Piano nazionale di Ripresa e Resilienza

E difatti nell’ambito  del Piano nazionale di  Ripresa e Resilienza sia nella Missione 5 che nella Missione 6 gli amanuensi incaricati di descrivere le magnifiche sorti che ci attendono e che anche in questo caso denunciano la sovrana indifferenza di chi sa astrarsi da legami affettivi, dalla conoscenza della realtà intorno, dalla manutenzione di vincoli e dal rispetto di patti generazioni – e che non ha mai visto Umberto D, hanno messo a punto strumenti e misure atte a “intercettare e supportare situazioni di fragilità sociale ed economica”, dedicando specifiche linee d’intervento alle persone con disabilità e agli anziani, a partire dai non autosufficienti.

Esse prevedono, si legge nel Piano,  “un rilevante investimento infrastrutturale, finalizzato alla prevenzione dell’istituzionalizzazione attraverso soluzioni alloggiative e dotazioni strumentali innovative che permettano di conseguire e mantenere la massima autonomia, con la garanzia di servizi accessori, in particolare legati alla domiciliarità, che assicurino la continuità dell’assistenza, secondo un modello di presa in carico socio-sanitaria coordinato con il parallelo progetto di rafforzamento dell’assistenza sanitaria e della rete sanitaria territoriale previsto attraverso l’attuazione del  progetto di Riforma dei servizi sanitari di prossimità e il progetto Investimento Casa come primo luogo di cura”.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2021/05/27/151471/

Considerando che io e il presidente del consiglio in carica abbiamo la stessa età, rinuncio ai toni critici dell’articolista e aspetto con fiducia di vedere in pratica le misure del piano

3 pensieri su “Piano nazionale di Ripresa e Resilienza

  1. che nessuno in età lavorativa e in condizioni economiche tali da poter affrontare il costo di un’assicurazione sulla vita, sarebbe davvero morto per la pandemia. Per di più i soli non anziani che potevano andare incontro a qualche rischio statistico meno che puramente ipotetico erano quelli che avevano gravi patologie e a quelli l’assicurazione non si fa a meno di prezzi che solo i ricchi possono pagare, ma non pagano perché tanto sono già ricchi e se ne fregano.
    https://ilsimplicissimus2.com/2021/05/28/peste-e-assicurazioni-sulla-vita-151505

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  2. Il merito di questa esaustiva relazione da parte del titolare di via XX Settembre consiste nell’aver spazzato il campo da ogni equivoco: dopo una fase assistenzialista e paternalista dello Stato, volta a traghettare la popolazione verso la nuova normalità, si passa alla realizzazione operativa del piano del Grande Reset. Con la fine del blocco dei licenziamenti, delle garanzie statali sui prestiti e delle moratorie sui debiti, che hanno consentito a molte aziende di sopravvivere nonostante l’imposizione del divieto di lavorare, e la concessione di sussidi solo alle attività in linea con il modello di sviluppo pianificato, non c’è più spazio per le piccole imprese e per le tradizioni locali. Il futuro è dei giganti e dell’omologazione iperdigitale.

    Fonte: Ilaria Bifarini

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  3. In un’area di grande dispersione scolastica sono aumentati anche i giovani che non lavorano e non sono iscritti a nessun corso di studio o di formazione (Neet). Se prima della pandemia i Neet erano circa 2.003.000, al quarto trimestre del 2020, erano saliti a 2.066.000. La questione giovanile in Italia emerge nel confronto con gli altri Paesi europei. Secondo Eurostat, nella fascia di età 20-34 anni, l’Italia è il Paese con il più alto numero di Neet dell’Unione europea, il 27,8 per cento, contro una media Ue del 16,4 per cento” .
    https://www.ilsussidiario.net/news/scuola-lavoro-la-transizione-chiave-per-risolvere-il-problema-dei-neet/2175445/

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