Sulle prossime elezioni

“Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione.”
Alcide de Gasperi

dal blog di Carlo Bertani (http://carlobertani.blogspot.com)

La sorpresa giunge a metà Febbraio, quando – nello statino dello stipendio – compaiono conguagli ed addizionali: pazienza per i conguagli, ma tutte quelle addizionali, ad occhio e croce, sembra che crescano in percentuale più dello stipendio stesso. Ecco cosa leggo:

11/2010 Addizionale regionale IRPEF 45,99
11/2010 Addizionale comunale – saldo 15,29
11/2010 Addizionale comunale – acconto 6,41

Le date nella colonna a sinistra indicano che pagherò quei soldi, in busta paga, fino a Novembre del 2010: sommando le varie voci, e moltiplicando per 10 mesi, significa che i bei consiglieri regionali e comunali si prenderanno, solo da me, la bella cifra di 676,9 euro.
E le Province?
Le Province non compaiono perché s’approvvigionano mediante altre fonti: ad esempio, sulle tasse automobilistiche che paghiamo per i passaggi di proprietà. In Italia, circolano circa 30 milioni d’automezzi, il mercato dell’usato è quindi un mercato di milioni d’autoveicoli l’anno: si tratta dunque, anche lì, di un bel salasso.

(omissis)

E la socialità? Il nostro vivere quotidiano? Non dovrebbe essere un argomento da campagna elettorale?
La società italiana ha retto abbastanza bene fin quando i giovani entravano presto nel mondo del lavoro e gli anziani andavano in pensione ad un’età accettabile, diciamo fra i 50 ed i 60 anni. Perché?
Poiché gli anziani sono anche nonni, e quindi sollevano i genitori dalla frenesia asilo/lavoro/asilo, vissuta come una corsa ad ostacoli. Inoltre, i pensionati ancora in forze non hanno mai vissuto con le mani in mano: quante case hanno ristrutturato? Quanti orti hanno coltivato? In definitiva, quanta ricchezza hanno prodotto? Le famiglie italiane hanno retto per tanto tempo grazie a questo equilibrio: distruggerlo, è da folli.

E proprio qui viene il punto che più fa male.
La realtà è che questa classe politica non desidera affatto promuovere la prosperità degli italiani, bensì proprio l’opposto, poiché questi sono i desideri delle banche.
La questione del denaro e delle banche non si limita alla sola proprietà pubblica della Banca d’Italia: il problema più scottante è che, grazie alla sempre minor ricchezza a disposizione, gli italiani sono costretti, sempre di più, a vivere “a debito”, ossia ad acquistare a rate oppure “in rosso”.
Comprare a debito è nettare per le orecchie dei banchieri i quali, su ogni piccola transazione a debito, incassano la loro tangente. Difatti, le retribuzioni sono scese – negli ultimi 20 anni – di circa il 30% in termini reali, e l’ammontare degli acquisti “a debito” è parallelamente cresciuto.

Conclusioni e commenti

Consigliamo la lettura integrale del testo all’indirizzo: http://carlobertani.blogspot.com/2010/03/ite-pargoli-ite.html

0 pensieri su “Sulle prossime elezioni

  1. A conti fatti il partito degli astensionisti è stato relativamente contenuto: ha votato il 64%, contro il 72% delle regionali del 2005; in ogni caso le perdite si sono distribuite in tutti gli schieramenti, non incidendo sulle relative percentuali (che è quello che interessa ai partiti).
    Evitando i commenti calcistici del tipo 7 a 6 contro 11 a 2, il fatto, a mio parere, più rilevante è il consenso dato alla Lega, che dimostra come il problema dell’immigrazione stia diventando pressante e sentito da un sempre maggior numero di cittadini.

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