Calicanto a Casumaro

“CALICANTO” DI MARIA PIA BALBONI A CASUMARO
La Biblioteca di Casumaro ospita la presentazione di Calicanto. Il mio libro di mia madre, opera di Maria Pia Balboni Venerdì 18 novembre alle ore 21.00, legge Marzia Braglia.
Maria Pia Balboni è studiosa di storia locale, in particolare di quella riguardante la piccola comunità ebraica che ha soggiornato nella sua città Finale Emilia. Ha pubblicato diversi saggi: Ventura. Dal ghetto del Finale alla corte di Lahore (1993), L ‘antico cimitero ebraico di Finale Emilia (1996), Gli ebrei finalesi vittime delle leggi razziali e della Shoah (2004), Gli ebrei del Finale nel Cinquecento e nel Seicento (2005), Sigilli di eternità. Il cimitero ebraico di Finale Emilia (2011). Calicanto. Il mio libro di mia madre è un racconto-diario con cui esordisce nella narrativa.
“Questo è, di diritto, anche se l’autrice non ne era cosciente nel momento in cui l’ha scritto, un romanzo breve ma affascinante, che coinvolge il lettore per una narrazione nitida che alterna, in modo spontaneo ma con molta sapienza, la narrazione degli eventi come si svolsero alla riflessione sul suo significato a distanza di tempo…Ma sopratutto, questo è un indimenticabile ritratto di una donna che è più forte di ogni difficoltà materiale.”
Dalla prefazione di Arrigo Levi.
Venerdì 25 novembre
sarà ospite Mariella Palazzi, che presenta la sua novella di ricordi casumaresi Marmellata a colazione, legge Maurizia Cristofori.
Gli incontri si terranno presso la Biblioteca di Casumaro Ileana Ardizzoni. Saranno offerti dolci con degustazione di ottime tisane.

0 pensieri su “Calicanto a Casumaro

  1. Sono tutti concordi nel ritenere che nelle campagne di Casumaro si producesse un’ottima qualità di canapa. Ne sono stata prova i due consorzi che hanno operato in paese nella stessa epoca, dotati dei macchinari per la lavorazione della preziosa fibra. In paese hanno preso parallelamente vita diverse attività artigianali per la produzione della corda e qualcuno di una certa età asserisce con orgoglio di aver visto anche commercianti inglesi rivolgersi ai curdàr locali per acquistare le grosse funi impiegate al servizio delle navi.
    Nella foto lo stand della Mostra Artigiana, in epoca fascista, dei prodotti di Giuseppe Nicolai “Jusfin Mili”, forse il più affermato tra ; curdàr casumaresi, potendo contare sulla collaborazione di due dipendenti: Francesco Cariani impie-gato a girare la masòla ed il fratello Amos, che intrecciava reti per i pastori. In via ex Dogana operavano altri due cordai: Lorenzo Bacchi – dove ora sono i campi da tennis – e Giuseppe Vincenzi, che col fratello lavorava verso il ponte. Nella vicina Reno Centese è ricordato Luigi Nannini “Gigi Sutùran”.
    Scomparsa la canapa dalle nostre campagne è venuta a mancare la materia prima per / curdàr, di cui ora non re-sta che uno sbiadito ricordo in quanti hanno già i capelli bianchi.
    Franco Diozzi
    in Piazza Verdi

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