Federalismo del mio Stivale (in attesa del peggio)

Ma badate in questo caso per buona pace dei nostri europeisti, l’ obiettivo principale non sarà l’acquisizione degli asset pubblici e bancari del Paese che sono quasi tutti in perdita – le sole banche hanno sofferenze per oltre 350 miliardi di euro – ma dei beni privati che sono ancora rilevanti e che dovranno ripianare quelle perdite, come del resto già fatto intendere da Schauble. Dopodiché, una volta innestato il sistema di risucchio, al parlamentino itinerante fra Bruxelles e Strasburgo comparirà la proposta di una revisione dei trattati che prevede “l’eventuale uscita dall’Euro di un Paese membro dell’Eurozona”. Non me lo sto inventando: è quanto ha dichiarato Christian Lindner che quasi certamente sarà il prossimo ministro delle finanze di Berlino. Insomma asset e beni, industrie e conti correnti saranno presi in euro e una volta spolpato l’osso, si potrà concedere l’uscita dalla moneta unica per fare dello Stivale depredato un’area di lavoro a basso costo.

Il simplicissimus

damiens_tortureNei giorni scorsi non mi sono occupato per niente dei referendum in Lombardia e Veneto, riedizione in fotocopia del vecchio federalismo finito in ruberie, illusione egoistica diffusa a piene mani da un ceto di maneggioni ridotti a giocare col fuoco pur di rimanere in sella, nonostante gestioni opache e poco significative, magari con la speranza di spostarsi a Roma.  Ma oggi ad urne chiuse vale la pena parlarne non tanto a seguito dei risultati che evidenziano un flop in Lombardia e un’ affermazione in Veneto, ma non per le ragioni semplicistiche che esse esprimono sul piano contabile, quanto per  i nodi che loro malgrado mettono allo scoperto e che sono radicalamente differenti rispetto a vicende come quella catalana: soprattutto l’attualità antropologica e sociale di stampo neo liberista che si sottrae alla solidarietà all’interno di un Paese e che viene  rafforzata e sdoganata dallo svilimento delle realtà nazionali, delle piccole patrie…

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5 pensieri su “Federalismo del mio Stivale (in attesa del peggio)

  1. C’è stato, in fondo, ed è inutile negarlo, un solo momento della storia unitaria nel quale gli italiani si sono sentiti veramente italiani ed orgogliosi di esserlo e fu durante il ventennio fascista. La nazionalizzazione delle masse, in quegli anni, funzionò per davvero, benché in un’ottica di dinamica politica autoritaria. E se è vero che la nazionalizzazione fascista si poneva in continuità con quella inutilmente tentata, soprattutto attraverso la scuola e l’esercito di leva, dai governi liberali post-unitari, la differenza tra le precedenti esperienze sabaude e quella fascista stava in due cose: l’integrazione, secondo una politica di nazionalismo sociale, delle classi popolari le quali in precedenza, nel regime liberal-borghese risorgimentale, erano escluse da qualunque partecipazione politica e, soprattutto, la Conciliazione con la Chiesa cattolica che consentì agli italiani di superare il divario, imposto da Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi, tra fede e appartenenza nazionale.
    Luigi Copertino in http://www.maurizioblondet.it/breve-commento-sul-referendum-lombardo-veneto-luigi-copertino/

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  2. Siamo in questa situazione perché il paese è come inebetito, costernato, immobilizzato di fronte all’ineluttabile violenza che sta subendo, incredulo, in quell’attimo della vittima che immobilizzata dalla paura deve ancora realizzare e capire quel che le sta succedendo, prima ancora di pensare a come farcela a scampare alla morte sicura che le si prospetta per soffocamento, se non reagisce.
    Nicoletta Forcheri in https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2017/10/24/parabola-di-uno-stato-rotto/

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  3. Sembra difficile se non impossibile ottenere più autonomia per le regioni quando tutto il meccanismo di governo imposto dagli organismi europei non consente discrezionalità di spesa a tutte le istituzioni della Repubblica. Questa la contraddizione di base su qualsiasi richiesta di autonomia delle regioni che non tenga conto della realtà in cui tutto il paese è ingabbiato. Si sarebbe potuto Immaginare una iniziativa istituzionale da parte delle due regioni più ricche del paese, quelle dove si è svolto il referendum, visto che Lombardia e Veneto assieme hanno un quarto della popolazione. L’iniziativa avrebbe dovuto puntare ad obbligare il Governo a rivedere i trattati europei , in particolare Mastricht e a richiedere la cancellazione del “fiscal compact” e del patto di stabilità. Una iniziativa di questo genere, ben spiegata, avrebbe ottenuto di certo un consenso maggioritario visto che ormai la maggior parte dell’opinione pubblica ha fiutato l’inganno ed il danno che l’Unione Europea con i suoi trattati vincolanti e con l’euro, ha prodotto per il paese. Una tale proposta, partita da Milano e Venezia, per il peso che queste regioni hanno nell’economia nazionale, avrebbe obbligato il Governo a rivedere la sua politica economica ed avrebbe suscitato quanto meno un dibattito sulla permanenza o meno nell’euro. In realtà avviene che tutte le principali forze politiche si sono oggi accodate per necessità ad essere filo UE, incluse le ultime conversioni fatte da 5 Stelle e Lega per non creare strappi con i Poteri dominanti. Meglio quindi accontentarsi di chiedere una autonomia che in realtà potrà essere permessa soltanto sulla carta, guardandosi bene dal creare fratture con il sistema finanziario e l’ordinamento economico europeo che viene gestito dai potentati finanziari sovranazionali. Preferibile accontentarsi di un referendum finto piuttosto che impegnarsi ad attaccare le centrali del potere sovranazionale da cui dipende il Governo. Di conseguenza si discute su più risorse alle ragioni e meno risorse allo Stato , più soldi al nord e meno al sud, ma diventa tutta una commedia della finzione poiché viene eluso il punto focale del problema: chi sono coloro che realmente tengono la cassa.
    https://www.controinformazione.info/la-finzione-del-referendum-e-lillusione-dei-cittadini-di-contare-qualcosa/

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  4. Frexit TV 30 ottobre 2017

    Se non ci fossero centinaia di feriti e minacce di povertà, caos e guerra civile riflettersi in filigrana su tale questione esplosiva, rideremmo della grande farsa catalana in salsa spagnola! Ed hop, appena proclamata l’indipendenza, ecco il buffone Puigdemont prendere cricca e claque per esiliarsi virtualmente a Bruxelles mentre il procuratore spagnolo chiede di processarlo, per l’accusa di sedizione che lo porterebbe in prigione per 25 anni!!
    Comunque, i suoi fratelli della “Catalogna del Nord” (comprendente i Pirenei orientali francesi) gli avevano riservato un bel posticino, a due passi dal confine… catalano. Ma all’improvviso, non c’è più ovviamente tale “possibilità”; l’Europa di Bruxelles, uscita dalla porta d’ingresso, rifiutandosi di pronunciarsi su un “affare interno” della Spagna, visto lo spirito comico a cui nessuno ha creduto per un attimo, ora rientra dalla finestra poiché dovrà esprimersi sul diritto di asilo tra Paesi europei, un diritto in realtà inesistente nei trattati dell’Unione europea…
    Allungando questa pantomima generale, Puigdemont ha deciso di partecipare al referendum del 21 dicembre previsto dai suoi avversari, anche se organizzato, secondo il punto di vista indipendentista, da un Paese terzo se non nemico: la Spagna!
    Quanto sprofonderanno Catalogna, Spagna ed Europa in tale travolgente e sconfortante mascherata? Nessuno lo sa fintanto tale questione viene totalmente manipolata da poteri occulti che appaiono totalmente sconnessi dalla realtà. Ma ciò che appare certo è che prima del caos finale, il grande qualcosa dovrebbe ancora avere i suoi momenti!
    https://aurorasito.wordpress.com/2017/10/31/euro-regioni-e-indipendenza-neo-globalista-farsa-catalana-a-bruxelles/

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  5. La disgregazione degli Stati-nazione ha avuto una portata mondiale, perché la retorica e la politica della « autodeterminazione » ha sostituito quella della lotta di classe quale punto di riferimento per la giustizia sociale e della libertà politica. Molti dei principali promotori della costruzione dell’Impero hanno adottato la tattica di dividere gli avversari per meglio controllarli – col pretesto liberale di promuovere « l’autodeterminazione », senza precisare chi e quale « io » rappresentasse e chi ne avrebbe realmente beneficiato. Le identità settoriali, regionali, culturali ed etniche sono state utili a polarizzare le lotte.
    https://www.controinformazione.info/indipendenze-e-auto-determinazioni/

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