Il punto

I problemi sono come le ciliege, uno tira l’altro.

In campagna elettorale Salvini ha fatto della riforma della legge Fornero uno dei suoi punti fermi, il guaio è che è uno dei punti fermi anche delle élite: bisogna partire da Mario Monti, nel cui governo la Fornero aveva l’incarico di ministro del lavoro.

Nel 2010 è inoltre divenuto presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller[22] e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg[23]. Da questi incarichi si è dimesso il 24 novembre 2011, a seguito della nomina a presidente del Consiglio[14].

Tra il 2005 e il 2011 è stato international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute[24][25], presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Cohen. Tra gli organismi internazionali di cui fa parte, Monti è membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia, un’organizzazione internazionale non profit, fondata nel 1950[26]. È stato inoltre advisor della Coca Cola Company[25], membro del “Senior European Advisory Council” diMoody’s[27] ed è uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” dell’Atlantic Council[28]. È editorialista de Il Corriere della Sera e autore di numerose pubblicazioni.

Il 9 novembre 2011, durante la XVI legislatura della Repubblica Italiana, è nominato senatore a vita dal Presidente della RepubblicaGiorgio Napolitano, ai sensi del secondo comma dell’articolo 59 Cost., avendo illustrato la Patria per altissimi meriti in campo scientifico e sociale[29][30].

Già questo dovrebbe dire tutto, poi c’è la questione INPS:

https://bondenocom.wordpress.com/2017/10/22/cicero-pro-domo-sua-3/

dove rispunta il nome di Padoan , cui si contrapponeva, nel collegio di Siena, Borghi per la Lega:

https://bondenocom.wordpress.com/2018/03/05/come-al-solito/

Abbiate pazienza e leggete i link perché la questione è complessa ma la pelle (e i soldi) sono nostri.

 

3 pensieri su “Il punto

  1. Si omette, invece, un altro dato: la Lega ha portato in Parlamento due economisti non certo ortodossi come Borghi e Bagnai, mentre il M5S ha portato Fioramonti e Roventini, entrambi su posizioni keynesiane. Insomma, la linea economica dei due partiti converge su una linea di “deficit spending” (proibita dall’UE, schiava dei dettami della cosiddetta “scuola di Chicago”, ossia Friedman) e sulla ri-definizione degli accordi di Maastricht, ossia su posizioni di serrata contrattazione, contrapposta alle varie proposte fallimentari di Bruxelles, il potere salvifico dell’austerità, ad esempio.
    Vorrei far notare la differente natura del problema italiano: a differenza della Gran Bretagna – nell’ultimo secolo, la “perfida Albione” ha compiuto più di un “giro di walzer” con l’Europa Centrale, ed altrettante volte se n’è staccata – noi non discutiamo la nostra appartenenza alla Comunità Europea: semplicemente, non ci stanno bene le modalità scelte. O discutiamo seriamente ed alla pari, oppure ce ne andiamo.
    Qui, il “sentire” dei due movimenti è abbastanza comune, completamente all’opposto del resto del parlamento.
    Carlo Bertani
    http://carlobertani.blogspot.com/2018/03/la-speranza-perduta.html

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  2. Il governo, con o senza le stelle, non potrà che correre a Bruxelles e Francoforte con il cappello in mano per implorare aiuti e dilazioni. Sono in agguato, oltre alla Troika, il Meccanismo Europeo di Stabilità, i simpatici banchieri cui stiamo conferendo decine di miliardi affinché ce li prestino (!) imponendo svendite, privatizzazioni e politiche recessive, nonché i fondi avvoltoio, intenzionati a comprare al 15-20 per cento gli NPL per aggredire con i loro denti da squalo i malcapitati debitori, destinati a lasciare sul terreno beni immobili, capannoni, macchinari, i risparmi di intere vite.
    https://www.maurizioblondet.it/lunedi-dell-villaggio/

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