Regali di Natale

Rimodulata la 18App per i 18enni: arrivano due nuovi bonus, basati sul reddito e sul merito, la Carta della cultura Giovani, per i residenti nel territorio nazionale appartenenti a nuclei familiari con Isee fino a 35mila euro, assegnata e utilizzabile nell’anno successivo a quello del compimento di 18 anni, e la Carta del merito, per chi si è diplomato con 100 centesimi. Valgono 500 euro ciascuna e sono cumulabili. Torna la possibilità di rinegoziare il mutuo passando dal tasso variabile al tasso fisso e cambia la norma che rivede per il 2023 e 2024 la rivalutazione automatica delle pensioni: sale dall’80 all’85 per cento la rivalutazione per gli assegni tra 4 e 5 volte il minimo (circa 2.000-2.500 euro), mentre per le pensioni più alte gli scaglioni vengono rivisti con una riduzione della percentuale

http://www.opinione.it/politica/2022/12/21/redazione_manovra-pos-18app-isee-mutuo-reddito-di-cittadinanza/

Ma la colpa è nostra

di Redazione · Pubblicato 3 Dicembre 2022 · Aggiornato 2 Dicembre 2022

di GILBERTO TROMBETTA

Meglio tardi che mai. Con le politiche discriminatorie imposte negli ultimi 3 anni prima e con il pronunciamento di ieri della Corte Costituzionale (sarebbe meglio dire Incostituzionale) poi, molti cittadini si sono resi conto che in Italia i diritti sanciti dalla Costituzione vengono violati. Il punto è che non sono stati violati solo negli ultimi tre anni. I diritti, compresi quelli fondamentali, sanciti nella nostra Costituzione vengono violati da più di trent’anni.

Sono stati violati con l’adesione all’Unione Europea e all’Eurozona, cedendo cioè sovranità a enti sovranazionali quando la nostra Costituzione prevede esclusivamente limitazioni della sovranità e solo in condizioni di parità con altri Stati.

Sono stati violati con trent’anni di riforme regressive del mercato del lavoro, con l’accettazione della disoccupazione naturale (NAIRU) e della deflazione salariale (NAWRU) volute dalla UE, quando la nostra Costituzione prevede la piena occupazione e un livello minimo di salari che consenta una vita dignitosa.

Sono stati violati con i tagli al Sistema Sanitario Nazionale, che hanno costretto milioni di italiani a rinunciare alle cure o a rivolgersi alla sanità privata quando la nostra Costituzione prevede l’universalità di accesso alle cure e la loro gratuità, per tutti.

Sono stati violati con le svendite, le privatizzazioni e le liberalizzazioni di monopoli naturali e settori strategici, regalando cioè al capitale privato altre rendite di posizione mentre la nostra Costituzione prevede la tutela del lavoro e degli interessi nazionali.

Sono stati violati con le riforme elettorali (proporzionale, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, taglio dei parlamentari, liste bloccate) che impediscono la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese, mentre la nostra Costituzione prevede che lo Stato garantisca a tutti la partecipazione alla vita politica del Paese.

Sono stati violati con i tagli e i mancanti investimenti che impediscono l’accesso universale e gratuito all’istruzione, quando la nostra Costituzione prevede l’esatto contrario.

Sono stati violati perseguendo politiche lavorative e sociali che di fatto hanno portato al crollo della natalità, mentre la nostra Costituzione prevede che lo Stato faccia tutto il possibile per mettere in condizioni le famiglie di procreare.

Sono stati violati quando abbiamo partecipato direttamente e indirettamente a guerre di aggressione (anche dette guerre difensive preventive), mentre la nostra Costituzione ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali.

Tutte queste violazioni dei diritti sanciti dalla Costituzione, e altre ancora, sono sicuramente state possibili con la complicità di quegli organi, di quelle figure istituzionali che sarebbero dovuti esserne i garanti, i custodi: Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale in primis. Ma la colpa non è solo loro. E non è colpa della Costituzione. Sarebbe come prendersela con la legge che punisce gli omicidi per gli omicidi che vengono commessi.

La verità è che la colpa nostra è anche nostra. Perché molti di noi hanno dato per acquisiti quei diritti. Scordandosi che come quei diritti si sono conquistati, lottando, si possono anche perdere quando per quei diritti si smette di lottare. Dandoli appunto ormai per acquisiti.

È anche colpa nostra perché ci siamo lasciati distrarre dai numerosi e infidi conflitti orizzontali che ci sono artatamente stati messi davanti agli occhi per farci perdere di vista i conflitti verticali. Cioè la lotta di classe.

È anche colpa nostra perché molti di noi si sono limitati a preoccuparsi del proprio confortevole orticello, senza rendersi conto che quando bruciavano gli orti degli altri noi saremmo stati i prossimi.

È anche colpa nostra, perché molti di noi si sono scordati dell’importanza di partecipare attivamente alla vita politica del Paese. Si sono scordati l’importanza della militanza politica.

Perché, come spiegava Piero Calamandrei, uno dei nostri Padri costituenti, senza l’impegno politico di ognuno di noi, la Costituzione è solo un pezzo di carta.

«Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.

“La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica”: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: “Ma siamo in pericolo?”, e questo dice: “Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: “Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!”. Quello dice: “Che me ne importa, non è mica mio!”.

Questo è l’indifferentismo alla politica. È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica».

Cronache

Prima del blog intitolato Bondeno.com trasmettevo le mie impressioni su Radio Alto Ferrarese grazie ad una legge dull’editoria del 1975 che consentiva ai privati di trasmettere notizie locali (come poi accadde con Facebook); dell’ esperienza ho tenuto alcune trasmissioni che vi invito a consultare seguendo i vostri interessi al link


Maastricht delenda est

“Il problema non è soltanto la moneta unica e non è soltanto il patto di stabilità. È l’Unione Europea. Lo Stato Italiano ratificando Maastricht, si è obbligato a creare e mantenere disoccupazione e a fare della piena occupazione soltanto una eventualità, che si può verificare, a danno degli Stati competitori, dopo molto tempo, in caso di vittoria della gara alla quale Maastricht ha dato vita. Il contrasto tra le leggi di ratifica dei trattati con la Costituzione non potrebbe essere più netto, chiaro e radicale.”

Stefano D’Andrea

(L’Italia nell’Unione Europea, Rubbettino Editore) Iscriviti al nostro canale Telegram

Migranti: le ragioni non umanitarie della Francia

La reazione “spropositata” (Antonio Tajani) e “incomprensibile” (Matteo Piantedosi) della Francia alla posizione dell’Italia sulle navi delle Ong, che fanno la spola tra la Libia e il nostro Paese con il loro carico di migranti, non ha ragioni umanitarie, come vuol far credere Parigi, ma ha una spiegazione di politica interna francese.

Il presidente francese sa che un successo del Governo Meloni in Italia sarebbe una sensibile spinta per un successo di Marine Le Pen e del suo partito in Francia. Assisteremo, perciò, a una guerriglia diplomatica e politica transalpina (e, quindi, di riflesso, anche dei poteri europei) contro il Governo italiano di centrodestra.

La controversia sulle Ong e sui migranti è un punto debole dell’Italia per la sua posizione geografica. E perché essa ha bisogno di dirottare negli altri Paesi europei i migranti irregolari che arrivano. Parigi batterà perciò sempre più su quel chiodo, per indurre i poteri europei – contando anche sulla “sponda” della sinistra italiana – a non permettere un accordo con l’Italia. Quest’ultimo sarebbe un successo di Giorgia Meloni, vista da Emmanuel Macron come una donna di destra che, anche senza volerlo e proporselo, tira la volata ad un’altra donna di destra: Marine Le Pen. E questo Macron non lo può accettare.

http://www.opinione.it/politica/2022/11/11/lucio-leante_migranti-ragioni-umanitarie-politiche-macron-francia/

Omicidi economici

di GILBERTO TROMBETTA

I posti letto ordinari sono stati tagliati di oltre il 70% tra il 1975 e il 2020 (da 10,6 posti letto per 1.000 abitanti a 3,1), così come quelli di terapia intensiva passati da 10,4 posti letto per 100.000 abitanti a 2,6. Il 15% degli ospedali è stato chiuso tra il 2010 e il 2019 (173 in meno, da 1.165 a 992).

Nello stesso periodo, il personale medico e infermieristico è stato ridotto del 7% (42.380 professionisti sanitari in meno). il numero dei medici di medicina generale, i cosiddetti medici di famiglia, è stato tagliato del 4% (3.450 in meno, da 45.878 a 42.428).

Sempre tra il 2010 e il 2019, il finanziamento del SSN è stato ridotto di 37 miliardi di euro. Gli autori di uno studio che dimostrava la correlazione tra il taglio della spesa destinata al SSN e l’aumento della mortalità, avevano parlato di omicidi economici. Perché le morti causate dall’austerità sono omicidi economici.

I mandanti siedono in Parlamento e nei consigli regionali.

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Bollette

Il livello del dibattito politico, così basico e mediocre, preoccupa almeno quanto il caro bollette. Se la visione del Paese è quella che vediamo in Parlamento, c’è da non dormire sonni tranquilli. L’unico dubbio è se il basso livello derivi da una scarsa capacità delle forze in campo o se sia un artificio dialettico finalizzato al consenso low cost sul modello “piazzetta italietta” della tv commerciale. Nel primo caso lo scenario sarebbe veramente desolante, mentre nel secondo si tratterebbe di un fenomeno solamente deprimente.

A ben vedere però, sulla scorta dei temi trattati, ormai la politica dice ciò che pensa che la gente possa capire: argomenti a bassa intensità e per giunta pre-masticati, così che l’uomo della strada non debba impegnarsi troppo in uno sforzo di elaborazione e comprensione. Nonostante il pericolo fascista non sia tra le cose possibili, la “signora Maria” non avrà difficoltà ad entrare nel dibattito ricordando i racconti di “nonna Amalia”, non faticherà a cantare “Bella ciao” piuttosto che a immedesimarsi nella finta fobia fascista in assenza di fascisti. L’argomento è suggestivo, quasi sexy. Peccato che altre nazioni europee più serie abbiano superato il trauma della Guerra mondiale e guardino avanti.

Sui migranti stessa storia: è molto giggione l’atteggiamento di chi vuole “restare umano” e sale sulle navi delle Ong a fare passerella, omettendo di sollevare una serie di implicazioni geopolitiche, culturali, economiche. Pensano che l’uomo qualunque si immedesimi nel personaggio famoso e benestante che sale sul “taxi del mare”, tracciando così il solco tra i buoni e i cattivi. Il fatto che queste imbarcazioni facciano con insistenza sempre e solo la stessa rotta, che abbiano risorse e uffici legali per forzare la mano ed esigere con prepotenza gli sbarchi, il fatto che l’Europa se ne fotta come se dovessimo “restare umani” solo noi, tutte queste cose non le considerano riflessioni alla portata della plebe.

Si tratta di scelte di comunicazione politica che tradiscono una semplificazione tanto pericolosa quanto inutile, come ad esempio quella di risolvere il problema energetico con le fonti rinnovabili: l’immagine dei fiori nelle canne fumarie delle centrali a carbone e dell’energia green che esce come per magia catturando il sole, è poetica, quasi suggestiva. Scivola tra le “varie ed eventuali” qualsiasi discussioni sulle materie prime necessarie alla realizzazione di impianti green (monopolio cinese) e sul fatto che una transizione necessiti di tempi tecnici molto lunghi cui far fronte con altre forme tradizionali di approvvigionamento. Se il ragionamento non fosse sensato, non si capirebbe per quale motivo le potenze industriali occidentali puntino oggi sul nucleare e, solo a tendere, sulle pale eoliche. L’alternativa è aspettare che il solare decolli e trovi nel frattempo la desertificazione industriale e un “colosso energeticamente sporco” come la Cina a farla da padrone.

Le recenti elezioni, forse, non hanno insegnato nulla. Spiace doverlo sottolineare ma la scorciatoia dei cinepanettoni e delle piazzate di paese non funziona più: da almeno trent’anni c’è una politica che cerca di bollare l’avversario con il marchio dell’inadeguatezza, dell’impresentabilità. Nulla dice sulla propria adeguatezza e presentabilità.

http://www.opinione.it/politica/2022/11/09/vito-massimano_dibattito-politico-parlamento-ong-migranti-energia/

Accolto il ricorso

Parigi rompe il fronte europeo e assegna Marsiglia come porto per la Ocean Viking. È la vittoria della linea dura di Meloni e Piantedosi che in serata fanno sbarcare gli ultimi migranti a Catania. Ong critiche: «Decisione contro il diritto internazionale. Adesso le cose potrebbero cambiare»
Da IL MANIFESTO del 9 novembre

Ricominciamo dai ’60

Fonte: Marcello Veneziani

A fine ottobre di sessant’anni fa l’Italia perdeva tragicamente “l’uomo più potente d’Italia, dopo Giulio Cesare”. Il giudizio esagerato della BBC si riferiva a Enrico Mattei, il “tycoon” che aveva cercato di ridare un ruolo all’Italia attraverso le fonti energetiche e un’audace politica estera mediterranea. Mattei volle “costruire la sovranità energetica” italiana con l’Eni passando dal “gattino impaurito” al cane a sei zampe (simbolo delle quattro ruote, più due gambe).
La definizione è nel sottotitolo di un libro ampio, onesto e documentato, di Leonardo Giordano, Enrico Mattei, appena pubblicato da Giubilei- Regnani. Marchigiano, figlio di un carabiniere, Mattei fu da giovane militante fascista; diventò poi capo delle brigate “bianche” partigiane. Aveva duemila uomini sotto di lui ma diventarono 40mila il 25 aprile. Concepì la Resistenza come una liberazione nazionale contro l’invasore, anziché una guerra civile antifascista, rifiutò l’egemonia comunista e tentò invano di portare i partigiani cristiani fuori dell’ANPI, l’associazione dei partigiani. Ebbe un ruolo eminente nella prima Dc. Il Comitato di Liberazione Nazionale lo volle alla guida dell’Agip, con l’intenzione di liquidare l’azienda del passato regime. Invece Mattei la fece rinascere come Eni, la potenziò e la ramificò in una strategia nazionale di sovranità e indipendenza energetica. Si oppose all’egemonia delle Sette Sorelle, le compagnie petrolifere americane, fece una politica autonoma in Africa e in Medio Oriente, dall’Iran all’Algeria, sostenne il nazionalismo di Nasser in Egitto, si pose in urto con Israele per la sua linea filo-araba; fece saltare le condizioni economiche che gli Usa imponevano nel mondo colonizzando nel nome dell’energia. Mattei contribuì alla nascita in Italia della rete autostradale; riuscì a ridurre il prezzo di benzina e fertilizzanti, acquistò e rilanciò aziende in crisi (come fu il caso della Pignone), fondò il quotidiano anti-Corriere, il Giorno, all’epoca innovativo, a sostegno della svolta verso il centro-sinistra; finanziò correnti politiche, come quella di Base nella Dc, a sostegno della sua strategia. Mise in piedi all’Eni un settore di produzione di film, come l’Istituto Luce del passato regime, per divulgare i successi dell’Eni nel Sistema Italia.
Ebbe il sostegno di De Gasperi e poi di Gronchi e Fanfani, e l’ostilità della destra democristiana, dei liberali, di don Sturzo e di Montanelli. Adottò, come il fascismo, un sistema economico misto, con una forte presenza pubblica a fianco dell’impresa privata; seguì anche in politica estera e nelle aperture commerciali all’Urss, la linea perseguita da Mussolini. Era la linea mediterranea, che risaliva a Crispi, e che sarebbe poi riaffiorata con Craxi e, con alcune ambiguità, con Moro e Andreotti. Tutti, dopo Mattei, pagarono pesantemente quella linea ritenuta anti-atlantica. Il casus belli, nota Giordano, fu l’esclusione dell’Eni dagli affari delle major americane con l’Iran, che Mattei aggirò trattando direttamente e vantaggiosamente con Teheran.
Mattei era un patriota, un nazional-populista, c’era una forte componente nazionalista e di orgoglio italiano – nota il suo biografo Nico Perrone – maturata al tempo in cui si iscrisse al partito fascista. Nella sua Storia della Repubblica, Giano Accame lo considerò un geniale innovatore e “la sola personalità” capace di restituire all’Italia una politica nazional-popolare di potenza. In verità, quella stagione irripetibile ebbe anche altri importanti innovatori del marchio e dell’ingegno italiano: si pensi ad Adriano Olivetti con i computer e Felice Ippolito per l’energia nucleare, oltre che ad alcune figure di imprenditori. Poi avvenne il sistematico boicottaggio e “plagio” dei brevetti, che strappò all’Italia primati e invenzioni e ci destinò al ruolo di colonia e di paese dipendente (dagli anni novanta in poi, perdemmo anche i marchi e le industrie italiani).
Si fece molti nemici, Mattei, soprattutto negli Usa, e molte furono le pressioni per fermarlo. Mattei fu spregiudicato, audace, usò gli stessi mezzi pirateschi della concorrenza (si definì non a caso “un Francis Drake al servizio dell’Italia”); passò per un grande corruttore, anzi colui che introdusse la corruzione nel sistema Italia. Fu perfino coinvolto in giri di escort e lolite.
Ma tutto quel che fece in politica e in affari, lo fece per l’Italia e non per sé; aveva una visione e voleva rendere grande la sua Patria, con ogni mezzo. Ciò che mancò alla Dc, come una volta ammise lo stesso Andreotti.
Fervente cristiano, Mattei credeva all’intervento della Provvidenza nella storia, si faceva il segno della croce quando saliva in aereo. Negli ultimi tempi si sentiva minacciato; una notte – racconta Giordano – sua moglie lo sorprese a piangere. Aveva ricevuto minacce di morte per lui e la sua famiglia per la sua posizione filo-algerina nella guerra di liberazione dalla Francia. Voli annullati, tragitti cambiati, vane prudenze. Il 27 ottobre del ’62 precipitò in un volo dalla Sicilia a Milano nel cielo di Bascapé, nel pavese. Aveva 56 anni. Una commissione d’inchiesta sulla sua morte nominata da Andreotti, Ministro della Difesa, non portò a nulla. Ma decenni dopo, caduto il Muro e poi l’Urss, una nuova indagine accertò che si era trattato di un attentato ma l’inchiesta fu archiviata perché riteneva impossibile risalire ai colpevoli.
Ora che siamo in piena crisi energetica con un’Europa in ginocchio e un paese in bolletta, e nessuno riesce a venire a capo dei rincari, sentiamo forte la nostalgia di Mattei, l’uomo che col suo cane a sei zampe, dette energia all’Italia.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/ci-vorrebbe-un-enrico-mattei-per-ridarci-energia