Festa privata

Accettare che Conte chiami “Stati Generali” il raduno che ha indetto il pugliese con la sua junta, è segno insieme di impostura, di ignoranza profonda di cultura politica, per tacere della cultura generale.

Gli Stati Generali che Luigi XVI chiamò nel 1789, erano la convocazione di un Parlamento;  il contrario esatto di quello “convocato” dal piccolo Ceausescu pugliese fra gli applausi mediatici, partitici e l’approvazione del Colle : che è un ricevimento ad inviti, senza alcun mandato deliberativo, e nemmeno consultivo. E a porte chiuse.

Gli Stati Generali si chiamavano così perché erano la chiamata dei tre ceti (clero, nobiltà, terzo stato) ai quali il governo doveva chiedere aumenti delle imposte per risanare le sue finanze disastrose. Non erano stati convocati da 170 anni, perché se ne conosceva la tendenza – tradizionale – antagonista rispetto all’esecutivo, la forza della sua legittimità che limitava le prerogative regie.

I delegati degli Stati Generali erano infatti eletti per voto generale, ancorché per ceto e con particolarità a volte cervellotiche: nel clero ad esempio i monaci ebbero un voto per ogni convento, mentre i canonici uno per ogni gruppo di dieci; e quest’assurdità non veniva, come si può credere, dalla tradizione medievale; al contrario, era una novità: “il regolamento del 24 gennaio emanato dal Consiglio (regale) che sconvolse l’ordinaria procedura di convocazione per sostituirla con un sistema complicato che diede ad ogni partito l’impressione di essere danneggiato” (Gaxotte).

Ma tuttavia, il guardasigilli del re, Barentin, istruì i funzionari locali di “non permettersi in alcun modo di intervenire per forzare la libera scelta ai votanti”. I 1100 e passa rappresentanti che vennero a Versailles ad aprile, erano dunque stati davvero liberamente eletti, circoscrizione per circoscrizione; e coscienti di essere davvero “rappresentanti” , consapevoli della forza di tale legittimità.

Solo che nel parlamento così convocato, così nuovo, si votava per ceto e non per testa: ogni ceto si riuniva a parte; tre voti, uno per ogni “stato”. Poiché clero e nobili – che erano anche quelli “privilegiati”, godenti di esenzioni medievali fiscali, avevano comuni interessi e potevano mettere in minoranza il Terzo Stato, i delegati di questo – notai, avvocati di provincia, Robespierre, il grandioso Mirabeau – chiesero subito di votare “per testa” (il loro numero era pari a quello dei rappresentanti de due stati primi) ; gli altri tirarono in lungo, in discussioni inconcludenti.

estratto da https://www.maurizioblondet.it/stati-generali-insulto-a-un-ex-popolo/

6 pensieri su “Festa privata

  1. I popoli sono obbligati a unirsi come un pugno contro elementi extraterritoriali e fattori globalisti interni ed esterni. È urgente che vengano create agili organizzazioni regionali con la partecipazione di tutti i paesi che rispettano la non interferenza negli affari interni degli altri e si uniscano intorno alle bandiere e ai principi di sovranità, indipendenza e autodeterminazione che agiscono insieme, contro il nemico: i globalisti e liberal. Diviso e diviso come le dita della mano saremmo schiacciati da queste corporazioni, perché saremmo prede facili per loro.
    https://www.controinformazione.info/lassalto-globalista/

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  2. Per la popolazione, il perdere la possibilità pratica di opporsi, di resistere alla classe dominante significa perdere ogni capacità di negoziare, di avere e conservare diritti, di partecipare alle decisioni, di difendere la libertà, i risparmi, la salute. E’ questo il loro obiettivo.

    Appunto così facendo si ottiene l’ottimizzazione funzionale della società, ma non a beneficio della popolazione generale, bensì a beneficio degli interessi di coloro per cui lavorano i Colao e i Contao, cioè dei tecnocrati detentori di queste reti di controllo e gestione, e che sono in conflitto con quelli della popolazione generale.
    https://marcodellaluna.info/sito/2020/06/13/societa-sociale-e-societa-aziendale/

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  3. Basta davvero : è ora di mettere fine a una farsa di governo che vive di Covid surgelato e da scaldare al microonde quando serve, di miliardi inesistenti che nascondono una completa resa alle oligarchie europee e che recita riti pagani per la democrazia come gli stati generali: quelli della confusione e dell’assoluta incompetenza, delle task force, dei riti funerari televisivi, degli Arcuri e dei Colao, tutta gente che oltretutto ha ormai ha dimostrato a sufficienza malafede e incapacità in perfetta empatia con il premier e tutto il suo arco politico – epidemiologico.
    https://ilsimplicissimus2.com/2020/06/13/le-comiche-finali-prima-del-dramma/

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  4. Significativo che gli esponenti della Troika siano presenti al massimo livello alla riunione, una mossa di astuzia da parte di Conte e Gualtieri. Invece di aspettare al dopo riunione ed essere chiamato a Bruxelles per riferire delle sue prossime misure in vista di ottenere in prestiti finanziari dalla UE, Conte ha chiamato loro a compartecipare come massimi supervisori della politica economica del governo italiano. Una forma anticipata di commissariamento mascherato. Neppure il senatore Monti era arrivato a tanto nel 2011.

    Conte vuol far vedere che lui supera tutti e, se dovesse trovare ostacoli negli alleati del suo governo, lui si prepara alla “mossa del cavallo” costituendo un suo partito, presentandosi alle elezioni e spiazzando Zingaretti, Renzi, Di Maio e Franceschini in un colpo solo.
    Lo avevano sottovalutato ma l’avvocato Conte è persona ambiziosa e determinata a sfruttare l’occasione che gli si presenta, mentre nei corridoi della politica romana, già gli si preparano i trabocchetti e le trappole in vista dell’autunno. Un autunno che si preannuncia caldo, anzi bollente sotto tutti fronti, quelli della politica, quelli dell’economia e quelli dell’assetto sociale del paese.
    https://www.controinformazione.info/giuseppe-conte-si-pavoneggia-come-un-nuovo-monarca-agli-stati-generali/

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  5. Il quadro complessivo è dunque abbastanza semplice: le principali forze della maggioranza e dell’opposizione condividono un vetusto e fallimentare paradigma liberista, che detterà l’agenda degli interventi nei mesi a venire.

    La crisi in corso (ed in accelerazione) abbatterà ogni residua resistenza, perché una volta che hai impostato il discorso assumendo che “solo l’impresa privata produce valore”, ad ogni problema si potrà rispondere dicendo che la soluzione sta nello stimolare gli ‘spiriti vitali’ delle imprese, nel ‘togliere lacci e lacciuoli’, nel ‘lasciar fare al mercato’, nell’aiutare il mercato nel duro compito di fare profitti.

    Il noto vicolo cieco della storia recente verrà imboccato una volta di più.

    Eh, sì, ci aspettano anni entusiasmanti.
    Andrea Zhock
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-noto-vicolo-cieco-della-storia-recente-verra-imboccato-una-volta-di-piu

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