Scemi

In realtà il DL 1/2022 legalizza a posteriori questo abuso, il cui terreno però è stato preparato dal DL 139/2021 nominato Capienze, che riforma il Codice della Privacy, permettendo alla PA di trattare i dati personali in modo arbitrario e totalmente autoritario, scavalcando le farraginose leggi sulla privacy senza alcun dibattito politico parlamentare.
In base al DL Capienze ogni pubblico ministero è autorizzato a incrociare dati relativi al Ministero della salute, e viceversa, in un quadro informatico dove i dati rimbalzano da un ente all’altro, creando una database sempre più centrale e verticalizzata.
Questo processo tecnico/giuridico, che sostanzialmente è la digitalizzazione della PA, non è iniziato con il Green pass, bensì con la fatturazione elettronica, e fa immaginare facilmente il passaggio verso un sistema di punteggio sociale (social scoring), dove l’accesso a beni e servizi esistenziali sarà costantemente subordinato al possesso di determinati requisiti.
Astutamente, la sanzione di soli 100 euro è stata congegnata per favorire la “trasgressione” e, nel contempo, per scoraggiare ricorsi giudiziari che sarebbero più costosi per i cittadini.
Il governo spera che non tutti capiscano che la sanzione in mancanza di reato (vista la natura passiva del comportamento sanzionato) rischia di diventare in un prossimo momento un grattacapo insostenibile anche per costituzionalisti alla Zagrebelsky, abili in arrampicate interpretative. (Sarà dura invocare la dignità umana nel momento in cui i costituzionalisti dimostrano di essere i primi ad averci rinunciato.)
Ma con questa sanzione il governo spera oltre tutto di gettare polvere negli occhi dell’opinione pubblica soggiogata dalla vaccinolatria, che sarà contenta di potersi indignare e di invocare provvedimenti forcaioli e perfino il carcere per i no vax, tralasciando il nocciolo del problema, ossia la possibilità per l’Agenzia delle Entrate di usare il lasciapassare come strumento di ricatto verso chiunque. Del resto l’incitamento all’odio è la principale arma di distrazione di massa, un modo per abbassare drasticamente il livello della discussione e far oscurare i dettagli più importanti.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-digitalizzazione-vaccinista

Oltre l’emergenza

Monica Boccardi12 gennaio 2022Oltre l’emergenza

Il primo aprile sarebbe stata una data più adatta per la pubblicazione del decreto legge numero 1, uscito sulla Gazzetta Ufficiale il 7 gennaio del 2022. Agli occhi di un giurista, infatti, sembra più uno scherzo, strutturato in modo da far perdere il senno anche al più preparato e intelligente degli addetti ai lavori. Poiché il tempo e lo spazio sono ridotti, ci limiteremo alla disamina di un paio di contraddizioni che riguardano le date di scadenza delle misure previste dal nuovo decreto, sorvolando sulle ben più gravi contraddizioni di merito, che sono talmente evidenti da non aver neppure bisogno si essere commentate.

Al momento attuale, grazie al Dl numero 221/2021 (non ancora convertito in legge), lo stato di emergenza (rectius di eccezione) causato dal Covid- 19 è stato nuovamente prorogato dal 31 dicembre 2021 al 31 marzo 2022, in palese violazione del Decreto legislativo numero 1/2018 (Codice dalla Protezione civile). Anche ammettendo che una fonte (quasi) equivalente possa ignorare impunemente i termini massimi previsti dal codice della Protezione civile, già ampiamente consumati, va da sé che ogni misura collegata, giustificata e motivata dall’emergenza stessa debba avere come termine ultimo di validità per la sua legittimità, quello attualmente previsto per il termine dell’emergenza. Infatti, diversamente, la normativa andrebbe considerata non emergenziale ma di natura ordinaria e ciò renderebbe illegittima la sua emissione con lo strumento del Decreto legge, vincolato all’urgenza di predisporre strumenti normativi disciplinanti situazioni contingenti che non possano attendere i tempi dell’iter legislativo normale.

Ma, scorrendo il Dl 1/2022, si scopre che in molteplici dei suoi articoli la scadenza prevista per le misure ivi contemplate non è quella del 31 marzo, bensì quella del 15 giugno 2022, cioè ben due mesi e mezzo oltre lo spirare dell’emergenza Covid-19. Ma questo, se porta a ritenere illegittima la previsione normativa in emergenza, potrebbe essere giustificato come un refuso, se non fosse per la contemporanea presenza di contradditorie previsioni che accavallano il termine del 15 giugno con quello del 31 marzo, in più di una fattispecie. E non solo a causa del solito strumento (assai deplorevole) della legislazione per richiamo ad altri provvedimenti, ancora una volta utilizzato a piene mani, col risultato di rendere ancora più difficoltosa la lettura e la comprensione della normativa, ma anche per la presenza, all’interno del Dl 1 stesso, di sovrapposizioni cronologiche incongrue e ingiustificate. Vediamo le principali.

L’articolo 1 Dl 1/22 introduce nuovi articoli al Dl 44/21, già convertito, che già prevedeva l’obbligo vaccinale per i sanitari, cui si era aggiunto quello per docenti e forze dell’ordine (Dl 172/21 non ancora convertito). Il novello articolo 4 quater recita: “Dalla data di entrata in vigore della presente disposizione e fino al 15 giugno 2022, (… omissis), l’obbligo vaccinale per la prevenzione dell’infezione da Sars-Cov-2, di cui all’articolo 3-ter, si applica ai cittadini italiani (… omissis) che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età, fermo restando quanto previsto dagli articoli 4, 4 -bis e 4-ter”.

Anche il successivo novello articolo 4 quinquies, relativo all’accesso sui luoghi di lavoro pubblici e privati con certificazione di vaccinazione obbligatoria per i soggetti obbligati, fa riferimento alla scadenza del 15 giugno, in particolare, esplicitamente, col rinvio contenuto nella parte finale del comma 4° secondo cui “per le imprese, fino al 15 giugno 2022, si applica l’articolo 9-septies, comma 7, del medesimo decreto legge numero 52 del 2021”.

Il lettore, ovviamente, ha necessità di conoscere il contenuto dell’articolo 9 septies comma 7, per sapere che cosa prescriva. Ebbene, esso recita: “Nelle imprese, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata di cui al comma 6, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni lavorativi, rinnovabili fino al predetto termine del 31 marzo 2022, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del posto di lavoro per il lavoratore sospeso”.

Ovviamente, si pensa che il contrasto fra i due diversi termini sia dovuto al rimando a una norma precedente, con un termine calibrato sulla scadenza dell’emergenza, che ci si sia dimenticati di coordinare. Invece, approfondendo, si scopre che l’originario comma 7 dell’articolo 9 septies del Dl 52/21 è stato sostituito, dall’articolo 3 comma 1, lettera c Dl 1/22, proprio col testo sopra richiamato, contenente la previsione del termine del 31 marzo per la possibilità di sostituzione del lavoratore sospeso per inadempimento dell’obbligo vaccinale, senza conseguenze disciplinari e con conservazione del posto di lavoro. Il che lascia il dubbio circa la possibilità di licenziamento e procedimento disciplinare, nell’inottemperanza all’obbligo vaccinale che si prolunghi oltre il 31 marzo 2022. Mero errore o voluta incongruenza?

Ma questo è nulla. Infatti, tornando al testo dell’articolo 4 quinquies, si legge al comma 1: “A decorrere dal 15 febbraio 2022, i soggetti di cui agli articoli 9-quinquies, commi 1 e 2, 9-sexies , commi 1 e 4, e 9-septies, commi 1 e 2, del decreto legge 22 aprile 2021, numero 52 (… omissis), ai quali si applica l’obbligo vaccinale di cui all’articolo  -quater, per l’accesso ai luoghi di lavoro nell’ambito del territorio nazionale, devono possedere e sono tenuti a esibire una delle certificazioni verdi Covid-19 di vaccinazione o di guarigione di cui all’articolo 9, comma 2, lettere a) , b) e c-bis ) del decreto legge numero 52 del 2021. (… omissis) I lavoratori di cui ai commi 1, nel caso in cui comunichino di non essere in possesso della certificazione verde Covid-19 di cui al comma 1 o che risultino privi della stessa al momento dell’accesso ai luoghi di lavoro, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, sono considerati assenti ingiustificati, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro, fino alla presentazione della predetta certificazione, e comunque non oltre il 15 giugno 2022”.

Chi sono i “i soggetti di cui agli articoli 9-quinquies, commi 1 e 2, 9-sexies, commi 1 e 4, e 9-septies, commi 1 e 2, del decreto legge 22 aprile 2021, numero 52”? Per scoprirlo, bisogna andare a leggere i relativi articoli del Dl 52/21 e si scopre quanto segue. L’articolo 9 quinquies recita: “Dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 marzo 2022, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da Sars-Cov-2, al personale delle Amministrazioni pubbliche (… omissis), ai fini dell’accesso ai luoghi di lavoro (… omissis), è fatto obbligo di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde Covid-19 di cui all’articolo 9, comma 2”.

L’articolo 9 sexies:Dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 marzo 2022, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza, i magistrati (… omissis) non possono accedere agli uffici giudiziari ove svolgono la loro attività lavorativa se non possiedono e, su richiesta, non esibiscono la certificazione verde COVID-19 di cui all’articolo 9, comma 2”.

L’articolo 9 septies: “Dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 marzo 2022, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da Sars-Cov-2, a chiunque svolge una attività lavorativa nel settore privato è fatto obbligo, ai fini dell’accesso ai luoghi in cui la predetta attività è svolta, di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde Covid-19 di cui all’articolo 9, comma 2”.

Lo stato di emergenza, come detto, è stato surrettiziamente prorogato fino al 31 marzo 2022, salvo ulteriori proroghe e dunque, al momento, è questo il termine ultimo di validità (sempre che siano valide) delle norme emergenziali. Pertanto, come si può pretendere di applicare fino al 15 giugno una normativa emergenziale la cui validità è esplicitamente prevista solo fino al 31 marzo? Non solo: la scadenza del 31 marzo 2022 è stata introdotta al posto di quella originaria del 31 dicembre 2021, dall’articolo 8, comma 3, del Dl 24 dicembre 2021, numero 221, non ancora convertito in Legge, con la conseguenza che la mancata conversione farebbe decadere anche il termine prorogato, riportando la sua scadenza di validità ad una data addirittura precedente all’entrata in vigore del DL 1/22. Si assiste così a una stratificazione di normative urgenti, che si sovrappongono, modificando le precedenti senza alcun coordinamento tra le stesse.

Sicuramente vi sono altre critiche, anche assai più gravi, da sollevare nei confronti di questo nuovo decreto legge, ma si può affermare senza tema di smentita che già quanto qui analizzato dia la misura della protervia giuspositivista di tale modo di legiferare, giunta al punto da sorvolare addirittura sulla forma (che nel diritto è sostanza!), sulla logica (che nel diritto è giustizia!), sulla imparzialità (che nel diritto è tutto!), pur di raggiungere l’unico scopo evidente di mesi e mesi di normazione illeggibile, cioè la vaccinazione obbligatoria del 100 per cento della popolazione residente, senza presa di responsabilità alcuna rispetto alle eventuali conseguenze da ciò derivanti. E, nella peggiore delle ipotesi, nemmeno i posteri potranno emettere un’ardua sentenza su quanto sta accadendo solo in Italia.

http://www.opinione.it/societa/2022/01/12/monica-boccardi_emergenza-covid-decreto-legge-stato-emergenza/

Forzati del lavoro

Anna Lombroso per il Simplicissimus

I poliziotti che non si sono muniti di Green Pass sono sospesi dalle loro mansioni, non percepiscono il salario, devono restituire il distintivo e l’ormai superfluo tesserino di riconoscimento sostituito dal lasciapassare, l’arma di ordinanza e viene meno  la maturazione delle progressioni di carriera.

Lo stesso vale per l’altro lavoro strategico, quello di insegnante. E così  è già successo per il personale sanitario, la categoria la cui disobbedienza suona come un affronto inammissibile per la “comunità scientifica” ufficialmente riconosciuta, che esige venga perseguito con ogni mezzo il nemico in casa che mina la sua credibilità e il suo prestigio di sacerdoti della nuova religione, officiata a suon di siringhe.

Molte badanti straniere – quelle dalle quali si pretende abnegazione e spirito di sacrificio come qualità professionale inderogabile, perché dovrebbero  prodigarsi per affetto e non per il salario dovuto in cambio dello svolgimento di mansioni pesanti e sgradevoli che i congiunti non vogliono o possono esercitare – sono in procinto di andarsene o di darsi alla macchia, pentendosi dell’avvenuta e sofferta regolarizzazione che le obbliga al vaccino per garantirsi la paga.

Uno degli effetti collaterali  delle politiche pandemiche è dunque anche quello della svalutazione del lavoro tramite l’umiliazione dei lavoratori,  e grazie alla combinazione di più fattori.

Si stabilisce intanto che nessuno è necessario e insostituibile, al posto dei professori si raccattano neolaureati disposti al doveroso precariato, lo stesso succede per il personale sanitario già abituato a tagli e demansionamenti, al posto delle forze dell’ordine ormai retrocesse a vigilantes adibiti al controllo del pass, vengono bene le polizie municipali o quelle private. Nella Pubblica Amministrazione dopo le severe prese di posizione del ministro che nega lo smart working ai nopass, c’è da prevedere il ricorso a varie forme di caporalato e cottimo, con un particolare interesse per i laureati Stem ( Utilizzando il termine “laureati STEM” ci si riferisce comunemente ai laureati in discipline scientifiche (Science, Technology, Engineering and Mathemathics – ossia Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) che hanno dimostrato il loro valore in occasione dei concorsi e dei bandi per i ruoli professionali necessari a spartire le mazzette del prestito europeo.

E in tutti questi comparti ad alto contenuto sociale, si fanno avanti le milizie del Terzo Settore, quella forma sottile di privatizzazione, che fa sembrare più nobili mansioni mercenarie o commercializzate, cui anche il Pnrr delega una infinita varietà di compiti ben remunerati, di cura, assistenza,  docenza, sorveglianza.

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2021/12/21/157957

Restaurazione

Due giorni fa in coincidenza non casuale con le restrizioni al libero diritto di manifestare, è stata confermata la fiducia, chiesta dal governo, sul decreto green pass, approvato dal Senato con 199 voti favorevoli e 38 contrari, nessuna astensione. Il provvedimento, varato dall’esecutivo il 21 settembre scorso, disciplina le modalità per estendere l’obbligo della certificazione vaccinale nei luoghi di lavoro del settore pubblico e privato. Sarà ora trasmesso alla Camera per la conversione definitiva in legge.

Che pacchia, un tirannello grigio ma feroce ha messo loro in mano un giocattolo con cui trastullarsi, con tanto di app che attesta per un anno la loro superiorità, il loro sapere, il loro senso civico, il loro spirito di servizio, e grazie al quale possono sentirsi “parte “ attiva di una maggioranza benpensante e benvivente, autorizzata a esigere l’iscrizione coatta dei disobbedienti o la condanna all’emarginazione l’anatema e il linciaggio.

Riepilogando

Dopo questa inquietante cronostoria, arriviamo alle ultime notizie e agli ultimi dati scientifici emergenti, infatti, secondo il nuovo rapporto aggiornato dell’Istituto superiore della Sanità (Iss) riguardo alla mortalità per il Covid-19, il virus avrebbe causato un numero di morti assai inferiore a quello causato da una comune influenza. Solo il 2,9 per cento dei decessi registrati dalla fine del mese di febbraio 2020 sarebbe determinato dal Covid-19, perciò dei 130.468 decessi computati dalle statistiche ufficiali solamente 3.783 sarebbero morti a causa del virus. Infatti, dal citato report emerge che il resto dei deceduti soffrivano di diverse patologie, che secondo lo stesso Iss lasciavano loro pochi margini di vita.

In particolare, il 67,7 per cento avrebbe patito più di tre malattie contemporaneamente, mentre il 18 per cento ne avrebbe sofferto contemporaneamente due. Dopo questa elencazione statistica, se si evince che non è stato il Covid-19 a causare una percentuale alta di decessi, con quale criterio scientifico, i Governo Conte e ora il Governo Draghi, con il loro ministro Speranza e “l’onnisciente” Comitato tecnico scientifico, hanno imposto tutte queste restrizioni (peraltro incostituzionali nel merito e nel modo con cui sono state legiferate)!? La risposta risiede nella natura delle vere motivazioni che hanno determinato tutto ciò, che non è scientifica ma è politica. Infatti, rimane indelebile il ricordo di quando all’inizio della diffusione del virus l’Iss e la Protezione civile, durante le loro quotidiane conferenze stampa, minimizzavano sulle cause dei decessi, attribuendole ad altre patologie pregresse e non al Covid-19, per poi sostenere la tesi completamente opposta, per incentivare la campagna vaccinale.

Quindi è iniziata la sistematica e martellante campagna mediatica del terrore, secondo la quale i farmaci anti Covid-19 erano l’unico strumento per salvare l’umanità, al punto che lo stesso Draghi affermava, durante una sua conferenza stampa, il falso, ossia che chi si vaccina non contagia e non si contagia e chi non si vaccina è condannato a morire, una tesi smentita ripetutamente dal suo stesso Cts e anche dal suo ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, durante la sua partecipazione a una puntata del programma televisivo “Porta a Porta”, lasciando incredulo e sbigottito il suo stesso presentatore, Bruno Vespa, che non riuscì a trattenersi dal proferire l’osservazione “allora è una presa in giro”.

Inoltre, a peggiorare la situazione in cui si trovano i responsabili di questa deriva terroristica, di cui prima o poi dovranno rispondere, è intervenuto il British Medical Journal, una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo, il quale ha recentemente affermato che “i livelli di malattia dopo la vaccinazione non hanno precedenti e il personale si ammala gravemente e alcuni presentano sintomi neurologici che stanno avendo un enorme impatto sulla funzione del servizio sanitario. La vaccinazione obbligatoria in questo caso è senza senso, immorale e irresponsabile quando si tratta di proteggere i nostri lavoratori e la salute pubblica (…). Questi prodotti vaccinali non forniscono immunità, né prevengono la trasmissione. In tal caso perché lo stiamo facendo? Non ci sono dati di sicurezza longitudinali (solo pochi mesi di dati di studio nelle migliori delle ipotesi) e questi prodotti sono approvati solo per uso emergenziale. La coercizione e l’obbligo di cure mediche sui nostri dipendenti, sui membri del pubblico, specialmente quando i trattamenti sono ancora in fase sperimentale, sono saldamente nel regno di una distopia nazista-totalitaria e ben oltre i nostri valori etici (…)”.

Dopo questa dettagliata analisi dei fatti, voglio porre proprio a voi lettori delle domande che mi sorgono spontaneamente, non pensate che sia sempre più palese la responsabilità di tutto un sistema, ossia del mainstream, delle Istituzioni e in particolare di Conte e di Draghi e dei loro rispettivi Governi con il ministro Speranza!?

Non pensate che la loro responsabilità possa essere suscettibile di imputazione del reato configurato nel dispositivo dell’articolo 658 del Codice penale: “Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso Enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da euro 10 a euro 516”!? Il suscitato allarme configurato nel citato dispositivo è l’elemento costitutivo del reato, inteso come evento di pericolo. Perché sussista l’esistenza di questo reato è sufficiente che l’annuncio di disastri o pericoli (come appunto può essere quella di dichiarata pandemia) inesistenti sia idoneo a suscitare allarme ingiustificato e quindi a configurare la responsabilità per la commissione di un illecito.

Inoltre, non pensate che sia illegittimo l’atto commesso dal Governo Draghi con l’imposizione della somministrazione di farmaci ancora sperimentali e quindi non pensate che abbia violato di conseguenza l’ultimo comma dell’articolo 32 della Costituzione, secondo il quale “la Legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”!? Infatti, il suddetto articolo costituzionale presuppone che nessuno possa imporre o indurre alcuno a ricevere un trattamento sanitario obbligatorio qualora esso non sia effettivamente proficuo per la tutela della salute della collettività e siccome questi farmaci sono ancora sotto sperimentazione o più precisamente come afferma il sito dell’Aifa, ancora sotto sorveglianza, non danno alcuna certezza scientifica che possono tutelare la salute della collettività, anzi rappresentano un pericolo per gli effetti collaterali che questi stessi farmaci possono generare nel medio e lungo termine, dal momento che quelli immediati, in diversi casi, sono già emersi (nonostante i tentativi di dissimulazione del mainstream). La salute individuale e collettiva non può essere compromessa da interessi politici o farmaceutici, come invece dai suddetti dati statistici e scientifici riportati emergerebbe.

estratto da http://www.opinione.it/politica/2021/10/25/fabrizio-valerio-bonanni-saraceno_covid-epidemia-mattarella-draghi-cossiga/

Essere servi

In realtà tutta la narrazione pandemica è frutto di due cose: i dati sballati di cui ora Bechis prende visione e una sottrazione di informazione poiché ogni notizia che non fosse in linea veniva considerata disinformazione e naturalmente frutto di malvagio complottismo.

Ora mi chiedo perché Bechis e i suoi colleghi abbiano volontariamente deciso di non ragionare e di considerare qualsiasi argomentazione logica, razionale o basata sull’evidenza  e qualsiasi dato come frutto di negazionismo. Cos’era amore incondizionato per una scienza che per la maggior parte dei giornalisti costituisce un assoluto mistero o amore per la carriera, la visibilità, lo stipendio e quant’altro? Ai posteri l’ardua sentenza sul periodo più orribile e che l’informazione abbia mai vissuto.

Cosa mangeremo domani

Il commissario europeo per l’agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha detto dell’agenda verde Farm to Fork: “Gli agricoltori dovranno trasformare radicalmente i loro metodi di produzione e fare il miglior uso delle soluzioni tecnologiche, digitali e spaziali per inaugurare la nuova transizione agricola.” Quindi hanno in mente una trasformazione radicale. Già questo suona minaccioso.

Portare la quota di agricoltura biologica senza pesticidi al 25% del totale dell’UE e, allo stesso tempo, ridurre l’uso dei pesticidi chimici del 30% entro il 2030 suona bene per i disinformati. Come l’affermazione di Monsanto e dell’industria degli OGM secondo cui le colture OGM ridurrebbero la necessità di utilizzare pesticidi, anche questa è una bugia. L’UE la sta usando come esca per introdurre un cambiamento radicale nelle severe regole in vigore nell’UE, per consentire l’approvazione in agricoltura di piante e animali geneticamente modificati. Nel suo documento del maggio 2020 sul Green Deal Farm to Fork, l’UE affermava che la Commissione sta “conducendo uno studio che esaminerà il potenziale delle nuove tecniche genomiche per migliorare la sostenibilità lungo la catena di approvvigionamento alimentare.” Questo significa gene-editing, modificazione genetica tramite CRISPR/Cas9.

Le nuove tecniche genomiche

Nell’aprile di quest’anno, la Commissione UE ha pubblicato uno studio sulle nuove tecniche genomiche (NGT). Le NGT consentono di produrre piante e persino animali modificati geneticamente. Il rapporto sostiene che le NGT, “tecniche per alterare il genoma di un organismo, hanno il potenziale per contribuire ad un sistema alimentare più sostenibile come parte degli obiettivi del Green Deal europeo e della strategia Farm to Fork.” Il rapporto chiede un “dibattito pubblico” per cambiare le severe leggi dell’UE sull’approvazione delle colture OGM che richiedono test approfonditi e l’etichettatura delle colture OGM.

Quella legge del 2001 ha limitato con successo l’uso degli OGM in tutta l’UE, in contrasto con gli Stati Uniti, dove gli OGM non regolamentati sono dominanti in tutte le colture chiave. Nel 2018, la Corte di giustizia europea, il tribunale dell’UE, aveva stabilito che le colture geneticamente modificate avrebbero dovuto essere soggette agli stessi rigorosi regolamenti degli organismi geneticamente modificati (OGM) di prima generazione. La chiave dell’agenda di Davos e della Farm to Fork dell’UE è una riduzione radicale nell’uso dei pesticidi, da sostituire con colture geneticamente modificate, presumibilmente in grado di resistere ai parassiti senza far uso di pesticidi.

La Commissione UE, in combutta con Bayer-Monsanto e altri della lobby dell’agribusiness degli OGM, sta lavorando alacremente per rimuovere questa restrizione giudiziaria. La commissaria per la salute e la sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, ha detto, riferendosi allo studio UE di aprile: “Lo studio che pubblichiamo oggi ha concluso che le Nuove Tecniche Genomiche possono promuovere la sostenibilità della produzione agricola, in linea con gli obiettivi della nostra strategia Farm to Fork.” Nuove tecniche genomiche è un eufemismo per colture geneticamente modificate.

Il vicepresidente dell’UE responsabile per il Green Deal, Franz Timmermans, ha ammesso apertamente che promettere enormi tagli ai pesticidi è solo l’esca, lasciando intendere che il vero obiettivo è l’abolizione delle restrizioni sul gene-editing. In una recente conferenza alla Settimana Verde dell’UE ha detto che l’UE mira a dare agli agricoltori gli strumenti per praticare un’agricoltura di precisione e per sfruttare le scoperte scientifiche nell’ottimizzazione delle sementi: “è così che limiteremo la nostra dipendenza dai pesticidi.” L’agricoltura di precisione e le scoperte scientifiche per l’ottimizzazione delle sementi sono l’eufemismo di Bruxelles per l’introduzione massiccia del gene-editing non regolamentato. Secondo Timmermans: “Passare all’agricoltura ecologica non significa che dovremo brucare l’erba e vivere nelle caverne, dobbiamo usare le ultime tecnologie per arrivarci.” Questo significa gene-editing CRISPR.

Tradotto in parole povere, il vero scopo di Farm to Fork è un prossimo ribaltamento della sentenza della Corte di giustizia europea del 2018, che assoggetta le piante e gli animali modificati geneticamente tramite CRISPR alle stesse severe regole del “principio di precauzione” usato per gli OGM. Senza restrizioni, le aziende di gene-editing come Bayer-Monsanto saranno libere di introdurre nella nostra dieta, e senza etichettatura, piante e animali geneticamente modificati, sperimentali e senza test di sicurezza.

Un tale regime di gene-editing libero esiste già negli Stati Uniti, dove l’USDA e i regolatori permettono la produzione di olio di soia modificato geneticamente tramite CRISPR, funghi che non scuriscono, grano con più fibre, piante di pomodoro a resa maggiorata, canola resistente agli erbicidi e riso che non assorbe l’inquinamento del suolo in fase di crescita. I progetti statunitensi di modificazione genetica su pesci e animali tramite CRISP ne includono di discutibili, come mucche che partoriscono solo vitelli maschi, maiali che non hanno bisogno di castrazione, mucche da latte senza corna e pesci gatto a crescita potenziata, usando il CRISPR per aumentare il numero delle loro cellule muscolari. Fa venire l’acquolina in bocca…

CRISPR. Il rischio è grande, i vantaggi no

La maggiore spinta lobbistica alla rimozione dei regolamenti UE sulle colture e sugli animali geneticamente modificati viene da Bayer-Monsanto e dagli altri giganti dell’agribusiness OGM, tra cui Syngenta, BASF e Corteva di DowDupont. Nel novembre 2020 Liam Condon,  presidente della divisione ‘Scienza delle colture’ di Bayer-Monsanto, aveva dichiarato ad una conferenza della Bayer Future of Farming, che Bayer stava facendo “intense pressioni” per modificare i regolamenti OGM dell’UE e liberalizzare l’editing genico. Condon aveva affermato, “[Stiamo] facendo intense pressioni, perchè i regolamenti dovrebbero mettersi al passo con la tecnologia e consentire l’utilizzo di questa tecnologia, [non solo] a beneficio degli Europei, ma anche di tutti quelli che, nel mondo, guardano all’Europa per i regolamenti.” Condon aveva definito l’editing genico e la tecnologia CRISPR un “incredibile passo avanti” che avrebbe permesso all’agricoltura di essere più sostenibile. Ciò che aveva omesso è che la deregolamentazione delle colture geneticamente modificate permetterà a Bayer-Monsanto e alle altre grandi multinazionali degli OGM di far pagare agli agricoltori i loro semi “sostenibili” brevettati.

Il gene-editing delle piante o degli animali non è per nulla privo di rischi come sostenuto. La tecnologia non è affatto precisa o controllata e spesso ha esiti imprevisti, come un’alterazione genetica o l’aggiunta involontaria di DNA estraneo proveniente da altre specie (o addirittura di interi geni estranei) nel genoma degli organismi geneticamente modificati.

Questa è ancora una tecnologia nuova e sperimentale. I suoi fautori, come Bayer-Monsanto, sostengono che l’editing genico delle piante è preciso. Ma la ricerca ritiene questa affermazione tutt’altro che provata. La dottoressa Allison K Wilson del Bioscience Resource Project, afferma che “i metodi di editing genico delle piante possono anche introdurre UT (Unintended Traits o danni genetici)… nuove prove, sia su animali che su piante, indicano che l’editing genico stesso può provocare mutazioni non volute al sito di destinazione o nelle sue vicinanze. Queste includono l’inserimento di vettori, batteri e DNA superfluo, e l’introduzione involontaria di grandi delezioni e riarrangiamenti del DNA.”

Questi non sono difetti di secondaria importanza da poter essere ignorati. La Wilson conclude che “i risultati dell’editing genico delle piante sono imprecisi e imprevedibili, e,  a seconda della combinazione di tecniche utilizzate, l’editing genico può essere altamente mutageno. Anche se, un giorno, fosse in teoria possibile creare una coltura geneticamente modificata che soddisfi i requisiti generali dell’agricoltura sostenibile, in pratica, sembra assai improbabile che questo possa mai accadere.”

Secondo un’analisi della politica Farm to Fork dell’UE da parte di Global Ag Media, “l’effetto di queste strategie sarà una riduzione senza precedenti della capacità produttiva dell’UE e del reddito dei suoi agricoltori. Tutti i settori mostrano cali di produzione dal 5% al 15%, con i settori dell’allevamento tra i più pesantemente colpiti… Nel frattempo, qualunque sia lo scenario, i prezzi di produzione mostrano un aumento netto di circa il 10% con un impatto negativo sui redditi della maggior parte degli agricoltori.” Il sindacato degli agricoltori dell’UE, il Copa-Cogeca, avverte che questa politica si tradurrà in una riduzione senza precedenti della capacità agricola [dell’UE]. Ma questo è il vero intento dell’”agricoltura sostenibile.”

Davos e il Farm to Fork dell’UE

La radicale agenda verde Farm to Fork  dell’UE trova la sua eco nel Forum economico mondiale di Davos che, già nel 2014, aveva promosso quello che aveva definito “Enabling Trade: From Farm to Fork.” Un rapporto del WEF del gennaio 2018 affermava: “Le tecnologie di gene-editing, come CRISPR-Cas, potrebbero fornire il mezzo per ottenere miglioramenti multi-trait, producendo un cambio di passo nella produttività e migliorando al contempo la resistenza alla siccità e il contenuto nutrizionale del cibo.”  Questo è stato fatto insieme a McKinsey & Co come parte del WEF Food Security and Agriculture Initiatives e il loro Grande Reset. I partner del WEF Forum includono Bayer, Syngenta, BASF. Secondo il sito web del WEF, “Il World Economic Forum nel suo meeting annuale a Davos, nel gennaio 2020, ha fatto incontrare i leader dell’industria e del business con il vicepresidente esecutivo, Frans Timmermans, allo scopo di studiare le strategie su come catalizzare il Green Deal europeo.” Era presente anche Liam Condon di Bayer, così come i CEO di Syngenta e BASF.

Se il settore agricolo dell’UE viene integrato nel regime degli OGM geneticamente modificati e, di conseguenza, la sua produzione radicalmente ridotta, questo porterà ad una sempre maggiore scarsità di cibo in tutto il mondo. Questo è il piano di Davos, che procede insieme al programma eugenetico COVID-19 e al Grande Reset.

Chiamarlo Farm to Fork lo fa sembrare innocuo. Chiaramente, non lo è.

Fonte: journal-neo.org
Link: https://journal-neo.org/2021/09/29/farm-to-fork-how-the-eu-and-the-davos-cabal-plan-to-control-agriculture/
29.09.2021
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org