Mostra fotografica

Nuovi Territori Espressivi
Mimmo Castellano
Inaugurazione Venerdì 3 maggio 2013 ore 18,00
Padova, Palazzo Angeli – Prato della Valle, 1

La mostra a cura di Angelo Maggi nella Rassegna Padova Photo-Graphia, indaga l’opera di un fotografo e grafico italiano di assoluto prestigio. All’interno del piano nobile di Palazzo Angeli, che affaccia su una delle più belle piazze d’Italia, il messaggio comunicativo e pubblicitario di Mimmo Castellano diviene una vera liturgia di consumi: dalla fotografia documentaria di alto valore estetico si passa alla parodia e alla simulazione. L’ardore sprezzante e innegabilmente rivoluzionario dei lavori esposti si coglie pienamente la poetica di un’intera vita dedicata allo studio dell’immagine: dalla sacra oggettività della fotografia di collegamenti ipertestuali post-futuristi di singolari personaggi. Dall’accanita volontà di agire tra fotografia e grapich design prorompono le immagini di Castellano come elogio supremo alla creatività italiana.

Mostra realizzata in collaborazione con Archivio Fotografico Toscano e Gruppo Mignon.

Workshop di fotografia digitale

Come mai quando stampiamo una fotografia digitale risulta spesso diversa da come la vediamo sul display della macchina fotografica o sul monitor del nostro computer? Come si stabilisce una corrispondenza tra ciò che vediamo nella macchina fotografia, il computer e la stampante?

Dall’ 8 al 12 maggio un corso intensivo con il massimo esperto italiano di digital color management, Mauro Boscarol, si propone di dare una risposta a queste domande.

Il workshop, articolato in cinque giornate, affronterà attraverso basi teoriche ed esercitazioni pratiche la gestione del colore nella fotografia digitale e l’uso dei “profili colore”, vere colonne portanti di questa tecnologia. Gli argomenti esaminati andranno dalla misurazione della luce e del colore agli spazi RGB standard (sRGB, Adobe RGB, ProPhoto), dal flusso di sviluppo dei dati Raw alla riproduzione delle immagini fotografiche su monitor e stampante, dal negativo digitale e i suoi profili colore a programmi come Camera Raw e Lightroom.

Mauro Boscarol è specialista in grafica e fotografia digitale e in particolare nel campo della gestione del colore applicata alla fotografia, alla stampa e alla grafica digitali. Ha collaborato tra gli altri con Adobe, Apple, Epson, Minolta, X-Rite, Datacolor, Istituto Superiore di Fotografia di Roma, Scuola Internazionale di Fotografia di Firenze, Scuola Politecnica di Design di Milano.

http://www.fondazionefotografia.org/it/activity/workshop/digital-color-management-1/

Il cantiere della cultura

Three True Stories / Zanele Muholi, Ahlam Shibli, Mitra Tabrizian

immagine mostra

Mitra Tabrizian, Untitled, 2009, courtesy l’artista

Sarà inaugurata sabato 20 aprile 2013 alle 18.30, nelle sale espositive dell’ex ospedale Sant’Agostino di Modena, Three True Stories, mostra dedicata a tre artiste di fama internazionale che attraverso il video e la fotografia indagano temi di forte impegno civile: Zanele Muholi (Sudafrica), Ahlam Shibli (Palestina) e Mitra Tabrizian (Iran/Inghilterra).

Il percorso si articola in tre narrazioni parallele che, partendo da questioni specifiche legate ai contesti d’origine delle artiste, affrontano temi universali come l’identità di genere, il diritto all’esistenza, l’esperienza dello sradicamento. Tre storie vere, che appartengono al nostro tempo, talvolta crude e dolorose, sulle quali tuttavia non è possibile chiudere gli occhi.

L’esposizione, allestita in concomitanza con Il cantiere della cultura, mostra dedicata al progetto di riqualificazione del complesso Sant’Agostino, rimarrà aperta fino al 23 giugno 2013.

Sede Didattica
OPEN DAY @ SEDE DIDATTICA

Una giornata per scoprire il master sull’immagine contemporanea e tutte le iniziative di formazione di Fondazione Fotografia Modena.
> sabato 20 aprile, sede didattica di Via Giardini

Il progetto del nuovo Sant'Agostino
IL CANTIERE DELLA CULTURA

Una mostra dedicata al grande progetto di riqualificazione dell’ex ospedale Sant’Agostino, firmato da Gae Aulenti.
> inaugurazione sabato 20 aprile, ex Ospedale Sant’Agostino

un'immagine di Vincenzo Castella
WORKSHOP CON VINCENZO CASTELLA

Due giorni di immersione nella fotografia di paesaggio con uno dei grandi autori italiani.
> sabato 13 e domenica 14 aprile, sede didattica di Via Giardini

Magic Mirror

Magic Mirror

Magic Mirror
Luisa Menazzi Moretti

presso
Tedofra ArtGallery
Via Belle Arti 50
Bologna (BO)

vernissage
12 aprile ore 18

orari
Dalle 10 alle 18 dal lunedì al sabato

biglietti
ingresso libero

12-22 Aprile 2013

Venerdì 12 aprile ore 18
inaugurazione mostra

Interviene assieme alla fotografa
Denis Curti

Orari apertura mostra – ingresso libero
Dalle 10 alle 18 dal lunedì al sabato

Tedofra ArtGallery – in Via Bellearti 50 a Bologna, dal 12 al 22 aprile – ospita “Macic Mirror”, mostra fotografica di Luisa Menazzi Moretti.
L’esposizione, che sarà inaugurata venerdì 12 aprile alle ore 18, approda ora a Bologna dopo essere stata presentata alla Fabbrica delle Arti di Napoli, a Le Stanze Bianche di Palermo.
Nella serata assieme all’artista interviene Denis Curti.
Luisa Menazzi Moretti, friulana di nascita, ha coltivato la sua passione per la fotografia negli anni giovanili trascorsi in Texas.
Le opere esposte – una quarantina – segnano i suoi primi passi, sono giocate tra uno sfumato reale fatto di particolari colti in paesaggi, oggetti, architetture che assumono nuova realtà, giocata dall’artista con attenzione per il colore, per la forma e talvolta per le ombre, offrendole allo spettatore con un delicato gusto estetico.
Sono immagini di grande impatto visivo ed emotivo, l’artista crea raffinate texture così materiche che vien voglia di toccare con le dita tanto sembrano pittoriche.
Denis Curti – curatore del catalogo – definisce gli scatti di Luisa Menazzi Moretti “come una riflessione, un fermo immagine sul complesso divenire del mezzo fotografico…In queste immagini è il punto di vista che genera lo sfaldamento con la realtà, giungendo fino all’astrazione della forma e del pensiero”.
Nel mese di maggio, Luisa Menazzi Moretti, sarà impegnata al Mia Fair a Milano (importante fiera internazionale di fotografia e video) dove esporrà – presso la con-Temporary Art Gallery di Paola Sosio – una selezione di opere tratte dal suo nuovo lavoro “Words”.

Nata a Udine nel 1964, a tredici anni Luisa Menazzi Moretti lascia l’Italia per trasferirsi con la famiglia a College Station, in Texas, dove frequenta la High School per poi proseguire a Houston parte degli studi universitari. Lì inizia la sua passione per la fotografia e frequenta alcuni corsi prediligendo la stampa in bianco e nero. Ritornata a vivere in Europa, lavora a Londra per trasferirsi nuovamente, dopo tre anni, in Italia. Ha vissuto a Udine, Bologna, Roma, Napoli e Venezia.
http://www.luisamenazzimoretti.it
Tedofra ArtGallery
http://www.tedofra.it
Via Belle Arti 50 – Bologna
Tel 334.7266681

Festival letteratura resistente

Inaugura il Festival della Letteratura resistente con la mostra fotografica di Matilde Morselli

Sabato 6 aprile, ore 11.00

La partigiana Darinka Joijc
Inaugura sabato 6 aprile il “Festival della letteratura resistente. Letteratura e mostre della Resistenza e per la Resistenza”, promosso dal Comune di Cento, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Istituto di storia contemporanea e Museo del Risorgimento e Resistenza di Ferrara.

Oltre un mese dedicato all’importante momento storico della Resistenza italiana visto e riletto attraverso esposizioni e presentazioni di pubblicazioni dedicate al tema.

Ad aprire il Festival sarà la mostra della giovane fotografa ferrarese Matilde Morselli intitolata “Differenti volti e sguardi della Resistenza”, allestita presso l’atrio del Centro Polifunzionale Pandurera di Cento.

La mostra propone le immagini e le parole di diciotto protagonisti della Resistenza ferrarese e di alcuni deportati, uomini e donne, il cui racconto, reso dapprima davanti ad un registratore, è stato  poi tradotto e “fermato” dalla fotografa attraverso scatti che ne hanno colto e restituito l’intensa autenticità.

L’espressione degli occhi, il gesto delle mani, il sorriso o la piega amara della bocca fanno così emergere ricordi, ansie, paure e gioie fissandosi nelle immagini a memoria futura di quanto queste e tante altre persone hanno fatto per la riconquista della libertà.

Il momento di inaugurazione della mostra, durante il quale verrà anche presentato il catalogo, è previsto per sabato 6 aprile alle ore 11.00 e vedrà la presenza dell’autrice, della direttrice del museo del Risorgimento e della Resistenza Delfina Tromboni, di Daniele Civolani dell’Anpi Ferrara e dello storico Davide Guarnieri.

Ingresso libero.

Michelangelo Antonioni e le arti

Ferrara
Palazzo dei Diamanti
10 marzo – 9 giugno 2013

Michelangelo Antonioni è uno dei padri della modernità cinematografica. La sua opera ha oltrepassato i confini della settima arte: è stata profondamente ispirata dalle arti figurative e ha esercitato a sua volta su di esse un notevole ascendente, come sul cinema di ieri e di oggi.

A celebrare il maestro ferrarese sarà una grande mostra, a cura di Dominique Païni – già direttore della Cinémathèque Française e del Dipartimento per lo sviluppo culturale del Centre Pompidou -, organizzata da Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara-Museo Michelangelo Antonioni, in collaborazione con la Cineteca di Bologna. La rassegna, che si inserisce nel calendario delle celebrazioni per il centenario della nascita del regista, ripercorrerà la parabola creativa di Antonioni accostando i suoi lavori a opere di grandi artisti, come De Chirico, Morandi, Rothko, Pollock, Burri e Vedova, e offrendo un inedito e suggestivo dialogo tra film e pittura, letteratura e fotografia.

La straordinaria carriera di Antonioni sarà raccontata a partire dal prezioso patrimonio di opere, oggetti e documenti relativi alla vita e al lavoro del regista di proprietà del Comune di Ferrara: i suoi film e documentari; le sceneggiature originali e le fotografie di scena; la biblioteca, la discoteca, gli oggetti personali e professionali che parlano delle passioni di Antonioni; l’epistolario intrattenuto con i maggiori protagonisti della vita culturale del secolo scorso, da Roland Barthes a Luchino Visconti, da Andrei Tarkovsky a Giorgio Morandi. Un’ampia selezione da questo fondo sarà presentata assieme a opere di altri artisti e testimonianze varie di registi, attori, letterati e intellettuali in un allestimento di grande fascino che metterà in scena un racconto per immagini, suoni e parole attorno ai temi e alle polarità che hanno segnato la poetica del maestro.

Sullo sfondo, come un autentico filo rosso lungo tutto il percorso espositivo, risalterà la costante seduzione del regista per l’immagine, sia essa un dettaglio catturato dalla realtà – dal documentario all’ingrandimento fotografico – o una reinvenzione fantastica, come negli acquerelli delle Montagne incantate. Ne emerge un ritratto artistico a tuttotondo che permette di documentare, con rara esaustività, la vita di uno dei più grandi cineasti del Novecento, gettando uno sguardo nuovo sul suo lavoro e offrendo una testimonianza viva della sua forza creativa e dell’intramontabile attualità della sua poetica e della sua opera.


Orari di apertura
lunedì 14-19; da martedì a domenica 10-19
Biglietto d’ingresso
Intero: Euro 10,00
Ridotto: Euro 8,50 (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate)

Giovedì 25 aprile e mercoledì 1 maggio la mostra rimarrà aperta dalle 10 alle 19
Sito ufficiale

Parigi in libertà


Oggi posso tranquillamente confessare che quella di lasciare alle future generazioni una testimonianza della Parigi  dell’epoca in cui ho tentato di vivere è stata l’ultima delle mie preoccupazioni. Se mi fossi sistematicamente imposto una missione del genere, avrei accumulato milioni di immagini, ma in cambio di chissà quante giornate senza piacere.
No: nella mia condotta non c’è mai stato nulla di premeditato. A mettermi in moto è sempre stata la luce del mattino, mai il ragionamento. D’altronde che c’era di ragionevole nell’essere innamorato di quello che vedevo?
Non mi sono mai posto la domanda e non me ne pento: chi blocca la suoneria della sveglia non può più conoscere l’ora.
Ho molto camminato per Parigi, prima sul pavè e poi sull’asfalto, solcando in lungo e in largo per mezzo secolo la città. Un esercizio che non richiede doti fisiche eccezionali. Se Dio vuole Parigi non è Los Angeles e qui la condizione di pedone non è un indizio di miseria. Le poche immagini che, nella corsa del tempo, continuano a restare a galla ammucchiandosi come tappi di sughero nel mulinello di un fiume, sono state scattate durante le ore rubate ai miei vari datori di lavoro.
Disobbedire mi sembra una funzione vitale e devo dire che non me ne sono mai privato. Quando il vecchio delinquente che è in me vede persone serie, quali i conservatori di musei e i bibliotecari, dare tanta importanza a quelle immagini spigolate in circostanze illegali, mi sento pervadere da un delizioso senso di gioia. E già che ci siamo, spendiamo una parola sui conservatori: sono tutti buoni o tutti cattivi. Se sono buoni, la loro ingenuità è una specie di invito alla soperchieria, il che spiega la presenza di tanti falsi nei musei.
Personalmente trovo più sportivo riservare questo trattamento ai cattivi.
Questi signori concentrano nella loro persona tutto l’orgoglio che in realtà spetterebbe di diritto agli autori delle opere d’arte, di cui essi non sono che i ricettatori: un fenomeno non certo elusivamente nazionale, ma riscontrabile anche all’estero. E poiché la verifica non vale lo spostamento, passiamo oltre.
Anche perché i lunghi viaggi mi hanno sempre turbato. Non posso sopportare gli sguardi sprezzanti degli indigeni. Mi vergogno. A Parigi l’indigeno sono io, fuso nella massa. Faccio parte della scenografia: francese medio, statura media, segni particolari: nessuno.
Ah, si! La macchina fotografica. Ma ce ne sono talmente tante, e poi io non me la porto con fare ostentato intorno al collo, come un’etichetta.
No: discreto, efficiente, mi confondo nel gregge dei pedoni.
Un giorno, tuttavia, mi sono voluto levare la voglia di vedere la città con gli occhi dei turisti organizzati. Per cui sono salito su uno di quei pullman che sembrano delle balene sonorizzate, deciso a lasciarmi rifilare la tintinnante paccottiglia riservata alla gente che ha fretta.
Nel veicolo ancora fermo sono stato informato che vivevo in una città pericolosa. «Signore e Signori, nel corso delle varie tappe, per motivi di sicurezza vi preghiamo di restare gli uni accanto agli altri. In caso contrario la Direzione declina ogni responsabilità».
Un avviso che, al momento opportuno, ha prodotto il risultato di confezionare tanti piccoli pacchetti tremolanti nella notte.
Ho quindi visto la ghigliottina in una cantina del Quartiere latino, gli apaches della Bastiglia, la gigolette dalla gonna a spacco arrampicata sulle ginocchia di un membro del consiglio presbiteriale di una cittadina dell’Ohio.
A Montmartre ho visto cadere a terra i reggiseni delle donne di Parigi e infine, dopo le ragazzone coperte di piume degli Champs Élysées, mi sono ritrovato sul marciapiede, completamente stordito dall’organizzazione di piaceri ai quali erano stati tolti quei preamboli che fanno perdere tanto tempo.
All’indomani di quella spedizione, ho scoperto il raro lusso dell’immobilità.
In una città in cui tutto è in movimento, non è semplice contrastare l’istinto gregario. Bisogna avere il coraggio di piazzarsi in un punto e di restarci immobili: e non per qualche minuto, ma per un’ora buona, magari anche due. Bisogna trasformarsi in una statua senza piedistallo, ed è buffo, in quei casi, vedere fino a  che punto si riesca ad attirare i naufraghi del movimento.
«Avrebbe mica un cavatappi?»
«Parla francese?»
«Ha visto per caso un cagnolino bianco con un guinzaglio rosso?»
Rispondo sempre con cortesia squisita, sebbene mi secchi essere disturbato: per vedere bene ci vuole un minimo di concentrazione.
Vedere, a volte, significa costruirsi, con i mezzi a disposizione, un teatrino e aspettare gli attori.
Aspettare chi?
Non lo so, però aspetto.
Io spero sempre, e quando uno ci crede con forza è difficile che qualcuno non finisca per arrivare.
Dopodiché la messa in scena viene improvvisata all’insegna della fugacità. Per essere leggibile, un’immagine deve assumere la forma di uno di quei segni utilizzati fin dalla notte dei tempi dai preti, e solo da poco dalla segnaletica stradale.
Può darsi che tutto questo vi sembri leggermente oscuro.
Si tratta di una deliberata manovra per dimostrarvi quanto possa essere delicata la pratica della fotografia.
E dopo questo delirio di confidenze, riprendiamo la nostra passeggiata.
Dunque: mi sforzo di variare i miei itinerari per non cadere nel confort dell’abitudine, che porta alla fiacca.
So per esperienza che dalle parti del faubourgs lo spettacolo è sempre generoso. Nelle scenografie che assistono alle sofferenze umane e che mi sembrano cariche di nobiltà, i gesti della vita vengono compiuti con semplicità e i voti di coloro che al mattino si alzano presto sono commoventi.
Ti fanno squagliare di tenerezza.
Viceversa, non provo quasi nessun piacere nel percorrere i quartieri che non hanno mai conosciuto le barricate.
Lì la vita è invisibile, come nascosta per i suoi traffici segreti.
Chiuso all’esterno, penso all’ingenua baronessa Haussmann che diceva con aria affettata: «Che strano! Ogni volta che mio marito compra un edificio, arrivano subito i demolitori!»
Anche oggi si demolisce molto.
Mi rifiuto di piangere sulle rovine.
La bellezza, per commuovere, dev’essere effimera.
Il certificato d’autenticità viene rilasciato dai bulldozer, punto e basta.
Ho visto sparire uno a uno i miei punti di riferimento personali: il lastrico a forma di cuore davanti all’Institut, il crocifisso davanti ai gasometri di rue de l’Évangile… Quello che mi da più fastidio, è la confisca delle mie oasi. I miei poli d’attrazione funzionano solo per me, sono riservati, per così dire, al mio uso personale.
Nel senso che, per esempio, in un certo posto mi è successo di imbattermi in una sagoma talmente equilibrata da assumere immediatamente un valore di totem abbagliante che, da allora, cerco di ritrovare; oppure che, in un altro posto, un amico mi ha fatto un segno con la mano, l’ultimo, prima di sparire dietro l’angolo. Come vedete, tutte cose per voi del tutto prive d’interesse.
Quindi la città mi sembra sempre più popolata da fantasmi.
«Ma che cosa dice? I fantasmi ci sono sempre stati! – Si, ma quelli degli altri mi lasciano indifferente».

Robert Doisneau, 23 ottobre 1984

LA MOSTRA

ROBERT DOISNEAU
Paris en liberté

Oltre 200 fotografie originali testimoniano il binomio inscindibile tra uno dei più grandi fotografi del Novecento e la città che ha amato e immortalato con il suo obiettivo.

Milano, Spazio Oberdan
Mercoledì 20 Febbraio 2013 – Domenica 5 Maggio 2013
La mostra è accompagnata dalla pubblicazione in edizione italiana del libro Robert Doisneau-Paris en liberté, edito da Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia (2012, Firenze), 400 pagine; 560 foto b/n, formato 25 x 32 cm, rilegato in tela, prezzo in mostra 50,00 Euro.

Orari
martedì e giovedì h 10 – 22; mercoledì, venerdì, sabato, domenica h 10 – 19.30; lunedì chiuso

Biglietti
€ 9,00 intero
€ 7,50 ridotto, minori da 6 a 18 anni e maggiori di 65 anni, studenti fino a 25 anni, gruppi di almeno 15 persone, titolari di apposite convenzioni e coupon
€ 3,50 ridotto speciale scuole
Gratuito per minori di 6 anni, portatori di handicap e accompagnatori, giornalisti e guide turistiche, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe

Audioguida della mostra, gratuita per tutti i visitatori

Nino Migliori a Palazzo Fava

Mostre | Nino Migliori a Palazzo Fava. Antologica

Nino Migliori a Palazzo Fava. Antologica
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, uno dei più grandi fotografi italiani del nostro tempo in oltre 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia. Oltre 300 opere esposte a cui si aggiungono 9 installazioni, che trovano spazio a Palazzo Fava per raccontare l’opera dell’autore.
Nelle stanze del piano nobile di Palazzo Fava, dove svettano gli affreschi dei Carracci e dei loro allievi, una serie di lavori di Nino Migliori dialoga con le opere che caratterizzano le sale, come “Cruor. Elegia della carne”, una delle ultimissime installazioni, realizzata tra il 2008 e il 2011, suggestivo omaggio alla pittura classica dei Carracci e alle loro scene di crudo realismo. Il secondo piano è invece dedicato al periodo degli anni Cinquanta, e alle tre aree di ricerca che hanno distinto il lavoro di Migliori: la fotografia realista, le numerose sperimentazioni sul mezzo e sul linguaggio fotografico, i muri con le loro declinazioni. L’ampia sala del piano terzo espone invece vari lavori di periodi diversi, dedicati al tema della Natura, trasversale a tutta l’opera di Migliori.
Sculture e installazioni, passaggi imprescindibili per approfondire e comprendere l’opera di un artista considerato un vero architetto della visione, trovano ampio spazio all’interno dell’esposizione.
“Antologica” è arricchita da una serie di installazioni, presentate per la prima volta a Bologna, e articolate in altre sedi di Genus Bononiae: il Museo della Storia di Bologna in Palazzo Pepoli Vecchio ospita “Scattate e abbandonate” mentre Casa Saraceni, sede della Fondazione Carisbo, espone “Glass-writing. Idrogramma”, l’installazione in marmo di Carrara e vetro di Murano donata dallo stesso Migliori alla Fondazione.

A cura di Graziano Campanini

Dal 17 Gennaio al 28 Aprile 2013
dal martedì alla domenica: 10-19
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Inaugurazione giovedì 17 gennaio ore 18
venerdì 25 gennaio: ore 10-24
sabato 26 gennaio: ore 10-24
domenica 27 gennaio: ore 10–22
Rassegna: ART CITY Bologna 2013

In questo luogo vedi anche

biglietto unico integrato a validità giornaliera € 10 intero / € 7 o 5 ridotto
Il biglietto dura 24 ore dal primo utilizzo e consente inoltre di visitare Palazzo Pepoli. Museo della Storia di Bologna e San Colombano. Collezione Tagliavini.

Una fine inaspettata

Se il disastro immobiliare e il mega debito dell’Irlanda hanno riempito le prime pagine dei più importanti giornali di tutto il mondo, un altra inaspettata conseguenza della recessione economica  irlandese è stata l’abbandono dei cavalli. Durante gli anni del boom economico centinaia di persone hanno comprato cavalli spesso come semplici status symbol di un benessere solo apparente, ma da quando i salari sono stati ridotti, o addirittura dimezzati, molti di quei cavalli sono stati abbandonati  in terreni pubblici. Mantenere un cavallo oggi costa circa 30€ al giorno o più, troppo per una popolazione che sta perdendo giorno dopo giorno il lavoro.

La DSPCA (Società di Dublino per la prevenzione della violenza sugli animali) e l’ISPCA (Società Irlandese per la prevenzione della violenza sugli animali) stimano che circa 20.000 cavalli vagano abbandonati nelle campagne irlandesi. Molti dei quali ormai hanno contratto delle malattie e nel 2010 “49 cavalli sono stati abbattuti, un numero mai raggiunto prima” dichiara Orla Aungier, dirigente del DSPCA. Due luoghi a Dublino sono diventati simbolo di questa drammatica situazione. Il primo è il mercato equino di Smithfield, situato in una vecchia area della capitale irlandese, l’altro è la discarica di Dunsink a nord della contea di Dublino.

Il mercato equino di Smithfield è un mercato oramai illegale e non regolamentato. Qui, ogni prima domenica del mese chiunque, spesso adolescenti o addirittura ragazzini, senza alcuna conoscenza in merito può acquistare e vendere cavalli a volte anche per soli 10€ o addirittura scambiarli con telefoni cellulari e oggetti high tech. I cavalli vengono poi galoppati senza sella sul ciottolato della piazza causando spesso danni agli equini che stendano a mantenere l’equilibrio. La polizia nella maggior parte dei casi rimane a guardare. L’altro luogo dove è possibile misurare la gravità del problema è la discarica di Dunsink dove i tubi di sfiato rilasciano gas dannosi provenienti dal sottosuolo dove sono depositate tonnellate di rifiuti in decomposizione. Qui è possibile trovare decine e decine di cavalli e pony abbandonati, spesso durante la notte, da proprietari che non possono più permetterseli.

A due anni di distanza dalla realizzazione del progetto la situazione per questi cavalli non è per nulla migliorata. Il problema rimane di grande attualità, anche se il governo irlandese non riesce a porre rimedio ad una situazione che, come strana conseguenza, si sta ripercuotendo sugli stessi cittadini irlandesi. E, infatti, notizia recente che da alcune analisi di laboratorio fatte su un campione di hamburger venduti nei supermercati e garantiti come 100% carne bovina irlandese contenesse tracce di carne equina. I due fatti non sono necessariamente legati, ma di certo testimoniano un’altra fine inaspettata di un mercato del bestiame che è in continua evoluzione.

An Unexpected End è un progetto fotografico realizzato nel 2011 dal fotografo freelance Gianpaolo La Paglia durante il workshop in fotografia documentaria presso la Gallery of Photography di Dublino. Il progetto ha riscosso molto successo all’estero con pubblicazioni su magazine cartacei e on-line come Esquire Russia, Lens.blogs.nytimes.com (Blog di fotografia del New York Times), Repubblica.it; è stato inoltre premiato con la medaglia d’argento al prestigioso PX3 – Prix de La Photographie Paris 2011 nella sezione “Feature story” e ricevuto la mansione d’onore all’ IPA – International Photography Award 2011. Nello stesso anno fa parte della collettiva in mostra al Rome International Photo Festival con 100 Click 4 Change presso Palazzo Valentini.

L’intero progetto viene ora presentato per la prima volta in Italia presso la galleria bin11.

Venerdì 1 febbraio 2013 | h 19:30 | bin11 | via Belfiore 22A , TORINO

Per la rassegna fotografica “Reportage from Babylon – I linguaggi del reportage” a cura di Giampiero Vietti, Valeriu Ceobanu e Ivan Catalano, bin11 presenta:

Una Fine Inaspettata/An Unexpected End di Gianpaolo La Paglia

1 – 15 Febbraio 2013

Tra realtà e immaginazione

Gian Paolo Barbieri, Jill Kellington, Vogue France, Port Sudan, 1974
24 gennaio 2013
SUЯREAL. Tra realtà e Immaginazione
Frassinagodiciotto (Bologna)

Artistocratic, la galleria on line di fotografia d’autore, presenta per il quarto anno a Bologna l’evento OFF in occasione di Arte Fiera 2013. La mostra SUЯREAL – Tra Realtà e Immaginazione vede come protagonisti due maestri della fotografia italiana, Ferdinando Scianna e Gian Paolo Barbieri. Dopo l’esposizione alla Bourse de Commerce di Parigi durante la settimana dell’arte, Artistocratic propone ai collezionisti e agli amanti della fotografia d’arte le opere che raffigurano la realtà in bianco e nero della Sicilia di Ferdinando Scianna a confronto con le immagini di moda, colte dagli scatti di Gian Paolo Barbieri, realizzate all’interno di scenari onirici e surreali.

La mostra SUЯREAL, realizzata con il contributo di Unipol Banca, apre al pubblico il 24 gennaio 2013 all’interno degli spazi, anch’essi surreali di Frassinagodiciotto, dove il mix di architettura e design creano la perfetta mis-en-scène dell’esposizione “tra realtà e immaginazione”.

La realtà è quella di Ferdinando Scianna, il primo fotografo italiano a entrare nella prestigiosa agenzia Magnum Photos e vincitore del Premio Nadar per il libro “Feste religiose in Sicilia”, il ritratto della Sicilia delle feste religiose profondamente radicate nella tradizione dell’isola, dove Scianna si ritrova sbalordito in mezzo a impressionanti pellegrinaggi, come quello per i santi Alfio, Cirino e Filadelfo al santuario di Tre Castagni o a Baucina, dove si celebra un’interminabile notturna processione, per la miracolosa Santa Fortunata. E in tanti altri paesi siciliani, tra riti splendidi e intensi. La fotografia è lo strumento ideale per raccontare la realtà e le parole di Leonardo Sciascia descrivono l’identità di reporter di Ferdinando Scianna “È il suo fotografare, quasi una rapida, fulminea organizzazione della realtà, una catalizzazione della realtà oggettiva in realtà fotografica: quasi che tutto quello su cui il suo occhio si posa e il suo obiettivo si leva obbedisce proprio in quel momento, né prima né dopo, per istantaneo magnetismo, al suo sentimento, alla sua volontà e – in definitiva – al suo stile.” L’impronta di fotoreporter è sempre presente nell’arte di Scianna anche quando per la prima volta, quasi inaspettatamente, si trova a essere fotografo di moda negli scatti che raffigurano Marpessa, modella e musa ispiratrice della prima campagna pubblicitaria di Dolce&Gabbana che porta la sua firma. Nasce una nuova e rivoluzionaria fotografia di moda: Scianna “mette” la modella nel contesto della vita, all’inizio “con un certo senso di colpa”, perché questo modifica la realtà, poi però si accorge che così facendo si creano nuove storie che possono essere raccontate attraverso il suo reportage. Scianna diventa quindi interprete di una “fotografia di moda come una specie di metateatro della fotografia di reportage”.

Dal teatro del reale di Scianna al teatro dell’illusione nell’opera di Gian Paolo Barbieri, il fotografo che ha saputo trasmettere con elegante originalità il mondo della moda, attraverso immagini raffinatissime e artificiosamente perfette. L’artista che ha ‘messo il mondo in posa’, il fotografo dei grandi stilisti, da Valentino ad Armani, da Versace a Ferré che ha saputo creare, fin dagli anni Sessanta, la giusta liaison tra moda e arte contemporanea. Artistocratic propone in mostra un’inedita selezione di scatti vintage del 1969 per un servizio di Valentino. Si svela una Audrey Hepburn “al naturale”, come sempre sorridente e ironica, avvolta in un seducente vestito di raso nero o mentre indossa un particolare abito bianco. Poi le foto per Vogue degli anni Settanta (Barbieri ha realizzato la prima copertina di Vogue Italia nel 1965), dove modelle diventano attrici in luoghi quasi surreali, sia con l’uso del bianco e nero che con colori pop. L’arte di Barbieri è perfettamente descritta dalle parole di Anna Piaggi, grande giornalista di moda e “icona dell’irriverenza estetica” – come l’ha definita Vogue. “Gian Paolo Barbieri come un artista-artigiano del Rinascimento? In realtà la sua fotografia di moda, soprattutto negli anni ’70, ha la struttura e il perfezionismo, la ricostruzione maniacale dei dettagli e la grandeur di un’opera classica, a tratti…leonardesca! […] Il percorso di Barbieri si svolge seguendo idealmente due diverse storie. Da una parte, forse più cinematografica, in una vera galleria di beauty pictures […] Dall’altra un Barbieri teatrale: i sets, le locations senza confini. Vere o ricostruite, con immagini da Big Productions, ma anche da geniale artigiano. […] Ed ecco che il suo continuo gioco di effetti speciali, cinematografici, ma soprattutto pittorici, fa pensare a Edward Hopper, a Matisse… E l’Artificiale prevale, con ironia, sul Naturale”.

In occasione della bipersonale SUЯREAL – Tra Realtà e Immaginazione, in mostra a Frassinagodiciotto – dal 24 gennaio al 3 febbraio 2013 – Artistocratic conferma anche offline la sua articolata proposta di fotografia d’autore. Su http://www.artistocratic.com sono oltre 90 i fotografi e 500 le opere dagli artisti contemporanei ai maestri del ‘900. La galleria on line rappresenta sempre di più un canale innovativo per giovani e per esperti collezionisti che vogliono arricchire la loro ricerca di opportunità di investimento nel mondo della fotografia d’arte con uno strumento efficiente e ricco di contenuti.

website: www.artistocratic.com