Il giubilo degli oligarchi

Le oligarchie di Bruxelles e i tecno burocrati delle Istituzioni Europee sono in tripudio in questi giorni, dopo avere autocelebrato la loro giornata di trionfo con la nomina dei presidenti e componenti delle Istituzioni eurocratiche.

L’obiettivo dei tecno burocrati era quello di estromettere dai vertici del Parlamento i movimenti e partiti che, in Italia, come in Francia ed in altri paesi hanno vinto le elezioni e sono emersi come i partiti più votati dagli elettori, è il caso della Lega in Italia e del partito della Le Pen in Francia. I metodi sono sempre gli stessi: quelli meschini ed antidemocratici degli escamotage formali e degli accordi fra esponenti di peso a Bruxelles per escludere i candidati che potrebbero rappresentare un disturbo rispetto alla linea europeista, globalista e progressista in Europa.

Come ha dichiarato la eurparlamentare leghista Mara Bizzotto ““Oggi l’Europa ha dimostrato in maniera evidente la distanza che esiste tra l’arroganza del potere e la voglia di cambiamento espressa dal popolo . Questi falsi democratici che comandano i palazzi della UE continuino pure a prendersi gioco della volontà popolare: gli italiani non dimenticheranno i colpevoli di questo affronto e molto presto il nostro popolo li spazzerà via”, ha concluso la Bizzotto e come non dargli ragione.

LE SCELTE DELL’UE PER I POSTI DI VERTICE RIFLETTONO LE POLITICHE CHE HANNO PORTATO AL SUO ATTUALE PASTICCIO

Nonostante tutto quello che è accaduto nell’UE negli ultimi cinque anni, i suoi stati membri sono riusciti a selezionare in primo luogo quattro politici che incarnano una totale continuità con tutte le politiche che hanno portato l’Unione europea in questo pasticcio.
Nessuna delle recenti calamità ha convinto il blocco degli oligarchi europei a modificare leggermente il suo corso. Non l’ascesa dei partiti anti-sistema in Italia, Germania, Francia, Finlandia e altrove. Non l’ascesa delle forze patriottiche in Polonia e Ungheria. E tanto meno la Brexit, che, in termini economici equivale alla perdita di uno Stato membro tranne 20, e che distruggerà le attuali disposizioni del bilancio dell’UE.
Al contrario, tecnoburocrati della UE si sono “autocelebrati” e hanno alzato i “cordoni sanitari” contro i partiti populisti.

L’annuncio più eclatante è ovviamente quello del miglior posto di vertice, così il ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen è stata designata come presidente della Commissione.
Poiché è noto che la Commissione ha il monopolio dell’intero processo legislativo ed esecutivo nelle istituzioni dell’UE, questo organismo è il vero motore che guida l’intera macchina eurocrate.. Il Parlamento Europeo, al confronto, è impotente. Il fatto che la Germania abbia ora acquisito il controllo della più importante istituzione europea è notevole, anche perché è la prima volta che un tedesco ha ricoperto questo incarico dal primo presidente della Commissione, Walter Hallstein, che ha avuto il lavoro tra il 1958 e il 1967. Nei decenni successivi, e in particolare dal 1990, la Germania è emersa come potenza egemonica nell’UE e nulla viene deciso a Bruxelles senza l’accordo di Berlino.

Il contributo specifico di Ursula von Leyen, a parte la sua nazionalità e il suo status di stretto alleato di Angela Merkel, è che lei è una sostenitrice impegnata non solo del concetto di Europa federale ma anche di un esercito europeo. Come ministro della difesa, in precedenza aveva annunciato l’intenzione di investire 130 miliardi di euro in un corpo militare tedesco in 15 anni e un aumento del 10% nel 2019 per portarlo a 50 miliardi di euro l’anno. Se questa ri-militarizzazione è vestita con abiti “europei”, le tensioni della Guerra Fredda nel continente europeo non potranno che aumentare, cosa che la onorevole von der Leyen chiaramente vuole: la stessa è nota per essere uno dei peggiori falchi anti-russi in Germania e Europa.

Charles Michel, il nuovo presidente del Consiglio europeo, è il secondo belga ad occupare questo posto essenzialmente onorifico: Herman van Rompuy è stato nominato primo presidente nel 2009. (Il secondo è stato Donald Tusk, Michel è il terzo). spesso si dice del Belgio che ha sette parlamenti ma nessuno stato: ora Michel avrà 27 governi ma ancora nessuno stato.
Sarebbe difficile immaginare un politico più conformista di Charles Michel: questo liberale nato non ha mai pronunciato una parola originale nella sua vita. Inoltre, come Ursula von der Leyen, ha una politica europea nel suo sangue. Come Ernst Albrecht, padre di Ursula von der Leyen, che era un alto funzionario della Commissione europea prima di diventare ministro della Bassa Sassonia (Ursula era nato a Bruxelles e si era trasferito alla Scuola europea), il padre di Charles Michel, Louis, era un ministro degli esteri belga e commissario europeo. Due delle quattro nomine di ieri sono quindi dinastiche, sottolineando la classe politica europea simile a una casta, alla quale si dovrebbe forse aggiungere Josep Borrell, ex presidente del Parlamento europeo e ex presidente dell’Istituto universitario europeo di Firenze.

In breve, nessuno dei quattro brilla come personalità, mentre molti di loro sono stati coinvolti in scandali finanziari – Borrell per non aver dichiarato un lavoro di consulenza di € 300.000 all’anno nel 2012 e Lagarde per l’approvazione di un pagamento statale ad un amico di Nicolas Sarkozy. Leyen è stata spesso accusata di incompetenza come ministro, più preoccupata della sua pettinatura perfetta che dell’esecuzione dell’esercito tedesco. Tutti e quattro sono sopravvissuti in politica, nella maggior parte dei casi per decenni, proprio perché non hanno mai deviato dalla linea di partito e hanno invece ottenuto l’appoggio delle oligarchie in quello stanno facendo, come si mormora negli ambienti informati.

In breve, di fronte a una crisi esistenziale e ad una grave mancanza di credibilità, il messaggio dell’UE ai suoi elettori e al mondo è: Business as usual.

Fonte: News Front

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/i-tecnoburocrati-della-ue-si-autocelebrano-e-alzano-cordoni-sanitari-contro-i-partiti-populisti/


4 pensieri su “Il giubilo degli oligarchi

  1. Da molti anni la società italiana è nuovamente sull’orlo di una guerra civile. E negli ultimi anni essa vi si sta avvicinando più di quando non accadde negli anni ’70, gli anni di piombo, quando il terrorismo di sinistra e di destra insanguinava le strade quasi tutti i giorni, ma senza riuscire a mobilitare nel profondo le coscienze degli italiani in senso ideologico, semmai suscitando una reazione di orrore e disgusto per tanta cieca violenza.
    Oggi, invece, proprio questo sta accadendo: si sta verificando una mobilitazione ideologica nel profondo delle coscienze; si stanno formando, anzi si sono già formati, due schieramenti contrapposti, ciascuno dei quali guarda all’altro con disprezzo, con astio, con assoluta incomprensione, negandogli qualsiasi legittimità, non solo politica e istituzionale, ma anche e soprattutto di tipo morale. Lo Stato, debolissimo, non sa mediare, non sa fare da arbitro, nemmeno da notaio: è il campo di battaglia sul quale si sfidano le due opposte fazioni; e la magistratura, che dovrebbe essere il luogo deputato dello stato di diritto, scende in campo e indossa la divisa dell’una e dell’altra parte in lotta: dell’una soprattutto, cioè la sinistra, insieme ad altri poteri forti, nazionali e internazionali, a cominciare dal grande capitale finanziario.
    https://www.controinformazione.info/verso-la-guerra-civile-a-grandi-passi/

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  3. No, qua l’umanità non c’entra, l’unico interesse è la deportazione di giovani uomini in età militare e con fisici possenti da poter sfruttare sottopagati. Unitamente a questo, si intravede tra le righe, per chi sa leggere la scena politica, anche un palese attacco al Governo giallo-verde, una precisa volontà di mettere in difficoltà l’esecutivo, di provocarlo, di forzarne la rottura, poiché al netto dei suoi tanti limiti, questo Governo è stato sì dettato dalla contingenza politica, ma scelto dal popolo, e, in un modo tutto suo, si muove per l’interesse nazionale, non per quello delle élites.

    Il “trinomio” confini, sovranità, stato di diritto è venuto meno, chi accondiscende alle azioni di Carola e delle ONG, allora ammette che questo trittico giuridico/sociale sul quale si fonda la libertà dell’individuo incluso nella consapevolezza sociale della comunità, vale meno degli interessi del capitalismo apolide e quindi della necessità economica dei gruppi di potere. Questo, lasciatemelo dire, mette davvero paura, e ci obbliga ad una riflessione; quanto resta da vivere alla democrazia liberale?
    https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62204

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