Dai diritti acquisiti ai diritti quesiti

Lo scopo recondito del progetto di questa trasformazione dell’INPS da parte di Boeri e degli ambienti che lo sostengono è quello di limitare al massimo la pensione erogata dallo Stato con successivi tagli ed esclusioni, sostituendola con varie forme di “assistenza”. In tal modo i lavoratori dipendenti e autonomi (perché anche questi rientrano nel sistema previdenziale), visto che non hanno più la certezza di avere una pensione calcolata sui loro contributi, sono indotti ad aderire a polizze assicurative per garantirsi una rendita pensionistica, sia individuali sia nell’ambito dei numerosissimi Fondi istituiti negli ultimi anni dalle Compagnie di assicurazioni e da altri Enti finanziari. L’esempio cui ispirarsi sono gli Stati Uniti, dove appunto il sistema funziona così: pensione pagata privatamente, e gli anziani nullatenenti possono chiedere un’indennità di “social security”. D’altra parte, ciò sta già avvenendo con la sanità dove, a causa delle inefficienze del servizio pubblico, stanno diffondendosi a macchia d’olio fondi sanitari integrativi aziendali o individuali, con tutti i limiti e le eccezioni alle prestazioni che, com’è ben noto, le assicurazioni sono bravissime a porre.

L’allontanamento di Boeri, soprattutto da parte di un governo che non è allineato sulle istruzioni del Fondo Monetario Internazionale e delle “Fondazioni” che ne seguono i principi, ha bloccato questo processo. Adesso però il governo Conte non si deve fermare dinanzi alle proposte dissimili delle nomine da parte dei due partiti membri del governo: poiché si deve costituire un consiglio di amministrazione, tutti i nominativi proposti possono farvi parte, a condizione che si persegua, anche in questo campo, un reale “cambiamento” rispetto alla situazione preesistente e si mantenga il ruolo fondamentale e storico dell’INPS quale fondamento dello “Stato sociale”.

Di Nemo

http://www.ilpensieroforte.it/economia/1832-le-mani-della-finanza-sull-inps

Superfluo sottolineare come il “reddito di cittadinanza”, vada esattamente in questa direzione  😦

4 pensieri su “Dai diritti acquisiti ai diritti quesiti

  1. Cinque milioni di poveri in più. Gioventù disoccupata in proporzioni mai viste, e senza alcuna prospettiva di trovar lavoro. Precarizzazione. Pensionati in miseria. Imprenditori che si tolgono la vita. Perdite di lavoro e salari in età matura. Erosione dei risparmi, degrado sociale e dell’istruzione, immigrazione di massa di esseri da culture radicalmente estranee. Disuguaglianze e iniquità fra ricchi e poveri senza precedenti. E questo, da anni.

    Per di più, le soluzioni a questa tragedia sono note e confermate storicamente, ma la UE – con la sua dottrina economica bancaria radicalmente errata – ci vieta di applicarle. Ché poi, la celebrata UE, le regole severe che ci impediscono di crescere le impone a noi con rigore estremo, meno ad altri:

    “In quasi 20 anni di euro il PIL italiano è cresciuto del 3% e quello della Francia del 20%. Sapete quanto è il maggior deficit fatto dalla Francia rispetto all’ITALIA? Il 18% del PIL”, nota Claudio Borghi. L’Europa è una prigione dei popoli dove vige l’ingiustizia del più forte, lo stato di diritto non esiste più.
    https://www.maurizioblondet.it/la-grande-anestesia/

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  2. Insomma i capitalisti sono ormai in grado di dettare le regole politiche e del contratto sociale e i governi di ogni livello non fanno che ubbidire (vedi il calo di braghe di Obama con il sistema bancario) . anche perché con il tempo si è creato un circolo vizioso: l’enorme diminuzione delle tasse ai ricchi e alle aziende fa sì che il settore pubblico abbia sempre meno da investire, mentre quello privato sempre di più, per cui le multinazionali possono imporre la legge del taglione. E dove questo processo non è ancora del tutto sviluppato intervengono governance non elettive, come quella della Ue, per vietare di fatto investimenti pubblici con le leggi draconiane sui bilanci. Ci sono molti sistemi per riequilibrare la situazione: tornare a tassare i ricchi come nel trentennio d’oro del dopoguerra, cosa che anche alcuni economisti di rilievo cominciano a pensare, stabilire regole precise e stringenti sul lavoro e/o sulle retribuzioni, mettere tasse sui grandi patrimoni, rendere difficili le delocalizzazioni. In questo modo, pur dentro la logica capitalista, il pubblico tornerebbe ad essere il maggior investitore e dunque non dovrebbe cedere al ricatto ritornando a cercare di fare gli interessi di tutti e non solo dei ricchi.
    https://ilsimplicissimus2.com/2019/02/21/giungla-amazzonica-ovvero-lo-sciopero-del-capitale/

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  3. Se vuoi riformare l’ INPS, il modo migliore di iniziare è separare Assistenza e Previdenza.
    La prima in fiscalità generale. La seconda col contributivo.
    La seconda cosa, tutta l’assistenza che obblighi alla residenza (disoccupazione, reddito di cittadinanza, accoglienza ai migranti e relativo indotto, gratuito patrocinio, pensioni ai parenti degli immigrati -niente contributi, è un sussidio-, eccetera, li paghi in Lire. Moneta complementare che non può uscire dal Paese o essere cambiata in alcun modo. Niente oro da investimento, azioni, Borsa, titoli, pietre da investimento, money transfert, … in pratica, ci fai le spese ordinarie.
    Se compri auto o casa, pagando in lire, potrai rivenderla solo in lire (ergo, i fondi che speculano pignorandoli, non ci mettono più le mani).
    Il denaro risparmiato da queste emissioni a credito, permesse dal Trattato di Lisbona, essendo una moneta che fuori dal Paese non ha valore, ed usata per sussidi, parassitari e temporanei per definizione (della UE), lo usi per sistemare l’ INPS e fare parecchie altre cose.
    Solo l’accoglienza, vale 23 miliardi ANNUI, già preventivati.
    Solo il primo anno, ci paghi il buco INPS-INPDAP ed un primo aumento delle pensioni, dal secondo, fai altre riforme.
    Banca Pubblica e BdI pubblica, per prendere euro a tasso 0,15 e riprestarselo a tasso 0,16 contro titoli a 55 anni che restano in mano allo Stato.
    Spariscono interessi e spread, ergo altri soldi per fare altro. Nazionalizzazioni, abbattimento del debito estero (quello interno, piano piano lo ricompri alle scadenze), e riforme fiscali come la flat tax.
    Moneta fiscale per gli investimenti pubblici, le piccole opere che non richiedono bando int.le, la maggioranza, dirottando gli euro alle grandi opere.
    Minibot per pagare i debiti della PA, altro denaro dirottato altrove, meglio ancora per le riforme amministrative, giuridiche, scuola e ricerca, sanità…
    Si fa tutto, SE LO SI VUOLE. Occorre solo la volontà politica ed una visione di medio-lungo periodo.
    Solo con queste poche cose, in meno di due anni, movimenti 300 miliardi di nuovo PIL dal nulla e risparmi altrettanto, spostandolo su altre voci.
    E le sole nazionalizzazioni delle società di servizi, rendono 100 miliardi annui di utili, sufficienti agli investimenti territoriali, messa in sicurezza, bonifica,…
    Entrate certe.
    Anche dopo l’una tantum del primo anno, il PIL è destinato ad aumentare, ed il debito a diminuire, come ha già fatto la Germania.
    Ermes Uguccioni in FB

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