Ab ovo

Per capire il presente bisogna rispolverare il passato:

Fu Ministro del tesoro dall’ottobre 1980 al dicembre 1982 nel governo di Arnaldo Forlani e nei governi di Giovanni Spadolini I e II.
La sua permanenza al Tesoro coincise con alcuni degli anni più critici della storia dell’Italia contemporanea.

Andreatta sancì la separazione della Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro.
Negli anni ottanta fu  presidente della commissione Bilancio del Senato. Fu vicepresidente del Partito Popolare Europeo dal 1984 al 1987, grazie al sostegno dell’alleato Helmut Kohl e della sua Unione Cristiano-Democratica.
Tornò al governo nel 1992, sull’onda dello scandalo di Tangentopoli che aveva allontanato molti volti noti, come Ministro del bilancio e della programmazione economica con l’interim della Cassa per il Mezzogiorno nel primo governo di Giuliano Amato. In seguito fu ministro degli Esteri nel governo di Carlo Azeglio Ciampidall’aprile 1993 al marzo 1994.
Andreatta fu attivo promotore della  privatizzazione del gruppo pubblico IRI: a tal proposito, firmò l’accordo Andreatta-Van Miert alla fine del 1993[8].
Fu ideatore dell’Ulivo.
Dopo la caduta del governo Prodi, nel 1998, fonda “Carta 14 giugno”, un’associazione ulivista che si proponeva di allargare le basi democratiche del consenso e favorire la riduzione del potere dei partiti. Durante la campagna elettorale per le europee del 1999, auspicò l’incontro tra Partito Popolare Italiano e I Democratici, che si sarebbe poi realizzato nel 2001 con la costituzione de La Margherita.
il 15 dicembre del 1999, nel corso di una seduta parlamentare, ebbe un grave malore e finì in coma profondo in seguito a un infarto e alle conseguenze di un’ischemia cerebrale. Andreatta rimase fino alla morte in uno stato vegetativo, senza mai riprendere conoscenza, spegnendosi dopo più di sette anni di stato comatoso il 26 marzo 2007 nel reparto di rianimazione del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.
l figlio Filippo Andreatta, docente presso l’Università di Bologna, scrive su diversi quotidiani italiani (tra cui il Corriere della Sera ed Europa) ed è esponente del Partito Democratico. La figlia Eleonora, invece, è un’alta dirigente della Rai …
(Wikipedia)

https://memorabiliadiario.wordpress.com/2019/05/02/piu-europa/

 

 

 

4 pensieri su “Ab ovo

  1. Negli anni ’90, sull’onda di tangentopoli, si mise fine all’industria pubblica italiana privatizzando e spacchettando il meglio che c’era per liquidarlo a favore di affaristi e speculatori, amici delle leve politiche catto-comuniste risparmiate dalla mannaia giustizialista che terremotò le classi dirigenti della I Repubblica. Qualcosa resistette allo scempio, come Eni, Enel, Finmeccanica, che da enti divennero S.p.A. a controllo pubblico, ma tanto altro fu sbranato dai cani famelici che si facevano chiamare riformatori. Tutto ciò non è bastato a far rinsavire il Paese e ad aprire gli occhi sulle perdite subite sotto quella campagna ideologica. Privato, come poi si è visto, non era sinonimo di bello ma di privazione.
    I nostri industriali però continuano ad essere coglioni ed anziché chiedere allo Stato di spendere per far ripartire l’economia si dicono terrorizzati dal debito pubblico.
    https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62084

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