Ci risiamo!

Renzi & C. propongono con veemenza l’abolizione di quota 100, in quanto tale misura costituirebbe un “furto alle nuove generazioni”. Il sistema pensionistico infatti, per finanziare i prepensionamenti delle vecchie generazioni, sottrarrebbe rilevanti risorse previdenziali ai giovani. Emerge chiaramente da tali dichiarazioni, la volontà di provocare un conflitto generazionale nel popolo italiano. Intento sempre reiterato, ma rivelatosi fallimentare.

Ma il “furto” ai danni delle nuove generazioni è già stato perpetrato con le riforme in senso liberista della legislazione del lavoro messe in atto dai governi che si sono succeduti da 20 anni ad oggi. Specie con il Job Act del governo Renzi. Si è istituzionalizzata la precarietà del lavoro, sono state drasticamente ridotte le tutele sindacali, i contratti aziendali si sono di fatto largamente sostituiti ai contratti collettivi di lavoro. La precarietà del lavoro, la discontinuità generalizzata delle carriere lavorative, l’accentuato ritardo dell’accesso dei giovani nel mondo del lavoro, sono fattori rilevanti che hanno determinato la progressiva riduzione del montante contributivo e che alla lunga, determineranno l’insostenibilità del sistema previdenziale italiano. La precarietà ha sottratto ai giovani le speranze nel futuro.

La pretesa cancellazione di quota 100, è rivelatrice della linea politica che verrà perseguita da Renzi che, con la secessione dal PD ha dato vita ad Italia Viva. E’ sorto un nuovo partito in aperto sostegno del liberismo eurocratico – finanziario, diretto esecutore dei diktat europei, garante della subalternità italiana alla UE.

Luigi Tedeschi

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-diktat-di-renzi-c-abolire-quota-100

Usque tandem…

Nella notte di sabato scorso, 21 settembre 2019, a Treviso, tre giovani giostrai sinti, sospettati di aver tentato una rapina, hanno rifiutato di fermarsi alle intimazioni della polizia e si sono dati alla fuga a tutta velocità. Ne è nato un inseguimento sul filo dei 100 all’ora, con l’auto degli inseguiti che ha più volte zigzagato e che infine ha speronato l’auto della volante, andando da ultimo a schiantarsi contro un negozio di fruttivendolo, rimasto semidistrutto. Poteva scapparci il morto e, se qualche passante si fosse trovato in quel momento sul marciapiedi di viale Luzzatti, sicuramente ci sarebbe scappato. Così come sono andate le cose, uno dei tre giovani è finito all’ospedale, dove è tuttora piantonato dalla polizia, mentre gli uomini in divisa hanno riportato contusioni di una certa gravità. Il fruttivendolo dovrà lavorare almeno un mese prima di poter riaprire il suo negozio, per non parlare delle spese che dovrà sostenere. I due giostrai rimasti illesi sono stati arrestati e condotti in carcere, ma lunedì 23, a meno di 48 ore dai fatti, ecco il colpo di scena: il giudice per le indagini preliminari, Angelo Mascolo, li fa scarcerare, imponendo loro solo l’obbligo della firma. Il provvedimento giudiziario ha suscitato l’indignazione del sindaco, del questore e dell’intera cittadinanza, i quali hanno bollato con parole di fuoco la decisione. Ci si domanda, desolati e offesi, cosa bisogna fare, in Italia, per restare in carcere, dopo aver commesso un reato, se ciò che hanno fatto quei tre giovani non è stato considerato abbastanza grave. E come devono sentirsi gli uomini delle forze dell’ordine, che rischiano la vita ogni giorno e ogni notte, di fronte a simili decisioni della magistratura? E il cittadino comune, perbene, rispettoso della legge, come si sente, sapendo che chiunque può fargli del male e poi trovare il massimo della comprensione e dell’indulgenza da parte dell’autorità giudiziaria, mentre per lui non ci sono mai sconti né agevolazioni, e la finanza è pronta a piombare ad ogni festa paesana, ad ogni manifestazione di quartiere, per elevare multe salatissime ai piccoli commercianti che hanno osato servire un bicchiere di vino senza rilasciare lo scontrino fiscale, o che hanno eretto un tendone senza tutti i bolli e le forme necessari? I due giovani, già scarcerati, si sono prontamente difesi e hanno fatto sapere, per bocca del loro avvocato, che non stavano affatto rubando, e che la fuga è stata dovuta a un’imprudenza del conducente, il quale aveva bevuto qualche bicchiere di troppo e aveva paura che gli togliessero la patente. Loro, però, gli avevano detto di fermarsi; ma lui, niente, insomma, una ragazzata, una cosa da nulla. Lo speronamento? Veramente sono stati loro ad aver avuto “l’impressione” che l’auto della polizia li volesse speronare… Per buona misura, si è poi venuti a sapere che uno dei tre baldi giovanotti abita, con la madre, in una casa dell’Ater. In altre parole, questa gente vive a condizioni agevolate grazie alla società che essa ricambia commettendo reati di questo genere.

La gente non ne può più. Ogni giorno le cronache riportano episodi di criminalità, grandi e piccoli, al centro dei quali si trovano, due volte su tre, degli stranieri, e particolarmente dei clandestini. Ogni giorno accadono tre, quattro, cinque fatti più o meno allarmanti, nella sola provincia di Treviso; in tutto il Nord-Est bisogna moltiplicare questa cifra almeno per venti. E restano fuori dal conto tutti i furti e le rapine che non vengono neppure denunciati, perché la gente è talmente sfiduciata che non crede serva a qualcosa sporgere denuncia; e tutti quei reati, commessi da stranieri, per i quali le forze dell’ordine hanno avuto ordine di non far pubblicità, perché non si deve allarmare la popolazione e, soprattutto, non si deve alimentare il “razzismo”. Eppure, il giudice che ha fatto scarcerare i due protagonisti della notte folle di Treviso è lo stesso che, tempo addietro, dava ragione ai cittadini che dicono di volersi difendere da soli, e lui stesso aveva detto di voler girare armato di pistolaperché lo Stato non c’è più, guadagnandosi un tweet di approvazione da Salvini. E allora? A che gioco stiamo giocando? Una cosa è certa: la distanza, che è sempre esistita, fra il sentire del cittadino comune e i rappresentanti delle istituzioni, particolarmente della magistratura, ma anche della politica, della sanità, della scuola, ecc., si è allargata in maniera impressionante, è divenuta una voragine.

Tre date bisogna tenere a mente, perché in esse è riassunta la tragedia della distruzione di uno Stato, l’Italia, che aveva, e avrebbe, tutte le carte in regola per essere una delle maggiori potenze mondiali; uno Stato che ha una riserva aurea fra le maggiori al mondo, un risparmio privato fra i più alti al mondo, e un complesso di beni storici e artistici che supera di decine di volte quello di qualsiasi altra nazione del pianeta e che da solo vale un immenso capitale.

La prima data è il 1981, quando avvenne lo scorporo fra la Banca d’Italia e il Ministero del Tesoro, primo passo verso la privatizzazione di Bankitalia e del suo assoggettamento a una pletora di burocrati europei. In quel momento, l’Italia ha incominciato a perdere la sovranità monetaria, perché è la Banca d’Italia ad emettere il denaro, ma è il governo che deve poi garantire la rendita dei titoli di Stato che vengono collocati all’asta.  I cordoni della borsa hanno cominciato a sfuggir di mano al popolo italiano in quel momento e con quella decisione. Vale la pena di ricordare il nome del galantuomo che si è reso protagonista di quell’operazione: era Beniamino Andreatta, democristiano di ferro. La seconda data è il 1999, quando l’Italia aderì all’introduzione dell’euro per tutte le forme di pagamento non fisiche, cui succedette, dal 1° gennaio 2002, la moneta unica per i dodici Paesi della zona euro. Il capo del governo di allora era Romano Prodi, leader del Movimento per l’Ulivo, una coalizione di centro sinistra egemonizzata dall’ex PCI, poi PDS, poi DS, poi PD. La terza data è il 1992, precisamente il 2 giugno, quando si tenne a bordo del panfilo Britannia, di proprietà della Corona d’Inghilterra, una riunione privata ad altissimo livello fra manager e banchieri delle due nazioni. Oggetto della conferenza: le privatizzazioni da attuarsi nell’economia italiana.

Francesco Lamendola

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-coperchio-della-pentola-e-sul-punto-di-saltare

Chi odia chi?

Domenica mattina, a Padova, una donna di trentanove anni, laureata in giurisprudenza a Bologna ma da quattro anni emigrata a Oxford, dove fa la cameriera, si è avvicinata a un banchetto della Lega e, riprendendosi col telefonino, ha ricoperto d’insulti, per parecchi minuti, i presenti, ripetendo con tono aggressivo, più e più volte: Questi sono i fascisti di Padova, questi sono quelli che odiano gli ebrei (…), quelli che stanno rovinando questo paese. Fascisti, antisemiti. Io vivo all’estero, voi siete la vergogna e la barzelletta di questo Paese. Poi ha sputato in faccia al consigliere leghista e Presidente della Commissione regionale della Sanità, Fabrizio Boron, dopo di che se n’è andata. Il giorno dopo, resasi conto di rischiare una denuncia penale, si è detta pentita, ha chiesto scusa e ha qualificato il suo atto come una sciocchezza; ma i video che l’hanno ripresa e che sono visionabili in rete non mostrano per niente una persona incerta o insicura, bensì estremamente decisa e quanto mai convinta del suo buon diritto d’insultare a piena gola quegli orribili compatrioti reazionari, trogloditi, incivili, nei confronti dei quali non si può che provare imbarazzo e vergogna, specialmente se si vive all’estero.

Qualcuno, forse, cercherà di capire e di spiegare perché una quarantenne, che non è riuscita a trovar lavoro in Italia nonostante possieda una laurea “pesante”, e che ha dovuto andare all’estero e adattarsi a fare un mestiere assai modesto e che non c’entra nulla coi suoi studi, sia animata da sentimenti di rabbia così forti nei confronti della Lega e perché, per esempio, non ce l’abbia affatto col PD, che pure, in un modo o nell’altro, ha governato per anni e continua a governare, benché non abbia vinto alcuna elezione e non sia neanche il partito di maggioranza relativa, piazzando i suoi uomini chiave nello Stato profondo, nella pubblica amministrazione, nella magistratura, nei sindacati, nella scuola e nell’informazione. Certo è curioso che la rabbia sociale esista, eccome, però, non di rado, prenda la strada dell’odio viscerale contro le forze di centro-destra e non contro quelle di centro-sinistra che pure, nella distruzione del sistema sociale e dell’economia italiana, qualche responsabilità ce l’hanno di sicuro, eppure continuano a rivolgere gran parte dei loro sforzi e delle loro attenzioni ai migranti, da un lato, e alla conquista di sempre nuovo “diritti civili”, come l’adozione di bambini da parte delle coppie gay.

Gli italiani che non sono di sinistra devono essere epurati, rieducati, costretti a rinsavire, con le buone o le cattive.

Questo concetto è stato mirabilmente sintetizzato dallo storico Ugo Finetti nel suo libro La Resistenza cancellata, riferendosi alla politica di Togliatti all’indomani del suo rientro in Italia e della “svolta di Salerno”; ma in effetti, è un concetto che si può benissimo estendere a tutto lo schieramento progressista, anche indipendentemente dai limiti strettamente politici del discorso, perché investe un atteggiamento psicologico e culturale che è sempre lo stesso e non cambia (Milano, Edizioni Ares, 2009, p. 305):

 

Anche con la partecipazione di non comunisti, in quel periodo al Pci fanno capo un centinaio di brigate Garibaldi, e una decina di Gap, a cui si aggiungono alcune decine di Sap (Squadre d’azione patriottiche) operanti in fabbriche e villaggi. Il loro obiettivo – nei piani di Togliatti, Longo e Secchia – non è la rivoluzione, ma l’epurazione.

Tutta la politica di Togliatti è cioè rivolta a “epurare” l’Italia e gli italiani. Tale mentalità stalinista e internazionalista avvicina i comunisti che vengono da Mosca ai militari alleati più estremisti e spiega anche l’intesa che Togliatti, sbarcando a Napoli, ha stabilito con determinati settori anglo-americani: per tutti loro l’Italia è un Paese da punire, epurare e rieducare.

Francesco Lamendola  Fonte: Accademia nuova Italia

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/l-italia-un-paese-da-punire-epurare-e-rieducare

Il potere delle élites

…non ho sentito un tg, un programma, un commentatore, un uomo di potere o un giornale che non fosse schierato contro l’Italia, contro gli italiani, contro Salvini e dalla parte dell’Europa che se ne frega dei migranti, dalla parte dei giudici che incriminano i ministri nel nome della legge, dalla parte dei migranti che sbarcano illegalmente. Una partita secca, il popolo compatto da una parte, il potere compatto dall’altra. In compagnia di Salvini quasi nessuno, la Lega c’è ma non si vede, c’è solo lui, c’è la Meloni e poi giù il deserto. I grillini, quando non sono appesi al Fico, e dunque pendono a sinistra, fanno i furbetti come di Maio che pur di galleggiare e di restare dove sta, e giocare a fare il superministro, è pronto a rimangiarsi tutto e a scaricare l’Alleato su cui sono puntati i cannoni mediatico-giudiziari del Palazzo, dai catto-bergogliosi alla sinistra sparsa.
Come volete che finisca una partita così, pensate che gli italiani tramite Salvini possano ottenere qualcosa se tutto l’Establishment è compatto ai piedi dell’Europa e in favore degli sbarchi, senza curarsi delle conseguenze, ma solo calcolando i profitti politici che ne deriveranno a loro? Salvini verrà virtualmente imprigionato, fino a che sarà neutralizzato. Non andrà in galera ma sarà emarginato, chimicamente castrato. Ed è curioso pensare che tutti coloro che hanno battuto la sinistra sono sempre stati – di riffa o di raffa – considerati criminali: Berlusconi, Salvini, la destra, perfino Cossiga quando si oppose all’establishment, Leone quando si oppose al compromesso storico e Craxi quando cercò di far valere il primato della politica e dell’Italia e si oppose al catto-comunismo. Ma è possibile che qualunque avversario della sinistra che abbia vinto in Italia col consenso popolare debba essere per definizione un delinquente, per affari e malaffari, eversione e violazione della Costituzione, per fascismo, razzismo o altre fobie ormai a voi note? Cambiano gli attori ma la partita è sempre tra sinistra e delinquenti, tra potentati e malavita. L’avversario della sinistra è tollerato solo se è perdente, se è remissivo, se non dà fastidio, fa tappezzeria e magari si piega a loro. Eppure non ho mai visto tanta eversione, tanto disprezzo degli italiani, tanta prevaricazione, abuso e mafia travestita da legge e da democrazia, d’Europa e di Modernità quanto quella di chi detiene il vero potere in Italia. Quando vincono gli outsider, il governo è una cosa, il potere è un’altra, non coincidono. Al governo magari ci mettono le guardie del sistema, i Moavero e i Tria. Ma per il resto sono circondati, il potere è una cupola che tiene in scacco chi governa e in spregio il popolo che li sostiene…

Marcello Veneziani

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62474

Salvini sconfitto

Mentre tutti i riflettori sono puntati sulle trattative per la costituzione di un nuovo governo, PD 5 Stelle, quello che veramente è accaduto dietro il finto palcoscenico della crisi di governo non è stato dichiarato né tanto meno spiegato dai media ufficiali.
Il contesto da considerare è quello di essersi trovata l’Italia nel mezzo di una guerra commerciale fra USA e Cina dove la posizione italiana è quella di un alleato strategico di Washington e della NATO che ospita basi e strutture di primaria importanza per gli USA.
Ricordiamo che l’Italia è stato il primo paese della UE a firmare il memorandum con la Cina e per questo motivo il governo giallo verde è stato attaccato dall’Amministrazione USA. Allo stesso tempo l’Italia è l’unico paese che si oppone al cartello finanziario europeo che fa capo all’asse di Aquisgrana (sottoscritto fra Germania e Francia) che viene considerato antagonista dall’Amministrazione USA.
L’uomo che ha condotto le trattative con l’Amministrazione USA è stato Giorgetti che si era recato negli USA, prima della crisi, per placare il nervosismo americano sulla posizione italiana e rassicurare gli americani.
Qualche cosa non ha funzionato e i 5 Stelle hanno votato per la Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea, il personaggio delle aristocrazie finanziarie gradito alla Merkel ed ai circoli finanziari della Germania che sono in polemica con l’Amministrazione USA.
Questo è stato, come tutto sembra indicare, il motivo scatenante della decisione di Salvini di staccare la spina al governo, probabilmente su input da oltre oceano. Una decisione apparsa quanto meno incauta se non autolesionista.

https://www.controinformazione.info/il-nuovo-governo-giallo-rosso-in-via-di-formazione-si-presentera-come-il-governo-dei-morti-viventi/

Cinque Stelle: così si piegano alle élite


Ma la mancanza di cultura e storia politica saranno fatali per un Movimento che sembra mutare le proprie sembianze a seconda delle circostanze e l’accordo con il Pd è più che un azzardo: se dovesse fallire anche questo tentativo di governo “giallo-rosso”, la disfatta sarebbe pressoché totale. Perché se a Matteo Salvini possiamo imputare tutte le colpe che volete nell’aver fatto cadere la coalizione “giallo-verde”, nulla ha obbligato i Cinque Stelle a resuscitare i democratici coni n testa Matteo Renzi, vero protagonista di queste ore.
Pur legittimo sotto il profilo giuridico-costituzionale, il governo “giallo-rosso” è la vittoria delle élite, un esecutivo minoritario nel Paese e ostile agli umori della maggioranza della popolazione, che vorrebbe ben altro, piegato sulle volontà del direttorio franco-tedesco e di Bruxelles. Poiché piace alle élite, l’Europa si dimostrerà da subito più clemente sui conti pubblici e magari sull’immigrazione: ma sarà come prendere un’aspirina mentre il corpo è assediato dal cancro.

Fonte: Oltre la Linea