Patrimoniale

“l’esistenza di un piano del governo tedesco per indurre l’Italia ad applicare una tassa sui patrimoni del 14% sulla base di un semplice calcolo aritmetico: la ricchezza degli Italiani, immobili compresi, si aggira intorno ai 9.900 miliardi di euro, e da una simile imposta straordinaria si genererebbe un ricavo di circa 1.400 miliardi che andrebbe ad abbattere il debito pubblico fino a circa il limite di Maastricht del 60% del PIL. Una simile manovra consentirebbe all’Italia di assumere senza problemi di conseguenze sui suoi conti pubblici, altro debito sufficiente per fare fronte all’emergenza coronavirus. Alla base di questa ipotesi, c’è un ragionamento semplice:la ricchezza privata degli Italiani è la più alta in Europa a fronte di un debito pubblico che è egualmente il più alto nella comunità.* Per gli autori della proposta l’equazione è che gli Italiani hanno risparmiato i soldi che non hanno pagato in tasse, e quindi devono in qualche modo restituirli.

estratto da https://domenicodesimone.blog/2020/05/02/il-partito-trasversale-della-patrimoniale-e-la-strana-alleanza-tra-tedeschi-e-italiani/

* Perché sul debito pubblico e la sua dimensione reale la verità è un’altra e quella che ci viene propinata è una falsa rappresentazione. Il nostro debito effettivo, infatti è solo il 57% del Pil, mentre il debito effettivo della Germania è il 149% del Pil. quello della Francia arriva al 291% e la Spagna al 592%. E questo lo dice la Confindustria, e non il partito di pizza e fichi. Però gli scialacquatori e quelli che ipotecano il futuro dei figli siamo noi e non gli altri paesi con un debito implicito mostruoso. E quindi siamo inaffidabili ed è giusto che paghiamo tanti interessi.

Espulsa dal M5S

Oggi all’ordine del giorno presentato da Giorgia Meloni che chiedeva al governo di “non utilizzare in alcun caso il MES per far fronte all’insieme delle misure volte a contrastare l’attuale emergenza, sia con riferimento alle spese di potenziamento del servizio sanitario nazionale, sia a quelle a sostegno del lavoro, della liquidità delle banche, delle famiglie e delle imprese e ad ogni ulteriore spesa utile a tale fine” solo 7 grillini hanno votato contro il diktat del partito, che ovviamente ha ingannato tutto il suo popolo facendogli credere, sin dalla risoluzione farlocca di novembre scorso, che erano assolutamente contrari al MES.

Adesso, forse, rischiano l’espulsione per avere votato coerentemente con quanto proclamato da mesi, a parole. I deputati sono Pino Cabras, Antonio Lombardo, Alvise Maniero, Dalila Nesci, Raphael Raduzzi, e Giovanni Vianello) mentre uno si è astenuto (Valentina Corneli). Troppo pochi, naturalmente.

https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2020/04/25/giornata-di-ordinaria-follia-in-tempi-di-emergenza-straordinaria/

Distopia

Ma il rude linguaggio parlato dal Coronavirus ha risposto adeguatamente a tutte queste menzogne. Fornendo tre ordini di risposte di adamantina semplicità. Primo: lo stato sociale, il welfare state tanto odiato, disprezzato e svillaneggiato da legioni di liberal-liberisti delle ultime generazioni si è rivelato viceversa provvido e opportuno, pur essendo stato quasi del tutto smantellato nel mondo; se confrontiamo come ha retto l’Europa, dove brandelli di esso erano rimasti in piedi, rispetto agli Stati Uniti d’America che spendono miliardi e miliardi in armamenti nucleari ma dove poi si è costretti a far dormire i contagiati in aree di parcheggio a cielo libero, la risposta non può non essere ovvia. Secondo: lo stato sociale implica il ritorno al primato della politica – e quindi il ritorno alla politica dei cittadini più preparati, quelli che negli ultimi tempi hanno lasciato il posto agli aspiranti Chief Executive Officiers (CEO) disponibili a infoltire i ranghi degli pseudopolitici compito dei quali è occupare ruoli istituzionali dai quali eseguire gli ordini imposti loro da chi li gestisce – e quindi alla sua forza decisionale. Terzo: tale forza dovrà sapersi esprimere in termini di scelte di priorità, quindi di programmazione (è ad esempio ragionevole e opportuno che gli ospedali italiani restino a corto di respiratori, quando il costo di un migliaio di essi è inferiore alla cifra che noi dovremmo spendere per un solo reattore militare F-35 che ci servirà per andar a fare la guerra “in conto terzi” contro quelli che i governi USA c’indicheranno attraverso la catena di comando della NATO?).
E questo ritorno della politica e alla politica è tanto più necessario e urgente quanto più il Coronavirus ci ha insegnato un’altra realtà: che cioè la nostra società, come sempre accade nelle società complesse, non sta andando affatto in quella direzione beatamente ludica che molti di noi (non solo giovanissimi) ritenevano fino ad ieri, una società nella quale tutto era permesso, una società di diritti totali e generalizzati nei quali fosse soltanto, come si diceva nel Sessantotto, “vietato vietare”. Nossignori. Abbiamo finto o creduto o sognato di vivere in una società del genere in quanto eravamo vittime della stessa forma di illusione magica di Pinocchio e Lucignolo nel Paese dei Balocchi. Il paese dei Balocchi dove tutti fanno quello che vogliono perché hanno il diritto di farlo – quel paese, nel quale credono di vivere ancora troppi italiani, -non solo bambini o ragazzi o giovanissimi – semplicemente non esiste: perché non c’è diritto personale che non si rifletta su tutti gli altri e perché non c’è diritto che non comporti come contropartita un dovere. Molti di noi, non solo ragazzi, se ne sono accorti ora per la prima volta da quando sono stati obbligati a restar chiusi in casa loro: e qualcuno, istericamente, ha paragonato questa situazione a una “guerra”.
No: non c’è nessuna guerra in atto. Siamo solo dinanzi a un’esplicazione più chiara di una realtà della quale avremmo dovuto renderci conto da molto tempo. Perché chiunque di noi ha una carta di credito, un cellulare e un computer – tre semplici accessori-base del modo di vivere odierno – ha imparato negli ultimi tempi di poter essere seguito, monitorato, pedinato e sorvegliato in qualunque momento della sua vita. Il mondo non sta andando verso forme sempre più ampie e perfette di libertà individuale, anche se e quando tale può essere l’apparenza: esso va sempre più verso forme di concentrazione e di gerarchizzazione della ricchezza, del sapere, della capacità di muoversi di decidere e di pensare. Siamo ben oltre Orwell. E a chi, spaventato da questa prospettiva, si chiederà che cosa avrebbe mai potuto realizzare Hitler se avesse vinto la guerra, bisogna rispondere con una domanda: quante volte è accaduto nella storia del genere umano che Hitler (lo Hitler del momento) abbia vinto una guerra? Probabilmente quasi sempre.

Franco Cardini

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-potere-e-l-emergenza

Il Gulag in una stanza

È gente che resta a casa sotto minaccia di sanzioni, ma perlopiù per paura del morbo, anche se a milioni non contano nessun malato tra familiari e conoscenti, in molti annoverano un amico o un congiunto che ha lamentato tosse e febbre, che ha chiamato senza risposta numeri di emergenza, cui un medico per telefono ha consigliato di restare a casa in attesa degli eventuali peggioramenti che non ci sono stati fortunatamente. E che una volta passati i sintomi, trascorsa la quarantena senza essere stato sottoposto a nessun accertamento né prima né dopo non essendo paziente eccellente, non sa se è guarito, portatore, infetto, salvo.

Quindi verrebbe da dire che vive il terrore e il contagio per sentito dire, mentre vive concretamente già gli esiti e i costi che comporta e comporterà lo stato di eccezione, quelli politici per l’obbligatoria obbedienza a soggetti autoritari e di controllo, quelli morali per la limitazione delle libertà, quelli psicologici, perché la detenzione provoca danni e fa regredire a stati infantili, quelli economici, perché aumentano i prezzi, diminuiscono o non ci sono entrate.

Ma si sta a casa. E c’è da chiedersi se lo stato di resa che stiamo dichiarando non dipenda dal desiderio per ora inconscio, di rinviare la consapevolezza di quello che sarà “dopo”, la vergogna per quello che c’è stato “prima”, quando abbiamo permesso che ci espropriassero non  solo di beni, ma di diritti, lavoro, casa, salute, dignità. Se questa rinuncia al libero arbitrio, per la quale ci affidiamo a autorità decisionali usurpate, non significhi solo la rimozione delle nostre capacità e prerogative, preferendo delegare per non vedere, non sentire, non parlare se non dietro la mascherina.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/04/15/il-gulag-in-una-stanza/

Autarchia

zuccherificioLa crisi del Covid19 ha messo in luce alcune verità che nessuno osava rivelare, ma tutto sommato latenti nell’inconscio collettivo. I grandi ragionamenti sulla solidarietà globale e sull’amicizia senza confini sono velocemente stati smentiti da una realtà in cui gli stati, principalmente in Europa, si sono messi a litigare per le forniture di mascherine, cercando di rubarsele l’un l’altro senza troppi scrupoli. Qualche secolo fa nell’Atlantico, i corsari fedeli all’Inghilterra depredavano le navi spagnole, oggi Italia, Francia e Germania si litigano i presidi medici.

Questa situazione disvela una verità ben più grande. In tempi di magra, ogni governo fa per sé e, prima di aiutare gli altri, pensa ai propri connazionali. Ciò che un tempo era logico, ora fa sobbalzare dalla sedia come sardine. Dunque, è ora di pensare al nostro futuro in un mondo che nei prossimi anni potrebbe essere un po’ meno globale di come lo conosciamo, aspettandoci che un giorno la lotta non sia per le mascherine, ma per la farina, il latte, la frutta. Chi garantisce infatti che i produttori stranieri a cui oggi abbiamo demandato una parte importante della nostra produzione alimentare, in tempi di magra, smettano di produrre per noi e inizino a produrre, banalmente, per i loro vicini?

E’ ora di urlare a gran voce un’ulteriore e scomodissima verità. L’Italia non è autosufficiente in campo alimentare. Il Bel Paese compra all’estero materie prime di ogni tipo, basti pensare che non produciamo neanche tutto il grano che mangiamo, ma ne importiamo circa il 30%. Stesso discorso per settori in cui non dovremmo avere bisogno di nessuno, fra cui pomodoro, latte, olio o barbabietole da zucchero. Appare chiaro che un sistema che non produce ciò che mangia è preda delle tempeste economiche, dei prezzi che salgono o scendono senza controllo e rischia, soprattutto, di non avere i mezzi produttivi adeguati per fare fronte a crisi economiche di lunga durata.

La contrazione del settore agricolo e dell’allevamento è soprattutto un disastro dal punto di vista occupazionale, perché proprio l’ambito che dovrebbe fornire una maggiore sicurezza e stabilità lavorativa a tutte le fasce di popolazione, viene inesorabilmente meno.
Si tratta di un problema sociale, perché i borghi rurali si spopolano e laddove sorgevano decine di cascine ne sopravvivono pochissime sempre più in difficoltà. Le terre diventano aride, il paesaggio e la qualità della vita peggiorano.

Economia. L’Italia torni a produrre ciò che mangia: la sfida del ritorno all’agricoltura

Cronache dal Parlamento

Verso il minuto 7 fa anche il verso a Romano Prodi imitato da Guzzanti)

Anche l’intervento di Salvini: puntuale, concreto sulle promesse false del governo agli impoveriti:

L’articolo Insuperabile Bagnai proviene da Blondet & Friends.

Aiuti dalla Russia

Secondo i media, nella documentazione ufficiale, con l’atterraggio umanitario russo è stato trasferito “un gruppo operativo di medici militari, specialisti nel campo della virologia e dell’epidemiologia, con attrezzature moderne per la diagnosi e la disinfezione”. L’azione è giustificata da un punto di vista diplomatico, perché la situazione può essere interpretata in modo negativo, dato che le forze armate della Federazione Russa si sono schierate nel paese della NATO.
Tuttavia, resta il fatto che nella modalità operativa, le forze russe sono state trasferite per via aerea in Italia. L’operazione è stata eseguita così rapidamente che l’infrastruttura italiana non era semplicemente pronta per questo.

Secondo l’esercito russo, il processo ha rivelato che l’Italia poteva ricevere un solo aereo da trasporto militare con una frequenza di 2 ore. Gli italiani lo hanno ammesso dopo quattro aerei, quando non sono stati in grado di far fronte al carico. A questo proposito, gli aerei russi pronti per la partenza erano in attesa di un comando a Mosca.

Operazioni di scarico dagli aerei russi

I militari russi spiegarono anche perché erano di stanza presso una base aerea vicino a Roma, perché si poteva essere situati più vicino all’epicentro dell’epidemia per risparmiare tempo. Il fatto è che le autorità italiane hanno assegnato all’esercito russo la più grande base aerea militare del paese (Pratica di Mare). Inoltre, Roma non conosceva le capacità dell’attrezzatura in arrivo dalla Russia.
Quando durante l’incontro hanno appreso che i russi possono disinfettare e sanare fino a 20 mila metri quadrati in un’ora, è stato deciso di iniziare la disinfezione della città di Bergamo.
Come riportato in precedenza da Front News , gli esperti militari russi sono andati in quella zona il giorno prima .

Nota: La NATO, l’organizzazione del Patto Atlantico dovrebbe assicurare la difesa ai paesi membri da qualsiasi minaccia, incluso le minacce di attacchi biologici, chimici e nucleari. Tuttavia in questa occasione la NATO non si è vista e non ha dato segnali di essere organizzata per assicurare alcun tipo di aiuto. Questo si spiega anche perchè, nello stesso periodo dello scoppio della pandemia in Italia e successivamente in tutta Europa, la NATO era impegnata nelle più grande manovre militari da oltre 25 anni per la difesa dell’Europa dalla “minaccia russa”.
Il pubblico in Europa ha così appreso che, il paese che dovrebbe esercitare una minaccia, è in realtà quello che interviene in aiuto di altri paesi che si trovano in difficoltà. Una lezione che non dovrebbe essere dimenticata e trascurata.

Fonte: New Front https://news-front.info/2020/03/26/nato-bespomoshhno-poznaet-moshh-rossijskogo-desanta-moskva-razvernula-neuchebnye-manevry-pryamo-v-stane-alyansa/

Traduzione: Sergei Leonov

Nota: Luciano Lago