Editoriale

In questa nuova veste di bondeno.com non c’è più lo spazio per gli editoriali, quindi lo scriviamo qui: che gli italiani amino lamentarsi lo sappiamo, però ascoltate un po’ questa testimonianza, firmata e raccolta su FB.

L’amaro in bocca

dimissioni mamma, coma vigile, ormai irreversibile, attaccata al respiratore, con sondino naso gastrico e catetere. sei settimane di ospedale: due a rianimazione, tre a medicina 1.due. criticita’ durante la degenza: bronchite c/febbre e intestinali. viene dimessa con tutto il macchinario del caso per la sopravvivenza a casa, che ha stazionato per circa tre settimane in reparto. nessuno mi dice se portarli a casa o no, ma visto che sembra sia sempre tra la vita e la morte ( si fa per dire) penso sia meglio lasciarli in ospedale, in caso infausto li dovrei comunque restituire. mi comunicano che finalmente e’stabile per poter essere dimessa. e’ meglio che mi presenti lunedi’ verso le 13,00 cosi’ i medici hanno finito il giro e mi danno conferma. alle 14,00 di lunedi’ ho la lettera di dimissioni con la lista dei farmaci da prendere alla farmacia interna e la bombola di ossigeno a quella esterna. vado tranquilla, credo di avere un po’ di tempo, e comunque faccio presto, prima delle 14,30 sono in camerata. trovo gli addetti dell’ambulanza tutti affaccendati e incavolati: oltre alla malata c’e’ troppo da caricare. non ci va! (furgone sei metri per circa 2). io sono sorpresa per tanta celerita’, investita dal trattamento brusco e dai modi discutibili, e comunque bercino sono a piedi, oltre al borsone e le medicine umanamente altro non posso portare. la badante sta aspettando a casa. finalmente un tizio si fa avanti e dice “il macchinario si carica non si preoccupi” mentre l’altra continua a bubbolare. zeppo tutto nel borsone e m’incammino veloce. chi se ne frega, l’importante e tornare a casa.sistemata la malata si comincia a preparare tutto per il sopralluogo dell’infermiere e per le medicazioni obbligatorie giornaliere. triste sorpresa: del materiale di consumo (50 cannule e due tubini di ricambio) e’ rimasta solo una cannulina (ce ne vogliono almeno tre – quattro al giorno e di tubi uno al di’, intercambiabili). chiamo il reparto: non lo sanno, comunque volendo qualcuna me la danno loro. torno in ospedale, vado dall’infermiera e faccio presente che e’ strano che manchino tutti quei pezzi, cavoli due o tre ci sta ma svuotare una scatola intera, e’ sciocco a casa con che facciamo? in un attimo mi chiudono la bocca: mi pongo male, mi ficca in mano una scatola iniziata mentre un’altra cerca di mettermi in ulteriore difficolta’ con un sacchetto chiuso di panni sporchi dicendo che me li sono dimenticati. (chissa’ dove l’ha raccattati meno male che lo faccio aprire e verifico che non sono miei) la prima infermiera riprende la parola: non dovevo lasciarli in camerata ma portarli a casa. perche’ in camerata e’ lecito rubare? e poi chi mai avrebbe mai avuto interesse a prenderli, visto che non servono ad altro? e poi sarei io che mi pongo male?

Laura Gronchi

Non volete sentir parlare di complotto, però è almeno dal 1980 che cercano (chi?)  in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote all’Italia.

 

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