La nuova scuola

Il ruolo principale della scuola secondo le autorità europee non è più quello di trasmettere saperi “socratici” basati sul dialogo e sul senso critico ma, spiega la Commissione Europea, di “dare la priorità allo sviluppo delle competenze professionali e sociali, per un miglior adattamento dei lavoratori al- le evoluzioni del mercato del lavoro”. Al Summit di Lisbona del 2000 si invocano le nuove competenze di base relative alle tecnologie dell’informazione, alla comunicazione nella lingua madre e nelle lingue straniere, a una cultura tecnologica, allo spirito d’impresa e alle attitudini sociali; ove si precisa che non si tratta di discipline come le abbiamo conosciute a scuola, bensì di “vasti domini di conoscenze e di competenze, tutti interdisciplina- ri”. Lo stesso documento chiarisce quali siano le competenze sociali (“fidu- cia in sé stessi, indipendenza, attitudine ad assumersi rischi”) e le compe- tenze imprenditoriali (“capacità dell’individuo di superarsi nel campo pro- fessionale”, “attitudine a diversificare le attività d’impresa”, formazione permanente). …
Poiché ciascun individuo è destinato a cambiare più volte la sua attività la- vorativa nel corso dell’esistenza, la scuola non deve più pretendere di con- segnare saperi, abilità e capacità definitive. Deve invece puntare sullo sviluppo di requisiti quali la capacità di apprendere, di scegliere, di cooperare, di risolvere problemi.
Il sistema dell’istruzione va allora disarticolato, privato del suo caratteristi- co impianto piramidale (nel quale ogni ciclo di studio aveva funzione propedeutica rispetto ai cicli successivi), per assumere una struttura modulare, fluida, finalizzata a favorire la crescita di autonomie individuali capaci di “riconversione professionale e di apertura alle evoluzioni dei saperi nel corso dell’intera vita” (Quadro di riferimento e linee guida della riforma, Luigi Berlinguer, 14 gennaio 1997): sembra di leggere un copia-incolla dai documenti della ERT e della Commissione Europea. …
Nel precedente sistema nazionale di Istruzione Pubblica i singoli istituti sco- lastici erano articolazioni settoriali e locali che venivano dirette per disci- pline, contenuti e finalità dall’organismo centrale. La modernizzazione dell’Italia, condotta a tutto campo dal ceto politico della sinistra di gover- no, significa per la scuola la sostituzione di quel sistema con un modello in cui ogni singolo istituto scolastico progetta sé stesso. …
Fino a quando è esistito il sistema della scuola pubblica nazionale, gli inse- gnanti venivano selezionati in base a titoli di studio uguali per tutti, diplomi con valore legale e concorsi nazionali. Dopo lo smantellamento del sistema pubblico, è evidente che se ogni istituto si dà un POF (Piano Offerta Formativa) si deve dotare degli insegnanti funzionali a quel POF: quindi ogni scuola pubblica si comporta come quelle private, dovendo reperire finanzia- menti e scegliere insegnanti da proporre agli studenti-utenti.

Con la riforma i presidi diventano di colpo Dirigenti Scolastici: loro compito è quello di assicurare la gestione unitaria dell’istituzione, delle risorse stru- mentali e finanziarie e dei risultati del servizio. Ai DS vengono assegnati po- teri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane, sono titolari delle relazioni sindacali, possono avvalersi di docenti da loro individuati a cui delegare specifici compiti. Viene assegnato loro anche “l’esercizio della libertà di scelta educativa delle famiglie”,(sic) mentre la scuola viene adeguata alle logiche di risparmio aziendale. …
Secondo le intenzioni dei riformatori come Berlinguer, e di Confindustria che li sostiene, la scuola deve preparare ai voleri dell’impresa neoliberale educando alla sottomissione e all’accettazione dell’esistente …
In quanto “responsabile delle scelte didattiche, formative, della valorizza- zione delle risorse umane e del merito dei docenti” (art. 7), il Dirigente elabora il PTOF Piano triennale dell’offerta formativa) “con l’eventuale coinvolgimento dei principali attori economici, sociali e culturali del territo- rio” (art.2), sceglie a sua discrezione i docenti dell’organico dell’autono- mia, valuta i docenti in prova (che ha facoltà di licenziare), stabilisce l’atti- vazione di eventuali insegnamenti opzionali e anche in base al rendimento dei loro studenti decide quali insegnanti premiare (il 5% del corpo docente in ogni scuola).
La “Buona Scuola” prevede inoltre l’alternanza scuola-lavoro (400 ore per il triennio degli istituti tecnici e professionali e 200 per quello dei licei) e, fin dal secondo anno di tutti gli indirizzi, la possibilità di accedere a una formazione aziendale tramite i contratti di apprendistato.

Fonte: Riconquistare l’Italia

Così mentre noi guardavamo da un’altra parte (ma noi lo facciamo sempre) in Europa ci hanno cambiato le regole del gioco…

2 pensieri su “La nuova scuola

  1. Quando ci è stata tolta la sovranità monetaria, ci è stata tolta la capacità di spendere la nostra moneta per fare le cose; non solo, siamo stati costretti a tagliare le cose che facevamo prima.
    Dopo più di vent’anni di euro abbiamo chiuso ospedali, privatizzato servizi, svenduto il Paese a chi i soldi se li fabbricava in casa.
    di ANNA PAOLA USAI (RI Sud Sardegna)

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