Bombe di pace

Chiunque tenti sul territorio della Serbia di creare il falso stato del Kosovo, non ha il diritto di parlare dell’integrità territoriale di qualsiasi altro stato”.
“Chiunque guida l’isteria anti-russa, non ha il diritto nei confronti della Serbia di determinare cosa farà e come penserà”, ha sottolineato Vulin.
Vulin ha inoltre valutato che “qualsiasi isteria anti-russa contiene sempre un’isteria anti-serba, così è sempre stato”.

Belgrado, 1999, era il 24 marzo quando alle 20.25 scattarono i primi raid aerei dell’Alleanza atlantica contro la Jugoslavia (Serbia-Montenegro). Durarono 78 giorni, per la prima volta senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Oltre a enormi distruzioni (35.450 cluster bombe lanciate, 995 target colpiti, 3.650 strutture pubbliche danneggiate) i bombardamenti, con i jet che partivano principalmente da portaerei in Adriatico e basi NATO in Italia, causarono in Serbia, a seconda delle fonti, fra 1.200 e 2.500 morti, oltre a 12 mila feriti.

Nell’anniversario dei 20 anni di questi raid aerei su Belgrado il presidente Aleksandar Vučić davanti a 30mila persone radunatesi a Nis, città meridionale serba, tra quelle più colpite dai bombardamenti della primavera 1999 non esitò a dichiarare: “La popolazione civile come bersaglio delle bombe, 2.500 morti, di cui 79 bambini, un Paese devastato, danni per 100 miliardi dollari: resterà per sempre un crimine”.

Anche l’Italia che partecipò ai bombardamenti, col passare del tempo iniziò a contare le sue vittime dovute a questa azione di guerra: se ne è discusso a Roma il 4 aprile 2019, nel convegno “Uranio: un anno dalla IV Commissione. Presente e futuro”, organizzato dall’Associazione italiana vittime dell’uranio impoverito e dall’Osservatorio militare del Ministero della Difesa italiano.

I relatori al convegno hanno parlato del terribile stato di salute dei soldati italiani che parteciparono alle missioni di “mantenimento della pace” in aree precedentemente attaccate dalla NATO con testate all’uranio impoverito.
Il maresciallo Domenico Leggiero dell’Osservatorio Militare ha riferito: “363 persone sono già morte e più di 7.500 si sono ammalate. Oltre 130 sentenze di condanne tra TAR, tribunali civili, Corte dei conti e ora anche Tribunali del lavoro e 2 sentenze di Cassazione che condannano l’amministrazione e ipotizzano il reato di omicidio colposo”.
Una pagina oscura della storia del nostro Paese con un conteggio delle vittime purtroppo ancora parziale. Da oltre 25 anni, ci sono da un lato ex militari ed associazioni di familiari che sostengono il nesso causa effetto tra decessi e malattie e l’uso improprio dell’uranio; dall’altro la Difesa che nega il nesso di causalità. Il tutto all’interno di una lunga vicenda giudiziaria che ha visto una serie di sentenze favorevoli ai militari contaminati e alle loro famiglie.

Inviato dalla Serbia, alla conferenza di Roma ha preso parte Darko Laketić, che guida la Commissione parlamentare d’inchiesta serba istituita per indagare sugli effetti dei bombardamenti della NATO sulla salute dei cittadini serbi.
Laketić ha presentato informazioni sui bombardamenti e sul numero di missili all’uranio impoverito utilizzati, oltre alle prove raccolte finora sugli effetti dannosi delle sostanze radioattive e tossiche dei proiettili dalla NATO:
Come saprete i bombardamenti sulla Repubblica di Jugoslavia durarono 78 giorni. In questo periodo furono colpiti non solo obiettivi militari ma anche infrastrutture, ospedali, chiese..”
“Dagli aerei della NATO sono stati scaricati 31mila proiettili secondo le informazioni di cui dispone la NATO, secondo le nostre ancora di più, contenenti uranio impoverito. Questi proiettili hanno colpito 112 siti sul territorio del Kosovo i Metohija e 7 siti sul territorio della Serbia Centrale”.
Laketić ha sottolineato che la Commissione serba sta raccogliendo documentazione sulla base della metodologia utilizzata dal rapporto della Commissione italiana.

Non va dimenticato che i raid aerei partirono, in gran parte, dalle basi italiane, con l’ok dell’allora governo D’Alema, ancor prima di discuterne con il Parlamento. Ma quelle erano bombe di “pace”, nessuno si stracciò le vesti per tale aggressione, perché se a sganciare bombe e lanciare missili sono USA e NATO, per l’opinione pubblica, i media occidentali, la cosiddetta “società civile” benpensante, si tratta sempre di bombe “di pace”, come pure i civili morti diventano semplicemente “effetti collaterali” da immolare sull’altare della “democrazia” dei “diritti umani” del “mondo libero e civile”.

Fonti:
https://www.glassrpske.com/cir/novosti/srbija/vulin-ko-ne-trazi-osudu-nato-zlocina-u-srbiji-nema-pravo-ni-da-sudi-za-ukrajinu/401851 (traduzione di Eliseo Bertolasi)
https://www.rainews.it/archivio-rainews/media/accadde-oggi-20-anni-fa-i-raid-nato-su-Belgrado-cb6b65ec-9124-408d-9c38-cd045029adfb.html#foto-1
https://www.radiondadurto.org/2019/03/25/1999-2019-ventanni-fa-i-raid-aerei-nato-contro-belgrado/
https://www.radioradicale.it/scheda/570400/uranio-un-anno-dalla-iv-commissione-presente-e-futuro

2 pensieri su “Bombe di pace

  1. Ad ogni modo, Biden non può non sapere che l’attuale bilancio della Russia è in pareggio sulla convinzione che i prezzi del petrolio si aggirerebbero intorno ai 40-45 dollari al barile. Con l’attuale livello del prezzo del petrolio, la Russia sta effettivamente facendo una fortuna! E la parte divertente è che è un regalo delle sanzioni di Biden!

    Fondamentalmente, il problema oggi è che l’élite americana è delusa. Mentre il resto del mondo sa che in un mondo multipolare, la capacità degli Stati Uniti di imporre la propria volontà su altri paesi è inesorabilmente in declino, l’élite americana chiude gli occhi su questa realtà. L’attuale situazione ridicola si è verificata solo a causa di questa arroganza e autoinganno.

    La sconfitta strategica che Washington ha subito intaccherà il prestigio degli Stati Uniti nel mondo, indebolirà la sua leadership transatlantica, svelerà la sua strategia indo-pacifica e accelererà il drenaggio dell’influenza americana nel 21° secolo. La presidenza Biden porterà questa croce pesante.

    *La fonte originale di questo articolo è Indian Punchline

    Traduzione: Luciano Lago

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  2. Già, la Nuland, quella di “fuck the UE” ai tempi della rivolta di piazza Maidan nel 2014, la rivoluzione arancione ucraina. La moglie di Robert Kagan, lo storico e politologo neo-con che si definisce “liberale interventista”, lascia il partito repubblicano e diventa un sostenitore della Clinton, scrive nel 2017 che la Terza guerra mondiale avverrà per contrastare l’espansionismo russo e cinese. Ci si potrebbe scrivere un intero post su Kagan, andatevi a fare una ricerchina su Google.
    Ad ogni modo, ripeto, non discuto le posizioni politiche improvvisamente prese dall’UE, mi lascia perplesso quel “improvvisamente”. Gente notoriamente indecisa su tutto ed il contrario di tutto, trova magicamente l’allineamento in un pomeriggio. Curioso.
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-primavera-europea

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