Riflessione

Era possibile prevedere il propagarsi di una epidemia, era possibile attuare delle misure almeno al fine di ridurre al minimo le possibilità di contagio: non occorre essere scienziati od esperti per affermare questa incontrovertibile verità, occorre semplicemente un po’ di buon senso, lo stesso buon senso che avrebbe dovuto portare a non sottovalutare i rischi evidenti della mondializzazione selvaggia ed incontrollata. Occorre invece oggettiva incoscienza, oltre a pericolosa, vuota e colpevole propaganda ideologica per continuare a difenderla o creare slogan come “Abbraccia un cinese”.

 

Questo governo è stato irresponsabile ed assolutamente non all’altezza della situazione ecco perché si è arrivati a tutto questo, ecco perché sono usciti convulsamente 3 decreti uno dopo l’altro, senza alcuna opera di riflessione profonda, senza scuse, dovute, per i disagi subiti dalla popolazione per la loro incompetenza ed il loro pressapochismo politico. Tre decreti che sono un panno caldo che limitano esclusivamente le libertà individuali in modo totalitario e becero senza prevedere alcuna sostanziale proposta politica, sociale e sanitaria certa. Nessun protocollo nazionale, nessuna task force, nessun provvedimento rapido, la mancanza assoluta di un ‘unità di interventi.

 

Nessuna forma di aiuto concreto o sostegno alle aziende, nessuna forma di sostegno o aiuto concreto a coloro che non possono recarsi a lavorare, nessuna forma di aiuto o sostegno per le famiglie di chi, avendo figli a casa, è, invece, costretto a lavorare, nessuna strategia di alcun tipo; mancano i mezzi basilari di protezione per chi lavora al pubblico, non solo il personale medico e paramedico, e questo è già di per sé vergognoso in un paese che si vorrebbe civile, ma anche tassisti, lavoratori dei mezzi di trasporto, commercianti, personale dei supermercati… Tutte categorie che devono provvedere da sé a procurarseli

10 pensieri su “Riflessione

  1. Il virus ha ‘occasionato’, inoltre, l’introduzione dall’alto di profondi cambiamenti nella vita della gente: distanziamento sociale, basta riunioni politiche, sindacali, conviviali; basta discoteca, basta stadio, basta partite, basta movida, basta bar e ristorante, basta messe, matrimoni e funerali, basta classi e gite scolastiche. Vita di casa e lavoro e tasse. Molte attività saranno trasformate in tele-attività. Poi magari arriverà un black out di internet a creare sconforto e disorganizzazione, o -peggio- un black out elettrico.
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/virus-e-igiene-del-mondo

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  2. c’è stato in Italia un aumento anomalo della mortalità per influenza sia tra gli anziani che tra i neonati, segno chiarissimo del cedimento progressivo del servizio sanitario. Non ci sarebbe peraltro nulla di strano se i numeri italiani così strani e così diversi da quelli del resto del mondo fossero dovuti più a infezioni ospedaliere che al Covid 19. Figuriamoci cosa potrà accadere nei lazzaretti volanti che si stanno approntando. Ma questo ovviamente non ce lo diranno mai, anche quando la paura sarà passata e bisognerà sopportare le conseguenze di questo momento di follia.
    https://ilsimplicissimus2.com/2020/03/19/mattana-e-mattanza/

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  4. Il coronavirus Sars-CoV-2 “potrebbe essere mutato”. Ad avanzare l’ipotesi è Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, centro di riferimento contro Covid-19. L’esperta esprime “un pensiero convergente” con quello della virologa Ilaria Capua, docente all’università della Florida: “In Lombardia c’è qualcosa che non comprendiamo. Si sono superati i morti della Cina in un’area infinitesimamente più piccola e in un tempo minore”.

    “Sta succedendo qualcosa di strano – avverte Gismondo – In Lombardia c’è un’aggressività che non si spiega. Le ipotesi possono essere tutte valide”, precisa, ma “una è che il virus sia forse mutato”. Per questo “lancio un appello alla comunità scientifica: uniamoci per capire – esorta la virologa – Se tutti ci mettiamo insieme e ne studiamo un pezzetto, probabilmente riusciremo a comprendere”.
    https://www.huffingtonpost.it/entry/in-lombardia-ce-qualcosa-che-non-comprendiamo-forse-il-virus-e-mutato

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  5. La vicenda Covid-19 dovra’ inevitabilmente portarci a ripensare il modo di produrre. Aver delocalizzato e frammentato le catene produttive e’ stato un errore ed ora e’ quanto mai opportuno che, almeno quelle di carattere strategico, debbano tornare in Italia. Questa crisi sanitaria, sociale, economica e finanziaria ha messo in luce la debolezza della globalizzazione cosi’ come e’ stata attuata fino ad oggi. La pandemia ci sta portando a riflettere su un nuovo modello di comunita’ in cui la ricchezza deve essere distribuita piu’ equamente e, possibilmente, nel rispetto dell’ambiente circostante. E’ il momento di cogliere tale opportunita’ e ripensare il sistema economico globale, puntando maggiormente sui diritti e sulla sostenibilita’ sociale, senza le quali non vi puo’ essere la crescita e la buona occupazione.
    https://www.barbadillo.it/88848-taccuino-coronavirus-16-uniti-nel-dolore-e-nel-ripensare-il-modello-di-comunita-nazionale/

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  7. Non è il sistema sanitario, de-finanziato e privatizzato, a non funzionare; non sono i folli decreti che, da una parte, tengono aperte le fabbriche (e addirittura incentivano con un bonus la presenza sul lavoro), e dall’altra riducono i trasporti, facendo diventare le une e gli altri luoghi di propagazione del virus; sono i cittadini irresponsabili che si comportano male, uscendo a passeggiare o a fare una corsa al parco a inficiare la tenuta di un sistema di per sé efficiente.
    Questa moderna, ma antichissima, caccia all’untore è particolarmente potente, perché si intreccia con il bisogno individuale di dare nome e cognome all’angoscia di dover combattere con un nemico invisibile: ecco perché indicare un colpevole ( “gli irresponsabili”), costruendogli intorno una campagna mediatica che non risponde ad alcuna realtà evidente, permette di dirottare una rabbia destinata a crescere con il prolungamento delle misure di restrizione, evitando che si trasformi in rivolta politica contro un modello che ci ha costretto a competere fino allo sfinimento senza garantire protezione ad alcuno di noi.
    Continuiamo a comportarci responsabilmente e facciamolo con la determinazione di chi ha da sempre nella mente e nel cuore una società migliore.
    Ma iniziamo a scrivere su tutti i balconi “Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema”.
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/qualche-capro-espiatorio-a-portata-di-mano-si-trova-sempre

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    • E’ venuto il momento di voltare pagina, di cambiare paradigma, per costruire una economia basata sul lavoro, sulla produzione di quello che ci serve per vivere e non sottomessa a stupide regole finanziarie che non sanno nemmeno tenere conto delle esigenze di vita quotidiana della gente: salute, sicurezza, bisogni primari, speranza nel futuro, al punto di impedire ad un governo di aiutare un popolo in occasione di una grave crisi.
      I “parametri di stabilità” che ci impone l’Unione Europea tengono conto solo di parametri astratti, ma mai delle esigenze dei cittadini: cancelliamo tutto, voltiamo pagina.
      Un’altra economia è possibile, un modo in cui la finanza è al servizio dei cittadini e non il padre-padrone che decide il nostro destino.

      Denaro creato non a debito, piena occupazione, una economia in equilibrio con il pianeta, usando indicatori che tengano conto di questi aspetti reali e non indicatori che guardano unicamente agli aspetti finanziari.

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  8. A conferma che non è un caso che i focolai epidemici abbiano trovato terreno fertile in zone molto inquinate, come la provincia di Hubei o la Pianura Padana, è la semplice constatazione che nella fase di espansione umana denominata The Great Acceleration, alcune condizioni hanno contribuito alla trasformazione delle infezioni un tempo circoscritte in epidemie e pandemie, per via del sovrappopolamento urbano nelle metropoli, della deforestazione, della grande intensificazione degli allevamenti intensivi, della modifica dell’uso del suolo, del commercio illegale della fauna selvatica che hanno favorito la contaminazione di habitat umani con microrganismi sconosciuti.
    https://ilsimplicissimus2.com/2020/03/22/cigni-neri-e-brutti-anatroccoli/

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