Dal marketing alla solidarietà

Mercoledì 6 febbraio ore 17 – VETRINA LETTERARIA “Dal marketing alla solidarietà”

Marcello Girone Daloli – ATLANTICO IN CARGO. Liverpool-New York
Dialogherà con l’Autore Giacomo Natali dell’Associazione Culturale Tangram
L’Autore esporrà un percorso dal marketing alla solidarietà raccontando case history e aneddoti poco conosciuti al grande pubblico tratti dalla sua esperienza di marketing & management negli Stati Uniti con Pepsi Cola, e di lavoro in televisione in Italia e Spagna dei primi anni Novanta, passando per una fabbrica di jeans in India, sino al Progetto Diga-Emergenza Zimbabwe, di cui è promotore. Partendo dal legame tra potere economico e informazione, ovvero della comunicazione come strumento di propaganda, mostrerà come invece questa possa essere uno strumento di conoscenza e solidarietà. Questo il filo rosso che Marcello Girone Daloli seguirà nel presentare “Atlantico in cargo”, libro/diario della sua traversata oceanica su un cargo svedese e a New York in una insolita Manhattan. La curiosità, lo spirito di osservazione, la costante ricerca verso uomini e situazioni offrono al lettore la possibilità di cogliere i silenziosi inviti al cambiamento che la realtà, ogni giorno, ci propone.
Marcello Girone (1967) ha lavorato nel mondo del marketing pubblicitario tra Milano, Barcellona e New York. Spinto dalla necessità della ricerca interiore, ha dato una svolta alla sua vita e si è trasferito per diversi mesi sull’Himalaya. Tornato in Italia ha alternato periodi di studio con viaggi-pellegrinaggi in cui si è confrontato con diversi costumi e tradizioni: dal Cammino di Santiago de Compostela alla Patagonia, dal monastero greco-ortodosso di Hosios Lukas alla fabbrica a Bangalore, dalle Ande allo Zimbabwe, dalla Russia all’oceano Atlantico. Da quattro anni si divide tra la Val d’Aosta e Ferrara, dove ha famiglia. Ha dato vita al Progetto Diga-Emergenza Zimbabwe, volto a portare acqua ai villaggi, a costruire scuole e ospedali.
Il ricavato della vendita di questo libro andrà interamente devoluto a al Progetto Diga-Emergenza Zimbabwe

Nessun libro è un'isola

NESSUN LIBRO È UN’ISOLA – A cura di Alberto Amorelli e Silvia Lambertini
Leggono e commentano Enrica Rossi, Elisa Orlandini, Linda Morini e Alessandro Tagliati
Parafrasando il celebre verso del poeta inglese John Donne, “no man is an island” la Compagnia del Libro presenta la prima iniziativa del 2013. Alberto Amorelli e Silvia Lambertini affrontano il concetto di “isola” in narrativa. Le isole sono luoghi con le proprie regole, con i propri ritmi e le proprie realtà. Sei libri che parlano di isole, dove l’isola come luogo metafisico la fa quasi da protagonista. In un’isola spesso si è così lontani ma così vicini al continente da creare un unicum geografico, etnologico e sociale. Sei gli autori in analisi: Josè Saramago, Scarlett Thomas, Carlo Lucarelli, Yukio Mishima, Peter May e Salvatore Niffoi.
In collaborazione con l’Associazione Culturale Gruppo del Tasso di Ferrara

Mercoledì 16 gennaio ore 16,30 in Teatro Anatomico – LA COMPAGNIA DEL LIBRO

Ferrara, musa pentagona

Edoardo Penoncini – QUI NON SI ARRIVA DI PASSAGGIO
Ferrara musa pentagona (Ibiskos Ulivieri, 2012)
Coordina Gianna Vancini
Presenta Zena Roncada
Letture di Sandro Ferranti
mi perdo oggi con disinvoltura
e sempre con più pena mi ritrovo
nei vuoti degli spazi che mi crescono
vecchio fermento di spazi silenti […]

“Qui non si arriva di passaggio. Ferrara, musa pentagona”, perché a Ferrara non si arriva per caso, Ferrara la si cerca, la si vuole, la si scopre nella profondità dei suoi silenzi, la si ama, e Penoncini, come scrive Roberto Pazzi nella prefazione, ne “interpreta modernamente l’assoluta laicità metafisica del numen loci”, o “si lascia attraversare”, come chiosa Matteo Bianchi.
Questo il viaggio poetico che l’autore compie con la sua ultima raccolta, uno sguardo alla nostra città che “vola al cielo con misura”. L’opera è nata con l’intenzione di costruire un ordito di poesie germinate dall’incantata ammirazione per Ferrara espressa dall’Autore.
Edoardo Penoncini, ferrarese, insegnante di Lettere e appassionato di studi di Storia Medievale e Didattica della Storia. In versi ha pubblicato “Acqua, latte e miele”, “Fragranze”, “L’argine dei silenzi”, “Un anno senza pretese” e “La spesa del giorno”, (Primo premio al concorso “Autori per l’Europa”).
A cura del Gruppo Scrittori Ferraresi

MARTEDì 15, ORE 17, PRESSO BIBLIOTECA ARIOSTEA-FERRARA

Antonioni e Pavese

Gianni Venturi – LE AMICHE TRA ANTONIONI E PAVESE: UNA DIALETTICA TRA SPAZIO INTERNO/ESTERNO
La conferenza si muove su due piani: l’analisi del racconto di Cesare Pavese, “Tra donne sole” e il film di Antonioni “Le amiche”. Curiosamente le due opere, nella bibliografia degli autori, rappresentano due prove “minori”, nel senso che affrontano il mondo alto borghese da un curioso punto di vista: quello della moda di cui i due artisti sono praticamente digiuni. E’ noto che Antonioni prese subito le distanze dal racconto e scrisse più volte che lo spunto gli venne da un fatto di cronaca: la scoperta del suicidio di una giovane donna a Torino che teneva ancora tra le mani il libro di Pavese. Quindi un altro tema: quello del suicidio che ha coinvolto per anni la critica pavesiana quasi che il suicidio di Rosetta fosse un’anticipazione di quello dello scrittore. Tutta una serie di riferimenti ora scontati e imbarazzanti da un punto di vis ta formale e tematico che coinvolgono espressamente una critica di una società: quella borghese. Ma il focus della conferenza è nel concetto di Carlo Ludovico Ragghianti del cinema come arte figurativa e in quello, assai in voga in quegli anni, di “engagement”, l’impegno. Espressi entrambi entro il “paesaggio” reale e sociale.

LUNEDì 14, ORE 17, BIBLIOTECA ARIOSTEA-FERRARA

Le voci interrotte

Stefano Caracciolo
LE VOCI INTERROTTE
Vita, canzoni e morte di grandi interpreti della musica leggera
Il rapporto tra vita e morte, nell’arte in generale e nella storia della musica
contemporanea in particolare, ha segnato spesso il vissuto di grandi interpreti
facendoli entrare nel novero dei miti in seguito alla loro prematura scomparsa dopo
una vita vissuta al limite. Spesso la loro fine – più o meno voluta – è stata enfatizzata
come fatto estremamente romantico e sublime perché sottolineata dalla potenza
emotiva ed affettiva della musica. Che cosa ha interrotto la voce di questi artisti? In
che misura la musica ha dato espressione al loro mal di vivere e a quello dei loro fan?
Ciclo di conferenze curato da Stefano Caracciolo, Università di Ferrara

GIOVEDì 10 GENNAIO, ORE 16.30 A FERRARA, in via Scienze 17

Nino Rota

Martedì 18 ore 16.30 – ANATOMIE DELLA MENTE Sei conferenze di varia psicologia – Anno VI

Stefano Caracciolo – L’ENFANT PRODIGE NINO ROTA E LA NOSTALGIA DELL’INFANZIA PERDUTA: IL CASO CLINICO DI GIANNINO STOPPANI
Giovanni Rota Rinaldi, noto come Nino Rota (1911-1979) compositore di colonne sonore di grandi film (come La Strada e altri capolavori di Fellini, Visconti e Zeffirelli, Il Padrino 1 e 2 di F.F.Coppola) fu in realtà compositore prolifico e assolutamente originale di generi assai diversi, spaziando dall’opera lirica, a oratori religiosi e a importanti composizioni sinfoniche e da camera.
La sua infanzia fu dominata dalla precocissima comparsa di talento musicale compositivo, tanto che le sue prime opere liriche furono composte intorno ai 10 anni ed eseguite pubblicamente in Italia e all’Estero, occasioni in cui fu osannato come ‘enfant prodige’. La sua personalità rimarrà peraltro sempre caratterizzata da temi e modalità affettive tipiche del mondo incantato e magico dell’infanzia, come risulta dai contenuti della sua concezione artistica più volte definita ‘poetica del candore’. Il suo virtuosismo pianistico, testimoniato dalle innumerevoli occasioni private e pubbliche in cui deliziava gli ascoltatori, ed un certo spirito di contaminazione di temi e generi, trovarono un’occasione davvero speciale nelle musiche del popolarissimo sceneggiato televisivo tratto dal romanzo ‘Il Giornalino di Gian Burrasca’, diretto da Lina Wertmüller nel 1964, in cui ancora una volta il suo genio compositivo si esalta nei temi della golosità e della protesta infantile in melodie in stile ottocentesco ‘leggero’, con ritmi salottieri dal ‘galop’ al valzer ispirate dal romanzo di Vamba e dai testi scritti dalla stessa Wertmüller. La ingenua e candida protesta infantile di Gian Burrasca (Viva la Libertà) si realizza attraverso momenti intensamente lirici e di scanzonata contaminazione con la letteratura ottocentesca (Salgàri: che scrittore) e si accoppia con lo spirito ironicamente borghese da cui Rota aveva saputo staccarsi nella sua vita, appartata e dedita alla composizione ed all’insegnamento nei vari Conservatori in cui fu a lungo Direttore in modo geniale, come attestato dalla intensa collaborazione con i registi Mario Soldati e Federico Fellini che gli ha dato poi fama mondiale come compositore di celeberrime colonne sonore per il cinema. Le sue caratteristiche psicologiche saranno rievocate attraverso l’ascolto di frammenti musicali e la visione di spezzoni tratti dal ‘Gian Burrasca’ televisivo, nonchè tratti dal documentario biografico a lui d edicato da Mario Monicelli intitolato ‘Nino Rota l’amico magico’, con riferimento al suo amore segreto per l’esoterismo.
Ciclo di conferenze curato da Stefano Caracciolo – Università di Ferrara

In attesa della fine

Giovedì 13 ore 16,30 – IL PRESENTE REMOTO 2012
Ciclo di Conversazioni Etno-Antropologiche

IN ATTESA DELLA FINE –
Le migliori apocalissi della narrativa scritta e filmata, scelte e commentate da Roberto Roda (per festeggiare insieme, cascasse il mondo, l’arrivo del 21 dicembre, certi che le profezie dei Maya non ci priveranno del Natale e neppure di un nuovo Capodanno)
Il tema della fine del mondo o più spesso della “fine del mondo come lo conosciamo” ha affascinato narratori e cineasti e segnato profondamente la narrativa del XX secolo, ben prima del clamore mediatico che l’industria del cinema e dei best-seller letterari hanno sollevato intorno alle presunte profezie dei Maya. La conversazione cerca di riscoprire quelli che possono essere considerati alcuni capolavori (magari poco conosciuti o dimenticati) del genere catastrofico apocalittico e post-apocalittico: dal romanzo liberty La nube purpurea di Matthew P. Shiel (1901) all’Ultima spiaggia (1957) di Nevil Shute che Stanley Kramer trasferì sullo schermo con successo; da La distruzione del mondo del regista Felix Feist, girato nel 1933 e considerato l’apripista del genere catastrofico sino al E la terra prese fuoco (1962) di Val Guest. La conversazione, alla luce delle idee e delle mentalità che hanno attraversato il “secolo breve”, cerca di leggere queste e altre opere: ad esempio Ra gnarok ove lo scrittore danese Villy Søresen fa una disincantata e moderna rilettura dei testi sulla fine del mondo della mitologica scandinava o Apocalipse 2024, un curioso e pregevole film del 1974 che ha insegnato a molti cineasti venuti in seguito come raccontare, con pochi mezzi ma molte idee, i day after della distruzione.
A cura di Roberto Roda, Centro di Documentazione Storica del Comune di Ferrara

Calligrafie rinascimentali

Giovedì 6 ore 17 – TESTO E CONTESTO

Sandro Bertelli – DE DIVINA PROPORTIONE
L’arte della scrittura calligrafica nel Rinascimento
Per l’individualismo proprio del Rinascimento, la scrittura tende a divenire, attraverso l’elaborazione stilistica delle forme tradizionali, creazione personale: si trasforma in calligrafia. Non è certo senza ragione se i libri di modelli di scritture, nei quali è documentata una parte significativa di questa attività artistica, sono una creazione del Rinascimento, soprattutto italiano. Del Rinascimento è in essi riconoscibile anche un’altra costante: l’aspirazione a sottoporre a regole certe, a indurre a principi razionali, a risolvere in precetto tecnico ogni attività dell’uomo, anche la scienza e l’arte. La conferenza si propone di illustrare tutti questi aspetti, facendo anche riferimento a un manoscritto conservato in Biblioteca Ariostea.
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

Nel Rinascimento tra i maestri di scrittura del periodo, vi sono: Ludovico Vicentino degli Arrighi, Giovanantonio Tagliente, Giovan Battista Palatino, Ferdinando Ruano, Vespasiano Amphiareo e Francesco Cresci, tutti pubblicano dei manuali calligrafici. Nel 1522, Arrighi, uno scrivano papale, pubblica il suo primo manuale di calligrafia a Vicenza. La sua “Operina da imparare di scriuere littera cancellarescha” è tuttora un libro di riferimento per chi si vuole cimentare con il carattere italico o cancelleresca. Un secondo manuale è dell’anno successivo — ma questo libro conteneva una serie di pagine stampate a partire dal corsivo del suo disegno. Questo tipo di corsivo, il primo dei sei che Arrighi progetterà, risulta più formale di quello di Francesco Griffo che intagliò per Aldo Manuzio. Aveva ascendenti e discendenti più estese, consumando così molto più spazio verticale che orizzontale.

Anche se più stravagante nella forma, il corsivo dell’Arrighi è aperto, leggibile, ed ha richiesto un minor numero di legature rispetto a quelli del Griffo. Arrighi utilizza come i primi “Veneziani” le maiuscole tonde (quelle corsive saranno una trasformazione francese) ma introduce anche le maiuscole decorate “swash” leggermente corsivizzate.

estratto da: http://blog.giofugatype.com/?tag=rinascimentali

Due conferenze a Bondeno

La prima è nell’ambito dei corsi UTEF, che quest’anno si svolgono il giovedì alle 15.30 presso la Società operaia di Mutuo soccorso:

Il 6 dicembre il Prof. Carlo Alberto Campi, docente di geografia politica presso l’Accademia militare di Modena parlerà di “Israele e il mondo arabo: una convivenza problematica”

Lo stesso giorno, stessa sede, alle 21 sarà Rita Molinari ad offrire un’anteprima delle sue poesie che presenterà anche il giorno dopo alla Biblioteca Ariostea .

La scrittrice Rita Montanari,  è autrice di saggistica, epistolari autografi, poesia e favole per l’infanzia. Tiene corsi di scrittura creativa in diverse librerie, biblioteche e scuole primarie e secondarie; insegna greco all’Istituto di Scienze Religiose di Ferrara.

Il carattere degli italiani

Fulvio Bernabei
LEONARDO SCIASCIA: IL GIORNO DELLA CIVETTA
Coordina Roberto Cassoli
“La verità è in fondo al pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c’è più né il sole né la luna, c’è la verità”. È l’enigmatico messaggio dell’anziano capomafia siciliano che suggerisce al capitano dei Carabinieri Bellodi, protagonista del romanzo di Sciascia, che indaga su un omicidio di mafia.

Bellodi scopre la verità, ma questa viene “sfasciata” da un rispettabile personaggio “al di sopra di ogni sospetto”. Bellodi sarà trasferito e la “verità” della mafia prenderà il sopravvento.
A cura dell’Istituto Gramsci di Ferrara e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara. Con il patrocinio di Comune e Provincia di  Ferrara

Venerdì 30, ore 17 presso Biblioteca Ariostea