I luoghi dell’abbandono

“Scatti fotografici che trasmettono il cupo declino di certe location, prima luoghi vissuti, ora spettri di strutture decadenti e pericolose!”
I luoghi dell’abbandono è una associazione culturale che opera nella ricerca, documentazione e valorizzazione di luoghi in stato di abbandono, la medesima organizza escursioni e mostre a tema.

COSA VEDERE

All’interno di una suggestiva scuola abbandonata,
è stato ricreato un percorso multìsensoriale che
tramite oggetti, suoni, odori e immagini trasporta
il visitatore nell’odierna città fantasma di Pripyat,
la città progettata e costruita per ospitare gli
operai e i tecnici della centrale nucleare di Chernobyl
con le loro famiglie.

Dal 1 novembre al 17 dicembre

Orari: Sabato e Domenica 10-20

Aperture straordinarie:  1 novembre e 8 dicembre

3 pensieri su “I luoghi dell’abbandono

  1. La storia del nucleare in Italia
    L’atteggiamento critico nacque nel 1986 con l’ esplosione del reattore della centrale nucleare di Chernobyl

    (dal web)
    MILANO – Fu il fisico italiano Enrico Fermi a innescare la prima reazione nucleare a catena controllata della storia: utilizzò uranio naturale all’interno di un blocco di grafite pura che rallentava i neutroni. Fu questo il primo «reattore nucleare».

    IL PRIMO REATTORE – Nel 1959 fu costruito il primo reattore di ricerca ad Ispra (Varese). Gli investimenti ed il favore dell’opinione pubblica nei confronti dell’ iniziativa furono notevoli tanto che nel 1966 si raggiunse una produzione di 3,9 miliardi di kWh: l’ Italia era il terzo produttore al mondo di energia elettrica di origine nucleare. Questo ciclo espansivo si chiuderà con l’ attivazione della centrale di Caorso (Piacenza) nel 1980. Ma fu nel 1986 con l’ esplosione di un reattore della centrale nucleare di Chernobyl (attuale Ucraina – allora Unione Sovietica) che nacque un vero e proprio atteggiamento critico nei confronti dell’ energia nucleare. In Italia fu bloccata l’ attuazione di una parte del Piano Energetico Nazionale che prevedeva l’apertura di cantieri per nuove centrali nucleari.

    REFERENDUM – L’8 novembre 1987 si svolsero tre referendum sul nucleare (e due sulla giustizia): la maggioranza degli italiani che andò alle urne votò per il «Sì», abrogando una serie di norme e orientando le successive scelte dell’ Italia in ambito energetico verso una direzione di sfavore nei confronti del nucleare. Il cosiddetto «referendum sul nucleare» non fu e non poteva essere «nucleare si, nucleare no». I 3 quesiti riguardavano normative relative alla localizzazione degli impianti, l’abrogazione del compenso ai comuni che ospitavano centrali nucleari o a carbone, e il divieto all’Enel, allora azienda di Stato, di partecipare ai progetti nucleari anche all’estero. Comunque sia con il referendum abrogativo del 1987 è stato «di fatto» sancito l’abbandono da parte dell’ Italia del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico.

    LO SMANTELLAMENTO – Resta ancora da completare il totale smantellamento, la rimozione e la decontaminazione (operazioni definite di «decommissioning») di strutture e componenti degli impianti nucleari in Italia. Sia delle centrali nucleari ex-Enel: Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina, Garigliano (Caserta) Sia degli impianti del ciclo del combustibile ex-Enea: EUREX di Saluggia (Vercelli), FN-Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo (Alessandria), OPEC in Casaccia (Roma), Plutonio in Casaccia (Roma), ITREC in Trisaia – Rotondella (Matera). Il governo ha affidato il compito dello smantellamento alla Sogin.

    22 maggio 2008(ultima modifica: 23 maggio 2008) in http://www.corriere.it/scienze/08_maggio_22/nucleare_scheda_eb2f57bc-2801-11dd-b97e-00144f02aabc.shtml?refresh_ce-cp

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    • La natura e pericolosità della contaminazione di Fukushima, tuttavia, non può propriamente essere comparata a quella del disastro di Chernobyl per due ragioni:

      in primo luogo, la maggior parte della contaminazione è di natura sotterranea: per prevenire il surriscaldamento di noccioli e piscine di stoccaggio, è necessaria una continua immissione di acqua di raffreddamento che si disperde nel sottosuolo, attraverso le crepe aperte dal terremoto.
      La seconda differenza critica rispetto a Chernobyl è che questo fu sigillato dentro ad un sarcofago in un limitato lasso di tempo, mentre a Fukushima questa soluzione è impraticabile; la contaminazione sta procedendo ininterrottamente fin dal primo giorno, e durerà ancora per un imprecisato numero di anni (secondo certe stime, se non avvengono crisi sistemiche nell’economia del Giappone, si parla di un periodo dai 10 ai 20 anni). È ancora incerto quale tipo di percorso possa seguire la massa d’acqua radioattiva attraverso le falde freatiche della regione: di certo in gran parte si riversa continuamente in mare, ed una parte si diffonde nell’entroterra. Della data del 22 agosto 2012 è la notizia che da misurazioni su pesce catturato nella regione, sono stati rilevati elevatissimi tassi di radioattività presenti nelle carni, tali da suggerire il blocco della distribuzione di pesce.[79]
      https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_Fukushima_Dai-ichi

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