I nostri soldi

di

Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno

03 marzo 2022

La sperequazione della distribuzione reddituale a danno della classe media

Negli ultimi trent’anni, a partire soprattutto dagli anni Novanta, è aumentata in modo progressivo la disuguaglianza nella distribuzione del reddito degli italiani. Questo è quanto si evince dall’analisi condotta da molti anni da parte della Banca d’Italia riguardo alla distribuzione del reddito basata principalmente sull’indagine riguardo ai bilanci delle famiglie italiane. I risultati ineriscono alla distribuzione del reddito complessivo, ovvero sia da lavoro dipendente, sia da lavoro autonomo e sia da capitale, al netto delle tasse pagate al settore pubblico e dei trasferimenti da esso ricevuto, come pensioni e assistenza sociale. Per effettuare questa analisi la Banca d’Italia si è basata sull’indice Gini, ossia quella misura della distribuzione del reddito pari a 0 quando il reddito complessivo è distribuito in modo uguale tra le unità della popolazione e pari a 1 quando è concentrato in una singola unità.

L’indice succitato è aumentato in modo significativo tra il 1991 e il 1995 e ciò è stato dovuto soprattutto alla crisi valutaria avvenuta agli inizi degli anno ‘90. Infatti, in quel periodo, il reddito medio italiano, al netto delle tasse e dei trasferimenti, iniziò a declinare del 5 per cento, con un distinguo rilevante da palesare, ossia che le famiglie con un benessere più elevato, corrispondente al 20 per cento più alto della distribuzione non furono impoverite da questa crisi, mentre ci fu una significativa diminuzione di reddito dell’11 per cento per le famiglie con reddito più basso, questa aumento delle disuguaglianze ha vanificato la tendenza verificatasi durante gli anni Sessanta verso la riduzione delle stesse. La stessa Ocse, secondo degli studi effettuati al riguardo, conferma che la disuguaglianza del reddito sarebbe aumentata soprattutto per i redditi dei non pensionati rispetto a coloro che sono pensionati. Invece, secondo il World Inequality Lab la disuguaglianza del reddito avrebbe raggiunto i massimi livelli nel 2018-2019, rispetto agli ultimi quarant’anni.

Mentre, secondo quanto riporta la World Bank, la quota corrispondente al 10 per cento delle famiglie con un reddito più elevato avrebbe oscillato tra il 25 e il 27 per cento dal 1995 al 2017, scendendo fino al 2017, per poi risalire successivamente, crescendo in modo significativo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta. Tutta questa sperequazione reddituale, ovviamente, si è incrementata in modo esponenziale durante la pandemia del Covid-19, dove coloro che posseggono un reddito più alto hanno aumentato il loro livello economico in rapporto a coloro che detengono redditi più bassi, intensificando quel processo iniziato negli anni Novanta di distruzione progressiva della classe media, con l’aumento di ricchezza per le classi reddituali più alte e l’aumento del numero di coloro appartenenti alle classi reddituali più basse, sempre più in difficoltà economica.

Dall’analisi approfondita della storia economica della Repubblica italiana, emerge maggiormente il dato inconfutabile del progressivo declino del ceto medio e del suo impoverimento negli anni, a causa di politiche economiche penalizzanti per tutto il settore delle piccole e medie imprese, che grazie anche alle limitazioni per i loro reinvestimenti aziendali, causate dall’oppressione tributaria e dalla mancanza di politiche per ridurre il famoso cuneo fiscale, ossia la tassazione sul costo del lavoro, non solo ha indotto numerose aziende e detentori di partite Iva a chiudere la propria attività, ma ha anche determinato un aumento esponenziale della disoccupazione e degli inoccupati, ossia coloro che non cercano più lavoro a causa della mancanza di offerta.

Quisquis habet nummos secura navigat aura (Petronio).

http://www.opinione.it/economia/2022/03/03/fabrizio-valerio-bonanni-saraceno_banca-d-italia-indice-gini-ocse-world-inequality-lab-world-bank-covid-19/

3 pensieri su “I nostri soldi

  1. Nei prossimi giorni inizierà una guerra senza precedenti. I partiti politici USA intendono cancellare la “dottrina Trump”, secondo cui gli Stati Uniti devono svilupparsi più velocemente degli altri per mantenere la leadership mondiale. Intendono invece ripristinare la “Dottrina Wolfowitz” del 1992, secondo la quale Washington deve conservare il proprio vantaggio sul resto del mondo rallentando lo sviluppo di qualsiasi potenziale concorrente. (europeo ad esempio)

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  2. Soprattutto la Germania ha fatto malissimo e in maniera dilettantesca il suo doppio gioco: ha ingenuamente ritenuto che reggendo il moccolo a Washington sull’Ucraina, avrebbe avuto come paghetta il permesso di servirsi del Nord Stream 2. Ma non è andata perché l’Ucraina doveva servire appunto a recidere i contatti economici tra la Russia e il resto d’Europa, così e Berlino ha perso tutta la posta trascinandosi dietro il resto del continente. La Russia non è stata a guardare è scesa in campo e ha vinto, anche sul piano della civiltà preferendo un’azione più lenta che salvaguardasse la popolazione piuttosto che i barbari bombardamenti occidentali e i milioni di morti delle sue campagne d’aggressione. Contemporaneamente i prezzi dell’energia e del grano sono raddoppiati e incitando a una lotta più lunga, l’Europa non fa che aumentare le proprie perdite e il proprio suicidio.
    https://ilsimplicissimus2.com/2022/03/05/leuropa-ha-gia-perso-la-sua-guerra/

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  3. La Commissione Finanze della Camera ha votato l’altra notte la modifica del catasto da tempo preannunciata. È difficile (per non dire assurdo) pensare che tutto sia fatto “a fini conoscitivi”, come dice Mario Draghi. La storia insegna che nessun politico che abbia a disposizione la via per procurarsi più risorse da utilizzare, non abbia quella via percorso. Per cui è certo che le imposte sulla casa aumenteranno nel giro di poco tempo. L’intero centrodestra ha votato contro la revisione del catasto. In particolare, la Lega, Forza Italia, Coraggio Italia, Fratelli d’Italia e due deputati di Alternativa (Alessio Villarosa e Alvise Maniero), per complessivi ventidue voti. In favore della revisione hanno votato il Pd, Leu, Italia viva (Matteo Renzi) e i 5 stelle, cui si sono uniti Nadia Aprile del Gruppo misto, Nunzio Angiola di Azione (Carlo Calenda) e Alessandro Colucci di Noi con l’Italia (riferimento Maurizio Lupi, che il giorno prima aveva firmato un emendamento con il centrodestra per non passare alla revisione del catasto).
    http://www.opinione.it/editoriali/2022/03/06/corrado-sforza-fogliani_catasto-draghi-monti-lega-forza-italia-coraggio-italia-fdi-alternativa-pd-leu-italia-viva/

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