Il tutto è falso

il falso “correttamente applicato”  è diventato il vero motore delle carriere accademiche. E a questo possiamo aggiungere l’opinione del premio nobel per la medicina, il biologo cellulare  Randy Schekman per il quale le maggiori riviste scientifiche , Nature, Cell e Science sono come tiranni: “pubblicano in base all’appeal mediatico di uno studio, piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica. Da parte loro, visto il prestigio, i ricercatori sono disposti a tutto, anche a  modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione”. E naturalmente questo non si ferma qui, si estende ai pagamenti in solido che università e gruppi in concorrenza tra loro o addirittura organizzazioni ad hoc effettuano per poter venire alla ribalta.  Paradossalmente il publish or perish  che le capre nostrane, incompetenti e/o subornate da modelli superficiali considerano il massimo della modernità è in realtà alla radice di tutto questo e non solo dei falsi o delle superficialità, ma anche della normalizzazione della scienza perché nessuno è così pazzo da sfidare il potere

Materie oscure, anzi proprio buie

A misfatto compiuto

Perché i conti dell’azzeccagarbugli degli italiani e del suo governo sono proprio quelli della serva, della serva Italia, calcolati per riconfermare e dimostrare subalternità e sottomissione al padrone, senza considerare i danni collaterali, la manomissione del nostro territorio e la pressione sull’ambiente irreversibili, la mobilitazione di risorse finanziarie e umane che dovrebbero trovare una collocazione più razionale e “sociale”, la condanna senza appello a costituirci in qualità di hangar, rampa di lancio, corridoio di passaggio, tubo e condotta, poligono e trincea, e laboratorio per test mortali. Uno dei quali ha già avvalorato la diagnosi: siamo proprio il paese dove il Si suona, purtroppo.

Il simplicissimus

it Anna Lombroso per il Simplicissimus

Regna una grande confusione sotto il nostro cielo: l’opposizione irriducibilmente europeista che annovera non sorprendentemente  il destinatario della famosa lettera segreta di intimidazioni del 2011 e quelli che l’hanno usata come format per le manovre successive, scoprono le meraviglie del sovranismo di ritorno e rimproverano il governo di umiliante acquiescenza e vile assoggettamento ai diktat imperiali. E in aggiunta rimbrottano la maggioranza per la lungaggine con cui eseguono gli ordini, che minaccia il festoso cenone dei parlamentari.

La Raggi viene accusata di creare disordine all’ombra dell’esile alberello di Piazza Venezia per aver fatto quello che per anni altri sindaci avevano promesso senza realizzarlo per non disturbare la lobby del turismo soprattutto quello benedetto oltre Tevere.

Il truculento all’Interno,  che indossa la divisa estratta dall’armadio della sala delle mascherate  eleganti del Cavaliere, senza che nessuno sbirro si inalberi per l’abuso, dismette la sua accanita battaglia per…

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Da Marcuse a Davila*

Usando le laconiche parole de L’uomo a una dimensione (1964), con Marcuse possiamo avanzare questo rilievo (che peraltro ben calza con gli ultimi decenni politici italiani e internazionali):« La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni né gli schiavi. »

Proprio la crescente impressione o consapevolezza che “i politici sono tutti uguali”, che, a prescindere da destra o sinistra, “comunque non cambi niente” e che a trionfare sia sempre il pensiero sostanzialmente unico dell’establishment – ciò ha fatto sì che si iniziasse a rivolgersi a crescenti forze antisistema, nelle varie forme che hanno assunto: sovraniste, populiste, antidemocratiche o, almeno nei proclami, a favore di forme di democrazia diretta.

Dunque, anche il «controllo ultimo» può non bastare e consegnarci alla tirannia e al dispotismoI governi, i parlamenti nazionali e le istituzioni europee sono oggi senza dubbio tiranniche e dispotiche. Sono dispotiche perché il voto lascia inalterato lo status quotiranniche perché le crisi economiche, sociali, ambientali si perpetuano. Le forme e perfino le istituzioni politiche tradizionali sono ormai esautorate nell’opinione condivisa, ma ciononostante perdurano negli anni, per giunta aggravando la situazione che da decenni promettono di risolvere.

Ma questi tratti dispotici e tirannici che sempre più subiamo sono frutto di quegli stessi valori che molti di noi – il popolo! – incarnano nella quotidianità. È il popolo stesso, benché venga osannato dai populismi, ad essere individualista, arrivista, consumistico, indifferente all’ambiente, ecc. I valori dei politici, dei manager, dei proprietari, che il popolo disprezza, sono i suoi stessi valori. Come possiamo sperare che la scalata verso alte cariche o posizioni di prestigio attenui quel che i più di noi sono, invece di potenziarlo? Uomini che aprano prospettive sul futuro non se ne vedono; semmai si vedono uomini nuovi, ma solo perché peggiori dei precedenti.

« La società moderna si degrada tanto in fretta che ogni nuovo mattino contempliamo con nostalgia l’avversario di ieri. » (Nicolás Gómez Dávila, Escolios)

Non solo è la classe politica ad essere moribonda, ma lo è anche quella degli accademici, degli intellettuali, degli uomini di cultura. Manca chi denunci, si mobiliti, crei, faccia vedere quel che i più non sanno vedere, con cognizione di causa.

« Qualunque sia la loro forza di percussione e di impatto, gli avvenimenti contemporanei sono poveri di contorni, di rilievi, di spigoli, se l’immaginazione non inventa per vederli un lessico dai significati appropriati.

La percezione si ottunde se gli artisti scarseggiano. » (Ivi)

Ed è assai difficile che l’eccezione emerga. Emerge semmai chi è così simile alla mediocrità da potervici facilmente riconoscere.

« La personalità di questi tempi è la somma di ciò che fa colpo sugli stupidi. » (Ivi)

E c’è ormai qualcosa che sopravviva al mercato, perché se ne riconosca il valore e non si pieghi ad esso?

« Il Progresso alla fine si riduce a derubare l’uomo di ciò che lo nobilita, per potergli vendere a buon mercato ciò che lo svilisce. » (Ivi)

L’uguaglianza al ribasso paventata da molte voci, che hanno iniziato a levarsi preoccupate e spaventate fin dall’Ottocento, si è andata via via realizzandosi.

« Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sulla uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga. » (H.-F. Amiel, Frammenti di diario intimo, 12 giugno 1871)

 

Henri-Frédéric Amiel, Alexis Tocqueville, Nicolás Gómez DávilaHenri-Frédéric Amiel, Alexis Tocqueville, Nicolás Gómez Dávila

 

Per dirla ancora con Gómez Dávila:

« Dobbiamo compatire l’egualitario.

Quale sfortuna ignorare che ci sono ranghi e ranghi al di sopra della nostra mediocrità. » (N. Gómez Dávila, Escolios)

Così, se i desideri non vengono coltivati, e non diventano ideali, essi rimangono piccini.

« È probabile che il dispotismo, se riuscisse a stabilirsi presso le nazioni democratiche del nostro tempo, avrebbe un altro carattere: sarebbe più esteso e più mite e degraderebbe gli uomini senza tormentarli. […]

Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Ognuno di essi, tenendosi da parte, è quasi estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui tutta la specie umana; quanto al rimanente dei suoi concittadini, egli è vicino ad essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente affatto; vive in se stesso e per se stesso e, se gli resta ancora una famiglia, si può dire che non ha più patria. » (A. Tocqueville, La democrazia in America)


  • Nicolás Gómez Dávila. (11 dicembre 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 17 dicembre 2018, 16:00 da //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Nicol%C3%A1s_G%C3%B3mez_D%C3%A1vila&oldid=101500414.
  • Il XXI secolo, tirannico e dispotico

    di Gabriele Zuppa – 12/12/2018

    Il XXI secolo, tirannico e dispotico

    Fonte: Gazzetta filosofica

 

Dilettanti sbaragliati

Dopo aver declassato l’industria dell’auto – grazie alla “provvidenziale” morte degli eredi naturali Agnelli – gli Elkann, EUsraeliani, hanno consegnato la nuova FIAT alla produzione di semplici commesse internazionali. I centri di ricerca FIAT sono stati chiusi. L’industria informatica di Ivrea – Olivetti – distrutta da De Benedetti: dava fastidio ad IBM. Che fu, poi, “mangiata” dai cinesi di Lenovo.

Sulla produzione italiana di zucchero – ben 34 zuccherifici – è bastato sopprimere le draghe (regionali) fluviali che rendevano conveniente il trasporto dal campo alla raffinazione: oggi rimangono 3 zuccherifici, in via d’estinzione. A vantaggio dei produttori del Nord Europa.

Insomma, gli USA hanno un bilancio federale: come possiamo pensare di sommare spezzoni di singoli bilanci senza fornire quella omogeneità di prassi che richiede la formulazione di un vero bilancio?

Mi chiedo se i grandi “rivoluzionari”, che propalavano urbis et orbis il nuovo Verbo dell’indipendenza da questo circuito infernale – via dall’Euro! via dall’Europa! – si rendono conto dei frutti delle loro azioni, del loro cedere senza condizioni ai ricatti europei.

Mi sovviene quando Berlusconi, per le elezioni del 2006, incontrò e raggirò i rappresentanti dei No-Euro per avere qualche voto in più (poi ottenuto semplicemente comprando il senatore De Gregorio), senza sapere nemmeno cosa volessero o quali fossero gli obiettivi del loro agire.

C’è, in più, un’aggravante: Conte, Di Maio e Salvini hanno ceduto in un momento politico nel quale c’erano molte premesse di successo: il clamoroso “sforamento” del 3,5 % della Francia – che ha, in termini monetari, un debito maggiore del nostro – la difficoltosa trattativa del Regno Unito per uscire dall’Europa, le elezioni europee incombenti, il “tiepido” appoggio americano, l’interessato “appoggio” russo…ma quando mai simili situazioni si ripresenteranno?

L’errore primigenio è stato l’essere stati irretiti nel vortice delle trattative di levatura economica, senza comprendere che la vera contesa era di ordine politico: la Francia va sorretta perché, domani, i giubbotti gialli non giungano al potere. L’Italia va massacrata poiché, in qualche modo, la protesta ha raggiunto il potere.

Soluzione? Fare in modo che la “protesta al potere” sia enucleata, derisa, accumulata nel coacervo delle rêverie di provincia, nel sogno ad occhi aperti di una possibile rinascita. Per mantenere in vita l’oligarchia europea.

Stamani mi sono recato alla Posta, per pagare l’IMU e la spazzatura, per la quale ero in ritardo: 801 euro. Tredicesima: circa 1.300 euro. Un tempo, almeno sotto Natale, si faceva in modo che l’economia si riprendesse grazie, almeno, all’importo delle tredicesime. Anche questo sogno è sparito: sempre solo tagli, economie, risparmi da consegnare all’Europa.

Alla mia constatata malinconia nel consegnare la tredicesima all’Europa, ha fatto coro l’impiegata delle Poste: “Mi ero ripromessa di non votare più: poi, questa volta ho ancora votato perché mi son detta…proviamoci, se si riuscirà a cambiare qualcosa…la prossima avrò fatto tesoro di questa delusione.”

Così la pensano gli italiani, checché ne dicano i nostri governanti.

http://carlobertani.blogspot.com/2018/12/una-lettura-alla-tsipras.html

Poveri noi!

Fonte: Enzo Pennetta

Bisognerebbe ringraziarli per la loro capacità di sorprenderci sempre con nuove invenzioni, sono gli “scienziati” del crepuscolo, quelli che devono nascondere a cesare che l’impero va in malora.

Dopo i gilet gialli infuriati perché non hanno capito la tassa ecologica, e contemporaneamente alla denuncia sulle ingerenze di Putin nelle sommosse francesi, ecco che il CENSIS supera tutti inventando una nuova patologia psicoillegale. Per consentire ai politici di riferimento di continuare a non vedere una realtà fatta di persone impoverite e tradite da una classe dirigente che li ha venduti alla finanza, che li ha sottomessi a regole fatte per trasferire ricchezza dal basso verso l’alto, che gli ha imposto obblighi ciechi e diritti surrogati da concedere senza se e senza ma sul verbo del politicamente corretto, ha trasformato le rivendicazioni in malattie mentali. Così il rapporto CENSIS riferito sul Sole 24Ore:

I nostri concittadini, spiega il capitolo chiave sulla “società italiana al 2018”, sono in preda a «una sorta di sovranismo psichico prima ancora che politico», che «talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria – dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare».

Voi quindi non avete delle opinioni, siete malati mentali e la vostra malattia è il rancore, siete irriconoscenti verso persone che volevano solo fare il vostro bene, voi non individuate responsabilità e pericoli ma siete a “caccia del capro espiatorio”, non indicate soluzioni per tutelare i vostri legittimi interessi, siete alla ricerca di leve per un “cinico presunto riscatto”. Il CENSIS non studia più il sociale come dovrebbe fare secondo le sue finalità, adesso ci giudica applicando delle categorie di parte, osserva l’Italia attraverso le lenti colorate del globalismo e de neoliberismo che rendono sbagliato qualsiasi altro colore, un po’ come Nerone interpretato da Peter Ustinov in Quo Vadis che osservava i sudditi attraverso dei vetrini colorati.

“Sovranismo psichico” è un termine che scientificamente non significa nulla, un neologismo che restituisce solo ringhio impotente di una classe dominante avviata al tramonto, la classica orchestra del Titanic che suona e che oggi è incarnata da quella del teatro Alla Scala, applausi rassicuranti racchiusi in un recinto autoreferenziale mentre intorno un intero mondo è al tramonto.

Il CENSIS, come larga parte della scienza vassalla del mondo politicamente corretto, ormai non si preoccupa neanche più di salvare le apparenze, di scientifico non è rimasta che la facciata, con termini come “sovranismo psichico” il re è nudo.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61326

Dilettanti allo sbaraglio

«Non capisco lo stupore che ho letto su un’agenzia per la definizione di Hezbollah come terroristi islamici. Se si scavano tunnel sotterranei a decine di metri che sconfinano nel territorio israeliano, non penso si faccia per andare a fare la spesa»: Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, in visita in Israele ha criticato il partito sciita libanese dimenticando la presenza dei militari italiani in Libano per la missione Unifil, ora addirittura a guida tricolore. La semplificazione operata dal segretario del Carroccio mostra una inaccettabile superficialità nel rilasciare dichiarazioni che possono mettere a rischio la sicurezza della missione italiana in Medio Oriente.

La preoccupazione del Ministero della Difesa

“Preoccupazione” e “imbarazzo”: sono questi gli elementi che emergono dal ministero della Difesa e del comando italiano ad Unifil a seguito del post pubblicato dal ministro degli Interni Matteo Salvini, che ha definito Hezbollah come dei “terroristi islamici”. “Non vogliamo alzare nessuna polemica, ma tali dichiarazioni mettono in evidente difficoltà i nostri uomini impegnati proprio a Sud nella missione Unifil, lungo la blue line. Questo perché il nostro ruolo super partes, vicini a Israele e al popolo libanese, è sempre stato riconosciuto nell’area. Tra l’altro l’Onu la sua parte la sta già facendo, c’è una missione, si chiama Unifil, da oltre 12 anni, e il comando è oggi sotto la guida italiana per la quarta volta”.

La reazione del M5S (Manlio Di Stefano)

“La geopolitica è materia complessa e necessita di competenze e sensibilità, non a caso e’ materia della Farnesina. Parlare di Hezbollah, di Libano, di Gaza, di Israele e di Palestina significa studiare oltre 70 anni di storia di conflitti (e quasi 2000 di popoli) e capirne mutazioni, società e possibilità concrete. Farlo senza cognizione di causa, solo per schierarsi dalla parte del più forte, fa male a quei popoli, alla pace e ai nostri uomini in missione Unifil. La spettacolarizzazione di tutto porta a gaffe pericolose che andrebbero evitate”. Lo scrive su Facebook Manlio Di Stefano del MoVimento 5 Stelle, sottosegretario agli Affari Esteri.

La replica di Fratelli d’Italia con Giovanbattista Fazzolari

“Hezbollah è un’organizzazione politica e una milizia armata, che attualmente nello scenario medio-orientale combatte al fianco di russi e dell’esercito siriano contro l’Isis. La dichiarazione del ministro Salvini, che definisce Hezbollah senza possibilità di appello come terroristi, deve essere letta come un cambio di posizione della Lega su Assad e sull’intervento russo in Siria? Noi di Fratelli d’Italia non abbiamo cambiato idea, tra i tagliagole dello Stato islamico e il regime di Assad, stiamo dalla parte di Assad”. Lo ha dichiarato in una nota il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari, responsabile del programma di FdI.

http://www.barbadillo.it/79454-il-caso-salvini-attacca-hezbollah-e-mette-in-pericolo-i-soldati-italiani-in-libano/

 

Vedi anche:

https://bondenocom.wordpress.com/2018/11/29/non-avete-il-potere-quindi/

L’ignoranza ci seppellirà

LA LIBERTA’ E’ UN’ALTRA COSA (qualcuno lo dica al M5S…)

“La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica”.
(Ignazio Silone)

Chi è che vuol punire la REPUBBLICA “una e indivisibile” perché il Parlamento è “corrotto”?
Ebbene si fa col codice penale non cambiando le regole alla Costituzione.
Il sempre più complicato rapporto tra governati e governanti e il deficit fiduciario che circonda questi ultimi nelle democrazie avanzate trova la scorciatoia tutt’altro che democratica di richiamare i propri rappresentanti al rispetto del patto fiduciario stipulato al momento dell’elezione.
Un orrore!

Il “vincolo di mandato” (in inglese “Recall”) in un’assemblea rappresentativa ricorda storicamente, in chiave lobbistico-reazionaria, il modello prerivoluzionario dell’Ancient régime (che spettacolo!)

Proviamo a spiegare semplicemente l’articolo 67 della nostra Costituzione:
“Ogni membro del Parlamento rappresenta la NAZIONE (prima del partito o movimento che sia) ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

Fin dalla Rivoluzione Francese ( dal 1781 – periodo pre-rivoluzionario – (e anche prima con Edmund Burke) nelle democrazie rappresentative non è previsto il “vincolo di mandato” che presta il fianco a strumentalizzazioni che spesso ne intaccano il significato partecipativo e democratico.

Anche la Costituzione italiana non lo prevede

Questo articolo della Costituzione fu scritto e concepito per garantire la più assoluta libertà di espressione .
I parlamentari sono eletti in quanto individui che rappresentano TUTTO il Popolo italiano e devono avere la totale autonomia di giudizio

I parlamentari nella nostra democrazia non vengono eletti per seguire le indicazioni dei partiti o degli elettori, ma come persone che devono fare quello che ritengono il bene di tutta la comunità in piena autonomia.

Accettare i ricatti di partito non è meno disonorevole che farsi comprare da qualcuno per soldi. Sono due comportamenti ugualmente condannabili.

La nostra Costituzione è stata per fortuna scritta con la massima attenzione per garantire dei comportamenti di CIVILTA’.

Fare i voltagabbana è una cosa, decidere rispetto a una situazione nuova e votare diversamente da quello che dice il partito, è una cosa diversa. Per i parlamentari che si fanno comprare – “questione morale”- esiste la giustizia penale . E’ un reato e come tale va perseguito.

Il parlamentare dal momento che è eletto diviene detentore del potere legislativo, potere che non appartiene ai partiti. E’ quindi al di sopra di essi. Sono i partiti che devono adeguarsi alle leggi scritte dai legislatori, non il parlamentare alle decisioni dei partiti.
Il parlamentare è un individuo che deve rendere conto soltanto alla sua coscienza e alla legge e questo non è un’opinione ma una legge costituzionale che non è certo nata per difendere chi si vende ma per garantire un principio che risponde a una giusta logica e divisione di competenze.

Oggi assistiamo a un Parlamento che non ha più alcuna rappresentatività, passato per i non eletti e in gran parte di corrotti e purtroppo anche per incompetenti.
Le distorsioni nascono da questo, non dallo spirito autentico dell’art.67 che sarebbe una garanzia in una situazione “normale”.

Non si tratta quindi di eliminare l’art.67 ma di ridare credibilità alle istituzioni e ristabilire le regole costituzionali tradite e umiliate da una classe politica davvero irriverente nei confronti del popolo sovrano italiano.
Ridare credibilità alle istituzioni vorrebbe dire anche non confondere un articolo della COSTITUZIONE con un accordo privato fra candidato eseguibile e partito.

L’ignoranza ci seppellirà prima di ogni altra tragedia

Anna Rossi

Trattati

EURO STARTER KIT – L’INIZIO DELLA FINE
Ve le ricordate queste bustine? Entrarono in commercio a due settimane dal capodanno del 2002, giorno di introduzione ufficiale dell’euro. Contenevano 25.000 lire, corrispondenti a 12,91 euro: 2 pezzi da 2 euro, 4 da 1 euro, 5 da 50 centesimi, 5 da 20 centesimi, 6 da 10 centesimi, 10 da 5 centesimi, 10 da 2 centesimi, 11 da 1 centesimo.
Dal giorno dopo tutto sarebbe costato il doppio, con gli stessi stipendi. Anche i nostri beni e il nostro patrimonio si rivalutarono e dunque questa compensazione di stock ci fece soprassedere o comunque sorvolare sulla contrazione dei flussi, delle retribuzioni reali, cioè sul potere d’acquisto che si era ridotto istantaneamente.
Avevamo apprezzato la nostra valuta e l’avevamo fatto irrevocabilmente. In realtà lo avevamo già fatto tre anni prima, ma non lo sapevamo perché continuavamo a maneggiare quei pezzi di carta con la Montessori, Polo, Volta, Bernini, Caravaggio. Sei anni dopo avremmo capito quali conseguenze nefaste avrebbe prodotto la cessione di sovranità monetaria, cioè l’impossibilità di aggiustare il tasso ci cambio, di governare i tassi d’interesse e di controllare l’offerta monetaria in caso di shock sistemico. Lo Stato si era privato di strumenti fondamentali per rispondere efficacemente alle crisi e ristabilire l’equilibrio della bilancia commerciale con gli altri paesi. E soprattutto, cosa ancor più grave, lo Stato si era messo nella condizione di fallire, perché utilizzava una moneta sulla quale non poteva esercitare il controllo. A me parve strano, perché mi avevano insegnato a scuola, da bambino, che lo Stato non poteva fallire, ma le crisi di cui avevamo sentito parlare negli anni precedenti, dall’Argentina ai paesi dell’est asiatico, ci avevano abituato all’idea del default sovrano. Ci eravamo ridotti alla stregua dei paesi in via di sviluppo e non capivamo perché, non sapevamo che era stata quella scelta monetaria a condannarci. Oggi lo sappiamo più o meno tutti e chi lo ignora… farebbe bene a studiare, perché anche la sua vita dipende da questa consapevolezza.
Lavoriamo per questo paese. Ci libereremo, e non vedo l’ora di comprare la bustina con le prime nuove lire, quelle che raffigurano i grandi italiani che hanno fatto la storia del nostro paese e del mondo intero. Le banconote che stiamo maneggiando raffigurano ponti, le infrastrutture sotto le quali vanno a vivere i diseredati e dalle quali si buttano i disperati. L’avremmo dovuto capire subito che fine avremmo fatto!

Gianluca Baldini

Le rivendicazioni dei gilet gialli

Ho preso e tradotto dalla pagina di Djordje Kuzmanovic le rivendicazioni complete dei gilet gialli così come loro le hanno rese pubbliche di modo che ognuno possa farsi la propria idea.

Le condivido quasi tutte. La maggior parte non sono realizzabili all’interno dell’Unione Europea.

• Eliminazione del crescente fenomeno dei senzatetto con una lotta senza quartiere alla povertà.

• Più progressività nelle imposte sul reddito, vale a dire più scaglioni.

• SMIC (il salario minimo francese) a 1.300 euro netti.

• Promuovere le piccole imprese nei villaggi e nei centri urbani. Fermare la costruzione di grandi aree commerciali intorno alle principali città che uccidono le piccole imprese. Più parcheggi gratuiti nei centri urbani.

• Ampio piano di isolamento termico delle abitazioni per promuovere interventi ecologici facendo al contempo risparmiare le famiglie.

• Tasse: che i grandi (MacDonald, Google, Amazon, Carrefour, ecc.) paghino TANTO e i piccoli (artigiani, piccole imprese) poco.

• Lo stesso sistema di sicurezza sociale per tutti (compresi gli artigiani e le partite IVA). Fine della RSI (piano sociale per i lavoratori indipendenti).

• Il sistema pensionistico deve rimanere solidale e quindi socializzato. Nessun pensionamento a punti (In Francia è stata introdotta una riforma del sistema pensionistico che prevede il calcolo in base a un sistema di punti. Ogni anno l’importo dei contributi versati in relazione ad uno stipendio o ad un reddito di riferimento viene convertito in punti, a seconda del valore di acquisto unitario del punto applicabile all’esercizio in questione).

• Fine dell’aumento delle tasse sul carburante.

• Nessuna pensione inferiore a 1.200 euro.

• Qualsiasi rappresentante eletto avrà diritto al salario medio. Le spese di trasporto saranno monitorate e rimborsate se giustificate. Diritto al buono per il ristorante e ai chèque-vacances (simili ai ticket usati da noi come retribuzioni.

• I salari di tutti i francesi, nonché delle pensioni e delle indennità devono essere indicizzati all’inflazione (tipo la nostra vecchia scala mobile).

• Proteggere l’industria francese: proibire le delocalizzazioni. Proteggere il nostro settore industriale vuol dire proteggere il nostro know-how e il nostro lavoro.

• Fine del lavoro distaccato. È anormale che una persona che lavora in territorio francese non benefici dello stesso stipendio e degli stessi diritti. Chiunque sia autorizzato a lavorare in territorio francese deve essere alla pari con un cittadino francese e il suo datore di lavoro deve contribuire allo stesso livello di un datore di lavoro francese.

• Per la sicurezza del lavoro: limitare ulteriormente il numero di contratti a tempo determinato per le grandi aziende. Vogliamo più CDI (contratti a tempo indeterminato).

• Fine del CICE (Credito d’imposta per la competitività e l’occupazione). Usare questi soldi per il lancio di un’industria automobilistica francese a idrogeno (che è veramente rispettosa dell’ambiente, a differenza della macchina elettrica).

• Fine della politica di austerità. Smettiamo di rimborsare gli interessi sul debito dichiarati illegittimi e iniziamo a rimborsare il debito senza prendere i soldi dai poveri e dai meno poveri, ma perseguendo gli $80 miliardi di evasione fiscale.

• Affrontare le cause della migrazione forzata.

• I richiedenti asilo siano trattati bene. Dobbiamo loro alloggio, sicurezza, cibo e istruzione per i minori. Collaborare con l’ONU affinché i campi di accoglienza siano aperti in molti Paesi del mondo, in attesa dell’esito della domanda di asilo.

• Che i richiedenti asilo respinti siano rinviati al loro Paese di origine.

• Che sia implementata una vera politica di integrazione. Vivere in Francia significa diventare francese (corso di francese, corso di storia francese e corso di educazione civica con certificazione alla fine del corso).

• Salario massimo fissato a 15.000 euro.

• Creare lavoro per i disoccupati.

• Aumento dei fondi per i disabili.

• Limitazione degli affitti. Alloggi in affitto a costi più moderati (soprattutto per studenti e lavoratori precari).

• Divieto di vendere le proprietà appartenenti alla Francia (dighe, aeroporti, ecc.)

• Mezzi adeguati concessi al sistema giudiziario, alla polizia, alla gendarmeria e all’esercito. Che gli straordinari delle forze dell’ordine siano pagati o recuperati.

• Tutto il denaro guadagnato dai pedaggi autostradali sarà utilizzato per la manutenzione di autostrade e strade in Francia e per la sicurezza stradale.

• Poiché il prezzo del gas e dell’elettricità è aumentato in seguito alle privatizzazioni, vogliamo che siano nuovamente nazionalizzati e che i prezzi scendano in modo significativo.

• Cessazione immediata della chiusura di piccole linee di trasporto, uffici postali, scuole e degli asili nido.

• Pensare al benessere dei nostri anziani. Divieto di fare soldi sugli anziani. L’era dell’oro grigio è finita. Inizia l’era del benessere grigio.

• Massimo 25 studenti per classe dalla scuola materna alla dodicesima classe.

• Risorse adeguate destinate alla psichiatria.

• Il referendum popolare deve entrare nella Costituzione. Creare un sito leggibile ed efficace, sotto la supervisione di un organismo di controllo indipendente in cui le persone possano presentare una proposta di legge. Se questo disegno di legge ottiene 700.000 firme, questo disegno di legge dovrà essere discusso, completato e modificato dall’Assemblea Nazionale, che avrà l’obbligo (un anno dopo il giorno in cui sono state ottenute le 700.000 firme) di inviarlo al voto di tutti i francesi.

• Ritorno a un termine di 7 anni per il Presidente della Repubblica. L’elezione dei deputati a due anni dall’elezione del Presidente della Repubblica ha permesso di inviare un
segnale positivo o negativo al Presidente della Repubblica sulla sua politica. Ha aiutato a far sentire la voce della gente.

• Pensionamento a 60 anni e per tutti coloro che hanno lavorato usando il fisico (muratore o macellaio per esempio) diritto alla pensione a 55 anni.

• Un bambino di 6 anni non si mantiene solo, continuazione del sistema di aiuto PAJEMPLOI (servizio sociale dedicato all’infanzia attualmente valido fino ai 6 anni di età) fino a quando il bambino ha 10 anni.

• Promuovere il trasporto di merci su rotaia.

• Nessuna prelievo alla fonte.

• Fine delle indennità presidenziali per la vita.

• Vietare ai commercianti di pagare una tassa quando i loro clienti usano la carta di credito. Tassa sull’olio combustibile marino e sul cherosene.
Gilberto Trombetta

[In questo articolo trovate il documento originale integralehttps://www.huffingtonpost.fr/…/les-gilets-jaunes-publient…/]

post di Salvatore Scrascia da Facebook