Restaurazione

Due giorni fa in coincidenza non casuale con le restrizioni al libero diritto di manifestare, è stata confermata la fiducia, chiesta dal governo, sul decreto green pass, approvato dal Senato con 199 voti favorevoli e 38 contrari, nessuna astensione. Il provvedimento, varato dall’esecutivo il 21 settembre scorso, disciplina le modalità per estendere l’obbligo della certificazione vaccinale nei luoghi di lavoro del settore pubblico e privato. Sarà ora trasmesso alla Camera per la conversione definitiva in legge.

Che pacchia, un tirannello grigio ma feroce ha messo loro in mano un giocattolo con cui trastullarsi, con tanto di app che attesta per un anno la loro superiorità, il loro sapere, il loro senso civico, il loro spirito di servizio, e grazie al quale possono sentirsi “parte “ attiva di una maggioranza benpensante e benvivente, autorizzata a esigere l’iscrizione coatta dei disobbedienti o la condanna all’emarginazione l’anatema e il linciaggio.

Basta Italia

La posizione di subordinazione protettorale o semi-coloniale dell’Italia, e il suo essere direttamente governata da una delegazione del capitale globalista, si concreta anche nel suo essere l’unico paese occidentale in cui la gente è sottoposta al ricatto vaccinale per lavorare, al green pass, a spese della salute pubblica e dell’economia nazionale, e beneficio dei profitti e della sperimentazione farmacologica di Big Pharma. Un ricatto assistito con falsificazioni e censure e impedimenti alle cure valide da parte di uno Stato, la cui stessa natura di organo degli interessi corporate multinazionali, suggerisce di evitare qualsiasi sostanza ti voglia propinare, perché il nostro benessere non è tra i suoi interessi, avendo esso anzi chiaramente optato per coltivare una popolazione di gente malaticcia e bisognosa di sempre nuovi, costosi farmaci e vaccini. Un ricatto degradante, che sostanzia il reato di riduzione in schiavitù aggravata (punibile con fino a 30 anni di reclusione): se vuoi lavorare e mangiare, devi accettare il ruolo di animale di laboratorio nell’interesse del grande capitale, che esprime il governo e la scienza – vedi l’art. 600 CP: Chiunque … … riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a … …  prestazioni che ne comportino lo sfruttamento, è punito con la reclusione da otto a venti anni. La riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta è attuata mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, … … . La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in danno di minore degli anni diciotto … … . Lo Stato italiano, in questo caso, ha ridotto i cittadini allo sfruttamento come cavie.

Ma consoliamoci: pare che gli Italiani siano solo i capofila della sostituzione su scala globale di un sistema socioeconomico basato sul consumismo voluttuario di grande spreco e impatto ambientale (automobili, case…) con uno a basso impatto ambientale, quindi sostenibile, basato sul consumismo farmaceutico e sospinto dalla sempre rinfocolata paura della morte, che assicura a Big Pharma altissimi e costanti profitti, con cui potrà generosamente remunerare politici, burocrati, esperti e pennivendoli contaballe, garanti del consenso delle masse, per quel che ancora conta.

10.10.21 Marco Della Luna

In retromarcia

Con Draghi sembra di rivivere l’epoca di Monti: non solo richiama la Fornero, ma si inalbera con i sindacati su argomenti che speravamo morti e sepolti, come dimostra questo articolo ripescato da bondeno.com del 4 settembre 2006

Inserito da arabafenice Lunedì, 04 settembre 2006 alle 00:00:00 CEST Puntualmente ogni anno, più o meno nello stesso periodo, si discute sempre delle medesime cose e, purtroppo senza avere mai approfondito, nel frattempo, la conoscenza del problema. Per questo riteniamo di fare cosa utile ripubblicando questo articolo di L.Gallino estratto dal libro consigliato in nota.

LE VARIABILI NASCOSTE DEL DIBATTITO SULLE PENSIONI
Vi sono fenomeni della natura di cui è possibile costruire una spiegazione, seppur complicata, solo se si assume che esistano delle variabili nascoste alla percezione dell’osservatore. Esistono invece dei fenomeni sociali che vengono spiegati con grande semplicità dallo stesso osservatore nascondendo al pubblico la maggior parte delle variabili. Rientrano in questa categoria le proposte di riforma delle pensioni ipotizzate dal governo. Esse fanno seguito alle sollecitazioni da tempo trasmesse da istituzioni quali la Commissione Europea, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca d’Italia, la Con-findustria, di recente anche la Corte dei Conti.
In tali proposte e sollecitazioni sono sempre poste in primo piano due variabili il cui peso nessuno può negare. La prima è l’invecchiamento della popolazione. Da un lato è aumentato e continuerà ad aumentare il numero di persone che vivono più a lungo che non una o due generazioni fa; dall’altro, la caduta dei tassi di natalità ha fortemente ridotto il numero dei giovani che entrano nel mondo del lavoro. Perciò i contributi versati via via dagli occupati non basteranno più, in prospettiva, a pagare le pensioni di chi ha lasciato il lavoro. La seconda variabile è l’incidenza delle pensioni pubbliche sul Pil. Essa toccava già al 2000 il 13,8 per cento, ma potrebbe salire di quasi due punti tra il 2030 e il 2040, per ridiscendere poi al 14 per cento verso il 2050. Il bilancio dello Stato, si ricorda, non potrebbe sopportare un simile onere, men che mai a fronte delle esigenze del patto di stabilità adottato dalla UE.
Se ci si limita a considerare le suddette variabili, come in genere avviene, gli interventi da compiere sul sistema pensionistico appaiono predefiniti e inevitabili. Bisogna elevare al più presto l’età di pensionamento, a cominciare dalle pensioni d’anzianità. Al tempo stesso si dovrebbe tagliare il livello delle pensioni a venire, mediante dispositivi quali, per dire, il passaggio generalizzato al metodo contributivo, che porta a calcolare la pensione non sulla base della retribuzione degli ultimi anni di lavoro, bensì sulla base di quanto effettivamente versato nell’arco della vita lavorativa. In tal modo si otterrebbe di farle scendere di parecchi punti percentuali al disotto del livello attuale, che corrisponde in media a un po’ meno del 70 per cento dell’ultima retribuzione percepita (il che non è propriamente un lusso). In questa direzione si muovono appunto i progetti di riforma approvati dal governo.
Ciò nondimeno il problema pensioni non è formato solamente da variabili quali l’invecchiamento della popolazione o l’incidenza della spesa pensionistica sul Pil. Ve ne sono parecchie altre che dovrebbero entrare a pari titolo nel pubblico dibattito. Una di queste è la produttività, intesa come quota di Pil prodotta per ora di lavoro. Si stima che essa cresca, in media e a lungo periodo, tra l’1 e il 2 per cento l’anno. Rivisitate tenendo presente questa variabile, le previsioni circa il futuro andamento del rapporto tra le persone in età lavorativa (15-64 anni) e gli over 65 che si trovano nei rapporti della Ce perdono gran parte della loro drammaticità. Infatti, ammesso che si passi dalla situazione odierna – quattro persone in età lavorativa per un anziano – a un rapporto di 2 a 1 al 2050, l’aumento cumulativo della produttività significa che i due lavoratori del 2050 produrranno una quota di Pil, in termini reali, all’incirca equivalente a quella dei quattro lavoratori di oggi. I due lavoratori di domani non faranno quindi più fatica dei quattro di oggi a sopportare l’onere di pagare la pensione a un anziano.
Si può obiettare al riguardo che non è pensabile che tutto l’incremento di produttività se ne vada nel finanziare le pensioni del futuro. L’obiezione starebbe in piedi, se non inciampasse subito in un’altra variabile nascosta, il peso relativo dei redditi da lavoro sul Pil. Secondo vari indicatori esso è fortemente diminuito negli ultimi due decenni. Una ricerca pubblicata a metà 2003 dall’Ires-Cgil stima che la quota del monte retribuzioni lorde sul Pil abbia perso in tale periodo oltre 6 punti percentuali, scendendo dal 36,1 per cento al 30 per cento. Un’altra ricerca dell’Università di Pavia ha calcolato in oltre 7 punti percentuali la riduzione della quota di Pil disponibile alle famiglie consumatrici negli anni ’90.
Sei-sette punti di Pil non sono inezie: in moneta attuale equivalgono a 80-90 miliardi di euro l’anno. Ora, poiché le pensioni non sono altro che retribuzioni differite, un taglio alle pensioni aggiungerebbe col tempo a tale salasso, già subito dai redditi da lavoro, un’altra sottrazione dell’ordine di decine di miliardi di euro l’anno. Anche dei liberali come Ronald Dworkin, Michael Walzer, o Amartya Sen, avrebbero difficoltà ad ammettere che saremmo qui in presenza di eque forme di uguaglianza, o di un’accettabile giustizia sociale.
Vi sono poi alcune variabili, pur esse finora nascoste nel dibattito sulle pensioni, identificabili nella qualità del lavoro che le persone svolgono, e nell’uso della forza lavoro che le imprese fanno. Si pretenda da una persona di svolgere per decenni un lavoro che a causa del modo in cui è organizzato e dell’ambiente in cui ha luogo è logorante per le braccia e per la mente, o è ciecamente subordinato e ripetitivo, o tutt’e due le cose insieme. Non ci si dovrebbe stupire se appena si avvicina a maturare i requisiti necessari quella persona stessa si accinge ad andare in pensione, anche se è ancora relativamente giovane. Naturalmente non v’è dubbio che realizzare forme di organizzazione del lavoro più rispettose delle persone, dei loro bisogni di creatività, di un lavoro che abbia un senso, di riconoscimento, sia assai più difficile che non emanare un decreto che impone loro di andare in pensione due o cinque anni più tardi.
Quanto alle imprese, sarebbe opportuno richiedere a esse un piano dettagliato in cui spiegassero come pensano di conciliare le loro insistite richieste di allungamento dell’età lavorativa, con le loro pratiche quotidiane di assillante ricerca di forza lavoro sempre più giovane. Le ragioni di tali pratiche sono chiare: i giovani posseggono nozioni culturali e tecniche più aggiornate. Soprattutto costano meno. Ma occorrerebbe pur mettere riparo, almeno sul piano della forma, a una situazione che vede il massimo dirigente di un’azienda tenere a un convegno una relazione circa l’assoluta necessità di ridurre l’incidenza del carico pensionistico sul Pil, elevando fortemente l’età di pensionamento in modo da recuperare risorse per «la competitivita e lo sviluppo»; intanto che, lo stesso giorno, il suo direttore del personale spiega a un tecnico, un quadro, un operaio, o una dirigente, che a quarantacinque anni le loro competenze sono ormai obsolete, ergo in azienda non c’è più posto per loro.
Introdurre nel dibattito sulle pensioni le variabili finora nascoste non aiuterebbe presumibilmente ad accelerare una riforma del sistema, quand’anche si continuasse a reputarla indispensabile. Ma potrebbe servire a dimostrare che essa è forse meno urgente di quanto non si dica. Soprattutto conferirebbe maggior equilibrio al dibattito. Finora la scena, si dovrebbe riconoscere, è stata dominata dagli argomenti cari, e utili, a una parte sola.
[pubblicato su Repubblica l’8/7/2003]


Nota: Luciano Gallino , Italia in frantumi, 10.20 euro (sc.15%)
notare come Repubblica invece sia cambiata

Essere servi

In realtà tutta la narrazione pandemica è frutto di due cose: i dati sballati di cui ora Bechis prende visione e una sottrazione di informazione poiché ogni notizia che non fosse in linea veniva considerata disinformazione e naturalmente frutto di malvagio complottismo.

Ora mi chiedo perché Bechis e i suoi colleghi abbiano volontariamente deciso di non ragionare e di considerare qualsiasi argomentazione logica, razionale o basata sull’evidenza  e qualsiasi dato come frutto di negazionismo. Cos’era amore incondizionato per una scienza che per la maggior parte dei giornalisti costituisce un assoluto mistero o amore per la carriera, la visibilità, lo stipendio e quant’altro? Ai posteri l’ardua sentenza sul periodo più orribile e che l’informazione abbia mai vissuto.

Se

Ieri sera di ritorno da Trieste, mi sono fermato a Bologna per una conferenza in piazza su invito dell’amico Federico Roberti.Al termine dell’evento siamo andati a mangiare un boccone prima di rimetterci in viaggio verso Roma.

Faceva freddo, ero senza voce per via del presidio al porto. Con me c’era mio figlio di due anni.Ebbene, essere costretti a mangiare da soli in mezzo alla strada in queste condizioni, è stata una delle esperienze più umilianti della mia vita. Vedevo dalla vetrina le persone all’interno del locale, al caldo, che conversavano spensierate, mentre noi ce ne stavamo fuori tutti imbacuccati come clochard, su sedie di metallo fredde come il marmo.

Mentre ero lì, seduto accanto a mio figlio, mi è ritornata alla mente la poesia “Se” di Rudyard Kipling.Te la dedico con tutto il cuore piccolo Alberto. Anche se faceva freddo, noi eravamo più al caldo di loro.

“Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a tela perdono, e te ne fanno colpa.Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,tenendo però considerazione anche del loro dubbio.Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,O essendo odiato, non dare spazio all’odio,Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,Se saprai confrontarti con Trionfo e RovinaE trattare allo stesso modo questi due impostori.Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai dettoDistorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortuneE rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,E perdere, e ricominciare di nuovo dal principiosenza mai far parola della tua perdita.Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervinel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,E a tenere duro quando in te non c’è più nullaSe non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!

”Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.Se saprai riempire ogni inesorabile minutoDando valore ad ognuno dei sessanta secondi,Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

Dalla bacheca di Giorgio Bianchi.

Ve lo dico in musica

Capitano, che hai negli occhi
Il tuo nobile destino
Pensi mai al marinaio
A cui manca pane e vino?
Capitano, che hai trovato
Principesse in ogni porto
Pensi mai al rematore
Che sua moglie crede morto?Itaca, Itaca, Itaca
La mia casa ce l’ho solo là
Itaca, Itaca, Itaca
Ed a casa io voglio tornare
Dal mare, dal mare, dal mareCapitano, le tue colpe
Pago anch’io coi giorni miei
Mentre il mio più gran peccato
Fa sorridere gli dei
E se muori, è un re che muore
La tua casa avrà un erede
Quando io non torno a casa
Entran dentro fame e seteItaca, Itaca, Itaca
La mia casa ce l’ho solo là
Itaca, Itaca, Itaca
Ed a casa io voglio tornare
Dal mare, dal mare, dal mareCapitano, che risolvi
Con l’astuzia ogni avventura
Ti ricordi di un soldato
Che ogni volta ha più paura?
Ma anche la paura in fondo
Mi dà sempre un gusto strano
Se ci fosse ancora mondo
Sono pronto, dove andiamo?Itaca, Itaca, Itaca
La mia casa ce l’ho solo là
Itaca, Itaca, Itaca
Ed a casa io voglio tornare
Dal mare, dal mare, dal mare
Itaca, Itaca, Itaca
La mia casa ce l’ho solo là
Itaca, Itaca, Itaca
Ed a casa io voglio tornareFonte: MusixmatchCompositori: Sergio Bardotti / Lucio Dalla / Gianfranco BaldazziTesto di Itaca © Universal Music Publishing Ricordi Srl.

La stessa cosa era nell’ articolo https://bondenocom.wordpress.com/2021/09/23/elite-contro-popolo/, ma voi distratti dalla fiera non lo avete letto

Informazione di regime

Voi rimanete pure fedeli a TV e giornali e continuate ad ignorare il web:

Macchè, lo sdegno è tutto rivolto alla “piazza nera” dei novax e neofascisti che – cito –in migliaia, autoconvocati per manifestare contro il Green Pass, hanno preso in ostaggio il centro di Roma, abbandonandosi a una guerriglia con le forze dell’ordine che ha preso d’assedio i palazzi delle istituzioni (Palazzo Chigi e Montecitorio) per poi rivolgersi verso il palazzo della Cgil dove dopo l’irruzione gli squadristi hanno devastato la sede nazionale del sindacato”.

E via con le analisi del sentire della marmaglia, quel “milieu di estrema destra, capi ultrà e risentimento che esplode e sconvolge l’agenda politica” che ha scelto come obiettivo della indegna gazzarra “la sede del più grande sindacato italiano” al quale tutte le autorità istituzionali hanno espresso solidarietà incondizionata.

E’ probabile che si stia facendo sempre più strada la sensazione che il covid viene usato come pretesto per tagliare le libertà, i diritti i quali potranno essere conculcati anche quando la narrazione pandemica non potrà più stare in piedi sostituendola con qualche altra emergenza e catastrofe vera, creata o immaginaria che sia.

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2021/10/10/piazza-del-popolo-non-piace-al-potere7/

Cosa mangeremo domani

Il commissario europeo per l’agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha detto dell’agenda verde Farm to Fork: “Gli agricoltori dovranno trasformare radicalmente i loro metodi di produzione e fare il miglior uso delle soluzioni tecnologiche, digitali e spaziali per inaugurare la nuova transizione agricola.” Quindi hanno in mente una trasformazione radicale. Già questo suona minaccioso.

Portare la quota di agricoltura biologica senza pesticidi al 25% del totale dell’UE e, allo stesso tempo, ridurre l’uso dei pesticidi chimici del 30% entro il 2030 suona bene per i disinformati. Come l’affermazione di Monsanto e dell’industria degli OGM secondo cui le colture OGM ridurrebbero la necessità di utilizzare pesticidi, anche questa è una bugia. L’UE la sta usando come esca per introdurre un cambiamento radicale nelle severe regole in vigore nell’UE, per consentire l’approvazione in agricoltura di piante e animali geneticamente modificati. Nel suo documento del maggio 2020 sul Green Deal Farm to Fork, l’UE affermava che la Commissione sta “conducendo uno studio che esaminerà il potenziale delle nuove tecniche genomiche per migliorare la sostenibilità lungo la catena di approvvigionamento alimentare.” Questo significa gene-editing, modificazione genetica tramite CRISPR/Cas9.

Le nuove tecniche genomiche

Nell’aprile di quest’anno, la Commissione UE ha pubblicato uno studio sulle nuove tecniche genomiche (NGT). Le NGT consentono di produrre piante e persino animali modificati geneticamente. Il rapporto sostiene che le NGT, “tecniche per alterare il genoma di un organismo, hanno il potenziale per contribuire ad un sistema alimentare più sostenibile come parte degli obiettivi del Green Deal europeo e della strategia Farm to Fork.” Il rapporto chiede un “dibattito pubblico” per cambiare le severe leggi dell’UE sull’approvazione delle colture OGM che richiedono test approfonditi e l’etichettatura delle colture OGM.

Quella legge del 2001 ha limitato con successo l’uso degli OGM in tutta l’UE, in contrasto con gli Stati Uniti, dove gli OGM non regolamentati sono dominanti in tutte le colture chiave. Nel 2018, la Corte di giustizia europea, il tribunale dell’UE, aveva stabilito che le colture geneticamente modificate avrebbero dovuto essere soggette agli stessi rigorosi regolamenti degli organismi geneticamente modificati (OGM) di prima generazione. La chiave dell’agenda di Davos e della Farm to Fork dell’UE è una riduzione radicale nell’uso dei pesticidi, da sostituire con colture geneticamente modificate, presumibilmente in grado di resistere ai parassiti senza far uso di pesticidi.

La Commissione UE, in combutta con Bayer-Monsanto e altri della lobby dell’agribusiness degli OGM, sta lavorando alacremente per rimuovere questa restrizione giudiziaria. La commissaria per la salute e la sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, ha detto, riferendosi allo studio UE di aprile: “Lo studio che pubblichiamo oggi ha concluso che le Nuove Tecniche Genomiche possono promuovere la sostenibilità della produzione agricola, in linea con gli obiettivi della nostra strategia Farm to Fork.” Nuove tecniche genomiche è un eufemismo per colture geneticamente modificate.

Il vicepresidente dell’UE responsabile per il Green Deal, Franz Timmermans, ha ammesso apertamente che promettere enormi tagli ai pesticidi è solo l’esca, lasciando intendere che il vero obiettivo è l’abolizione delle restrizioni sul gene-editing. In una recente conferenza alla Settimana Verde dell’UE ha detto che l’UE mira a dare agli agricoltori gli strumenti per praticare un’agricoltura di precisione e per sfruttare le scoperte scientifiche nell’ottimizzazione delle sementi: “è così che limiteremo la nostra dipendenza dai pesticidi.” L’agricoltura di precisione e le scoperte scientifiche per l’ottimizzazione delle sementi sono l’eufemismo di Bruxelles per l’introduzione massiccia del gene-editing non regolamentato. Secondo Timmermans: “Passare all’agricoltura ecologica non significa che dovremo brucare l’erba e vivere nelle caverne, dobbiamo usare le ultime tecnologie per arrivarci.” Questo significa gene-editing CRISPR.

Tradotto in parole povere, il vero scopo di Farm to Fork è un prossimo ribaltamento della sentenza della Corte di giustizia europea del 2018, che assoggetta le piante e gli animali modificati geneticamente tramite CRISPR alle stesse severe regole del “principio di precauzione” usato per gli OGM. Senza restrizioni, le aziende di gene-editing come Bayer-Monsanto saranno libere di introdurre nella nostra dieta, e senza etichettatura, piante e animali geneticamente modificati, sperimentali e senza test di sicurezza.

Un tale regime di gene-editing libero esiste già negli Stati Uniti, dove l’USDA e i regolatori permettono la produzione di olio di soia modificato geneticamente tramite CRISPR, funghi che non scuriscono, grano con più fibre, piante di pomodoro a resa maggiorata, canola resistente agli erbicidi e riso che non assorbe l’inquinamento del suolo in fase di crescita. I progetti statunitensi di modificazione genetica su pesci e animali tramite CRISP ne includono di discutibili, come mucche che partoriscono solo vitelli maschi, maiali che non hanno bisogno di castrazione, mucche da latte senza corna e pesci gatto a crescita potenziata, usando il CRISPR per aumentare il numero delle loro cellule muscolari. Fa venire l’acquolina in bocca…

CRISPR. Il rischio è grande, i vantaggi no

La maggiore spinta lobbistica alla rimozione dei regolamenti UE sulle colture e sugli animali geneticamente modificati viene da Bayer-Monsanto e dagli altri giganti dell’agribusiness OGM, tra cui Syngenta, BASF e Corteva di DowDupont. Nel novembre 2020 Liam Condon,  presidente della divisione ‘Scienza delle colture’ di Bayer-Monsanto, aveva dichiarato ad una conferenza della Bayer Future of Farming, che Bayer stava facendo “intense pressioni” per modificare i regolamenti OGM dell’UE e liberalizzare l’editing genico. Condon aveva affermato, “[Stiamo] facendo intense pressioni, perchè i regolamenti dovrebbero mettersi al passo con la tecnologia e consentire l’utilizzo di questa tecnologia, [non solo] a beneficio degli Europei, ma anche di tutti quelli che, nel mondo, guardano all’Europa per i regolamenti.” Condon aveva definito l’editing genico e la tecnologia CRISPR un “incredibile passo avanti” che avrebbe permesso all’agricoltura di essere più sostenibile. Ciò che aveva omesso è che la deregolamentazione delle colture geneticamente modificate permetterà a Bayer-Monsanto e alle altre grandi multinazionali degli OGM di far pagare agli agricoltori i loro semi “sostenibili” brevettati.

Il gene-editing delle piante o degli animali non è per nulla privo di rischi come sostenuto. La tecnologia non è affatto precisa o controllata e spesso ha esiti imprevisti, come un’alterazione genetica o l’aggiunta involontaria di DNA estraneo proveniente da altre specie (o addirittura di interi geni estranei) nel genoma degli organismi geneticamente modificati.

Questa è ancora una tecnologia nuova e sperimentale. I suoi fautori, come Bayer-Monsanto, sostengono che l’editing genico delle piante è preciso. Ma la ricerca ritiene questa affermazione tutt’altro che provata. La dottoressa Allison K Wilson del Bioscience Resource Project, afferma che “i metodi di editing genico delle piante possono anche introdurre UT (Unintended Traits o danni genetici)… nuove prove, sia su animali che su piante, indicano che l’editing genico stesso può provocare mutazioni non volute al sito di destinazione o nelle sue vicinanze. Queste includono l’inserimento di vettori, batteri e DNA superfluo, e l’introduzione involontaria di grandi delezioni e riarrangiamenti del DNA.”

Questi non sono difetti di secondaria importanza da poter essere ignorati. La Wilson conclude che “i risultati dell’editing genico delle piante sono imprecisi e imprevedibili, e,  a seconda della combinazione di tecniche utilizzate, l’editing genico può essere altamente mutageno. Anche se, un giorno, fosse in teoria possibile creare una coltura geneticamente modificata che soddisfi i requisiti generali dell’agricoltura sostenibile, in pratica, sembra assai improbabile che questo possa mai accadere.”

Secondo un’analisi della politica Farm to Fork dell’UE da parte di Global Ag Media, “l’effetto di queste strategie sarà una riduzione senza precedenti della capacità produttiva dell’UE e del reddito dei suoi agricoltori. Tutti i settori mostrano cali di produzione dal 5% al 15%, con i settori dell’allevamento tra i più pesantemente colpiti… Nel frattempo, qualunque sia lo scenario, i prezzi di produzione mostrano un aumento netto di circa il 10% con un impatto negativo sui redditi della maggior parte degli agricoltori.” Il sindacato degli agricoltori dell’UE, il Copa-Cogeca, avverte che questa politica si tradurrà in una riduzione senza precedenti della capacità agricola [dell’UE]. Ma questo è il vero intento dell’”agricoltura sostenibile.”

Davos e il Farm to Fork dell’UE

La radicale agenda verde Farm to Fork  dell’UE trova la sua eco nel Forum economico mondiale di Davos che, già nel 2014, aveva promosso quello che aveva definito “Enabling Trade: From Farm to Fork.” Un rapporto del WEF del gennaio 2018 affermava: “Le tecnologie di gene-editing, come CRISPR-Cas, potrebbero fornire il mezzo per ottenere miglioramenti multi-trait, producendo un cambio di passo nella produttività e migliorando al contempo la resistenza alla siccità e il contenuto nutrizionale del cibo.”  Questo è stato fatto insieme a McKinsey & Co come parte del WEF Food Security and Agriculture Initiatives e il loro Grande Reset. I partner del WEF Forum includono Bayer, Syngenta, BASF. Secondo il sito web del WEF, “Il World Economic Forum nel suo meeting annuale a Davos, nel gennaio 2020, ha fatto incontrare i leader dell’industria e del business con il vicepresidente esecutivo, Frans Timmermans, allo scopo di studiare le strategie su come catalizzare il Green Deal europeo.” Era presente anche Liam Condon di Bayer, così come i CEO di Syngenta e BASF.

Se il settore agricolo dell’UE viene integrato nel regime degli OGM geneticamente modificati e, di conseguenza, la sua produzione radicalmente ridotta, questo porterà ad una sempre maggiore scarsità di cibo in tutto il mondo. Questo è il piano di Davos, che procede insieme al programma eugenetico COVID-19 e al Grande Reset.

Chiamarlo Farm to Fork lo fa sembrare innocuo. Chiaramente, non lo è.

Fonte: journal-neo.org
Link: https://journal-neo.org/2021/09/29/farm-to-fork-how-the-eu-and-the-davos-cabal-plan-to-control-agriculture/
29.09.2021
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Orwell in Baviera

Dunque la condanna a 3500 euro di multa è arrivata perché – come ha avuto l’ardire di sottolineare  il giudice Hagenfeldt –  le proprietarie erano note per essere critiche nei confronti delle misure del coronavirus e che dunque si erano “ribellate deliberatamente” e con rischio di ripetizione. In pratica è stata una condanna verso un’opinione visto che nessuna ribellione ha potuto essere provata. Il bello è che un Paese con questo sistema giudiziario da Terzo Reich fa anche le pulci ad altri benché questi ultimi abbiano sistema più libero dall’oppressione del governo sui tribunali. 

Ad ogni modo ci sarà probabilmente una denuncia contro il giudice mentre messaggi di solidarietà arrivano a migliaia a Michaela e Laura Wagner – Adams, le proprietarie del Fischerwirt e le due sono state accolte con una standing ovation fuori dal tribunale. Ma ciò non toglie che c’è stata una condanna senza alcun reato provato, ma solo in base alla supposta opinione del proprietario del ristorante e anche quella non provata. Persino Orwell impallidisce.

Lo scandalo della Costituzione

Fonte: Sfero


L’articolo 21 della Costituzione italiana recita:
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”
Da ieri la vicequestore di Roma è sotto procedimento disciplinare, su sollecitazione diretta della ministra protempore degli Interni per aver mosso obiezioni ad una recente legge dello stato, durante una manifestazione pubblica.
NB: Da parte della vicequestore non c’è stato alcun atto contrario ai propri doveri d’ufficio. Era fuori servizio, presente ad una manifestazione come cittadina italiana, ed ha espresso una motivata contestazione ad una legge recentemente approvata. A ciò la ministra ha replicato che si trattava di “affermazioni gravissime” mentre i giornali hanno tempestivamente informato la vicequestore di essere oggetto di una procedura sanzionatoria.
Da mesi decine di medici che hanno contestato le linee guida nazionali di cura sul Covid e che hanno promosso (con successo) in scienza e coscienza alternative scientificamente corroborate vengono sottoposti a sanzioni disciplinari, sospensioni dall’esercizio della professione, minacce di radiazione dall’albo.
NB: Ciò non avviene sulla base di denunce o lamentele da parte dei pazienti curati. No, il punto è che invece di tutelare i propri membri da aggressioni e discredito, l’Ordine dei Medici ha promosso motu proprio una reprimenda ed un’operazione di discredito verso quei medici, motivata da un disaccordo di merito su un oggetto (le cure Covid) su cui non esistono conoscenze consolidate.
Recentemente intellettuali stimati e di peso, da Alessandro Barbero a Massimo Cacciari, da Franco Cardini a Luciano Canfora passando per Giorgio Agamben, nell’istante in cui hanno osato prendere posizione contro la strategia governativa del Green Pass sono stati bullizzati dai quotidiani nazionali e trattati come pupazzi e minus habens da una pletora di quaquaraquà da prima serata.
Nel frattempo, e da tempo, gli unici spazi di dibattito pubblico rimasti sono assegnati a piazze virtuali governate da gruppi privati, che esercitano le proprie censure in forme inappellabili, opache e al di fuori di ogni controllo. I motori di ricerca reindirizzano ricerche su temi relati alla pandemia, rinviando alle fonti ufficiali, perché non avrai altra verità al di fuori di me.

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