IMU e fabbricati rurali

Se è vero che si vota col portafoglio, quanto riportato sotto dall’ex-consigliere comunale Lorenzo Berlato, potrebbe far pendere la bilancia dall’altra parte:

“Tralascio il burrascoso iter degli ultimi giorni interno alla maggioranza che ha portato alla decisione finale sulle aliquote IMU da applicare, ma sarebbe “istruttivo” far conoscere a tutti che opinione hanno certi assessori e consiglieri su certe categorie di imprenditori(e loro rappresentanti), addirittura fino a “denigrare” quel piatto dove da sempre hanno tratto (chi per i voti, chi per lavoro) ampio sostentamento. Arnaldo aveva intuito abbastanza bene e su queste pagine ha seguito e documentato, per quel che sapeva, capiva e poteva, la faccenda. Intervengo solo per dare un contributo di chiarezza in quanto testimone che ha vissuto “molto intensamente” i fatti in oggetto. Effettivamente la valida dottoressa Cavallini, tutto lo staff dei tributi, compreso l’assessore al bilancio, non erano a conoscenza(nè potevano avere alcuna certezza) in che proporzione i fabbricati agricoli(abitazioni e strumentali) erano stati iscritti al catasto in quel momento, perché l’obbligo di accatastare tutto scadeva qualche mese più avanti e precedentemente per l’ICI questi immobili erano esenti in quanto compresi nel reddito domenicale/agrario insieme ai terreni. Oltre ai fienili, stalle, magazzini, pollai etc bisogna comprendere che tutte quelle case coloniche inabitate sparse per le campagne, spesso senza utenze acqua, gas, luce e servizi, spesso senza infissi e wc, se non proprio abbandonate sono utilizzate al massimo come ripostiglio per attrezzi agricoli manuali come zappe e vanghe o per ricovero di qualche sacco di concime, biciclette, canestri d’acqua o per stagionare salami. Se per gli strumentali la nuova tassa IMU era abbastanza ridotta, per le “civili abitazioni” rurali in disuso, l’aliquota IMU sarebbe (ed è) stata spaventosamente alta, perché ti ricordo, Arnaldo, che anche queste abitazioni purtroppo rientravano e rientrano come seconde case, come quelle al mare o in montagna. Invece di premiare l’agricoltore per la salvaguardia di un prezioso patrimonio storico/culturale, si incentiva la loro demolizione, perdendo così le radici della nostra storia. Aggiungo che la dirigente e la giunta credevano fossero già accatastati almeno il 50% di questi immobili, quando io, purtroppo, ho dovuto alzare la voce e sbattere i pugni sul tavolo per far capire che al massimo ne erano accatastati tra il 10 e 20%, perché ero certo che per chi non avesse girato per 50 anni tra le nostre corti di campagna come me, faceva fatica a comprendere quante erano queste abitazioni rurali “seconde case” e quanti questi immobili strumentali rurali, anche perché è troppo vasto il nostro territorio comunale. A discapito c’è da dire che anche i tecnici dello Stato a cominciare da Monti, avevano sbagliato di brutto lo stesso tipo di preventivo. Fatto sta che con l’aiuto di altri due coraggiosi consiglieri siamo riusciti a far calare un po’ tutte le aliquote delle attività produttive. Nonostante ciò, l’esito finale, come riscontrato dai dati finali a consuntivo, in Italia e ancor più a Bondeno, è stata la notevole entrata avuta, ben al di sopra delle aspettative, come qualcuno coraggiosamente aveva ipotizzato. Naturalmente, come sa bene chi mi conosce, tutto ciò che dico è suffragato da chiari riscontri oggettivi”.

Lorenzo Berlato
08 maggio 2014 14:01
in http://albo-pretorio-bondeno.blogspot.it/2014/05/ma-cosa-e-successo-bondeno-nel-2012.html

NOTA: ringraziamo l’anonimo lettore per la segnalazione

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