e l’unico soggetto che può esercitare la indispensabile funzione del credito è lo Stato nazionale. Ribadiamo lo Stato Nazionale, non quell’entità burocratica che si chiama Unione Europea. Considerazione peraltro ovvia.
Chi deve “battere un colpo”, come impropriamente alcune forze politiche invocano, non è Bruxelles ma lo Stato ed il Governo in particolare che dovrebbe riappropriarsi dello strumento monetario e procedere a immettere liquidità nel sistema prima che sia troppo tardi.
Proteggere la salute dei cittadini, come alibi delle misure di blocco, non serve a nulla se si espongono gli stessi cittadini, o la maggior parte di questi, ad un destino di inedia e di miseria, foriero di altri malanni.
Questa verità elementare sembra non sia compresa nella sua crudezza da una classe politica che, definire meno che mediocre, sarebbe quasi farle un complimento.

Piazza Duomo a Milano deserta

Provvedimenti urgenti

Oltre a iniettare immediatamente una cifra che si dovrebbe aggirare minimo intorno ai 40 miliardi per sovvenzionare le famiglie e distribuire dei buoni spesa e miniassegni in modo rapido e non burocratico, lo stato in questo momento dovrebbe procedere ad altri due provvedimenti urgenti:
1) sospensione di un anno delle rate dei mutui e dei prestiti contratti con banche e finanziarie, sospensione del pagamento delle bollette luce/gas per coloro che si trovino senza lavoro e senza reddito;
2) erogazione di un fondo per circa 100/120 miliardi per concedere prestiti a fondo perduto (garantiti dallo Stato) a tutte le imprese, incluse le attività commerciali, turistiche, agricole e artigianali perchè possano riaprire le loro attività.
Una volta fatto questo, per tamponare con provvedimenti di urgenza gli effetti della crisi, un Governo di salvezza nazionale, rinnovato e composto dalle forze più rappresentative, dovrebbe procedere ad un grande piano di lavori pubblici per il riassetto del territorio e la realizzazione di infrastrutture, soprattutto al sud, con procedure semplificate, finanziato con emissione di moneta di Stato in modo da finalizzare tale piano al raggiungimento del piena occupazione.
Parallelamente il Governo dovrebbe richiedere una moratoria del debito pubblico posseduto dalla grande finanza speculativa, in modo da evitare qualsiasi azione speculativa da parte degli squali dellla grande finanza.
Nello stesso tempo il Governo dovrebbe ritornare ad emettere una propria moneta, privatizzando la Banca d’Italia o, in difetto, utilizzando la Cassa Depositi e Prestiti come garante di ultima istanza e dichiarare la sospensione dei trattati europei. Le modalità tecniche vanno studiate e pianificate con attenzione.
Le situazioni di necessità ed urgenza consentono la giusta causa di rescissione di qualunque trattato, come insegna la giurisprudenza ed il diritto internazionale. I precedenti illustri non mancano fra cui quello della stessa Germania del dopoguerra.
Facile obiettare che occorrono molte risorse per fare fronte alla crisi ma a questa obiezione si può rispondere che, anche la Germania di Weimar si trovava in una situazione di collasso economico ma riuscì in breve tempo a riprendersi dalla crisi e divenire la prima potenza industriale d’Europa dell’epoca, mediante l’utilizzo di una propria moneta ancorata al valore del lavoro tedesco e svincolata dalla finanza anglo americana.
Per coloro che invece paventano la difficoltà di finanziamenti è sufficiente ricordare che la maggiore potenza industriale del mondo, la Cina, oggi dispone di enormi surplus finanziari ed è ansiosa di utilizzarli finanziando lo sviluppo di infrastrutture per la nuova “Belton Road” che include porti aeroporti e strutture viarie di comunicazione in Italia, sulle quali Pechino ha manifestato il suo interesse. Queste sarebbero le stesse opere di lavori pubblici che lo Stato italiano potrebbe appaltare ad imprese nazionali e che darebbero un grosso sfogo all’occupazione ed allo sviluppo economico.
Le risorse finanziarie non mancano sui mercati internazionali e basta cercarle al di fuori dei soliti circuiti della finanza anglo USA, in particolare in Asia, dove esistono fondi finanziari enormi come ad esempio il “China-ASEAN Investment Cooperation Fund” (CAF) che dispone di risorse superiori a quelle dei fondi occidentali.

Bisogna superare i vecchi schemi e comprendere che il mondo è cambiato e gli stati nazionali devono riprendere la propria sovranità se vogliono svincolarsi dalla sudditanza ai marpioni finanziari di marca anglosassone o tedesca.

https://www.controinformazione.info/uscire-dalla-crisi-e-riprendere-la-sovranita/

Recessione

Già alla fine dell’anno scorso la caduta del commercio globale stava spingendo l’Europa verso la recessione.

Il coronavirus causerà quasi certamente una contrazione dell’economia italiana di circa il 3% nella prima metà del 2020, ma il danno inflitto potrebbe essere anche molto più ampio. Mentre l’economia cinese rallenta ancora – e molto probabilmente si contrarrà essa stessa – nel corso dei prossimi mesi, la mancanza di componenti cinesi fondamentali alla catena produttiva continuerà ad arrecare danno alla produzione e al commercio mondiale. Questo danno si sta estendendo alla Germania, che nonostante le sue sofferenze rimane la più forte economia europea e un importante mercato per la manifattura italiana.

In Italia il virus ha non solo costretto al blocco delle regioni più produttive – la Lombardia, col suo hub finanziario e di moda, Milano, e parti delle regioni Veneto ed Emilia-Romagna – ma da martedì ha portato al blocco dell’intero paese. Con la gente che sta a casa e la domanda di servizi che crolla, coloro che sono economicamente più vulnerabili – specialmente gli italiani giovani con posti di lavoro precari – perderanno i loro redditi, e la domanda si contrarrà ulteriormente. Con una delle popolazioni più anziane al mondo (circa il 23% delle persone ha più di 65 anni), la malattia e la mortalità indotta dal coronavirus – e lo stress economico e finanziario associato – potrebbe permanere più a lungo che altrove.

http://vocidallestero.it/2020/03/13/ashoka-mody-litalia-ha-bisogno-di-un-salvataggio-precauzionale-di-500-700-miliardi-di-euro-ora-che-il-coronavirus-la-spinge-sullorlo-del-baratro/

Negazionismo

Un deputato di Italia Viva nega che ci siano stati tagli alla sanità negli ultimi 10 anni; non possiamo che rimandarlo all’articolo (che ho pubblicato anche su FB http://appelloalpopolo.it/?p=56535) e a quello che segue

Fonte: Andrea Zhok

Comunque, persino per un euroscettico, la prova che sta dando di sé l’Unione Europea è inferiore alle più pessimistiche aspettative.
Rispetto all’emergenza sanitaria ogni paese agisce in ordine rigorosamente sparso, ciascuno cerca di ottenere qualche piccolo vantaggio per sé e di guadagnare un po’ di tempo, sperando di capitalizzare questi vantaggi comparativi a crisi passata. (La situazione emergenziale viene peraltro sfruttata come fattore di distrazione per cercar di far passare iniziative letali come il MES 2).
Una volta di più il motto dell’Unione si dimostra essere “mors tua vita mea”.
Il tentativo di addossare la “colpa” al vicino e di mostrarsi più affidabile (ai ‘mercati’) è praticato sistematicamente (qui il gioco giocato dalla Germania è oramai scoperto: ad oggi con 670 infetti ufficiali il sistema tedesco non ha dichiarato alcun decesso. A occhio e croce o i malati gravi vengono giustiziati un po’ prima del decesso, oppure le autorità mentono come se non ci fosse un domani).
Neppure la gestione di cose banali come il materiale sanitario necessario per il contenimento, come le mascherine, è minimamente coordinata e ciò palesa plasticamente a tutti (tranne al nostro ceto politico) che esiste solo l’interesse nazionale.
Nel frattempo, i problemi relativi agli spostamenti migratori vengono trattati secondo un format oramai classico: accusando di inumanità chi regge l’urto, e stanziando un po’ di fondi sottobanco per continuare a reggere l’urto esattamente come prima. L’essenziale è che il casino e la sporcizia restino lontani dagli occhi della borghesia benpensante centroeuropea, consentendole di continuare a sentirsi moralmente superiore.
Lo specifico caso della Grecia, peraltro, grida vendetta al cielo.

Leggi tutto su https://www.ariannaeditrice.it/articoli/persino-per-un-euroscettico-la-prova-che-sta-dando-l-unione-europea-e-inferiore-alle-piu-pessimistiche-aspettative

Rivediamo le tariffe

Già ora quindi la gran parte dei migranti comporta costi di “fascia alta”, cioè quei 26 euro al giorno che costituiscono comunque in forte risparmio rispetto ai 35 euro (la tariffa più alta in Europa) pagati con i governi di centro sinistra, ben determinati a “ingrassare” la lobby dell’accoglienza composta da organizzazioni per la gran parte vicine al loro mondo.

Il Dipartimento libertà civili ed immigrazione del Viminale ha inviato alle prefetture una circolare con il nuovo schema di capitolato d’appalto per i centri di accoglienza.

In questo modo verranno rese più appetibili le gare per l’assegnazione dei servizi d’accoglienza. Il documento consente che, nel caso di mancate presentazioni di offerte ad una gara, si possa ricorrere alla procedura negoziata senza bando. Le prefetture, così, “possono individuare alcuni operatori economici da consultare, selezionando l’offerta migliore”. E se si verifica che un prezzo d’asta è sottostimato, “si potrebbe procedere a variare” le singole voci che compongono il costo medio.

Non si torna ai 35 euro a migrante, ma il rimborso potrà crescere rispetto all’ importo fissato da Salvini del 10-15 per cento passando quindi a 22-30 euro.

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Tariffe riviste anche forse per far fronte alla necessità di collocare i richiedenti asilo in arrivo sul territorio nazionale considerando il nuovo boom delle partenze dal Nord Africa incentivato dalle politiche di “discontinuità” rispetto all’epoca Salvini annunciate e messe in atto dall’attuale governo fin dal settembre scorso.

Basti pensare che da inizio anno sono sbarcati 1.751 clandestini contro i 202 dello stesso periodo dell’anno scorso.

Il Viminale offre anche la possibilità per il migrante di accedere ad un servizio di assistenza sanitaria complementare da porre a carico dell’appaltatore che può essere rimborsato a parte rispetto al prezzo pro capite al giorno posti a base di gara. Ed i costi possono crescere anche per la necessità di aumentare il personale di vigilanza nei centri a seguito di danneggiamenti o atti vandalici, peraltro molto diffusi.

Sommando tutte queste nuove voci, il costo giornaliero pro capite a carico del contribuente italiano per l’accoglienza dei migranti illegali sbarcati dopo aver pagato i trafficanti rischia di raggiungere o addirittura superare i 35 euro al giorno e di riportare alle stelle i costi complessivi dell’accoglienza specie se continueranno ad aumentare.

Nonostante il regalo milionario del governo le associazioni che nel 2017 arrivarono a spartirsi quasi 5 miliardi di euro con l’accoglienza dei migranti illegali, mostrano delusione e lamentano l’assenza di un reale cambio di rotta, la mancanza di servizi pagati per l’integrazione e il fatto che in caso di gare d’appalto andate deserte le prefetture possano assegnare i migranti anche a cooperative e associazioni prive di esperienza in questo settore.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/tutti-gli-sforzi-del-governo-per-incoraggiare-l-immigrazione-clandestina

Siamo senza ospedali

Come ho già anticipato su Bondeno.today il 22-2-2020 in questi vent’anni, per obbedire all’Europa, abbiamo tagliato tutto quello che adesso servirebbe

Fonte: Andrea Zhok

Qualche osservazione sparsa e da profano sugli ultimi eventi relativi al ‘coronavirus’.

1) Il problema fondamentale rappresentato da una possibile epidemia di Covid-19 non sta nella mortalità, che è di poco superiore ad una normale influenza, ma nella pesantezza del decorso, che richiede spesso ricovero ospedaliero.

2) Quindi l’impatto problematico del Covid-19 si manifesta (potenzialmente) in primo luogo sulle strutture ospedaliere, che incidentalmente sarebbero lì per occuparsi di una pluralità di problemi, e che si possono trovare rapidamente al collasso. – In quest’ottica si comprende sia la sollecitudine (e mostruosa efficienza) cinese nella costruzione di nuovi ospedali, sia la preoccupazione di molti operatori ospedalieri italiani in un settore scarnificato dai tagli negli ultimi anni.

3) In seconda battuta, l’impatto del Covid-19 è particolarmente severo sull’intero sistema delle transazioni, sul ‘libero movimento di merci e persone’. In quest’ottica poche cose illustrano in modo più plastico di questa epidemia il sistema di interconnessioni ed interdipendenze globali. Al contempo ciò mostra l’immensa strutturale fragilità di sistemi produttivi così estesi, che dopo essere stati più volte messi sotto accusa per le ripercussioni ambientali di questa ‘frenesia di movimento’, e per le loro ripercussioni in termini di destabilizzazione economica (delocalizzazioni, ecc.), ora mostrano anche la corda nei termini di fragilità del controllo nazionale (quando il controllo nazionale è l’unica cosa cui puoi ricorrere, come in caso di epidemia).

4) Nel caso italiano temo che il rischio di essere il vaso di coccio del sistema sia altissimo. Paesi come la Cina giocano le loro carte sull’export, ma hanno un forte controllo nazionale, e ciò gli consentirà plausibilmente, nonostante una situazione inizialmente assai più grave, di rimettersi in carreggiata tra uno o due mesi. Se la curva dei contagi, come sembra, continua a ridursi, la Cina riprenderà (non senza strascichi) il suo ruolo attuale di ‘fucina del mondo’.
Altri paesi, come gli USA, hanno un mercato interno forte, che risentirà relativamente di eventuali prolungate interruzioni delle ‘supply chains’ mondiali.
I paesi europei sono quelli destinati a soffrire di più nel caso di un prolungarsi od aggravarsi della situazione, e l’Italia più di tutti, perché dipende più di ogni altro dalle proprie relazioni internazionali (sia come export, che come settore turistico).

5) Sul piano strettamente empirico, in Italia, in questo quadro c’è un particolare che finora mi sembra curiosamente assente dalla discussione. Siamo di fronte a due focolai distinti, di cui uno ha un possibile paziente zero (ma per ora non confermato), mentre nell’altro caso non mi risulta che ci sia alcun paziente zero.
Ora, la mancata individuazione dei focolai originanti dell’infezione è un evento di straordinaria gravità. Se il/i soggetto/i che diffonde il virus non viene isolato può contagiare un numero indefinito di persone, che visti i tempi di incubazione (da 2 a 15 giorni, sembra), potrebbe provocare una condizione pandemica in capo a un paio di settimane.

Ci si potrebbe trovare, e non è una proiezione particolarmente pessimistica, con una situazione di dimensioni ‘cinesi’. Scarsa consolazione sembra provenire dalla presunta stagionalità del virus, giacché a quanto pare si sta diffondendo anche in aree calde. Un quadro del genere può significare per l’Italia essere tagliati fuori come anelli dell’approvvigionamento europeo e come destinazione turistica.

Il tutto in una cornice già economicamente logorata e socialmente tesa.

E, per inciso, senza la possibilità di poter ricorrere a pratiche di autofinanziamento statale (per la ben nota deprivazione della potestà sulla propria erogazione di moneta).

Direi la tempesta perfetta.

Spero vivamente che chi ci governa abbia chiaro davanti agli occhi questo scenario, al momento non solo di principio possibile, ma significativamente probabile. Non è un momento in cui si può aspettare e stare a vedere cosa succede, per poi metterci delle toppe. Le toppe sono già quasi finite, e potremmo essere solo all’inizio.

Antifascismo

Fonte: Vincenzo Costa

A giocare con le cose serie si fanno disastri. Non ci siamo accorti, ma si è chiusa l’epoca dell’antifascismo, da quando questo viene usato per coprire la distruzione della costituzione repubblicana e antifascista.
L’antifascismo non è solo la lotta partigiana. L’antifascismo è soprattutto la costituzione repubblicana, l’idea che tutti i cittadini hanno lo stesso diritto alla sanità, che il lavoro sia un diritto e non una gentile concessione, che tutti hanno lo stesso diritto all’istruzione, che l’Italia è una e indivisibile, che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti delle regole costituzionali, che non può essere alienata. Questo è l’antifascismo.
L’antifascismo è finito nell’istante in cui questa parola è stata usata per attaccare principi della costituzione repubblicana, nel momento in cui è stata usata per fare passare autonomia differenziata, tagli e privatizzazione alla sanità, per creare cittadini di serie A e di serie B, per giustificare il passaggio della sovranità a poteri sottratti al controllo democratico, per salvare coloro che hanno fatto profitti sulla pelle dei cittadini, che per profitto ci consegnano una rete stradale che crolla a pezzi. L’antifascismo è finito quando coloro che hanno ridotto la Grecia alla fame, che stanno facendo morire in Grecia migliaia di persone per mancanza di accesso alla sanità o che hanno imposto in quel paese il pignoramento della prima casa a difesa degli interessi delle banche, hanno osato cantare bella ciao. Come si può cantare “bella ciao” e pignorare la prima casa a povera gente? Davvero si è incrinato l’asse terrestre.
L’antifascismo è finito con la foto di Santori e delle sardine coi Benetton, con ancora il ricordo vivo dei morti causati dalla loro avidità di profitto. Ciò ha mostrato che l’antifascismo è ormai solo una foglia di fico che nasconde un progetto di restaurazione. Che l’antifascismo è funzionale alla restaurazione, alla distruzione del paese.
Sono giorni tristi. Per molti di noi i peggiori, come la fine di un grande amore, come di fronte al tramonto di una ragione di esistenza, di qualcosa che pensavamo avrebbe resistito nel crollo del cielo e della terra.
Eppure è finita. È stato logorato, abusato, trasformato in uno spot pubblicitario, in una maschera di interessi meschini, senza pudore, senza vergogna.
Che cosa ciò significhi lo scopriremo nei prossimi anni. Le cose devono maturare, hanno il loro tempo. Vediamo ciò che muore, come coloro che muoiono sulle stagioni, per citare Rimbaud. Ma qualcosa è morto in questo paese, qualcuno è stato il suo becchino.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-fine-dell-antifascismo

Grande Fratello

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