NO brain zone

Questa assurda sicumera dovuta alle imprese di bombardamento che peraltro non si sono mai fermate dalla seconda guerra mondiale in poi crea anche una deformazione di giudizio e così si pensa che la Russia nell’avanzare in Ucraina lentamente senza devastare le città come avrebbe fatto la Nato, sia spia di una certa debolezza. Ma è soltanto perché siamo abituati da secoli alle stragi di civili che permettono poi invasioni rapide anche se incerte. Questa del resto è esplicitamente la dottrina bellica dei Paesi anglosassoni: terrorizzare la popolazione per ottenere la resa e il cambio di regime. Ciò si lega direttamente alla nascita stessa dell’impero britannico che doveva sopperire ai pochi uomini disponibili in relazione alle regioni di cui si voleva impadronire, agitando la minaccia delle cannoniere contro le città. Questo modus operandi ha avuto tanto successo che è stato poi applicato in maniera massiccia con lo sviluppo dell’aviazione: tutta la seconda guerra mondiale ha visto bombardamenti non tanto rivolti a colpire le forze militari o le fabbriche, ma le popolazioni. Questo è accaduto anche con lo sgancio delle due atomiche e poi via via in tutte le altre guerre. Così siamo talmente abituati al nostro terrorismo che consideriamo una visione diversa delle strategie militari come debole e inefficace.

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2022/03/18/no-brain-zone/

2 pensieri su “NO brain zone

  1. Un assistente sociale – impiegato in una grande organizzazione umanitaria che opera nel nord della Grecia – ha parlato con OBCT dell’esperienza con i rifugiati ucraini: “È la prima volta nella mia vita che vedo un tale contrasto tra i richiedenti asilo. Da un lato, stiamo accogliendo persone che hanno perso tutto. Non hanno nessun posto dove andare, non hanno denaro, non hanno opzioni. La maggior parte di loro sono donne con figli. Da quanto ho capito, gli uomini sono rimasti a combattere. D’altra parte, ci sono i più privilegiati. L’altro giorno è arrivata una coppia con i figli. Dai vestiti, dall’auto, si capiva che queste persone facevano una bella vita a casa. Sono venuti al campo perché alla frontiera era stato detto loro che questa era la procedura. Ci hanno ringraziato, ma non sono rimasti. Hanno solo chiesto dove fosse l’hotel più vicino”.
    https://www.balcanicaucaso.org/aree/Grecia/Grecia-e-guerra-in-Ucraina-tra-solidarieta-e-paura-216790

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