Il busillis

Sono molte le ragioni che hanno spinto Salvini a rompere con l’alleato di governo. Ma una su cui sembrano convenire quasi tutti è la sua riluttanza a incassare una sicura sconfitta in sede di legge di bilancio sulla cosiddetta “flat tax”, per ovvi motivi non realizzabile in deficit – come dice di volerla fare Salvini – all’interno della cornice dei vincoli europei. Questo ci dovrebbe indurre a una riflessione più ampia sul legame intrinseco che esiste tra l’instabilità politica (e il dramma economico-sociale) che registriamo ormai da diversi anni nel nostro paese e l’architettura di Maastricht, a causa dell’evidente impossibilità per qualunque governo si ritrovi alla guida del paese – vale per quello attuale, ma lo stesso dicasi dei precedenti governi PD – di mantenere il consenso sociale, data l’impossibilità di ricorrere a tutti i “normali” strumenti di politica economica – politica di bilancio, politica monetaria e politica del cambio -, a maggior ragione in un paese in profonda crisi economico-sociale come il nostro, che avrebbe un disperato bisogno di politiche espansive. Come scrive Fritz Scharpf, ex direttore del Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung (MPIfG), nei paesi come l’Italia l’unione monetaria non ha comportato solo pesanti costi socioeconomici, ma ha anche avuto «l’effetto di distruggere la legittimità democratica dei governi». In questo senso, sarebbe a dir poco miope gioire – come stanno facendo alcuni – perché l’Europa ha messo un freno ai progetti salviniani di “flat tax”, solo perché la proposta non piace; un governo che un domani volesse mettere in campo una politica economica realmente progressiva – basata, magari, su un massiccio piano di investimenti pubblici, sulla rinazionalizzazione dei settori strategici ecc. – si ritroverebbe, infatti, esattamente nella medesima posizione. Così come vi si ritroverebbe un eventuale governo a maggioranza Lega, che – a questo punto sembra chiaro – non sembra minimamente interessata a rompere veramente con il regime di Maastricht. In definitiva, il vero dramma dell’Italia è quello di essere una colonia la cui classe politica non ha il coraggio di ammettere che sia tale. La crisi organica dell’Italia non avrà soluzione finché non se ne affronterà la causa di fondo: la fondamentale incompatibilità tra democrazia e moneta unica.

Thomas Fazi

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62374

4 pensieri su “Il busillis

  1. buṡìllis (pop. buṡilli) s. m. – Punto difficile, difficoltà, nelle frasi qui sta il b., questo è il b., e sim. La parola ha origine dalla storiella di un tale che, leggendo in un testo l’espressione in diebus illis e avendo diviso male le parole (in die busillis), non sapeva spiegarsi quel busillis.

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  2. La regola dei due mandati produce un attaccamento alla poltrona ben più forte, atavico, viscerale: pur di perseguire le regole del potere e rimanere in sella farebbero di tutto, come già hanno dimostrato svariate volte in Ue, dall’alleanza con l’Alde al voto per la Von der Leyen.
    Non abbiamo bisogno, in politica, di gente senza arte né parte, né di persone prive di un sistema di valori e di un’idea di società, a prescindere dal fatto che si tratti di giovincelli alle prime armi o meno. Non abbiamo bisogno della lotteria delle Parlamentarie né di un click per scegliere “rappresentanti” già decisi a tavolino da due milionari, pagliacci, in un pomeriggio afoso passato in barca a vela.
    C’è bisogno di gente seria, che aderisca ad un partito serio in cui la “meritocrazia” è basata sulla pazienza, sulla presenza, sulla partecipazione, sulla capacità di sacrificio dimostrata in anni di militanza, su uno statuto rigido e su un programma che metta al centro l’interesse nazionale e quello delle classi subalterne, che deve tornare a COINCIDERE. La politica non deve, come il lavoro e la nostra stessa vita, rappresentare un orizzonte precario e ragionare esclusivamente sul breve termine, ma deve essere programmata e permettere a chi ambisca a rappresentare i suoi elettori in maniera degna, di essere scelto per le sue peculiarità in prospettiva di poter lavorare e produrre benessere per il paese.
    Al di fuori di questo, esisterà SEMPRE la corruzione, esisteranno SEMPRE eletti che, più che pensare a ciò che è bene per l’Italia, saranno concentrati sul modo migliore per fotterci e non rimanere disoccupati. Intanto, l’alleanza dei 5 stèlli col PD sarà, si spera, il coup de théâtre finale prima della loro – mai così desiderata – sparizione dall’arco parlamentare.
    Martina Carletti

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  3. E il premio sperato, promesso a quei forti,
    sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
    d’un volgo straniero por fine al dolor?
    Tornate alle vostre superbe ruine,
    all’opere imbelli dell’arse officine,
    ai solchi bagnati di servo sudor.
    Il forte si mesce col vinto nemico,
    col novo signore rimane l’antico;
    l’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
    Dividono i servi, dividon gli armenti;
    si posano insieme sui campi cruenti
    d’un volgo disperso che nome non ha.
    A.Manzoni,Adelchi, atto terzo coro

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