Zombi

Così piano piano gli uomini sono stati svuotati della dimensione sociale dei diritti e ridotti e meri individui desideranti dotati dei soli diritti civili, espressione di una soggettività assoluta che si autodetermina e che finisce poi  per navigare nel nulla sociale. Alla battaglia per l’eguaglianza e per i diritti effettivi si è sostituita la lotta alla discriminazione, che tuttavia navigando nel mare delle soggettività contrapposte diventa un puro nucleo simbolico, peraltro sottoposto a contraddizioni di ogni genere. Non è un caso che questo biopotere focaultiano (vedi qui)  si sia alla fine rivolto proprio contro la sfera biologica personale, negandole le libertà fondamentali e  imponendo vaccini o pratiche di segregazione palesemente inutili a fronte di un’emergenza puramente narrata.

Leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2020/07/08/siamo-rane-bollite/

7 pensieri su “Zombi

  1. Nel numero 594 della collana di fantascienza Urania, pubblicato l’11/06/1972 nel romanzo “H su Los Angeles” di Robert Moore Williams, compare il termine “zombi”, probabilmente si tratta della prima citazione nota di questo termine in Italia.

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    • f) l’annunciata seconda fase della pandemia a settembre od ottobre, vedrà tutti i media, tutti i partiti e un’ampia parte dell’opinione pubblica, concentrati a indicare, come causa dell’acuirsi del disagio sociale, coloro che non avrebbero seguito le norme di sicurezza da giugno in poi.
      FSI Editoriale quotidiano del giorno 11/07/2020

      Riccardo Paccosi

      FSI- Riconquistare l’Italia

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  2. Se servisse (e servirà) a costruire un grande partito popolare mi ricandiderei altre 100 volte per prendere lo “zero virgola”.
    Se servisse (e servirà) a candidarci nelle politiche del 2023 passerei altri mesi senza dormire dall’ansia di dover, il giorno dopo, fare tre interviste o di dover andare in televisione.
    Se servisse (e servirà) a far eleggere decine di sindaci sovranisti, centinaia di giunte sovraniste, decine di parlamentari che siano patrioti e che compiano l’interesse nazionale, passerei altri 20 anni all’estero.
    Se servisse (e servirà) a fare il bene del partito che abbiamo pensato, e di conseguenza il bene degli italiani e soprattutto delle classi popolari, se servisse (e servirà) a creare una nuova classe dirigente, farei qualsiasi cosa. Qualsiasi.
    Come me, già siamo in centinaia. Avete idea di cosa possono realizzare 5mila persone che ragionino così? Tutto ciò che vogliono, se sono disposte a non attendere sulla riva del fiume.
    Sappiamo benissimo di potercela cavare, nel mondo, in qualche modo, ma non è che questo ciò che desideriamo con tutto noi stessi. Abbiamo un desiderio che diventa immagine e che ci arde dentro ogni giorno, e quel potere verrà alla luce, dovessero volerci 2-5-10 anni.
    Martina Carletti
    #FSI-Riconquistare l’Italia

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  3. chi vuole truffare il Paese è invece la sua classe dirigente fallimentare che non vede l’ora di aver la troika in casa per poter fare ciò che vuole senza pagare pegno e che quindi ordina all’informazione di disinformare gli italiani, di confonderli, di dire cazzate e persino di far credere che il buon padrone rinuncerà alle clausole dei contratti che andremo a firmare.
    https://ilsimplicissimus2.com/2020/07/10/mes-la-piu-grande-truffa-del-secolo/

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  4. Roma, 16 luglio 2020

    Vado in parrocchia per chiedere lumi su una chiesina sconsacrata, che si trova poco distante. Diroccata, ma di buona fattura e con un affresco a tema francescano dipinto da un pittore religioso di vaglia negli anni Quaranta.
    Già so cosa aspettarmi e, come spesso accade, gli eventi non mi stupiscono felicemente. Il capintesta, anzi: il caporione in tonaca, nella cui giurisdizione dovrebbe rientrare l’edifizio, mi liquida, al solito, con vago menefreghismo. Come a dire: una chiesa? E cosa c’entro io? E poi: non vedete che ho a che fare con battesimi e comunioni agostane causa Covid? Non avete nient’altro da fare? Qui mando avanti una parrocchia, non ho tempo per minuzie come la storia del cristianesimo novecentesco!
    Naturalmente il dialogo avviene senza punti esclamativi.
    Questo è un altro segno peculiare dei tempi: l’assenza di passione.
    Il diniego non è mai diretto. Vive di afasie, stanche ipotiposi di mani e braccia, sospiri, sguardi distolti, sbuffi, mugugni prolungati, borbottii, mezze parole inaudibili. Si prova vergogna, in effetti, a mostrare la propria accidia. Una vergogna che coesiste con atti di arroganza liquidatoria che, più che all’interlocutore, sono rivolti all’interiorità. Il disprezzo e il me ne frego, insomma, non sono che disprezzo di sé stessi: a rendere plastica l’evidenza: “Non vedete che è tutto finito? Il mio mondo non esiste più! Sono il passacarte anonimo d’una civiltà ormai a tranci nel discount cosmopolita! Non ho nulla da fare e mi tocca ricorrere a questi trucchetti! Toglietevi di mezzo! Lasciatemi rivoltare nel tiepido brago!”.
    Le cure burocratiche … il quotidiano … l’ex prete, stremato, guarda di fuori. Se non fosse per la pagnotta garantita si spoglierebbe di tutto per ritirarsi in un loculo condominiale dei tanti. Presso un’uscita secondaria, infatti, si sta formando una fila lunga un centinaio di metri. Filippini, slavi, sudamericani; e un paio di famiglie italiane (le si riconosce subito poiché subiscono il disagio: gli altri, invece, compresi i neonati, sembrano a una festa) stan lì a elemosinare un posto per un evento, una volta, gioiosamente italiano: la Comunione, il Battesimo; il matrimonio addirittura!
    Il pretonzolo si libera definitivamente della mia importuna curiosità inviandomi presso un famiglio laico che bivacca nella stanza accanto. Eseguo. Sorprendo il giovincello intento a smanettare sul cellulare, la rada barbetta hipster china sul visore, la borsetta a tracolla come una cartuccera guevarista, gli occhi che seguono il filo d’una logica web in grado d’assorbire totalmente l’attenzione. Più che il rumore dell’entrata, avverte la mia presenza, grave e ostile. Alza lo sguardo, spaesato. Non saluta, ovviamente. Io sì, declino per la seconda volta le mie generalità, la causa di tanta impertinenza e reitero la supplica: “Non avete, per caso …. vostri archivi … foto … dal 1968 … documenti …”. Lo sguardo si fa ancora più smarrito; tocca una penna sulla scrivania, poi gira all’intorno gli occhi acquosi, indecisi, a ricercare chissà quale novità in quel bugigattolo polveroso, a giustificare un diversivo minimo che lo sollevi dalla pressione d’una situazione inaspettata e intollerabile. Poi l’atto di coraggio, comune a tutti i burocrati nullafacenti; la voglia di liberarsi dell’intruso stimola le scuse più banali sino alla recisione del rifiuto campato sulle menzogne pù puerili. “Di che anno è la chiesa?”, mi domanda. “1945, all’incirca …”. “Ah, va beh … no, no … no, non c’è niente …”. “Ma non avete un archivio?”. “No”. “E dove mettete i documenti?”. “Non ci sono più … lo sapeva padre Isaia, ma è morto da tanto tempo …”. “Qualche foto della fondazione delle parrocchie le avrete?”. “No, non le abbiamo, forse il Vicariato … non conosco nessuno … mail, non saprei …”. Quindi aggiunge, a seppellire la pretesa: “Non so … siamo piccoli … e poi … non so … io sono del ’96 …”.
    “Io sono del ’96”. Capisco, signori, che voi non mi crediate. È giusto. Così come non avrete creduto a quel dialogo in cui una giovinetta dichiarava che la capitale dell’Inghilterra era la Germania. Eppure è così, siamo entrati nell’incubo, senza accorgercene, e questo incubo non contempla più l’Italia e gli Italiani. Una civiltà annientata in quarant’anni nemmeno. “Io sono del ’96 … ” mi cicala l’esserino e mai dichiarazione fu più chiarificatrice. Ne comprendete la portata? Perché il citrullino, qui, cosa vuol dirvi? Questo, semplicemente: che l’interesse suo personale e la storia stessa coincidono col breve cono di luce della propria grama esistenza; ciò che ricade sotto l’imperio degli anni precedenti il 1996 non è degno di menzione, né decisivo; forse non esiste, addirittura. Siamo alla patologia, al solipsismo autistico, all’abolizione di ogni terreno comune, quello che ci fa dialogare e vivere tramite idee senza parole…

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