Non ci stiamo

di MARTINA CARLETTI

Quello che deve essere chiaro, chiarissimo a tutti, è che la nostra non è una battaglia per rispondere a discriminazione e violenza con la stessa brutalità: non si combattono le ingiustizie considerando chi ha voluto fare il vaccino, o non ha potuto decidere diversamente, qualcuno di diverso o sbagliato rispetto a noi.

Migliaia di persone sono state discriminate, obbligate a subire TSO sul proprio corpo, e hanno subito l’imposizione molto spesso senza poter rinunciare al salario o per non abbandonare i propri anziani.

Non ci siamo candidati per continuare con questa guerra fratricida: i nostri nemici sono coloro i quali hanno organizzato la guerra tra poveri, ed hanno convinto le persone, con un ben assestato lavaggio del cervello, che fossimo “untori”.

Non ci metteremo al loro livello: siamo qui per unire, pacificare, ristabilire la giustizia ed applicare la Costituzione.Iscriviti al nostro canale Telegram

In nome del PD

Guardando agli slogan di cui sopra, non vorrei offendere l’intelligenza dei lettori ricordando che il PD e l’allegra compagnia di gemelli diversi con cui ha condiviso il potere, sono proprio quelli che hanno, nell’ordine: alimentato orgogliosamente ogni forma di precariato, chiuso entrambi gli occhi di fronte al proliferare delle false partite IVA e dei finti stage, fatto strame dei diritti del lavoro e di quelli di cittadinanza, sostenuto tutti i governi dell’austerity, ridotto la pubblica istruzione ad addestramento alla flessibilità e alla genuflessione, ecc. Non solo, lo hanno fatto nel nome del rilancio economico e sociale del paese. E più il paese andava a picco, più questa promessa di rilancio suonava vibrante

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-sindrome-di-stoccolma

Draghi come Monti

Dispiace insistere ma Mario Draghi, presidente del Consiglio mai eletto da nessuno degli italiani, sta portando l’Italia a sbattere contro un muro. Mandando armi e partecipando alla guerra russo-ucraina che non è la guerra che ci appartiene e nei confronti della quale avremmo dovuto fare da messaggeri portatori di pace, non certo parti in causa schierati a fianco dell’Ucraina, il non eletto Draghi si è messo – purtroppo ha messo tutti noi – in un cul de sac da cui ora è difficile uscire. E non si può non dire qui l’enorme responsabilità del presidente della Repubblica, il quale ha impedito, così come tuttora impedisce, il normale svolgersi della democrazia con il legittimo voto popolare, sin qui sempre aborrito e, nei fatti, negato. Il risultato di tale blocco della democrazia e del governo dei non eletti da nessuno degli italiani è sotto gli occhi di noi tutti: un disastro.

Non c’è infatti nessuna corrispondenza oramai tra il Parlamento e la sua composizione e la volontà della maggioranza degli italiani (l’ignominia dei 5 stelle dovrebbe essere sufficiente come dimostrazione).  Disastro istituzionale ancora prima che politico e sociale. Non si sa più come dirlo. Finché non si interrompe il blocco, vale a dire che finché non si consente a noi tutti ciò cui abbiamo diritto, ovvero votare e avere quali nostri rappresentanti unicamente eletti al Parlamento e nei futuri governi, l’Italia non si svilupperà e non crescerà. Rimarrà bloccata tra Sergio Mattarella e Mario Draghi. Lontana dalla realtà e da ciò di cui ha veramente bisogno: democrazia, libertà e responsabilità. Democrazia libertà e responsabilità nostre, degli italiani.

http://www.opinione.it/politica/2022/06/24/francesca-romana-fantetti_italia-draghi-mattarella-democrazia-libert%C3%A0/

Il disprezzo

Fonte: Andrea Zhok

Draghi non è italiano, se non per accidente di nascita. 

Draghi è l’uomo della Nato in Italia.

Dopo i colloqui della nuova “Trojka” (Fra, Ger, Ita) in Ucraina è sempre più chiaro che, nonostante tutti i membri dell’UE siano inclini ad accontentare gli americani, l’unico che intende farlo costi quel che costi è l’Italia.

La gravità di ciò che si sta profilando nell’avere al governo del paese un luogotenente estero è inaudita.

Il “nostro” presidente del consiglio è perfettamente disposto a sacrificare in toto il paese di cui dovrebbe fare gli interessi, la sua economia, i suoi cittadini e il suo futuro. Senza un tentennamento.

Che lo faccia per tornaconto, per incoscienza, o perché ha un piano per il Belpaese come luogo di villeggiatura per i pensionati americani stufi della Florida, poco importa.

L’uomo, da quando si è insediato, prima con la strategia pandemica dettata dalla FDA, ed ora rispetto al conflitto russo-ucraino, agisce come un agente straniero.

Se tra i parlamentari che gli hanno consentito finora di navigare c’è qualcuno che ha ancora un briciolo di coscienza che vada a di là delle proprie sorti personali, deve staccare la spina ora, immediatamente. 

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/draghi-non-e-italiano-se-non-per-accidente-di-nascita

Morire per Mastricht

di GILBERTO TROMBETTA (RI Roma)

Con lo stop alle auto a benzina deciso dalla UE avremo 73.000 posti di lavoro in meno. Solo in Italia (mezzo milione in tutta Europa). Come se non bastasse, il Governo vuole aumentare l’IVA, l’imposta regressiva per eccellenza, per tutti quei prodotti non etichettabili come “ecologici”.

Ovviamente nessuno è contrario a vivere in un mondo più pulito. Nessuno è contrario a perseguire un modello di sviluppo che impatti di meno sull’ambiente. Il problema riguarda i modi, i tempi e i costi. O meglio, su chi ricadranno i costi.

Insomma, con la scusa della transazione verde, ci stanno facendo pagare di tasca nostra la conversione all’elettrico dell’industria automobilistica franco-tedesca. Ci costerà tutto di più e avremo più disoccupati. Al verde ci resteremo noi.

Servilità

Il fatto che il governo russo stigmatizzi il servilismo italiano è un’ulteriore conferma della differenza della profondità di vista tra statisti, come Orlando, e non: i primi vedono a lungo termine, i secondi solo a breve (o brevissimo). A più di settant’anni dalla sconfitta non riusciamo a scuotercene di dosso le conseguenze. Perfino la Germania con le enormi responsabilità di Hitler, è riuscita (e riesce) a non appiattirsi sugli Usa. Quando George W. Bush iniziò la seconda guerra irachena (finita come sappiamo) i tedeschi (e i francesi) gli risposero di accomodarsi da solo.

L’Italia si mise sull’attenti e fornì le proprie truppe (e il loro sangue – Nassiria): gli ascari della Nato. Inoltre quando i governanti esternano e praticano la dipendenza dall’estero (i “compiti a casa”) se la cavano senza danni; laddove hanno un soprassalto d’indipendenza (vedi Bettino Craxi e Giulio Andreotti a Sigonella) finiscono in esilio o sotto processo, comunque senza potere perché giudicati poco sottomessi a quelli “forti” (spesso tali solo per la debolezza loro). Attitudine sottomessa confermata anche nella guerra russo-ucraina e oggetto della (facile) ironia di Mosca, come della profondità della previsione di Orlando.

Ma quand’è che un comportamento diventa “servile”, ossia qual è per così dire il “criterio della servilità” (almeno il principale)? E qua bisogna andare ad un concetto – e ad una conseguente distinzione – che pur risalente (almeno) a San Tommaso “la legge è un ordinamento di ragione volto al bene comune, promulgata da chi abbia la cura della comunità”, preferiamo riportare da Jean Bodin. Questi ritiene che “per Stato si intende il governo giusto che si esercita con potere sovrano su diverse famiglie e su tutto ciò che esse hanno in comune”, governo che dev’essere ordinato al bene comune; concetto che, evolvendosi nella secolarizzazione dei secoli successivi, ha cambiato nome (ma meno i connotati) diventando l’interesse generale, s’intende dei cittadini.

Notare che Bodin insiste (ripetutamente sul fatto che il sovrano “non deve essere in alcun modo soggetto al comando altrui, e deve poter dare la legge ai sudditi… Il principe o il duca, infatti… non è sovrano se a sua volta la riceve da un superiore o da un uguale; ancor meno poi si può dire sovrano se non ha il potere altro che in qualità di vicario, luogotenente o reggente”.

Ciò stante il dovere del governante è di fare l’interesse generale: se fa quello di altri, compreso il proprio, a scapito di quello generale, non solo fa male, ma distorce la condizione perché possa esercitare il potere di fare l’interesse di tutti: la propria indipendenza; che è il carattere principale della sovranità.

E infatti l’Italia, come gran parte del pianeta, è a sovranità limitata. Che significa servilità assicurata.

http://www.opinione.it/cultura/2022/06/12/teodoro-klitsche-de-la-grange_servilit%C3%A0-italia-russia-ucraina-germania/

Italia in estinzione

La decisione di porre fine alla vendita delle auto a benzina e diesel a partire dal 2035 è oramai in dirittura d’arrivo. Dopo il voto favorevole al Parlamento europeo ora la parola passa al Consiglio dell’Unione europea, una sorta di Consiglio dei ministri specifici per materia, in questo caso dell’ambiente, dei 28 Paesi membri ove i provvedimenti per passare devono ottenere una maggioranza del 55 per cento. Facendo una rapida conta dei Paesi che con la costruzione delle auto non hanno nulla a che fare, è facilmente prevedibile l’esito del prossimo passaggio.

Il compositore francese Philip Abussy dichiarò che il rombo del motore di una Ferrari è musica e l’Italia che nel settore produce le più belle opere d’arte del mondo sarà il Paese più penalizzato dal provvedimento.

L’impatto non sarà solo musicale, lo sarà anche sociale e non riguarderà solo le automobili di lusso, ma tutta la filiera. È infatti stimata una perdita di più di 70mila posti di lavoro che non saranno compensati dalle circa 6mila posizioni che creerà la mobilità elettrica.

L’obiettivo è l’emissione zero e poco importa che a traguardarlo sia solo una porzione di pianeta in cui il parco d’auto circolante non sia proprio rilevante rispetto al miliardo e mezzo di veicoli nel mondo. Già la vicina Inghilterra, appena uscita dai vincoli europei, gongolerà e continuerà a produrre splendide Jaguar, Aston Martin e Range Rover con motori tradizionali. Altrettanto faranno Cina, Usa, Giappone e Corea, Paesi costruttori con primati nei numeri ma non nell’estetica.

All’Italia non resta che leccarsi le ferite e correre ai ripari, per quanto possibile in così pochi anni. Speriamo solo che dopo le opere d’arte ruotate non tocchi poi anche ad altre creazioni artistiche. Il debito è elevatissimo e presto gli interessi andranno pagati a tassi crescenti. I beni patrimonio dell’umanità in Italia sono tanti, anche qui il primato è mondiale, e potrebbero far gola a tutti coloro che ora festeggiano la fine dell’era gloriosa dell’automobilismo tradizionale italiano.

https://opinione.it/editoriali/2022/06/10/ferdinando-fedi_fine-vendita-auto-motori-termici-parlamenti-ue-2035-danno-eccellenze-italia/

Disinformazione

Fonte: Daniele Dell’orco

Il Copasir ha sconfessato il Corriere della Sera riguardo la lista di proscrizione dei “putiniani d’Italia” stilata dal principale quotidiano di questo Paese. A fornirla non sarebbero stati gli 007 come invece scritto nel pezzo da Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini.
Il Corsera, quindi, ha mentito.
Un fatto gravissimo, che esula dalle sensibilità personali circa la guerra in Ucraina e la dice invece molto lunga riguardo lo stato di salute del nostro Paese e della nostra stampa.
La mia personale opinione è che, essendo una delle testate fin dall’inizio più in linea con governo, Europa, mondo anglosassone, e approfittando del fatto che la presidenza del Copasir, di norma affidata all’opposizione, sia in questo frangente nelle mani di un partito (FdI) che su questo tema è fortemente schierata con il governo, il Corsera (con firma della sua vicedirettrice) abbia pensato di potersi fare scudo col Copasir senza timore di smentita/rettifica. L’indicizzazione dei profili sgraditi, tuttavia, è un fatto così ignobile che le istituzioni sono state costrette a dissociarsi.
Qualcuno si scusa? Qualcuno si dimette? Qualcuno viene punito dall’Ordine dei giornalisti? Per ora no.
Ma la vera domanda è: perché si scrivono queste cose?
Cosa passa nella mente di un direttore durante una riunione di redazione quando approva l’idea di pubblicare foto segnaletiche di professionisti, giornalisti freelance, accademici con opinioni diverse?
La loro versione è: questi signori, per uno o centomila motivi, “disinformano”. Ma, se anche fosse (molti di loro non li conosco e magari disinformano davvero), non sarebbe questo il motivo reale. La guerra in Ucraina è stata caratterizzata come mai prima da gigantesche campagne di propaganda e disinformazione bipartisan. E allora perché non è mai stata stilata una lista degli “zelenskiani d’Italia” che da 4 mesi disinformano di continuo?
No, questa tendenza a voler screditare, silenziare, ridicolizzare l’altro ha una spiegazione ancora diversa.
Lo scopo è l’ININFORMAZIONE.
È fare in modo, cioè, che sradicando del tutto la possibilità che possano circolare versioni difformi da quella principale, possano passare totalmente inosservate anche notizie VERE ma capaci di rovinare la narrazione.
Gli esempi sono infiniti:
– Le fosse comuni di Bucha scavate dagli ucraini anziché dai russi;
– La fake delle trincee scavate a mano dai russi a Chernobyl con conseguente morte certa degli autori;
– Il tentativo russo di bombardare le centrali nucleari;
– I MIG-21 rumeni abbattuti (per sbaglio?) dalla contraerea ucraina;
– Le mine antinave sparse per tutto il Mar Nero dagli ucraini;
– I tentativi di destabilizzazione della Transnistria con incursioni ucraine attribuiti ai russi;
– Il bombardamento aereo, mai avvenuto, sull’ospedale pediatrico di Mariupol;
– Il Tockha-U sparato dagli ucraini che ha colpito (per sbaglio?) il centro di Donetsk.
Se ne potrebbero fare molti altri. E dalla lista sono volutamente esclusi gli episodi di infowar (che è cosa sottilmente diversa dalla disinformazione, poiché di norma volta ad uno scopo militare e quindi da considerarsi a tutti gli effetti un’arma) come il “fantasma di Kiev”, il mito dei martiri dell'”Isola dei serpenti”, i ferimenti fantasiosi di Gerasimov, etc.
Il punto è che le notizie elencate prima sono VERE, non è disinformazione. Ma creando un clima di ostilità e repressione si mettono le persone in una condizione a dir poco assurda:  riportandole si finisce per essere considerati putiniani.
Le liste di proscrizione, allora, servono ad introdurre la presunzione di verità: una notizia FALSA non viene verificata, viene diffusa per sostenere la propria narrazione e viene considerata vera fino a prova contraria.
Silenziando o demonizzando quelli che potrebbero smontarla, automaticamente diventa Vangelo.
È importante che le persone capiscano il meccanismo e siano in grado di smascherarlo, visto che si applica a moltissimi argomenti e non solo alla guerra. Soprattutto, è importantissimo che le persone non cadano nel tranello di considerare “pieni di rubli” quelli che ci tengono a dipingere il quadro completo delle situazioni. Perché l’opinione personale su Putin, su Zelensky, sulla Nato, sulla Cina, sulle ragioni degli abitanti del Donbass, può essere SOSTENUTA e considerata ACCETTABILE, se argomentata dai fatti, in ogni caso.
Anche senza negare le verità.

Lavori in corso

L’effetto desiderato e cercato è quello di creare un pensiero comune che sostenga il disegno autocratico della ristrutturazione chiamata Grande Reset, di accreditarne la qualità sociale e morale che designa livelli minimi di sicurezza, ordine e benessere da meritare uniformandosi ai canoni imposti al capitale umano che deve dimostrare di possedere le attitudini giuste per cogliere le occasioni negate a chi non si aggiorna, non si adatta al format di successo e affermazione, non è disposto a rinunce in cambio delle quali si partecipa al concorso a premi della cittadinanza plasticamente rappresentato dalle certificazioni che seguiranno il Green Pass, coi punteggi che attestano lealtà, fedeltà, sottomissione.

Grazie all’imperio del bon ton promosso a politicamente corretto, si è formato un pensiero degli sviluppisti educati, che vogliono persuaderci a trovare il buono e l’utile, se non il giusto, nell’operazione di demolizione dello stato sociale, dello stato di diritto e dello Stato, come fossero sacrifici e abiure irrilevanti rispetto ai benefici effetto del progresso, proprio come è avvenuto allegoricamente per i vaccini, ti salvi, non vai in terapia intensiva, dimostri il tuo senso civico, sei premiato accedendo a servizi e pratiche proibite ai dissidenti e gli effetti collaterali, fisici, sanitari e morali diventano trascurabili, sopportabili proprio come le vittime civili in Siria, Palestina, Afghanistan, Yemen, Libia, a fronte delle magnifiche performance della scienza, dell’arte della guerra, delle tecnologie del controllo che identificano e isolano i soggetti che rappresentano un pericolo per la società.

https://ilsimplicissimus2.com/2022/05/27/il-bon-ton-della-tirannia-163441/

Altro che referendum!

L’ira di Giorgia

Come detto, Giorgia Meloni storce il naso. E mette la sua rabbia nero su bianco: “Rimandare la questione degli indennizzi addirittura al Governo, con il rischio più che concreto che questi vengano fortemente osteggiati dalla Commissione europea e non vedano mai la luce, vuol dire lasciare totalmente senza tutele i concessionari attuali, che si vedranno in buona parte espropriate le loro aziende a favore delle multinazionali straniere. Ora lo Stato espropria i privati a vantaggio di altri privati, più grandi e più forti”.

Non esistono mediazioni”

Sulla stessa linea Lino Ricchiuti, vice-responsabile del Dipartimento Imprese e Mondi produttivi di FdI: “Non esistono mediazioni sul tema delle concessioni balneari. Un Governo con un minimo di schiena dritta dovrebbe dire alla Commissione della Unione europea che la Bolkestein non si applica alle spiagge, in quanto rientrano nella tutela e salvaguardia dei nostri confini nazionali e che, pertanto, sono fuori dalla legge sulla concorrenza. I canoni sono bassi? Li si adegui senza espropriare 30mila aziende – evidenzia – che creano centinaia di migliaia di posti di lavoro, senza considerare l’indotto di aziende locali loro fornitori che a loro volta sarebbero tagliate fuori una volta che le stesse finiscano in mano alle multinazionali”.

La posizione di Lega e Forza Italia

In una nota congiunta, i capigruppo al Senato di Forza Italia e Lega, Anna Maria Bernini e Massimiliano Romeo, raccontano: “Sui balneari sono stati fatti passi in avanti, che sbloccano la discussione del disegno di legge Concorrenza. In particolare, per noi era fondamentale che venisse accolto, senza definizioni che ne limitassero la portata, il principio degli indennizzi per le imprese che dovessero perdere la concessione. È stata prevista anche la possibilità di tempi più lunghi rispetto alla scadenza di fine 2023 in caso di contenziosi o di oggettive difficoltà che si dovessero registrare sui territori. Altro aspetto su cui abbiamo lavorato – notano – è stato quello della definizione dei caratteri di premialità, fondati sul riconoscimento dell’esperienza tecnica e professionale già acquisita; sulla natura dell’impresa: micro, piccola o a condizione familiare, che possa trarre dalla concessione l’unica fonte di reddito”. E poi “sulla tutela dei lavoratori, promuovendone la stabilità e sulla promozione dell’imprenditoria giovanile e femminile. Per tutelare il valore e l’attività delle imprese italiane, che rappresentano una risorsa fondamentale per il turismo e per l’economia del nostro Paese, occorre sì cancellare le furbizie, verificando il valore reale delle concessioni, ma vanno assolutamente evitate ingiustizie”. Non solo: “Le imprese balneari rappresentano una specificità italiana. Lega e Forza Italia continueranno a seguire l’iter del provvedimento e dei decreti delegati e anche negli anni a venire per tutelare il valore economico, occupazionale, imprenditoriale e sociale di questo patrimonio del nostro Paese”.

I soliti Pd e M5S

Non potevano mancare i commenti del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle. Per i primi ecco Debora Serracchiani e Piero De Luca, rispettivamente capogruppo e vice alla Camera in quota dem: “Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto. Si tratta di un punto di equilibrio molto avanzato per definire una normativa ragionevole, in linea con i principi europei e costituzionali, che consenta di avviare in tempi certi ma ragionevoli il rinnovo dell’affidamento delle concessioni balneari, tutelandone in modo adeguato l’affidamento maturato, il valore dell’azienda, la professionalità acquisita e gli investimenti fatti, con la previsione anche di un apposito, necessario, indennizzo da parte dei concessionari eventualmente subentranti. Si prevedono poi garanzie fondamentali per le piccole e medie imprese del settore – vanno avanti – in gran parte a conduzione familiare, per la forza lavoro, così come per la protezione dell’ambiente, della salvaguardia del patrimonio culturale. È una buona notizia per il Paese l’accordo raggiunto. Ora acceleriamo nelle riforme necessarie per l’attuazione del Pnrr”. Strizzano l’occhio pure i pentastellati, che in un comunicato spiegano: “Dopo 16 anni dalla Direttiva Bolkestein la riforma delle concessioni balneari è oggi realtà. La riforma è in linea con le indicazioni delle massime Corti dello Stato, intervenute proprio perché le forze politiche negli anni non hanno saputo trovare un accordo. Accordo che oggi c’è proprio per la tenacia del Movimento Cinque Stelle che, tutelando tutti gli interessi in gioco, ha premuto affinché il compromesso non fosse al ribasso. La proroga inserita di un anno non è generale e automatizzata come si è fatto negli anni precedenti; è limitata soltanto nel caso in cui, per compravate difficoltà, i Comuni riscontrino difficoltà nel fare le gare. Questo in ogni caso – terminano – non incide sul disegno generale della riforma: occorre sottolineare che questa riforma deve portare alla parità di accesso per le imprese alla gestione del demanio, la valorizzazione degli investimenti certificati, la riduzione del costo degli ombrelloni e la tutela dell’accesso libero al mare. Adesso attendiamo i decreti attuativi, che dovranno essere emanati a fine anno, per cominciare già le gare nel 2023”.

http://www.opinione.it/politica/2022/05/26/mimmo-fornari_concessioni-balneari-meloni-lega-forza-italia-intesa-maggioranza/