Panopticon

Peccato che, agli albori della rete, la sinistra predicasse tutto il contrario: l’anonimato sistematico in chiave antagonista, guerrigliera, per sabotare le sovrastrutture, per minare le verità ufficiali del “potere”. Anche Grillo, ricordate? “Tutto quello che sai è falso” (e tutto quello che non sai è vero: i risultati si son visti). Un concetto movimentista molto maoista di una rete percepita come prateria da incendiare. C’era fior di collettivi di (pallosissimi) scrittori, agitatori e cantanti, tutti in falange per la libertà sfuggente della rete. Poi, qualcosa è andato storto. Si sono accorti che non potevano più manipolare il consenso indisturbati come prima; si sono resi conto che sempre più cittadini, navigatori, lettori, elettori trovavano coraggio e gusto nello spernacchiare i tromboni zdanoviani, non ne temevano più gli strali, rispondevano a tono, obiettavano, proponevano altre letture della realtà. I totem vacillavano, i tabù s’incrinavano, diventava decisivo costruire la mistica dell’amore – sedicente – da opporre all’odio attribuito ai nemici: una critica, ironia o coglionata da fonte sovranista contrappesava tonnellate di attacchi, minacce, insulti, insinuazioni dalla inesausta fonte solidale dei facciamorete che restanoumani. Tanto hanno spinto, vittimizzandosi nella mitizzazione di loro stessi, da riuscire patetici.
E allora, dopo la scoppola umbra, è scattato l’allarme rosso: leggi su leggi per stabilire cosa sia lecito dire, comunicare (e dunque pensare) in rete, per tracciare il confine della critica, per sciogliere e sanzionare iniziative, movimenti, gruppi di pressione e di opinione dissidenti. Fino al grottesco di usare una signora novantenne, memore di atrocità personali e mondiali, e consegnarle tanto di commissione per spingerla a fare ciò che ella aveva sperimentato, e quindi denunciato, per l’intera vita: il controllo, la censura, il processo alle intenzioni. Chissà se la senatrice Liliana Segre si rende conto di venire manipolata in un modo tanto spregiudicato, chissà se le sta bene. E fu così che la passione per l’anonimato si trasformò in feticismo anagrafico. Ciò che prima era doveroso, adesso è criminale e viceversa. Vedi le idee banderuola di chi ne ha poche e le rivolta come una gabbana sempre più lisa. Idee per insufflare idee. Senonché, delle due l’una: o questi apostoli del controllo patentato erano fascisti prima, o lo sono adesso. Tertium non datur.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/elettori-e-lettori-le-voltano-le-spalle-i-totem-vacillano-e-i-progressisti-mostrano-la-loro-vera-anima

3 pensieri su “Panopticon

  1. Panopticon o panottico è un carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham.

    Il concetto della progettazione è di permettere a un unico sorvegliante di osservare (opticon) tutti (pan) i soggetti di una istituzione carceraria senza permettere a questi di capire se siano in quel momento controllati o no. Il nome si riferisce anche a Argo Panoptes della mitologia Greca: un gigante con un centinaio di occhi considerato perciò un ottimo guardiano.

    L’idea del panopticon ha avuto una grande risonanza successiva, come metafora di un potere invisibile, ispirando pensatori e filosofi come Michel Foucault, Noam Chomsky, Zygmunt Bauman e lo scrittore britannico George Orwell nel romanzo 1984.
    Fonte : Wikipedia

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  2. Presto sarà obbligatorio credere fermamente che il crimine battezzato femminicidio sia più grave di un assassinio con vittima un uomo, specie se bianco eterosessuale. In Spagna hanno già abolito l’isonomia – lascito dei greci – l’uguaglianza di fronte alla legge, poiché qualunque violenza perpetrata da un uomo verso una donna ha l’aggravante “di genere”, per cui uno schiaffo del marito alla moglie costa una pena doppia, a parità di lesioni e circostanze, di uno inflitto dalla moglie al marito.
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/reductio-ad-hitlerum-l-odio-dei-buoni

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  3. Che lo Stato dovesse occuparsi di modificare i sentimenti più intimi delle persone non lo avevano forse neppure previsto gente come Lenin, Stalin o Hitler, a cui bastava che i propri popoli li seguissero nelle loro imprese. Che i cittadini pensassero ciò che volevano, ma che ubbidissero! Da noi invece, che viviamo in una “democrazia compiuta che ripudia il nazifascismo”, la sinistra e i radicalchic vogliono decidere tramite apposite Commissioni da loro presiedute cos’è l’odio, cos’è l’amore, la rabbia, la tristezza e tutte le altre passioni che compongono l’universo interiore degli esseri umani. Vogliono cioè entrare nella sfera più sacra degli individui e stabilire cosa sia lecito e cosa non sia lecito pensare o credere. E, se lo riterranno opportuno, sanzionare con multe o anche con la prigione per riportare le pecorelle smarrite sulla retta via. E lo fanno, ci dicono, per il nostro bene, perché loro sono dei filosofi illuminati che conoscono cos’è il “bene” e lo vogliono imporre per legge anche a noi. Costi quel che costi, anche la galera! Esigono cioè che il popolo sia sorridente e felice, perché vederci belli sorridenti per la sinistra è il massimo della vita.
    Paolo Sensini
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-dittatura-della-felicita

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