Anniversari

“L’adesione dell’Italia al Patto Atlantico fu preceduta da una discussione parlamentare che durò dall’ 11 al 20 marzo 1949. Nelle dichiarazioni tenute alla Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio on. Alcide De Gasperi riconosce che “la formulazione di tale Patto, quale è stata elaborata finora nelle conversazioni svoltesi fra i suoi promotori, non è ancora di pubblica ragione” (1). Infatti il contenuto del Trattato non è noto, poiché il testo non è stato ancora diramato. L’on. Pietro Nenni, intervenuto per chiedere che il dibattito possa svolgersi in modo documentato, presenta, insieme con l’on. Riccardo Lombardi, un ordine del giorno in cui si richiedono al governo “tutti gli elementi per valutare quali impegni l’Italia assumerebbe aderendo al Patto Atlantico” (2). La Camera respinge l’odg Nenni-Lombardi con 311 voti contro 165; parimenti respinge l’analogo odg con cui l’on. Giorgio Almirante invita il governo a fornire “ampie delucidazioni” sull’argomento.
Nella seduta pomeridiana del 12 marzo 1949 prende nuovamente la parola l’on. Nenni, il quale, dopo avere evidenziato la scorrettezza delle condizioni in cui la Camera è costretta ad affrontare l’argomento, affronta il tema del Patto Atlantico contestandone i presupposti geografici, almeno per quanto concerne l’Italia.
“Si è scoperto – dice – che l’Italia è un Paese atlantico perché confina con la Francia la quale ha una larga finestra aperta sull’Atlantico. Alla stessa guisa si potrà sostenere domani che l’Austria è un Paese atlantico perché confina con l’Italia, che a sua volta confina con la Francia. E in tale guisa si può fare il giro del mondo e scoprire che tutto il mondo è atlantico, mandando all’aria le più elementari nozioni della geografia e della storia” (3). Nenni denuncia quindi l’ipocrisia del Presidente del Consiglio, il quale ha cercato di far passare il Patto Atlantico per “una definitiva tutela dell’indipendenza del nostro Paese” (4). La realtà, obietta Nenni, è esattamente opposta alle parole di De Gasperi. “Che si possa dire che un Paese, nelle condizioni geografiche e politiche del nostro, limitato nella sua sovranità dallo Statuto internazionale che gli è stato imposto, possa trovare una garanzia d’indipendenza associandosi alla politica di un grande Stato, – esso veramente indipendente, e solo arbitro della pace o della guerra, – è cosa che supera e offende l’intendimento umano” (5). E incalza: “Signori,non può sfuggire né al Presidente del Consiglio, né ai suoi Ministri, né alla maggioranza parlamentare, che firmando il Patto si determina uno stato di cose tale per cui se domani, in Asia, nella zona artica, in Scandinavia o a Berlino, sorge un motivo qualsiasi di conflitto fra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica, noi siamo nel conflitto, siamo belligeranti, siamo solidali dell’America senza avere la benché minima possibilità d’influire sulle sue decisioni. Parlare d’indipendenza nazionale allorché si crea un rapporto di sudditanza senza precedenti, quale non esistette nemmeno nell’ambito del Patto d’Acciaio, è di una assurdità incommensurabile per noi che siamo in confronto agli Stati Uniti ciò che la Repubblica di San Marino è in confronto all’Europa. (…) Firmando il Patto Atlantico, voi, signori del Governo, alienerete l’indipendenza della Nazione; farete di noi i vassalli di altri Stati” (corsivo nostro)(6). Vivi applausi dall’estrema sinistra.
Nenni prosegue la sua requisitoria denunciando gli obiettivi strategici del Patto. “Noi socialisti – dice – accusiamo il Governo di voler mettere le nostre basi navali ed aeree a disposizione dell’America e del Blocco Occidentale per una politica aggressiva di accerchiamento dell’Unione Sovietica e dei paesi a democrazia popolare, che dal punto di vista degli interessi del capitalismo americano può avere se non una giustificazione, una spiegazione, ma non ha giustificazione o spiegazione se ci si pone dal punto di vista dei nostri interessi nazionali” (7). Tutto ciò, prosegue, non ha nulla a che fare col nazionalismo, il quale, “per la logica del suo sviluppo, è sempre stato teso verso la conquista di una posizione di potenza o addirittura di egemonia nel Mediterraneo ed è stato quindi antiinglese ed antifrancese”, mentre “con la politica dell’attuale destra siamo assai lontani da preoccupazioni di questo genere” (8).
A conclusione del suo discorso, Nenni avverte il Governo e la maggioranza che lo sostiene con queste parole: “Se la maggioranza sanziona l’adesione italiana al Patto Atlantico, essa sa che aggrava la situazione obbiettiva in Europa e la situazione all’interno; se la maggioranza sanziona l’iniziativa del Governo, essa sa che noi non recederemo dall’opposizione che abbiamo intrapreso; che adopereremo tutti i mezzi…” Mentre i deputati del centro e della destra rumoreggiano, l’on. Giacchero gli chiede: “Quali?” E Nenni prosegue: “… che la Costituzione pone a nostra disposizione per continuare la lotta” (9)”.

da Il Patto Atlantico al Parlamento italiano. Le dichiarazioni del Governo e i discorsi dell’opposizione (11-18 marzo 1949), Centro Diffusione Stampa del P.C.I., Roma 1949, in Pietro Nenni contro il Patto Atlantico in Eurasia 3/2010 a cura di Claudio Mutti pp.261-2.

Ovviamente per entrare al governo il leader socialista dovette poi rinunciare a queste sue posizioni, come successe 30 anni dopo al PCI.

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