Il solito petrolio

La diplomazia Usa è sempre più spudorata nel perseguire con ogni mezzo gli interessi esclusivi delle multinazionali americane. Mentre – riguardo al Venezuela – si dibatte per stabilire se Maduro sia un eroe socialista rivoluzionario da preservare o un dittatore incompetente da abbattere, la Sicurezza Nazionale Usa ammette candidamente che il Presidente va rimosso per consentire alle compagnie petrolifere Usa di mettere la mani sulle vaste riserve venezuelane di petrolio. Un film già visto altre volte, per esempio in Iraq e in Libia, che in genere ha un finale tragico.

Statistiche OPEC a fine 2017: l’81,89% delle riserve di petrolio mondiali sono in mano all’OPEC. Di queste, la quota maggiore (circa un quarto, spicchio arancione) è del Venezuela (NdVdE).

http://vocidallestero.it/2019/02/22/bolton-lo-ammette-fuori-maduro-dal-venezuela-per-far-entrare-le-compagnie-petrolifere-usa/

2 pensieri su “Il solito petrolio

  1. Concert Aid laboratorio dal vivo e neoliberista
    Come risorsa asimmetrica e arma politica per rimodellare le società, la guerra culturale attraversa il conflitto venezuelano. Il concerto “Live Aid”, promosso dal miliardario Richard Branson, raccogliendo il più noto pop del mercato latino, metteva il noioso discorso politico e dottrinale dei diversi impiegati della lobby musicale in Florida allo stesso livello di Sebastián Piñera, Iván Duque e Luis Almagro. L’orientamento commerciale dell’evento e la sua strumentalizzazione per simulare grande una base a supporto dell’intervento umanitario era così evidente da non richiede ulteriori analisi. Tuttavia, l’intenzione di svolgerlo il giorno prima del 23 febbraio, così come la copertura globale, è parte di un’operazione culturale che cerca di diluire il confine e fare della guerra in Venezuela un’estensione della cultura pop. Il preludio alla “libertà in Venezuela” è accompagnato dalle canzoni di Paulina Rubio e Maluma, evidente dimostrazione che l’atmosfera socio-culturale controllata cerca di riempire di frivolezza un processo di profondo indebolimento della società venezuelana attraverso sanzioni e blocco finanziario. E questo sembra il piano ideologico (neoliberale) che delinea i tratti profondi del cambio di regime contro il Venezuela, una manovra che sostiene la distruzione del suo patto politico e sociale, insieme al furto delle risorse naturali, davanti cui “l’aiuto umanitario” conclude l’intervento coll’intento di far tornare in Venezuela allo status di semi-colonia, prima di Hugo Chavez.
    http://aurorasito.altervista.org/?p=5598

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