1+1=3

IL “RAGGIUNGIMENTO DELLA FELICITÀ” SIGNIFICA AVERE UN LAVORO

DI PAUL BUCCHEIT
Counterpunch

E’ garantito a tutti dalla Dichiarazione di Indipendenza. Se ‘felicità’ è una parola dal significato poco definito, l’infelicità causata dalla profonda disuguaglianza economica è stata oggetto di dimostrazione da parte di Richard Wilkinson e altri, i quali hanno mostrato che essa porta a un incremento degli omicidi, dell’obesità, dell’uso di droghe, di problemi mentali, dell’ansia, di gravidanze in età adolescenziale e del tasso di abbandono scolastico. La gente ha bisogno del lavoro per poter operare in modo sicuro e soddisfatto quale parte della società.

Questo è il motivo per cui dovremmo tassare i più abbienti. Non è socialismo. E’ un discorso tanto americano quanto la Dichiarazione di Indipendenza.

Noi invece ci intestardiamo a supportare un sistema di ‘mercato libero’, che permette a un esperto finanziario di guadagnare abbastanza da poter pagare gli stipendi di 50.000 poliziotti.

I dipartimenti di polizia si stanno restringendo, le scuole vengono chiuse, gli insegnanti lasciati a casa, i programmi educativi tagliati. I media vorrebbero farci credere che tutti stanno soffrendo. Ma l’ultima relazione sulla ‘salute mondiale’ di Merrill Lynch-Capgemini ha evidenziato che lo scorso anno nel Nord America il numero dei ricchi (milionari e multimilionari) è cresciuto del 17 per cento e la ricchezza di questi soggetti è cresciuta del 18 percento, sfiorando quasi gli 11 mila miliardi di dollari.

Se trent’anni fa, all’epoca dell’insediamento di Reagan, l’1% di ricchi di cui era composta la popolazione americana entrava in possesso di UN dollaro su quindici di profitto, oggi quell’1% ne guadagna TRE su quindici. Essi hanno di fatto TRIPLICATO la loro fetta di torta degli introiti americani. Questo significa MILLE MILIARDI di dollari in più all’anno.

I sostenitori del libero mercato dicono che i ricchi re-investono nell’industria, portando così dei benefici per tutti. Lo dicevano nel 1980. L’attuale livello di disuguaglianza è pari a quello della Grande Depressione.

L’esercito, nel frattempo, sta ancora combattendo la Guerra Fredda. Le spese militari attuali equivalgono a quelle del resto del mondo messo assieme. Se al normale budget di spesa militare si aggiungono le spese per la guerra in Iraq e Afghanistan, si arriva a quasi MILLE MILIARDI di dollari all’anno.

Howard Zinn ha scritto un articolo sull’1% di elite americana che domina sull’altro 99% per quanto riguarda il potere economico e politico. Sulla base dei dati forniti dall’Internal Revenue Service[1], il Census Bureau[2] e il Congressional Budget Office[3], sembra che ci sia più una divisione 1%-9%-90%, con il 9% mediano a rappresentare la classe media benestante.

Il 90% dice che dovremmo dare la colpa al governo e agli immigrati.

Il 9% sostiene che dovremmo lasciare in pace i ricchi, e incolpare il governo e gli immigrati.

L’1% non dice nulla.

E’ di sicuro più facile scaricare le colpe sugli immigrati. La gente che deve combattere per sopravvivere non può contare su forze di sicurezza che sorvegliano le loro proprietà o su avvocati che si occupano di studiare i loro diritti. Gli immigrati possono essere il nostro nemico comune, la nostra minaccia straniera.

Ma non sono loro i responsabili. Fareed Zakaria fa notare su Newsweek che le maggiori 500 aziende non finanziarie sono sedute su 1800 miliardi di contanti non investiti. Questi soldi, assieme ai miliardi poco tassati dei super ricchi e ai miliardi di un esercito ipertrofico, potrebbero fornire milioni di posti di lavoro utili per riparare le nostre infrastrutture e trovare alternative energetiche.

Queste migliaia di miliardi potrebbero fare la felicità di molti americani.

NOTE DEL TRADUTTORE

[1] L’Inland Revenue Service è l’agenzia del Governo americano che si occupa di gestire le tasse ( http://www.irs.gov/).

[2] Il Census Bureau è una divisione del Dipartimento del Commercio americano e si occupa di raccogliere diverse tipologie di dati (censimento della popolazione, censimenti economici ecc…)( http://www.census.gov/).

[3] Il Congressional Budget Office ha il compito di coadiuvare il Congresso a valutare situazioni rientranti nel budget federale che abbiano un impatto economico/monetario (http://www.cbo.gov/).

Paul Buchheit insegna alla DePaul University. Può essere contattato al seguente indirizzo: pbuchhei@depaul.edu

Titolo originale: “The “Pursuit of Happiness” Means a Job”

Fonte: http://www.counterpunch.org
Link
22.07.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di RACHELE MATERASSI

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7344

DI G. DUCHINI
conflittiestrategie.splinder.com

In questo scorcio di Ferragosto si sta (ab)battendo, in sordina, un’asta pubblica, gestita dalle banche su mandato di Bankitalia per conto del Tesoro di ben 165 miliardi di euro – in titoli di Stato (Obbligazioni in Buoni Poliennali del Tesoro) con scadenza di 5 e 15 anni – che rappresentano solo il 35% dei 480 (miliardi) previsti per l’intero 2010.

Un paese da inondare, in prestiti e liquidità, con un ricatto in sospensione di giudizio fatto dalle società di rating Usa aduse a dare il “pagellino” sulla solvibilità ai paesi occidentali per conto ( semplici mandatari) del grande Centro regolatore della finanza occidentale: la Fed (Federal Reserve Usa); un nodo scorsoio di “natura politica” nel suo aspetto finanziario, posto sulle ridotte risorse produttive italiane e finanche su tutta la zona euro, Grecia e Spagna, docet.

L’Italia, come terzo paese al mondo per grandezza di debito pubblico, affida le sue sorti all’emissione di un prestito abnorme rivolto ai risparmiatori e, soprattutto, alle banche nazionali e internazionali il cui significato è ovviamente geopolitico, al di là della concessione del finanziamento richiesto: riguarda essenzialmente la sovranità dello stato “da trattare”; ridurre o impedire il finanziamento significa depotenziare la macchina statale, con un rischio di “default” sempre dietro l’angolo.

I segnali di risveglio produttivo sull’export italiano, che legavano una incipiente ripresa industriale ad una maggiore autonomia finanziaria da spendere su mercati internazionali, sono stati subito affossati dalla caduta improvvisa delle borse internazionali che fa seguito alle difficoltà Usa di uscire dalla crisi.
Ben si comprende come la ricerca di finanziamenti legati a garanzie internazionali, da concedere in misura sempre maggiore, segnala l’avvitamento di una crisi, in grave ed irreversibile arretramento produttivo, su cui le Quinte Colonne (in particolare, sinistra giudiziaria e centro-destra ) hanno ormai legato i loro destini politici, in combutta con gli Usa.

La classe politica italiana, costituita da una congrega forgiata sul tradimento ad oltranza ed in vigile attesa di ordini provenienti d’Oltre Atlantico, come si conviene ad ogni ligio cameriere, è pronta a servire il piatto avvelenato di un “Governo Tecnico” da porre sotto il controllo del più collaudato e fedele Governatore di Bankitalia Draghi (già ex consulente della G.S (Goldman-Sachs Banca d’affari Usa), e/o ex ministro Pisanu; e non tanto per la solvibilità finanziaria del sistema Italia, quanto per il tentativo ulteriore, di assestare con un colpo micidiale agli ultimi residui di sistema industriale italiano ancora in competizione; non senza riservare una ulteriore possibilità alle schegge politiche impazzite che agiscono in combutta contro ogni reale interesse nazionale: trasformare il “bel paese” in un paese di turismo e servizi (cfr., Montezemolo, Rutelli..).

G. Duchini
Fonte: http://conflittiestrategie.splinder.com
Link: http://conflittiestrategie.splinder.com/post/23148577/tra-la-fed-e-draghi-di-gduchini

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7357

Abbiamo fedelmente trascritto due articoli che partono dagli USA (ma riguardano tutti) e approdano in Italia.

Come si evince dai commenti dei lettori del sito comedonchisciotte.org, quando si arriva in Italia sembra che non si possa fare a meno di accapigliarsi tra opposte fazioni (proprio come i famosi “polli di Renzo”, che continuavano a beccarsi tra di loro, mentre stavano per finire nella pentola).

La fusione tra i due articoli non potrebbe portare a qualche altra considerazione?

E’ vero che noi 99% , siamo tutti destinati a finire in pentola, ma qualche barlume di coscienza da parte nostra, potrebbe indurre a un ripensamento il restante 1%?

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  1. *QUESTA E’ EFFETTIVAMENTE LA PU’ GRANDE RECESSIONE DI SEMPRE (ANCHE SE
    NON TUTTI AMANO SENTIRLO)*

    DI PAUL KRUGMAN
    /ilsole24ore.com/

    Questa è effettivamente la più Grande Recessione di sempre (anche se non
    tutti amano sentirlo) In America, se stuzzicate costantemente la destra
    intransigente, come faccio io, vi abituate a fretta a sentirvi accusare
    di essere dei bugiardi, solo perché presentate i fatti in un modo che il
    commentatore non gradisce. Se io scrivo, «Quando alla Casa Bianca c’era
    Clinton, l’occupazione cresceva di 236mila posti di lavoro ogni mese»,
    da destra mi arrivano risposte come «È una bugia! Krugman non dice che
    all’epoca c’era la bolla di internet!», oppure «Krugman sceglie i dati
    che gli fanno comodo! Perché non parla di Jimmy Carter?». Di recente ho
    notato che sta emergendo una tesi peculiare, e cioè che le persone come
    me esagerano la portata delle difficoltà finanziarie che attraversano
    attualmente gli Stati Uniti, e che le cose in realtà andavano peggio
    negli anni 70 e negli anni 80. Mi chiedo da dove provenga questa
    argomentazione: è stranamente simile alle cose che si sentono dire sulle
    radio di destra.

    Ma la verità pura e semplice è che questa è effettivamente la Grande
    Recessione. Catherine Rampell, che cura il blog Economix sul sito del
    New York Times, recentemente ha sfornato un grafico aggiornato che mette
    a confronto questa recessione con le altre che si sono avvicendate dal
    1970 in poi (
    http://economix.blogs.nytimes.com/2010/08/06/comparing-this-recession-to-p
    revious-ones-job-changes-5/
    ) . I dati mostrano che dal dicembre del 2007, quando è cominciata la
    crisi tuttora in corso, l’economia ha perso circa il 5,4 per cento dei
    posti di lavoro (escludendo il settore agricolo). Comparando questi dati
    con quelli delle altre recessioni dal 1970 in poi, non c’è dubbio che
    questa è la più grave.

    Ma potreste chiedere: il tasso di disoccupazione in passato non era più
    alto? Beh, se guardate il grafico in questa pagina (
    http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Document
    i/Economia/2010/08/Krugman-grafici-13-agosto.pdf?uuid=8e64b0f8-a6f9-11df-8
    bc3-e6484a12fc3e
    ) , vedrete che nel 1982 per un breve periodo il numero dei senza lavoro
    aveva superato il livello massimo raggiunto in questa crisi. Ma
    all’epoca la disoccupazione di solito era di breve periodo, niente di
    paragonabile ai drammatici effetti corrosivi della disoccupazione di
    lungo periodo con cui dobbiamo fare i conti adesso. Perciò sì, questa è
    proprio la recessione peggiore di tutte.
    Il che non vuol dire che in giro non ci sia chi racconta balle: la più
    recente tra queste è la posizione ufficiale del Partito repubblicano,
    secondo cui George W. Bush avrebbe lasciato al suo successore dei conti
    pubblici in discreto stato.

    Il senatore repubblicano del Kentucky Mitch McConnell, capogruppo
    dell’opposizione alla camera alta, a luglio ha dichiarato alla Cnn che
    durante «l’ultimo anno dell’amministrazione Bush, il rapporto
    deficit/Pil era del 3,2 per cento, largamente nei limiti di quello che
    la maggior parte degli economisti considera un deficit gestibile. Un
    anno e mezzo dopo, è quasi al 10 per cento». Dov’è l’inganno? Tanto per
    cominciare, i Repubblicani sperano che la maggior parte della gente non
    sappia che normalmente i dati sul bilancio sono calcolati non sull’anno
    solare ma sull’anno di esercizio, che comincia il 1° ottobre dell’anno
    precedente. Pertanto, quello di cui stanno parlando in realtà non è
    «l’ultimo anno dell’amministrazione Bush»: hanno tagliato via, molto
    comodamente, tutto quello che è successo dopo il tracollo della Lehman
    Brothers, il programma Tars e tutto il resto.

    In secondo luogo, sperano che la gente non guardi a quello che è
    successo trimestre per trimestre. Andate a vedere il grafico riportato
    in questa pagina (
    http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Document
    i/Economia/2010/08/Krugman-grafici-13-agosto.pdf?uuid=8e64b0f8-a6f9-11df-8
    bc3-e6484a12fc3e
    ) , che riporta l’indebitamento netto dello Stato federale in
    percentuale del Pil trimestre per trimestre, a partire dal 2007. Siamo
    d’accordo che il deficit del primo trimestre del 2009 (ricordiamoci che
    Barack Obama è entrato in carica solo il 20 gennaio, che il pacchetto di
    stimoli è stato approvato solo il 17 febbraio e che in pratica non era
    stato speso ancora niente per stimolare l’economia) non aveva niente a
    che fare con le politiche di Obama e che era a tutti gli effetti un
    lascito dell’era Bush? Il disavanzo era già schizzato a quasi il 9 per
    cento del Pil. Anche nel secondo trimestre del 2009, secondo il grafico,
    le politiche di Obama avevano appena cominciato a produrre i loro
    effetti, eppure il deficit superava già il 10 per cento del Pil.
    Questo grafico in realtà ci dice che il deficit in larghissima è il
    risultato della recessione economica, non delle misure adottate da
    Obama. Ma i soliti noti vogliono farvi credere altrimenti.

    Paul Krugman
    Fonte: http://www.ilsole24ore.com
    Link:
    http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-08-13/questa-effettivamente-g
    rande-recessione-182923.shtml?uuid=AYsUDYGC
    13.08.2010

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