Come siamo messi?

Il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, è un istituto di ricerca socioeconomica fondato nel 1964.
Da cinquant’anni svolge attività di studio e consulenza nei settori della società italiana, ovvero nella formazione, nel lavoro, nel welfare, nell’ambiente, nell’economia e la cultura.
Quelle che seguono sono alcune considerazioni contenute nell’ultimo rapporto annuale.

Negli ultimi anni le famiglie italiane hanno attuato una ridefinizione profonda della matrice dei consumi, attaccando sprechi ed eccessi in nome di una nuova sobrietà. Il 48,6% degli italiani dichiara di avere mutato intenzionalmente le abitudini alimentari cercando di risparmiare. In sostanza: – il 63,4% sceglie gli alimenti tenendo in maggiore considerazione il prezzo più conveniente; – danno la caccia alle promozioni, con il 76% degli italiani, contro il 43% della media europea, che si dichiara interessato all’acquisto di prodotti promozionali nel punto vendita; – scelgono di più i prodotti a marca commerciale, con oltre il 62% (erano il 59% nel 2012 e il 41% nel 2011) che nell’ultimo anno ne ha aumentato gli acquisti. La scelta del luogo di acquisto è strategica, tanto che decolla il commercio ambulante, con quasi 5.000 unità in più nel periodo 2010-2012 e oltre 25 milioni di italiani (di cui il 78% donne) che vanno al mercato almeno una volta alla settimana; inoltre, il 51% degli italiani (erano il 41% nel 2012) ha aumentato gli acquisti presso gli hard discount e il 24,4% pratica lo shopping online. La necessità di selezionare sta affinando il senso critico anche grazie al web, formidabile moltiplicatore di capacità di scelta. Oltre 18 milioni di italiani sono entrati in contatto con aziende che commercializzano prodotti/servizi tramite strumenti web, dal sito aziendale alla pagina Facebook dell’azienda, ai blog e forum tematici, e altro ancora: di questi, 13,7 milioni lo hanno fatto per trovare informazioni sui prodotti/servizi, quasi 5 milioni per trovare informazioni sull’azienda e oltre 4 milioni per fare confronti con altre aziende e prodotti/servizi. Altri comportamenti razionalizzatori nei consumi sono relativi alla mobilità e al fuori casa, con oltre il 53% di italiani che in ventiquattro mesi ha ridotto gli spostamenti con auto e scooter per risparmiare benzina, con il 68% che ha ridotto le spese per cinema e svago, e con il 45% che ha ridotto o rinunciato negli ultimi dodici mesi al ristorante. Ma i continui cambiamenti (aumento dell’Iva prima sì, poi no, poi sì; Imu no, ma Tares sì; addizionali locali da determinare, ecc.) non consentono alle famiglie consumatrici di effettuare le proprie previsioni di spesa. Soprattutto la pressione fiscale e le spese non derogabili vedono ormai una parte consistente delle famiglie italiane in uno stato di tensione continua, tale da rendere molto diffusa la sensazione di non essere in grado di poter far fronte a spese eccezionali. Per ben il 72,8% delle famiglie un’improvvisa malattia grave o la necessità di significative riparazioni per la casa o per l’auto sono un serio problema. E lo stesso pagamento di tasse, tributi e bollette mette in difficoltà una quota significativa di italiani (tab. 2). La reale condizione economica familiare si trova però all’intreccio di reti in cui fluiscono aiuti materiali o informali. Si stimano in poco meno di 8 milioni le famiglie che hanno ricevuto dalle rispettive reti familiari una qualche forma di aiuto negli ultimi dodici mesi, ed è un supporto che coinvolge situazioni diverse come giovani single, famiglie con figli o anziani che vivono soli che hanno bisogno di acquistare assistenza; sempre all’interno delle reti informali, tra le famiglie che non sono riuscite a coprire le spese familiari con il proprio reddito, oltre 1,2 milioni hanno fatto ricorso a prestiti di amici e/o conoscenti.

Fonte: indagine Censis, 2013

3 pensieri su “Come siamo messi?

  1. In tal modo, secondo quanto sostiene il filosofo Zygmunt Bauman, nel saggio “Il demone della paura”, il mondo appare come un luogo infido e spaventoso, dal quale proteggersi, in ogni momento, adottando ulteriori azioni difensive, estremamente redditizie dal punto di vista commerciale. Così il capitale produttore delle paure investe nelle paure stesse, per ricavare ogni tipo di profitto, sia politico che commerciale. E se un tempo era lo Stato Sociale ad assicurarsi la salvaguardia dei propri cittadini, oggi la loro incolumità è esposta alle regole del mercato, avendo oramai indebolito le difese costruite dallo Stato ed avendo delegittimato i sistemi di tutela collettiva, come sindacati e la contrattazione collettiva. L’uomo moderno si ritrova a dover fronteggiare problemi e paure prodotte dalla società stessa con l’unico strumento a lui rimasto: l’acquisto.
    http://www.lintellettualedissidente.it/luomo-moderno-non-teme-la-morte-teme-la-vita/

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  2. Non si vorrebbe crederlo ma troppe volte viene il dubbio che si stia preparando il campo per qualcos’altro, qualcosa che si percepisce sulla propria pelle, che si respira: la pressione di un sistema sulla strada del fallimento in cui ognuno, ingozzato d’individualismo mercantile, è pronto a battersi solo per se stesso. Non è questione di dietrologia quando i segnali sono tanti. Vecchie categorie di nemici, rinascite di ideologie preistoriche, notizie false, ricamate a puntino e rese vere dai numeri dello sdegno, mancanza di approfondimenti, sensazionalismo, sono il motore di frustrazione e paura che alimentano il senso di appartenenza e l’istinto alla sopraffazione.
    http://www.lolandesevolante.net/blog/2014/05/divide-et-impera-nella-coppa-di-stato/

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  3. Direi male, senza se e senza ma. La paura di non riuscire ad affrontare una spesa imprevista, di ammalarsi senza avere la necessaria assistenza o dii vedersi tagliare la pensione o i risparmi, crea disagio, incertezza e malinconia. Ci meritiamo davvero tutto questo?
    Paola Paganelli
    Sul tagliare la pensione e i risparmi cfr. https://terzapaginainfo.wordpress.com/2015/04/27/far-la-festa-ai-pensionati/ ; per quanto riguarda il merito non so fino a che punto gli accadimenti terreni dipendano dalle nostre azioni.
    Sicuramente ci sono religioni più “interventiste” della cattolica…
    Paolo Giatti

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