Classe dirigente

Secondo alcuni commentatori politici, il problema dell’Italia è che non abbiamo una classe dirigente.

Probabilmente è vero, viste le tristi condizioni in cui versa la scuola (vedi articolo precedente), però, anche in sede locale abbiamo avuto Borgatti, Borselli, Bottazzi…

Semmai, man mano che crescevano le opportunità di informarsi sui candidati, diminuivano le nostre possibilità di scelta: eliminazione delle elezioni provinciali, delle preferenze, delle nomine dirette degli assessori…

Nuovo esame di maturità

Dopo quella del 1997 (che sostituiva la sperimentale del 1969) qualcosa cambia anche quest’anno:

Candidati Disabili e con DSA

Esami di Stato II grado alunni disabili: prove, rilascio diploma e pubblicazione esiti

Esame di Stato II grado alunni DSA: ammissione, misure compensative e prova lingua straniera

Prova Invalsi

La prova è computer based e verte sulle discipline di italiano, matematica e inglese. Come detto sopra, per il corrente anno scolastico, non sarà uno dei requisiti di ammissione all’esame di maturità, fermo restando che si svolgerà – Prove Invalsi: Italiano, Inglese e Matematica debuttano nelle quinte secondaria. Le date

Alunni disabili e con DSA:

Curriculum dello studente

Superato l’esame di Stato, ai candidati viene rilasciato il diploma con allegato il curriculum dello studente.

Il diploma attesta l’indirizzo, la durata del corso di studi e il punteggio ottenuto.

Il curriculum riporta la carriera scolastica dell’alunno: dalle discipline studiate ai livelli di apprendimento conseguiti nella prova Invalsi, dalle competenze in lingua inglese alle attività di alternanza scuola-lavoro svolte.

Il modello di diploma e di curriculum saranno definiti dal succitato decreto Miur, da pubblicare entro il mese di marzo.

Nuova Maturità: al diploma sarà allegato curriculum, conterrà anche Invalsi

Slides Miur

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L’idea di nazione

La nazione appare come il tipo di organizzazione statale che meglio riesce a interpretare le esigenze di una comunità, unica garante del rispetto della sovranità popolare e baluardo contro le politiche di precarizzazione dei lavoratori, portate avanti da organismi sovranazionali anti-democratici come l’Ue e la Bce. Rappresenta un principio spirituale geografico, di lingua, religione, comunità di interessi, tutti elementi che la caratterizzano, unendo tanti singoli individui, che non si incontreranno mai personalmente e singolarmente, in un’unità di destino.
Possiamo dire che la nazione è l’anima di un popolo: è la Patria!
Nel concetto di patriottismo si riconoscono tutti coloro che si sentono partecipi del sentimento nazionale senza quelle velleità di supremazia coltivate dai nazionalisti. I patrioti, infatti, riconoscono agli altri stati gli stessi diritti e la medesima dignità, in una condizione di parità mentre i secondi considerano la propria come una nazione superiore, ponendo quindi le basi per giustificare la sottomissione degli altri stati.
Quando il nazionalismo predomina sul patriottismo nasce l’instabilità, condizione che noi, come europei, ben conosciamo. I nazionalismi hanno fatto del nostro continente, per secoli, un campo di battaglia. Oggi, all’interno dell’Ue, malgrado le apparenze, nulla sembra cambiato. Francia e Germania, i cui interessi si identificano con quelli delle classi dominanti, proseguendo nella loro tradizionale politica di supremazia, spingono affinché gli altri paesi perdano la loro sovranità a favore di Bruxelles mentre, da parte loro, continuano nella loro politica di predominio nel continente, predominio che fino al secolo scorso era di natura militare mentre oggi si è trasformato in finanziario. Tuttavia non soltanto a Parigi ed a Berlino si attua una politica aggressiva, anche l’Ungheria, l’Austria, la Polonia, pur non avendo la forza di Francia e Germania, guardano comunque ai propri interessi a scapito degli altri paesi. Non a caso i governi sovranisti di questi stati sono stati i primi ad attaccare l’Italia in occasione delle trattative per lo sforamento del deficit eppure, teoricamente, sarebbero dovuti essere alleati.
Quando si vota, la gente deve individuare quali sono i partiti ed i politici che hanno veramente a cuore gli interessi nazionali e che hanno idee chiare su come difenderli con programmi a lunga scadenza. Gli interessi nazionali non sono delle mere astrazioni ma rappresentano dei reali benefici per tutto il popolo.
Le relazioni internazionali si basano solo ed esclusivamente sui rapporti di forze. Chi non sa difendersi sul piano economico e militare è destinato a soccombere. La diplomazia nulla può senza uno stato forte che la sostenga. Se l’Italia non inizierà ad irrigidirsi e farsi valere, continuerà a perdere posizioni non soltanto nei confronti delle grandi potenze ma anche di nazioni molto meno importanti.
L’alternativa all’Ue, in mano a banchieri e finanzieri, è rappresentata da un’Europa delle patrie, ognuna con pari dignità. Lavoriamo per questo!

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61477

Leggi razziali

Insomma, in questi giorni si parla tanto di “leggi razziali”, di quanto fossero brutte, di quanto alcuni abbiano sbagliato in quegli anni in Italia e altrove in Europa; oggi la silenziosa persecuzione contro un intero popolo, solo per via della sua nazionalità, non pare tanto diversa.

Gli iraniani in Italia hanno sempre fatto parte di un’èlite, composta soprattutto da medici, ingegneri, accademici e scrittori e sono stimati intorno alle 15 mila persone. Trattarli in questa maniera non pare giusto; non solo perche’ discriminare delle persone, solo per la loro nazionalita’, e’ disumano.

Soprattutto perchè sono illegali le sanzioni che attualmente colpiscono il Paese; questa volta, non si può recriminare nulla nemmeno al governo di Teheran, che ha stretto un patto, lo ha rispettato e continua a rispettarlo ed in cambio avrebbe dovuto avere la fine delle sanzioni. (Fonte: Paris Today)

Nota:

Articolo 3 -Costituzione italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali………”

Sembra evidente che sottoporre i cittadini di un altro paese sovrano, come la Repubblica Iraniana, ad una palese discriminazione nei propri diritti risulta una violazione di una norma costituzionale. Coloro che subiscono tale discriminazione hanno diritto ad adire un qualsiasi Tribunale, con l’assistenza di un legale, e richiedere la rimozione di regolamenti amministrativi che sono pregiudizievoli dei diritti delle persone.

https://www.controinformazione.info/leggi-razziali-contro-gli-iraniani-in-italia/

Italia sotto assedio

Se il governo Conte crolla di colpo, c’è già pronto Cottarelli. Ma il vero pericolo si chiama Mario Draghi: il presidente uscente della Bce potrebbe ripiegare su Palazzo Chigi, se non andasse in porto il piano principale che lo riguarda, cioè arrivare alla presidenza del Fmi e sottrarre il Fondo Monetario all’egemonia Usa, per metterlo al guinzaglio di Berlino e Parigi. Secondo l’analisi di Gianfranco Carpeoro, per l’Italia si è acceso l’allarme rosso: l’incredibile Trattato di Aquisgrana, che demolisce qualsiasi prospettiva comunitaria proiettando anche ufficialmente Germania e Francia nel ruolo di “padrone” neo-coloniali dell’Ue, ha come vittima principale proprio il Belpaese. A Roma non si perdona l’insubordinazione del governo gialloverde, l’unico esecutivo teoricamente all’opposizione di Bruxelles. Lo dimostra la “macchina del fango” scatenatasi contro Lega e 5 Stelle, per indebolirne la leadership. Il polverone sul padre di Di Maio (lavoro nero) e su quello di Di Battista (debiti), unitamente alla mazzata giudiziaria sui leghisti (maxi-risarcimento da 49 milioni di euro) a questo servono: a impedire che l’elettorato italiano si sollevi, nel caso in cui una crisipilotata – banche, spread – precipitasse il paese nella bufera, replicando le condizioni del “golpe bianco” che nel 2011 consentì alla “sovragestione” europea di costringere alla resa Berlusconi e imporre il commissariamento dell’Italia, tramite Monti.
Gianfranco Carpeoro

Propaganda

Sessantaquattromila ripetizioni fanno la verità Aldous Huxley

La manipolazione è sempre esistita: nel quotidiano, nella politica, nello spettacolo. Già Platone, che viveva in una Atene attraente richiamo per esperti del discorso e della parola come i sofisti, spiegava come vi fossero due tipi di discorsi: quelli che hanno come obiettivo la conoscenza e la comunicazione autentica e quelli che invece, usati ad arte, mirano ad ottenere un beneficio esteriore. I primi rispettano l’interlocutore, la sua autonomia e libertà, i secondi cercano invece di convincerlo con trucchi e menzogne ben congegnati. Molti secoli più tardi, nel 1599, il Papa Clemente VIII fondò la Sacra Congregatio de Propaganda Fide, allo scopo di riavvicinare uomini e donne alla Chiesa e propagare la dottrina in missioni in terre lontane. Interrotta per alcuni anni, l’iniziativa fu poi rilanciata in forma stabile da Gregorio XV, successore di Clemente VIII. Nell’etimologia della parola latina “propaganda” si scopre il suo significato originario: questa parola designa ciò che della fede deve essere propagato, cioè le credenze, i misteri, le leggende dei santi, i racconti dei miracoli. Non si trattava di trasmettere quindi una conoscenza obiettiva e accessibile a tutti tramite il ragionamento, ma di convertire a verità nascoste che promanano dalla fede, non dalla ragione. Vi è infatti una differenza sostanziale fra “persuasione” e “propaganda”: la persuasione considera e valuta i benefici anche per l’interlocutore, mentre la propaganda prende in considerazione solo le finalità della fonte del messaggio. Oggi la comunicazione non passa più solo attraverso il linguaggio, verbale e non verbale, ma attraverso dei media che utilizzano l’immagine suscitando emozioni: essi riescono a fare ciò che i sofisti facevano attraverso la sola manipolazione del linguaggio, ma raggiungendo un numero impressionante di persone nello stesso momento, agendo sulla loro quotidianità, creando nuove abitudini, formando la pubblica opinione.

https://www.scribd.com/document/374788214/Propaganda

I copiatori di compiti in classe

Questo mette scompiglio fra i democratici che da anni sono tra i fans delle scuole charter e di una visione aziendalistica dell’insegnamento, ma che non possono voltare le spalle agli insegnanti perché, questa è la novità, i loro scioperi sono appoggiati dalla popolazione (forse)

Il simplicissimus

Los Angeles Teachers Go On StrikeOggi voglio dire appena due parole su qualcosa che viviamo tutti i giorni e sull’informazione negata. Per molti anni, fin dai tempi di Berlusconi, la scuola è stata investita da un progetto di progressiva privatizzazione che, analogamente al resto dell’occidente neoliberista, aveva tre scopi principali, ancorché spesso non chiari agli stessi esecutori del disegno: eludere lo scopo dell’educazione pubblica che è formare le persone, dare loro una cultura, ovvero una capacità critica e non ridursi ad essere semplicemente un addestramento al lavoro e alle sue regole; dare un’istruzione decente solo alle classi che se la possono permettere; educare all’ideologia capitalista che alla fine è una semplice ontologia e antropologia del possesso.

Per raggiungere questo scopo si è ampiamente sfruttato il mito americano che nella più asservita delle colonie funziona sempre a meraviglia, magnificandone il sistema scolastico privatistico e i suoi successi, disgraziatamente in gran parte autoreferenziali frutto del combinato disposto…

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Scendere dal pero

Facendo seguito all’articolo precedente, non è solo il popolo ad avere delle responsabilità; dalle colonne di questo giornale abbiamo più volte lamentato l’assenza della componente 5 stelle a Bondeno (pur in presenza di un consistente pacchetto di voti).

Adesso sono al governo, ma assenti su scala locale: tutti generali senza truppa.

Non devono poi lamentarsi se i loro ordini rimangono lettera morta…

Vedi anche: https://bondenocom.wordpress.com/2018/04/30/andiamoagovernare/

Ci vorrebbe il popolo

Marco Cedolin

Chi si aspettava che il governo Conte si facesse artefice di una rivoluzione epocale, realizzando il miracolo di rivoltare questo Paese come un calzino e mettere fine alla miriade di storture che ammorbano questa Italia targata UE, ormai svuotata di ogni sovranità e privata di qualsivoglia margine di manovra è sicuramente andato incontro ad una cocente delusione.
Non si è lavorato per costruire un “Italexit”, non abbiamo abbandonato l’euro, non è stata risolta la piaga dell’immigrazione selvaggia, non sono nati per incanto milioni di posti di lavoro, non è stata bloccata la sperimentazione farmaceutica vaccinale, probabilmente ci sarà un reddito di cittadinanza ma ne usufruiranno più i furbetti di coloro che ne hanno realmente bisogno, non sono diminuite le tasse, forse sparirà un mostro come il TAV Torino – Lione ma resteranno le altre grandi opere inutili, non cambierà radicalmente la nostra politica estera, continueremo probabilmente a pagare il canone RAI e tutte le accise sulla benzina ed i soliti noti seguiteranno ad accumulare fortune miliardarie attraverso le concessioni delle autostrade costruite con i soldi degli italiani….

 

Non è possibile fare miracoli attraverso quella farsa conosciuta come democrazia rappresentativa. Anche se un governo avesse realmente l’intenzione di rivoluzionare tutto e fosse così fortunato da non venire eliminato fisicamente dopo pochi giorni si ritroverebbe comunque impastoiato all’interno di un ambiente ostile dove sarebbe impossibilitato a muoversi, perché tutte, ma proprio tutte le leve del potere sono nelle mani di ligi servitori non dello Stato ma della globalizzazione mondialista, apolide ed eterodiretta dai grandi organismi sovranazionali. Dai funzionari pubblici e privati di ogni ordine e grado alla magistratura, dai giornalisti agli opinion leader, giù giù fino ai guitti da cortile che cantano canzonette, lavorano in TV o scrivono libelli di dubbio gusto, tutti lavorano per lo stesso padrone e costituiscono una sorta di fango marcescente che ti si attacca alle scarpe e non ti lascia muovere neppure se lo vuoi.

Il governo Conte, all’interno di questa situazione per molti versi grottesca, qualcosa ha tentato e sta tentando di farlo e lo dimostra il livore manifestato da tutto il circo Barnum dei poteri che contano. Inveiscono quotidianamente i pennivendoli di ogni colore, inveiscono confindustriali e banchieri, inveiscono i responsabili (mai votati da nessuno) della UE, inveiscono i ladroni delle ONG, tornano a scioperare perfino i sindacalisti d’accatto che da decenni avevano finto di dimenticare che si potesse farlo.
Nell’ambito dell’immigrazione selvaggia qualche passo in avanti è stato fatto, così come in prospettiva nel mondo del lavoro e del welfare, così come nei rapporti con la UE e nell’ambito della sicurezza. Piccoli passi nel fango, magari disordinati, ma che inequivocabilmente segnano un punto di svolta rispetto ai governi di centrodestrasinistra che si sono spartiti l’Italia negli ultimi 25 anni.

Non certo una svolta epocale o un miracolo, ma per quelli ci sarebbe bisogno del popolo, non dei populisti.

https://ilcorrosivo.blogspot.com/2019/01/niente-miracoli-ma-qualche-buona-azione.html

Gli ultras dell’ultimo stadio

Comunque c’è poco da chiamare soft power l’occupazione coloniale del calcio attuata in grande stile secondo il dettami  di un programma di sviluppo, il “Qatar National Vision 2030” che stabilisce i principi per uno “sviluppo sostenibile ed equilibrato” del quale fa parte appunto la “Sport Sector Strategy”: il Qatar compra e sponsorizza squadre (Barcellona, Psg, etc,), atleti, arbitri, senza alcun rispetto per il tradizionale fair play che dovrebbe caratterizzare il mercato calcistico e lo sport in generale, affitta ultras da infiltrare nelle partite, all’interno della Fifa compra i voti dei presidenti delle società calcistiche per aggiudicarsi la riffa dei Mondiali, conquistata anche grazie a accordi per forniture agevolate di gas,  al suo  7 per cento di Volkswagen, al suo 10 per cento di Deutsche Bank, alle quote importanti di Harrod’s, dell’aeroporto di Heathrow e di British Airways, di Credit Suisse e di Royal Dutch Shell.

Altro che calciopoli, calcioscommesse, cocaina, veline e giocatori. Ormai anche crimini, reati e interessi sono da grandi. Basta pensare alle partite che si giocano più sugli stadi che negli stadi: quelli “pubblici”, i tre sotto il controllo dei club,  lo Juventus Stadium, la Dacia Arena dell’Udinese e il Mapei Stadium del Sassuolo, quelli che pare indispensabile fare, Roma e Firenze, quelli che vorrebbero primi cittadini posseduti da una insana megalomania, Venezia, tutti comunque dentro la partita ancora più grande, quella della trasformazione, sancita con legge del 1996, delle società calcistiche da associazioni che avevano come scopi quelli connessi all’esercizio della pratica sportiva a imprese con fini di lucro, con la possibilità di quotarsi in borsa.

Molte società di calcio, che in precedenza appartenevano a imprenditori locali, come nelle commedie all’italiana, sono state acquistate da investitori finanziari.  Il 78% della Roma è di due società del Delaware, paradiso fiscale degli USA; il Bologna è del canadese Joey Saputo, uno dei 300 uomini più ricchi al mondo; il Venezia è di una cordata rappresentata dall’americano Joe Tacopina, impegnati a conseguire l’obiettivo primario   di generare profitti da distribuire agli azionisti, da raggiungere solo in parte con le sponsorizzazioni e la cessione dei diritti televisivi, sempre di più con investimenti finanziari e immobiliari.

Si deve al governo Letta la svolta che ha dato spazio alle peggiori speculazioni locali e internazionali con un provvedimento per favorire non solo la costruzione o il rifacimento degli stadi, ma l’edificazione al loro intorno, se non al loro interno, scavalcando così gli enti locali obbligati a dichiarare “di interesse pubblico” i progetti dei privati, aumentando il potere ricattatorio degli investitori privati, nel caso specifico dei padroni delle società calcistiche. E poi al governo Renzi l’estensione dell’applicazione dei favori  alle squadre di serie B cosicché nel 2016 un protocollo di intesa tra Invimit (Investimenti Immobiliari Italiani), B Futura (società di scopo interamente partecipata dalla Lega B) e l’Istituto per il Credito Sportivo adotta “lo strumento del Fondo Immobiliare,  per la promozione di operazioni di valorizzazione di stadi e impianti sportivi”.

Figuriamoci se in questo contesto qualcuno può davvero pensare di criminalizzare la violenza negli stadi quando dentro e fuori, intorno e sopra i circhi della nostra contemporaneità, profitto, sfruttamento, corruzione, prevaricazione, intimidazione e ricatto hanno dato un calcio allo sport come esercizio di convivenza civile per farne un business avido e feroce, e gli imperatori piegano il pollice per godersi lo spettacolo dei gladiatori e del pubblico, noi, mangiati dai leoni.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2019/01/11/gli-ultras-dellultimo-stadio/