Eurasia

Crisi economica, sociale, immigrazione massiccia, politica internazionale oscillante. Le difficoltà nelle quali si dibatte l’Europa sono tante e al momento sembra difficile trovare una via unitaria e indipendente da poteri esterni. Il più recente numero di Eurasia (n. 2 del 2017 sul tema “Quo vadis, Europa?” pagg. 207, euri 18; www.eurasia-rivista.com) affronta i temi salienti che attanagliano l’Europa: il concetto di spazio europeo, il tema della sovranità, la necessità di prendere le distanze dalle centrali dell’alta finanza internazionale, le questioni legate alla Banca europea, il potere degli Usa e la presenza della Nato, la Brexit, le spinte autonomiste in vari paesi, fra cui l’Irlanda ecc. Il direttore di Eurasia, Claudio Mutti, nel saggio di presentazione, sottolinea l’importanza – e l’urgenza – di affrontare questi temi per fare chiarezza sulle prospettive per i prossimi anni ma anche per definire aspetti che al momento sembrano contribuire alla confusione. Mutti pone al centro il concetto di europeismo. Tutti europeisti? E che cosa significa essere europeisti? Per alcuni può significare il passaggio intermedio e necessario per giungere all’unità del governo mondiale, una sorta di Stati uniti del mondo, il cui esito è quello per il quale lavorano le centrali atlantiste, l’alta finanza, le lobby economiche ecc. Per altri, l’unità europea può significare unità di civiltà, facendo dei popoli e degli Stati europei un’unica realtà. Queste differenziazioni si legano all’universalismo (la prima), e al cosiddetto “grande spazio” (la seconda), entrambe di schmittiana memoria. In altre parole, se si desidera dissolversi in una unica realtà globalizzata, senza identità e con un’unica politica interna e un controllo esterno, planetario, ben definito in senso poliziesco con l’esito, soprattutto, della scomparsa della civiltà europea, oppure un’organizzazione regionale, multipolare, con i popoli che vivono rispettando la propria identità, la propria storia e la propria tradizione. Mutti riflette su questi aspetti e sottolinea l’importanza strategica di un grande equivoco: i populisti, nel nome della sovranità nazionale, auspicano l’uscita dall’Ue per trasformare gli stati europei in nazioni. Scelta errata poiché mai come oggi la geopolitica mostra la necessità di definire poli continentali, i perimetri di grandi spazi. Invece, rinchiudersi negli spazi angusti delle frontiere nazionali significa scegliere l’isolamento e la divisione l’Europa che così proseguirebbe a essere sotto il giogo degli Usa e della Nato. Quindi, assumere una chiara visione europeista nel senso di una realtà politica continentale non sottomessa a lobby, cartelli di potere o a potenze straniere.

Nel dossario, saggi sulla politica tedesca, sul declino francese, sui rapporti fra Europa, Cina, Russia e Usa, la Brexit e l’Irlanda, l’Ue e la Turchia, il sistema euro, la Romania e l’Ue, la rivoluzione dei garofani di 42 anni fa. La sezione “Documenti” è ricca e offre contributi sull’Europa di Drieu La Rochelle, Schmitt, Thiriart, Kosztolányi. Chiude il fascicolo, la consueta rubrica di recensioni e schede librarie.

Segnalibro. “Eurasia” e l’attuale ciclo politico dell’Europa

Fatta l’Italia,adesso bisogna fare gli italiani

Il popolo ha scelto l’inverno nucleare: grazie a tutti e viva il popolo.

Il risultato elettorale di “Italia Sovrana e Popolare” in Umbria è migliore di quello a livello nazionale – un 1,37% contro il 1, 24% – ma questo non é comunque sufficiente a farci entrare in Parlamento.

Abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere fare, unendo persone incredibili, competenti e piene di valori, rifuggendo i personalismi e compiendo sforzi personali ed economici sovrumani: sbaglia chi dice che l’unione di tutte le forze “antisistema” avrebbe potuto portare ad un risultato matematicamente migliore, poiché la somma non fa per forza il totale, soprattutto in politica.

Ci siamo scontrati con un potere mediatico pervasivo, abbiamo avuto spazi ridottissimi per poter far sentire la nostra voce ai cittadini, e un mese scarso di campagna elettorale; persino altri, con un diverso potere economico rispetto al nostro, non sono riusciti ad avere risultati molto migliori.

Potremmo star qui a raccontare i motivi sostanziali per cui la democrazia in Italia non é garantita e di fatto é una chimera, ma allo stesso tempo non possiamo negare la realtà e dobbiamo dire: gli italiani hanno scelto qualcos’altro.

Hanno scelto una crisi che durerà altri 5 anni (almeno), senza una forte opposizione in Parlamento.

Hanno scelto la guerra in Ucraina.

Hanno scelto di aderire alle politiche di bilancio chieste da Bruxelles.

Hanno scelto di rimanere soli durante le alluvioni o i terremoti.

Hanno scelto di essere sotto schiaffo del potere di potenze straniere.

Hanno scelto l’emigrazione dei propri figli, e la solitudine dei padri.

Hanno scelto politiche sanitarie folli e di non avere più il diritto a decidere sul proprio corpo.

Verrà studiato a lungo, questo harakiri forsennato e che dura ormai da 40 anni: in ogni caso, cercheremo nel nostro piccolo di frenarlo, sia nella nostra vita privata, che nella vita pubblica.

Ai 5987 elettori umbri, e ai 335143 elettori in tutta Italia, va il nostro abbraccio e la promessa che non sarete più soli: cercheremo in ogni modi di far sì che questo sia un punto di partenza, e non un punto di arrivo, rifuggendo la depressione ed il disfattismo.

Con affetto e vicinanza, nell’ora più buia della Repubblica.

Martina Carletti

Il vincolo esterno spiegato facile

di GILBERTO TROMBETTA

Lo scorso 17 settembre con Giorgio Bianchi siamo stati nella più grande fornace di Murano che produce semilavorati in vetro, la EffeTre di Ivano Ferro. I forni sono spenti perché la bolletta del gas è passata, a parità di consumi, dai 40.000 euro dello scorso anno ai 300.000 euro attuali.

Gli aumenti di gas e materie prime erano iniziati già nel 2020 a causa delle strozzature dal lato dell’offerta causate dalle chiusure imposte da molti Governi per le politiche di contrasto al Covid. L’incidenza dei costi delle materie prime rispetto ai costi totali è passata dal 15% del 2019 al 25% attuale. L’incidenza dei costi del gas è passata invece dal 10% del totale al 110%, mettendo di fatto fuori mercato questa realtà storica che esiste dal 1800.

La Russia ci forniva il 40% del gas importato. Le sanzioni che le abbiamo imposto su ordine di Washington e di Bruxelles potevano solamente produrre questo effetto: imprimere un’ulteriore spinta inflazionistica ai prezzi delle bollette aggiungendosi a quella causata dall’aumento dei costi per i permessi di emissione della CO2 (passati da 7 euro a tonnellata a 85 in 10 anni) voluti dall’Unione Europea.

Prezzi energetici soggetti alla volatilità e alla speculazione dei mercati finanziari a causa della liberalizzazione del mercato dei prezzi. Anche questa imposta dalla UE (decreti Bersani e Letta del 1999). Stiamo per dare il colpo di grazia a quello che resta del nostro sistema produttivo già provato da 30 anni di politiche deflattive che hanno progressivamente distrutto la domanda interna.

Tutto questo è dovuto a una classe politica di ciarlatani e traditori che per obbedire alle assurde direttive provenienti da Bruxelles e da Washington ha scelto di non tutelare gli interessi nazionali.Iscriviti al nostro canale Telegram

RICOMINCIAMO

Fonte: Giannozzo Pucci

Il nostro problema principale è quello del governo ladro. Dalla conquista sabauda d’Italia a oggi abbiamo avuto dei governi che non ci amavano come popolo ma si sono comportati come se ci dovessero cambiare non secondo la nostra natura ma secondo loro idee spesso teoriche. Così ci hanno rubato non solo i soldi, ma la lingua, il lavoro, i paesaggi, soprattutto la gioia di vivere, quella virtù con la quale nei secoli abbiamo vinto, in tempo di pace, tutti coloro che ci avevano conquistato con la guerra. Ma noi non ci siamo mai ripresi da questo ladrocinio, abbiamo continuato a reagire come ragazzi, cercando di “fargliela pagare” così tangentopoli, Roma ladrona, la rottamazione, il Vaffa, e ora il rifiuto del politicamente corretto. E ogni volta cambiano tutto ma non cambia nulla. Se per cambiare davvero bisogna lasciare tutto come sta, torniamo alla costituzione, al sistema elettorale con cui abbiamo vissuto 40 anni e cominciamo a cambiare le cose che non vanno una per una dai comuni alle regioni allo stato. Smettiamo di considerare lo stato un palazzo da espugnare e i cittadini un serbatoio di voti, di tasse ecc. Essere sovrani vuol dire saper fare il bene comune non solo il nostro, essere fieri di lavorare nel pubblico con coscienza e spirito di servizio. Ogni volta che c’è una regola assurda fare di tutto per cambiarla almeno nell’applicazione esercitando l’obiezione di coscienza. Non fermarsi alle colpe altrui ma cambiare cultura pratica quotidiana nostra, autoorganizzarci per cambiare il modo di governare chiunque sia stato eletto.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/non-fermarsi-alle-colpe-altrui

Sanità

Gli Ospedali di Comunità sono strutture territoriali in cui, tramite il sistema dell’offerta e dell’accreditamento ai privati, le Asl appaltano il servizio – che prima della riforma Amato del ’92 (la data è significativamente la stessa in cui nasce l’ UE), riforma di “centro-sinistra” che cancellò le Usl trasformandole per l’appunto in Aziende Sanitarie Locali, era pubblico ed erogato direttamente dallo Stato – al privato e al Terzo settore.

Cioè, continuano a tirare le gambe della Sanità pubblica, a cui hanno riservato un ruolo sempre più residuale, e cercano di far passare la cosa raccontando inaudite menzogne ad un popolo di cittadini impauriti che non desidera nient’altro al di fuori del miracoloso Vaccino che avrebbe dovuto salvare loro la vita.

TUTTI i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari sono pochi, nel pieno della pandemia le Usca spesso non rispondevano nemmeno al telefono, e in alcune regioni erano praticamente inesistenti: in Molise e in Basilicata, per far fronte all’emergenza hanno dovuto inviare reparti medici mobili dell’ Esercito (altro che Generale).

TUTTI NOI ABBIAMO AVUTO AMICI E FAMILIARI, anche giovanissimi, morti per negligenza e disorganizzazione, lasciati soli a morire di freddo nelle ambulanze o vittime di infezioni contratte nelle stesse strutture che avrebbero dovuto curarli.

Il PD ci piscia in testa e continua a dire che è acqua fresca, ma la stessa cosa dicasi per la cosiddetta opposizione: la dismissione dei 16 ospedali chiusi nel Lazio dal Presidente della Regione Lazio Zingaretti era stata avviata dalla precedente giunta regionale di centro-destra, quanto al M5S, quando esprimevano il Ministro della Sanità, Giulia Grillo, questo invitava a «non demonizzare la presenza del privato nella Sanità».

Sono tutte forze politiche liberiste, ed europeiste, tutte.

Questa è la situazione.

Ora, visto che l’unica opposizione presente nel paese è, di fatto, quella che protestava nelle piazze e che ORA ABBIAMO ORGANIZZATO POLITICAMENTE, invocando la Costituzione contro le restrizioni alle libertà personali, il coprifuoco e l’ipotesi di obbligatorietà dei vaccini sperimentali, ditemi: CHI È che metterà in evidenza che queste proteste devono necessariamente saldarsi alla richiesta di abolire le controriforme di questi anni, dalla 502/92 di Amato al pareggio di bilancio (riforma dell’art. 81 Cost.), cioè in buona sostanza, chi è che dovrebbe mettere in evidenza che la situazione portata alle estreme conseguenze dalla sciagurata gestione dell’emergenza Covid (con l’aggravamento di una crisi economica preesistente e determinata da politiche dello stesso segno) è da collegare direttamente all’austerità imposta dai vincoli di bilancio dell’Unione Europea?

ITALIA SOVRANA E POPOLARE È L’UNICO PARTITO CHE PORTA AVANTI QUESTE ISTANZE.

L’unico partito che porterà nelle istituzioni i grandi temi che stanno a cuore alle classi popolari.

Non c’è trippa per gatti

Fonte: Vincenzo Costa

Questa campagna elettorale in Italia e l’assoluta mancanza di iniziativa della Germania in politica estera mostrano una cosa semplice: dopo settant’anni ci sono due paesi che hanno perso la guerra e che sono sotto occupazione militare.
Niente di male. Basta saperlo.
C’è un vincolo inesplicitato in tutta questa campagna elettorale: chiunque si dichiari contro le sanzioni (dunque contro il volere delle due principali potenze che in Occidente vinsero il conflitto, Inghilterra e USA) non può accedere a responsabilità di governo.
Giuramenti di fedeltà, in certi casi abiure, sono necessari per chi aspira a funzioni di governo.
I partiti non mirano a ottenere il consenso degli italiani, ma a guadagnarsi una legittimità presso i vincitori e le forze di occupazione.
Di fatto, un partito che ottenesse il 50% con un programma sgradito agli USA dal punto di vista della politica estera o sgradito alla UE da punto di vista della politica economica non sarebbe legittimato a governare. Durerebbe qualche mese.
Chiunque vinca non cambia niente per i cittadini, sui punti fondamentali non cambia niente. Seguiranno le stesse direttive decise altrove.
Sia il PD sia la Meloni chiederanno lacrime e sangue.  
Il cambiamento non può venire dalla politica e da competizioni elettorali. Questa è una scemenza liberale che anche a sinistra è oramai diventata ovvietà.
I cambiamenti sociali si impongono nelle piazze, nelle strade, nei luoghi di lavoro. Sono questi a cambiare poi la politica, che li intercetta o viene travolta.
Che il popolo italiano scenda nelle strade per impedire la distruzione del paese è tuttavia improbabile. Non ci saranno proteste, non ci saranno contestazioni, o rivolte. Non ci sarà niente, solo un impoverimento massiccio.
L’idea di riprendersi in mano la loro vita è diventata estranea agli italiani, forse non è proprio nella nostra natura e nella nostra cultura.
La reazione sarà diversa: ognuno cercherà di salvare se stesso, a scapito degli altri. Verso questo andiamo, verso il si salvi chi può. Si cercherà di sfuggire al fisco, di fregare, insomma vecchie tecniche di sopravvivenza. Un gioco a “futti cumpagni” (se siete del nord non potete capire, troppp tedeschi voi per capire questa arte sottile).
Noi non siamo popolo di rivoluzioni. Siamo addestrati nella nobile arte di arrangiarci.
Dunque, dalla politica non può venire niente, dal basso non può venire niente.
Non c’è trippa per gatti.

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Il gioco è truccato

Il potere sfrutta l’ingenuità, la buona fede popolare, incredula che i suoi capi, per quanto pessimi, siano criminali e i governi abbiano per scopo il male dei popoli. La nuda analisi dimostra che è così, ma non vi è peggior sordo di chi non può sentire, assordato da una comunicazione a senso unico, in cui spettacolo, pubblicità, propaganda, indottrinamento e realtà sono indistinguibili.
Quali cambiamenti possono determinare le elezioni di un paese periferico, privo di sovranità economica, militare, monetaria, energetica come l’Italia? Tutt’al più, una modesta ridistribuzione delle poche risorse disponibili (il resto è di lorsignori, a prescindere) a favore dei ceti o gruppi sociali di riferimento della parte vincente.
Nessuno dice verità evidenti se non avessimo gli occhi chiusi e le orecchie tappate, ad esempio che il mitico Piano di Resilienza è un prestito di denaro creato dal nulla dalle istituzioni finanziarie che ci tengono legati, da restituire con interessi, dopo essere stato utilizzato secondo la volontà del prestatore, non del mutuatario. Nel frattempo, inverno al freddo, serrande abbassate e la beffa: l’Istat afferma che la disoccupazione è calata a luglio. Per merito della stagione turistica, conteggiando chi ha svolto attività per poche ore e mettendo nel conto tutte le forme – assai fantasiose – di precariato inventate dagli economisti di servizio. Si tace anche sui redditi di troppi lavoratori, così bassi che è preferibile il reddito di cittadinanza, rivelatosi, al netto di truffe e illegalità, un potente incentivo all’ozio o al lavoro nero.
Nessuno parla della vergogna della privatizzazione di beni comuni come l’acqua; gli adoratori della costituzione “più bella del mondo” dimenticano modifiche terribili come il pareggio di bilancio e solo pochi outsider ignorati o derisi puntano il dito contro il divieto europeo degli “aiuti di Stato”, ovvero la proibizione di una politica industriale e sociale autonoma per spendere come ci pare il denaro frutto del nostro lavoro.
Nessuno spiega come affrontare l’avanzata dei robot e dell’intelligenza artificiale che distrugge altri posti di lavoro; i temi sensibili sono nascosti come polvere sotto il tappeto. Gli uni si baloccano promettendo una mirabolante diminuzione delle tasse – giusta e auspicabile, ma impossibile nel merito e nel metodo, giacché la tassa piatta, uguale per tutti (la chiamano flat tax così non capiamo il senso), per quante contorsioni verbali inventino i suoi promotori, viola la progressività dell’imposizione sancita dalla costituzione. La Corte Costituzionale, presieduta dall’eterno Giuliano Amato – un pilastro dei poteri forti-avrà gioco facile a cassarla.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/testa-vinco-io-croce-perdi-tu

Il prezzo del gas

COSTI” E “UTILI”

(Post del 21 agosto 2022)

ENI registra nell’ultimo semestre un utile di 7,8 miliardi.

Se il costo del gas fosse aumentato veramente anche per ENI, quest’utile sarebbe ingiustificato, non potrebbe esistere.

Invece c’è e c’è la truffa ai nostri danni.

ENI non paga il gas al prezzo che quei criminali di giornalai stravenduti, ci fanno capire che paghi. Ossia il prezzo del TTF, la Borsa di Amsterdam.

ENI paga il gas, o almeno il 95% del gas che fornisce, a prezzo stabilito in contratti decennali, che la Russia anche durante questo periodo di crisi bellica non ha mai smesso di rifornirci. Ciò non vuol dire che la Russia potrebbe tagliarci i rifornimenti, ma intanto non lo fa e viene usato sempre lo stesso prezzo.

Però, e qui sta la truffa, ENI prende come prezzo di riferimento il prezzo di Amsterdam, che è quello che registra aumenti dell’800%, ma è una quota che vale il 5% del gas consumato in Italia.

Ecco spiegato l’utile stratosferico di ENI, al 30% pubblica, ma gestita in maniera privatistica. Anzi in questo caso direi truffaldina.

Il modello liberale/liberista, imposto dall’Ue, è questo, chi fornisce un servizio pubblico è libero di adottare i prezzi che vuole arricchendosi alle spalle dei cittadini.

Ma la disgrazia non viene mai da sola:

si stima che 100.000 imprese falliranno per il rincaro energetico.

Ecco perché bisogna lasciare Ue, euro e il modello liberale liberista.

Ricordatelo quando voterete.

Noi siamo NATI in primis per far recedere l’Italia dall’Ue.

Italia Sovrana e Popolare

RI Editoriale quotidiano del giorno 30/08/2022

Anna Paola Usai

Riconquistare l’Italia

Su ordine di Unione Europea e USA, l’attuale classe politica italiana, la peggiore della nostra storia, ci sta mandando a schiantare a 300 chilometri all’ora contro un muro. I fattori che ci hanno portati a questa disastrosa situazione non sono colpa del destino cinico e baro. Sono tutti causati da precise scelte politiche. E dipendono tutte, nessuna esclusa, da imposizioni provenienti da Unione Europea e USA.

La liberalizzazione del mercato energetico dipende dalla nostra appartenenza alla UE. Al grido di “ce lo chiede l’Europa” la nostra classe dirigente ha privatizzato le aziende energetiche e liberalizzato il mercato delle materie prime energetiche.

La prima scelta comporta che oggi ENI sia una semplice partecipata (Cassa Depositi e Prestiti detiene circa il 30% delle azioni). Non è una vera azienda pubblica e neanche una controllata (lo Stato dovrebbe possedere più del 50% delle azioni). È inoltre quotata in borsa: quindi, pur essendo formalmente una partecipata, viene gestita come fosse un’azienda privata. Pensando cioè più agli utili e ai dividendi che alla qualità del servizio e alla riduzione dei costi per i cittadini.

Certo, avessimo una classe politica degna di questo nome e soprattutto impegnata nel difendere gli interessi nazionali e dei cittadini italiani, anche con quel 30% CDP potrebbe fare pressioni affinché i mostruosi utili registrati da ENI nel primo semestre di quest’anno (7,4 miliardi, il 570% in più rispetto al primo semestre dello scorso anno) vengano utilizzati per calmierare i prezzi delle bollette.

Lo Stato potrebbe ovviamente anche sospendere le imposte sulle bollette. Che pesano per il 40% sulla bolletta del gas e per il 30% su quella elettrica.

Ma, ci dicono dal Governo, che mancano le risorse. Peccato che nelle casse del Tesoro stazionino quasi 100 miliardi di euro. La realtà è che l’Unione Europea, sempre lei, non ci concederebbe un ulteriore scostamento di bilancio.

La seconda scelta, quella della liberalizzazione del mercato, ha fatto sì che i contratti a lungo termine, in base ai quali fino al 2013 era fissato il prezzo del gas, venissero progressivamente fatti sparire perché ritenuti “contrari all’affermazione di una piena concorrenza dei mercati”. E così oggi il prezzo del gas, in mano al “libero mercato” dei prezzi spot, è arrivato a circa 300 al Megawattora. Contro i 30 circa dei contratti pluriennali. Dieci volte di più, un affarone…

Sono poi iniziate le scellerate politiche di “transizione energetica” imposte dalla UE che hanno portato i costi dei permessi per l’emissione della CO2 – e quindi le nostre bollette – ad aumentare vertiginosamente.

Infine, come ciliegina sulla torta, la UE ha deciso su ordine degli USA di imporre delle autolesioniste sanzioni alla Russia. Solo quelli in malafede e/o ignoranti potevano infatti pensare che quelle sanzioni avrebbero danneggiato la Russia e non chi le imponeva. Cioè noi. E infatti anche l’Economist ha dovuto ammetterlo.

Nazionalizzazione del settore energetico, regolamentazione del mercato dei prezzi, sospensione delle imposte energetiche, indipendenza nelle scelte di politica energetica, cancellazione delle sanzioni alla Russia. Tutto quello che l’Italia dovrebbe e potrebbe fare per affrontare e risolvere la crisi energetica non è possibile senza violare i trattati sovranazionali. Non è possibile senza mettere radicalmente in discussione il vincolo esterno. Sia quello unionista, sia quello atlantista.

Ecco perché al primo punto del programma di Italia Sovrana e Popolare abbiamo messo la rottura del vincolo esterno. Perché siamo stanchi di morire per Maastricht. E per Washington. Vogliamo vivere per l’Italia. Per un’Italia Sovrana e Popolare.Iscriviti al nostro canale Telegram

Gilberto Trombetta in https://appelloalpopolo.it/?p=74182

Il price cap insomma rivela un handicap europeo ed è semplicemente un sorta di coniglio politico che viene estratto dal cilindro per dimostrare che le chiacchiere non stanno affatto a zero e che si può continuare a prendere per il naso la gente. Inoltre c’è probabilmente il retro pensiero di poter anche proporre un prezzo accettabile per mosca qualora le cose si mettessero davvero male: pensano forse di poter salvare la faccia in questo modo grottesco di salvare la faccia. Dovrebbero cercare di salvare invece i cittadini vittime del loro servilismo e della loro stupidita.

https://ilsimplicissimus2.com/2022/09/03/price-cap-o-handicap/

Ricostruire il sistema

Un sistema sanitario pubblico funzionante è uno dei punti qualificanti irrinunciabili per ogni stato che non voglia perseguire il darwinismo sociale. È naturalmente per questo motivo che l’agenda neoliberale del PNRR, pur presentata all’indomani della crisi pandemica, dedica al comparto sanitario un’attenzione minima. Il compito di una forza politica popolare dev’essere da un lato quello di sottrarre la sanità pubblica ad un condizionamento politico che subordina la ragione scientifica a dinamiche economiche o di potere, e dall’altro di ricostituire un servizio efficiente, diffuso e capillare, che non lasci la salute dei cittadini in balia della disponibilità economica.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/dalla-politicizzazione-della-salute-alla-ricostruzione-di-una-sanita-pubblica

Astenersi

Fonte: Antonio Catalano

L’astensionismo è sempre stato il cavallo di battaglia degli anarchici, per essi lo stato è da abbattere e basta, non ci sono vie di mezzo. I comunisti rivoluzionari invece hanno avuto sempre un atteggiamento diverso: si partecipa alle elezioni, se possibile, per mandare nel palazzo “tribuni del popolo”. Nell’Italia prefascista all’interno del partito socialista si formò la frazione comunista astensionista capeggiata da Amadeo Bordiga (che poi diventerà nel 1921 il primo segretario del Partito Comunista d’Italia, Gramsci solo nel 1924), la quale, ritenendo che la situazione fosse pre-rivoluzionaria, considerava errato “distrarre” le classi popolari con le elezioni.
Non mi addentro qui nel dibattito storico, mi piacerebbe pure, ma non è né il momento né tanto meno la sede giusta. Qui voglio solo provare a mostrare la debolezza teorica e politica di un certo astensionismo odierno, in particolare di quello che ritiene centrale il punto di mostrare la propria estraneità a un sistema marcio. Estraneità a un potere che, a quanto pare, allegramente se ne infischia di percentuali sempre più consistenti di elettori disertanti le urne. Allegramente perché non sembra che la questione preoccupi più di tanto, anzi avanzano tesi di chi propone un ritorno a meccanismi più elitari. In ogni caso, la caduta verticale della qualità politica (e morale) della classe politica sistemica è pari all’allontanamento delle decisioni dalle realtà territoriali nazionali.

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