I Pilastri

Sono un po’ come le colonne d’Ercole per gli antichi…

Il Regno

Rientro nel mio piccolo paese, che ha avuto i natali in un tempo imprecisato nella storia, in un punto preciso della pianura, plasmata negli anni dal Grande Fiume, con detriti e detriti portati a valle, colmando il mare, in ciò che un tempo era salmastro e che ora invece è terra.

Terra di meraviglie, terra di grazie e mali, di mitici animali da bestiari…

Una terra in cui forse dormì Cesare, pensando al suo dissesto nel trovare soluzioni alla repubblica di Roma…

Una Terra in cui dormì Napoleone, in Italia per rubare le meraviglie artistiche che noi ora andiamo ad ammirare incantati nei musei di Parigi.

Una Terra in cui ho dormito anch’io.

Tante notti, tanti giorni, tanti meriggi…

Una terra meravigliosa che io amo con tutto me stesso.

Che forse in sé è un limite anche per quel me stesso che avrebbe dovuto, voluto, espatriare per trovare un successo più adatto, completo, assoluto, sì, assoluto.

Ma qui io ho avuto tutto e questo, in un certo senso, mi è sempre bastato.

All’una e venti guardo il display della farmacia che mi informa dell’ora e, dopo aver messo un po’ di cara benzina nella macchinina della mia amata Sorella Eleonora, guardo il rettilineo di quello che il Genio ha battezzato sagacemente (che lui poi sagace sempre lo è, nel bene e nel male…) Sunset Boulevard, il mio campo visivo gode della traiettoria diritta che arriva fino infondo complice questa brezza pulita che sa di purezza, e mi scopro a partecipare di un’emozione potente che in un istante mi rende consapevole di quanto grande sia questo mio amore per il Palazzo, per la Chiesa, per il Parco che adiace al Palazzo dei Mosti, per la Piazza, per il Mulino, per i tanti Campi Sportivi in cui ho tirato calci ai tanti palloni, per l’Estivo in cui ho organizzato tutte le feste che ho avuto voglia di organizzare, per la villa dei Guaresi che sarebbe uno scempio se non fosse dove è sempre stata, la loro fabbrica, simbolo del potere e dell’ingegno degli abitanti di questo borgo.

Ah, il Borgo che porta il nome della mia famiglia (Borgo Verri) e tante altre cose che fanno di Pilastri un incanto di Paese per il quale ho sempre almeno un motivo per non abbandonarlo e andare a cercar fortuna altrove, convinto più che mai che la mia reale fortuna sia quella di apprezzare così tanto quello che io amo definire Stato Libero dei Pilastri e che a tutti gli effetti è la Sede della mia vera Atlantide e che in seno ospita gli elementi più eminenti della Fondazione che alimenta il Sacro Cuore di questo centro che più centro non si può.

E l’ Asia par che dorma, ma sta sospesa in aria l’ immensa, millenaria sua cultura…

Augusto dei Nomadi, così l’ha sempre apostrofato mio papà, è venuto fino a Pilastri per cantare la poesia infinita delle parole delle canzoni di Francesco Guccini.

Ed è passato per Porcara interrogandosi di come noi si chiamava gli abitanti di Porcara appunto.

Diceva lui, nel corso del concerto: si chiameranno porcaresi, porcari…

Quando ebbi da dare una correzione di rotta alla mia nave celeste, che dimostrava in tutto il suo splendore che cosa significa il non adattamento a una società che merita tutto tranne che l’adattamento, successe che a un certo punto io mi sia guardato in uno dei mille specchi che ho sempre amato collezionare e mi sia osservato per bene dicendomi:

o riesci a superare i tuoi problemi nel luogo in cui sei cresciuto e hai sempre vissuto o qualsiasi altra meta rappresenterà per te una sorta di fuga.

Siamo popoli sedentari noi coltivatori, zappatori di zolla, e abbiamo campi fertili in cui seminare il futuro della nostra prole, e canali trasparenti da cui attingere l’acqua che sacra irriga le vene e le viscere dei nostri campi.

E io ho scelto di assecondarlo il Flusso che mi immette in questo universo.

Ho deciso di comprendere delle Dinamiche Dominati in questo piccolo paese di cui per tanto tempo ho agognato il governo con la consapevolezza certa che le mie intenzioni sono sempre state rivolte al bene mio tanto quanto al bene dei miei confratelli e al bene del mio abitato tutto.

Tutti sanno questo.

Tutti lo sanno…

Si fanno andar bene le soluzioni alternative che son sorte in contrasto con il mio modo di operare ma ognuno, ogni abitante dello Sacro Regno de li Pilastri sa in cuor suo che la mia guida è da sempre quella più orientata verso il bene comune, spesso a discapito del mio bene stesso.

Ma andiamo oltre…

Sono ben cosciente dell’epoca in cui viviamo, so del grado di evoluzione in cui versa l’uomo ai giorni nostri e so altresì che tutto questo certo non giova al mio modo di essere, alla mia capacità di interpretare il Flusso, ne tutto questo giova alla mia possibilità di successo e tanto meno alla mia capacità di adattamento a tutto questo appunto.

E’ un Regno quello in cui io vivo, un Regno che è ambito da molti, un Regno che permette ad alcuni dei suoi membri meno degni di essere citati come esempio morale e di prosperare comunque e di portare avanti iniziative che lo stato più democratico farebbe fallire nella polvere di un’esplosione.

Ma il tempo si compie e anche se molti secoli ancora dovranno passare perché il Governo dei Giusti contagi Pilastri e tutti gli altri piccoli e grandi regni presenti sulla Terra e su Marte (quando succederà Marte sarà abitato) queste mie parole andranno a costruire quell’edificio in cui la parola divino avrà un’accezione completamente diversa da quella che ha avuto per duemila anni e che ora, nel tempo in cui il cambiamento più grande che l’uomo abbia memoria di aver compiuto lui stesso, supporterà le basi per una consapevolezza suprema, che innescherà un definitivo cambiamento di rotta e che affrancherà finalmente l’uomo dalle barbarie che ancora lo affliggono, frutto della sete di sangue, di oro e di sesso.

E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote…

Vivere in un posto unico come Pilastri è un privilegio assoluto.

La comicità che si respira nei nostri luoghi di natura è assoluta, corroborato da un dialetto ricco di parole straordinarie come Aldamar, Casin, Porc, Ninin, Salam, Véra, Maiala; parole che mixate tra di loro danno degli effetti devastanti, che fan ridere uno anche se ha appena avuto una grossa disgrazia, un gergo supremo col quale puoi entrare in un bar di New York e ordinare tutt al pes crud ca ghi (tutto il pesce crudo che avete) senza il minimo dubbio che in un istante tutto lo staff della cucina sia mobilitato per servire crudités a quei simpatici individui dall’accento straniero.

Il dialetto ferrarese, quello pilastrese lo capiscono in tutto il mondo, in tutta la galassia per la precisione…

Non è tanto ciò che dici ma il modo in cui lo dici che governa l’approccio che gli altri hanno con la tua persona e Noi abbiamo sempre avuto un impatto incredibile su chi prima non ci conosceva, su i nostri immediati vicini che io chiamo membri del First Floor ovvero il primo piano che risiede al di fuori del Nucleo de La Fondazione, i nostri più immediati vicini e anche coloro che sono maggiormente in grado di apprezzare le nostre qualità.

Potrà apparire una nenia campanilistica autoincensativa, un bisogno vano di gloria da attribuirsi vanamente, una sega auto prodotta a regola d’arte ma… Non è così… Queste constatazioni sono frutto di un’attenta analisi e da un’infinità di testimonianze esterne a carico di questa mia tesi che ammetto essere tutt’altro che scientifica ma che di fatto, se mai dovesse capitarvi di passere per I Pilastri, vi salterebbe immediatamente alla mente come un qualcosa di cristallino, inconfutabile, puro appunto, come la brezza che si aggirava nel borgo deserto quando io prima son tornato nella mia casetta, atlantidea.

Dove finisce la città, dove il rumore se ne va,
c’è una collina che nessuno vede mai
perché una nebbia come un velo la ricopre fino al cielo dall’ eternità…

Eh sì…

La nebbia, che questa sera è così lontana dall’essersi fatta viva, è il simbolo di quanto noi si sia protetti in questa nostra autonoma consapevolezza di privilegio, bellezza, non superiorità ma essenza.

La nebbia è una sorta di morbida coperta posata su una meraviglia del creato che ha appena mille abitanti ma che ha una storia densa di aneddoti incredibili, di personaggi che certo avranno anche animato la vita di altri paeselli interessanti ma che qui han trovato in tantissimi la possibilità di vivere fianco a fianco e di creare così una sorta di struttura iniziatica che ci contraddistingue in tutto e per tutto.

Qui i tortelloni con la zucca o cappellacci si chiamano Caplas e nessuna discussione è ammessa su questo punto.

Qui ogni giorno, ogni ora, in ogni istante e in ogni angolo di terra mai brulla, si fa la storia, Dei Pilastri.

Qui vivono gli Atlantidei, qui e in tutto il resti del Mondo, ma qui l’Atlantide pulsa della propria consapevolezza e qui assume in sé tutte le caratteristiche che la storia, gli storici di ogni tempo, le hanno attribuito in senso assoluto, ovvero la consapevolezza appunto, di essere viva in un pianeta abitato in ogni ordine e numero, di avere la responsabilità di essere da esempio per tutti gli uomini che hanno un livello di consapevolezza meno evoluto, di essere l’Ideale che coincide con il Reale.

Qui il Sacro Cuore pulsa nell’iride del Gran Consiglio e gli uomini, tutti gli uomini, vivono nella reale speranza che il Paradiso sia una dimensione reale, da vivere nel corso della vita e non aspettando la morte.

Qui, almeno per come la vedo io che oggi ho una prospettiva molto più realistica da descrivere, il tempo si compie e ciò che è più affine all’evoluzione dell’uomo in quanto animale razione si dà da conoscere accelerando come d’altra parte sta facendo tutto il resto dell’universo.

Augusto Verri

0 pensieri su “I Pilastri

  1. Il prossimo 6 giugno (alle 21 presso il Centro 2000) si terrà la presentazione del libro: “FRAMMENTI DI STORIA LOCALE: BONDENO 1940-2010. Persone e avvenimenti di 70 anni della comunità di Bondeno” a cura di Bracciano Lodi ed Edmo Mori.

    Interverrà il Prof. Patrizio Bianchi (Assessore regionale a Scuola, Università e Lavoro)

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