Il letto di Procuste

I commentatori (ma anche le altre forze politiche) fanno tutti finta di credere che il problema alla nascita del nuovo governo sia un problema di nomi,  quando invece i vincoli sostanziali sono la fedeltà all’Europa e alla alleanza Atlantica.

Per questo Salvini ha dichiarato, dopo essere uscito dall’ultimo colloquio con Mattarella, che se il nuovo governo non potrà ridiscutere i trattati, non ha senso andare avanti.

Da Monti in poi (al cui governo solo la Lega votò contro) tutti i governi furono nominati e non eletti dal popolo Sovrano (art.1 della Costituzione, ricordiamolo a Riotta), ecco perché , se non bastavano i “paletti” messi dal presidente Mattarella sulla formazione del nuovo governo, arrivano i chiari segnali che la Commissione Europea si appresta a dettare le regole al Nuovo Governo, qualunque esso sia:

https://www.controinformazione.info/per-salvini-e-lora-di-attuare-il-vecchio-slogan-della-lega-padroni-a-casa-nostra/


Nota: Nella mitologia greca  classica, Procuste  è il soprannome di un brigante greco di nome Damaste che aggrediva i viandanti e li straziava battendoli con martello su un incudine a forma di letto scavata nella roccia o metallica; i malcapitati venivano infatti stirati a forza se troppo corti, o amputati qualora sporgessero dal letto.

Con la locuzione letto di Procuste o “letto di Damaste”, derivata da questo mito, si indica il tentativo di ridurre le persone a un solo modello, un solo modo di pensare e di agire.

Chi sarà?

Di Maio e Salvini hanno contattato alcune figure per così dire «terze» ma tutti hanno declinato l’offerta”, e ci credo.
“Mattarella ha messo in chiaro che il futuro premier dovrà avere un profilo «presentabile» al prossimo G7 che si terrà l’8 e 9 giugno in Canada”.
E chi può essere? Uno atlantico e europeista, di sicuro. Ma dove trovarlo? Cercate, cercate….
“Insomma, nessun esperimento con personalità alle prime armi, ma qualcuno che abbia già una consuetudine con i consessi internazionali o comunque un suo peso politico da mettere sul tavolo”.
Quindi nessun Di Maio, nessun Salvini, nessuno dei loro nuovi eletti da voi, perché sono tutti alle prime armi, oppure sono critici dell’euro, quindi “impresentabili” Nello stesso tempo deve essere uno “di area”, perché di europeisti e atlantisti ce ne sono mazzi a sinistra, ma la sinistra ha perso – sarebbe troppo sporca prendere da lì il premier del governo Lega-M5S
Chi sarà? Chi sarà? – come canta la Butterfly – giusta suspence, o giovini, vi attanaglia. Ma ecco:

uscito dalla folla cittadina
Un uomo, un picciol punto
S’avvia per la collina.
Chi sarà? Chi sarà? (canta la Callas)
Lo riconoscete? Sì! E’ lui!

Di nuovo eleggibile! Votatelo, siete liberi.

“Sorpresa! Berlusconi riabilitato e candidabile!

https://www.maurizioblondet.it/mattarella-vi-insegna-la-liberta-e-lignoranza-e-forza-le-guerra-e-pace/

Memo

Secondo l’economia liberale, il corso dei salari deve essere agganciato alla produttività. Ma agli incrementi di produttività dovuti al progresso tecnologico, ha fatto riscontro una stagnazione ultradecennale dei salari. La competitività sfrenata ha generato concorrenza al ribasso tra i lavoratori dei diversi paesi. In realtà l’incremento della produttività non retribuita ai lavoratori è stata incorporata nei profitti sempre più elevati degli azionisti e nei compensi stratosferici del management: il neoliberismo non ha prodotto nuova ricchezza, ma ha semmai effettuato un trasferimento di ricchezza dal lavoro al capitale. Gli economisti affermano che i salari potrebbero aumentare qualora si verificasse un incremento di produttività tale da garantire immutati profitti. Innanzi tutto non si comprende a quali astronomici livelli debba aumentare la produttività. Ma soprattutto occorre rilevare che il profitto è per definizione la remunerazione spettante all’imprenditore, a fronte del rischio di impresa. Il profitto è per sua natura variabile ed incerto, perché soggetto ai rischi degli investimenti e ai mutamenti ricorrenti delle condizioni di mercato in cui opera l’impresa. Nell’era del capitalismo assoluto il profitto si è invece tramutato in una variabile indipendente dal ciclo economico, una rendita finanziaria che deve essere comunque garantita. Da tutto ciò emerge che il neoliberismo ha trasformato il profitto in rendita finanziaria, a discapito degli investimenti e della distribuzione del reddito.

La classe dominante ha inaugurato l’era del neofeudalesimo capitalista, fondata sul privilegio familiare e di classe, e sulla rendita finanziaria. L’economia del capitalismo assoluto ha stravolto i parametri dell’economia classica. Nelle fasi di crescita economica non aumentano i prezzi e l’inflazione, perché l’innovazione tecnologica e la presenza di un vasto esercito industriale di riserva costituito dai migranti, sono elementi che determinano la stagnazione, se non la compressione salariale. Nelle fasi di crisi economica i profitti hanno da sempre registrato un ribasso, mentre oggi invece si mantengono spesso inalterati. Il rischio di impresa e i costi sociali delle crisi vengono riversati sui lavoratori.

Luigi Tedeschi

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=60490

L’ora dei gattopardini

Ma è davvero paradossale che si consideri in qualche modo più naturale un governo col Pd che è stato da sempre il vero nemico del Movimento 5 stelle ( e viceversa ovviamente), tanto che la tensione tra democratici e grillini, ovvero i populisti, è stato l’asse politico del discorso pubblico italiano fin dalle elezioni del 2013

il Simplicissimus

image (1)Non ci si può credere, ma dai recessi di quell’ intellghenzia prebendaria, organica al potere anche se con qualche libertà di mugugno e libertà d’uscita il giovedì pomeriggio, si leva alto e improvviso il grido di dolore per l’ipotesi di un governo M5S – Lega considerato come abominevole e innaturale. La cosa è curiosa, persino grottesca dal momento che la corale esecrazione viene proprio da quelli che con i pentastellati hanno flirtato non poco in un’ambigua relazione a distanza e che evidentemente speravano che alla fine avrebbe prevalso l’idea di un’alleanza con quel noto partito della sinistra e del progresso sociale che si chiama Pd.

Chi legge questo blog sa come consideri marginale la composizione di un esecutivo che, in mancanza di una clamorosa ribellione, dovrebbe comunque dare attuazione ai diktat che vengono da Bruxelles, dalle banche e dall’Fmi, procedere a nuovi massacri sociali e sarebbe perciò in ogni caso…

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Benevolenza critica

Il copyright, questa volta, è al sicuro. Marchio depositato e registrato. A differenza dell’autore delle «convergenze parallele» che finirono per dare un’ossatura al rapporto tra la Democrazia cristiana e il Partito comunista – era stato Aldo Moro oppure no? – l’autore della «benevolenza critica» è riconosciuto e riconoscibile: Giovanni Toti. 1)

Giovanni Toti (a destra) con Matteo Salvini (foto Ansa)

Questo (per nostra fortuna n.d.r) ha scongiurato la nascita del governo neutrale del post precedente, inaugurando, contemporaneamente, la nascita dell’ opposizione selettiva per Berlusconi.

Quello che comunque conta è che adesso ci sono i numeri per l’intesa Lega-M5S che oggi concorderanno i dettagli (forse)…

Fonte: sole24ore

 

 

 

 

 

 

 

 


1)https://www.corriere.it/politica/18_maggio_10/politica-giovanni-toti-delfino-berlusconi-che-ha-sbloccato-governo-la-benevolenza-critica-9754ae94-5429-11e8-9a5b-9f97999a0713.shtml?refresh_ce-cp

Governo “neutrale”

Mattarella darà l’incarico oggi pomeriggio anche se è ancora incerto su chi cadrà la sua scelta. Elisabetta Belloni, la diplomatica che pareva in pole position, sembra ora in predicato invece per il ministero degli Esteri. Per la poltrona chiave restano in ballo diversi nomi, incluso l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Quindi il presidente spedirà il “suo” governo di fronte alle camere per incassare una sfiducia ormai certa. Mattarella è deciso a sciogliere le camere subito dopo quel voto e a fissare le elezioni per la prima data utile, a meno che non siano le stesse forze politiche, con una mozione parlamentare o con un qualsiasi altro espediente, a chiedergli di rinviarle sino all’autunno.

RESTA UNA SOLA POSSIBILITÀ residua per fare a meno di un ritorno alle urne senza che la legislatura sia stata ancora avviata. Passa per la disponibilità di Silvio Berlusconi a fare quel passo di lato che ieri, per la prima volta, la Lega ha chiesto esplicitamente, pubblicamente e anche con una certa brutalità. «Continuiamo a chiedere a Berlusconi un gesto di responsabilità per aiutarci a dare un governo al Paese: cercare una forma di presenza di Fi che sia compatibile con il governo con M5S», afferma papale il numero due del Carroccio, Giancarlo Giorgetti. Allo stesso tempo il leghista rintuzza eventuali tentazioni azzurre di appoggiare il governo del presidente. In quel caso «la coalizione sarebbe finita».

IL DESTINATARIO dell’ennesima avance è asserragliato nel fortino di Arcore e non risponde. Lo fa al suo posto Mariastella Gelmini, presidente dei deputati, ed è tassativa: «Irricevibile. Domanda malposta che non può che avere risposta negativa». Sembrerebbe un capitolo chiuso. Non lo è. Le pressioni sul leader di Fi sono proseguite e proseguiranno sino al giorno dello scioglimento delle camere. Non a caso Di Maio assicura che il suo telefono «è sempre acceso». Del resto era stato lo stesso Mattarella a chiarire che la formazione del suo governo, con o senza fiducia, non esclude affatto la possibilità di insistere con i tentativi di formare una maggioranza politica. Anzi.

A cingere d’assedio il signore d’Arcore perché si decida a cedere non è solo il Carroccio. Rumoreggiano parecchi parlamentari azzurri, che di rischiare una nuova e incerta prova elettorale non hanno alcuna voglia. Suggeriscono duttilità alcuni tra i consiglieri del giro stretto del capo. Ma Berlusconi resta inamovibile e il motivo principale è semplice: di M5S non si fida. Non crede a promesse e impegni. Il discorso sarebbe diverso se i suoi voti fossero essenziali per la nascita del governo. Ma sono solo aggiuntivi: un’arma spuntata. Per questo ieri sera ha diffuso una nota per smentire ogni voce su un suo possibile appoggio esterno.

Andrea Colombo

 

Leggi tutto su  https://ilmanifesto.it/arriva-il-premier-neutrale-ma-la-lega-non-si-rassegna/

I cinque pilastri

Di Michele Garaci

Negli ultimi quarant’anni la Cina è stata protagonista di un successo economico e sociale senza precedenti.

Tale successo si fonda su 5 pilastri fondamentali che noi in Italia e Europa dovremmo ben studiare per capire bene le sfide e le opportunità che la Cina ci presenta.

I 5 pilastri sono:

  • controllo dei dazi
  • controllo della migrazione
  • controllo della demografia
  • controllo del tasso di cambio
  • controllo dei tassi d’interesse

Al di là del giudizio etico e morale che si può esprimere riguardo questa tipologia di politiche, il fatto che la Cina sia riuscita a raggiungere i suoi obiettivi resta una realtà concreta e a dircelo sono proprio i numeri di un Paese che negli ultimi 40 anni ha visto PIL crescere di quasi il 10% annuo in media, il reddito nominale dei cittadini sia rurali che urbani aumentare di circa 100 volte, l’eradicazione della povertà per circa 800 milioni di abitanti, lo sviluppo di infrastrutture e la modernizzazione di un’economia che era stata lasciata in uno stato disastroso dalla rivoluzione culturale degli anni ’60 e ’70.

Un miracolo economico che non ha precedenti nella storia dell’umanità se si considera che in Cina abitano 1.4 miliardi di persone.


L’AUTORE

Michele Geraci:

economista, vive oggi in Cina da 10 anni ed è a capo del China Economic Research Program presso il Global Policy Institute e alla Nottingham University Business School, nonché Adjunct Professor of Finance presso la New York University Shanghai e l’Università di Zhejiang.

Prima di trasferirsi in Cina, fu banchiere d’affari presso le più importanti banche d’affari mondiali: Merrill Lynch, Bank of America, DLJ e Schroders. Possiede un Master in Business Administration (MBA) ottenuto presso il M.I.T, una laurea in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Palermo e parla 5 lingue, tra cui il Cinese Mandarino.

https://www.maurizioblondet.it/i-cinque-pilastri-del-successo-economico-cinese/

Ponzio Pilato for president

Questo pacchetto di primavera è in realtà un vero pacco che costringerà il Pese a trovare 30 miliardi in due anni per stare dentro le regole europee

il Simplicissimus

Ponzio_PilatoComincio a pensare di averci visto giusto, nonostante il fatto di essere praticamente isolato su questo: la melina politica del dopo elezioni pareva decisamente esagerata anche rispetto a un quadro politico complicato dalla vittoria di forze in gran parte estranee all’establishment di comando del Paese, quasi che nessuno volesse davvero prendersi la responsabilità di governare. E infatti adesso si è arrivati alle soglie del famoso governo di garanzia che serve a due cose: a fare una nuova legge elettorale, ma soprattutto ad ubbidire ai pesantissimi diktat di Bruxelles e senza che nessuna forza politica si prenda la responsabilità di firmare nuovi massacri sociali e men che meno quella di resistere ai ricatti finanziari che già vengono lanciati. La morale della favola in cui gli italiani si illudevano di cambiare qualcosa è chiarita in modo inequivocabile dal contemporaneo ultimatum di Mattarella che scade domani e dalle parole di Pierre Moscovici, commissario…

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Max Weber

“La politica consiste in un lento e tenace superamento di dure difficoltà da compiersi con passione e discernimento. Solo chi è sicuro di non venir meno, anche se il mondo, considerato dal suo punto di vista, è troppo stupido e volgare per ciò che egli vuole offrirgli, e di poter ancora dire di fronte a tutto ciò, ‘non importa, continuiamo!’, solo un uomo siffatto ha la vocazione per la politica”

Max Weber in”La politica come professione”


http://www.filosofico.net/weber.htm